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Rubrica : {Politiche }

Sono malata, voglio curarmi

Il sabato 20 luglio 2019 di Piero Buscemi

Quello che segue è l’appello che un ragazza di 18 ha lanciato per rivendicare il suo diritto alla salute e che i nostri lettori avranno modo di poter condividere. Una delle tante storie nell’ombra della nostra politica italiana, caratterizzata da tante belle parole e da proposte di riforme atte a trasformare il nostro Paese in un emulo di civiltà, che rimane soltanto la solita dichiarazione politica da mostrare attraverso uno schermo televisivo o da qualche pagina di giornale.

Diritto alla salute

Una storia che assomiglia a tante altre e che spesso mette in risalto le contraddizioni del nostro sistema sanitario che negli anni si è indirizzato verso un trasformazione in un diritto elitario che troppi cittadini non possono permettersi. Riportiamo di seguito l’appello di Chiara:

Ciao a tutti, mi chiamo Chiara e soffro dalla nascita di una malattia rara, genetica e degenerativa: l’esostosi multipla, un nome molto strano per dire che nel mio corpo crescono più masse cartilaginee del normale. Ciò ha causato numerosi interventi chirurgici per ristabilire le mie funzioni articolari o più semplicemente per liberare i nervi che erano impigliati in queste masse di cartilagine. Naturalmente la mia patologia incide fortemente sulla mia vita quotidiana, in quanto mi rende molto spesso dipendente dagli altri anche per le azioni più comuni, come allacciarsi le scarpe o lavarsi i capelli. Purtroppo nella mia regione, la Puglia, non ci sono centri specializzati nella cura delle esostosi, motivo per cui sono COSTRETTAa viaggiare frequentemente per curarmi e, quando sto attraversando una situazione critica, mi capita spesso di acquistare i biglietti dell’aereo/treno all’ultimo minuto. Naturalmente tutto ciò, incluse le spese di soggiorno, comporta un onere non indifferente per la mia famiglia.

La mia regione, tramite l’articolo 13, stabilisce che “il riconoscimento dei rimborsi previsti dall’articolo 1, commi 1 e 2, della legge regionale 21 novembre 1966, n.25 (Rimborso delle spese sostenute per interventi di trapianto), e successive modificazioni è esteso ai cittadini fino al diciottesimo anno di età, i quali, per esigenze cliniche documentate, devono recarsi presso centri interregionali per il trattamento di malattie rare non assicurabile in Puglia.”

Ora, premesso che ho 18 anni e sono ancora malata (del resto la cosa non mi stupisce, perché lo sarò per il resto della mia vita) chiedo alla Regione Puglia di fare in modo che il diritto alla salute dei malati rari NON ABBIA una SCADENZA, in quanto noi guerrieri abbiamo bisogno di istituzioni che lottino al nostro fianco, o per lo meno, che garantiscano SEMPRE il diritto a potersi curare.

FIRMA LA PETIZIONE

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Rubrica : {Flash}

Francesco Saverio Borrelli

Il sabato 20 luglio 2019 di Piero Buscemi

Francesco Saverio Borrelli, giudice napoletano, nato il 12 aprile 1930, è morto oggi, 20 luglio, a seguito di un lungo periodo di malattia. Inevitabile accostare il suo nome a quel periodo storico-politico del nostro Paese che diede la svolta del passaggio di consegne tra un cinquantennio di monopolio nelle mani della DC e quello che sarebbe stato definito "il nuovo che avanza" e che consegnò agli italiani un ventennio di Forza Italia, Berlusconi e tutte le vicende di dominio pubblico.

Erano gli anni delle inchieste sulla corruzione politica, sulle tangenti e sullo smantellamento di un potere politico occulto i cui retroscena non sono ancora del tutto stati svelati. Chi non ricorda Antonio Di Pietro, il magistrato che interpretò il paladino della giustizia sotto la direzione proprio di Borelli, a capo di quel pool che ci illuse di poter ripulire le stanze del potere dalle vecchie abitudini dello scambio di favori, di mazzette ad oliare pratiche di appalti e tutto quanto fa girare in Italia quel denaro che ha nutrito e nutre l’ambizione degli italiani da sempre.

Ex presidente della Corte d’Appello di Milano, si laureò a Firenze in giurisprudenza con una tesi intitolata Sentimento e sentenza. Entrò in magistratura nel luglio del 1955 come pubblico ministero. Nel dicembre del 1983 divenne Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano, e tenne tale incarico fino al maggio del 1988, data in cui divenne capo dello stesso ufficio. Dal marzo 1999 alla pensione nell’aprile 2002 è stato procuratore generale della Corte d’appello milanese.

Nel febbraio 1992 iniziò proprio l’era di tangentopoli, con l’invio dell’avviso di garanzia a Mario Chiesa che scoperchiò i segreti del Pio Albergo Trivulzio. Un periodo che fece conoscere ai cittadini italiani i nomi più illustri delle inchieste giudiziarie che furono condotte dai vari Colombo, Bocassini, Davigo. Nominato nel 1999 Procuratore Generare presso la Corte d’Appello di Milano, carica che lascerà nel 2002, si schierò apertamente contro il governo Berlusconi che, dai processi di Mani Pulite, raccolse lo scettro del potere per proporre delle riforme drastiche sulla gestione della giustizia italiana.

Dopo l’ennesimo scandalo sul calcio scommesse, scoppiato nel 2006 e che ci fece vincere i Mondiali di calcio come era accaduto anche quando scoppiò quello del 1982, fu incaricato dalla FGCI in veste di capo dell’ufficio indagini. Dopo aver lasciato anche questo incarico nel 2007, tornò ad occuparsi della sua grande passione, la musica, diventando Presidente del Conservatorio di Milano, onorando il suo diploma in pianoforte conseguito nel 1952 presso il Conservatorio di Firenze.

Francesco Saverio Borrelli ci lascia all’età di 89 anni, il 20 luglio 2019.

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Rubrica : {Flash}

Ágnes Heller RIP

Il sabato 20 luglio 2019 di Sergej

Ágnes Heller (Budapest, 12 maggio 1929 – Balatonalmádi, 19 luglio 2019) è stata una filosofa ungherese.

Nata a Budapest nel 1929, è stata il massimo esponente della «Scuola di Budapest», corrente filosofica del marxismo facente parte del cosiddetto "dissenso dei paesi dell’est europeo", (da non confondere con il dissenso di figure quali Aleksandr Solženicyn) prima del crollo definitivo dei regimi dell’est europeo. Nota in occidente come la teorica dei "bisogni radicali" (intesi come il vero terreno di scontro tra soggettività e potere) e della rivoluzione della vita quotidiana, il suo pensiero è stato molto discusso soprattutto in occidente negli anni ’70 e ’80 e in Italia in particolare con riferimento ai movimenti degli anni ’70.

La Heller e gli altri esponenti della "Scuola di Budapest" fanno risalire l’origine della loro impostazione teorica e pratica a "Storia e coscienza di classe" (1923) di György Lukács, critica del sapere feticistico fondato sull’idolatria dei "fatti" e dei "dati", ma anche a un’altra produzione filosofica, sempre degli stessi anni, di Karl Korsch, "Marxismo e filosofia": in questi testi si ritrova quella continuità del pensiero da Hegel a Marx che nei marxisti cosiddetti "scientifici" o ortodossi risulta rimossa. Le tematiche privilegiate della ricerca della Heller sono sempre state l’etica, la sessualità, la famiglia nel quadro di un progetto rivoluzionario anticapitalista che muove dalla volontà di superare i rapporti di subordinazione e di dominio.

Fonte: Wikipedia.


Abbiamo voluto riportare l’inizio della "voce" dedicata a Ágnes Heller (a proposito: si pronuncia àgh-nes e non àgnes) presa dalla fonte più facile oggi a disposizione per qualsiasi lettore, ovvero Wikipedia online. C’è sempre qualcosa che le voci enciclopediche, necessitate all’obiettività e alla sintesi, non riescono a dire. I più probabilmente non hanno mai letto nulla di Ágnes Heller, non sapevano neppure chi fosse. Paradossalmente, uno dei "benefici" della morte nella società contemporanea di personaggi illustri è quello di farli conoscere a una vasta massa che così all’improvviso "scopre" di sapere tutto di questo VIP defunto - salvo poi passare al VIP successivo dato che le notizie scorrono in fretta e i morti seppelliscono i morti.

Il primo libro che lessi di Ágnes Heller fu "Teoria della storia" (1982) edito da Editori Riuniti per la cura di Vittoria Franco. Regalo di un compagno del PCI a me che non ero del PCI. Non a caso ho voluto sottolineare data e casa editrice di questo libro nell’edizione italiana immediata che ne fu fatta. Vi era allora, all’interno del PCI, un’attenzione e un interesse molto alti verso di lei - e in genere per tutto quello che germinale, che di nuovo, spuntava all’interno dei Paesi dell’Est. La speranza che si potesse superare l’impasse politico che aveva mummificato l’esperienza del socialismo e del comunismo in Europa. Il PCI, il meno monolitico dei partiti comunisti esistenti - ma non per questo esente da ottusità politica - aveva questa capacità: di voler confrontarsi, di voler andare avanti. Mentre nei Paesi dell’Est Ágnes Heller viene progressivamente ridotta al silenzio e ostracizzata, in Italia grazie a Editori Riuniti viene letta e influisce, anche se in settori intellettuali non centrali ancora della ricerca filosofica. Sembrava allora che Heller fosse ancora troppo dentro l’orizzonte di György Lukács, intellettuale di cui si apprezzavano i timidi elementi potenzialmente dissidenti - ma che rimaneva nell’ambito dell’ortodossia. Ágnes Heller ha avuto la capacità, negli anni successivi - ma ormai in Italia non esisteva più una organizzazione intellettuale come il PCI capace di dare struttura alla ricerca filosofica e intellettuale -, di superare rapidamente non solo Lukács ma anche il marxismo: e proprio "Teoria della storia" può considerarsi come il primo passo in questa direzione. Il suo ultimo libro da me letto è stato "Breve storia della mia filosofia", edito dalla Castelvecchi nel 2016 per la traduzione di Costanza Astore. Libro che è tante cose. Non è solo un riepilogo, una "memoria" divulgativa, un voler fare "il punto" su chi si è stati e chi si è ecc_. Un libro molto bello, che molti dovrebbero leggere - sì, anche al posto delle tante "filosofe" che l’industria culturale fabbrica e che smercia per il target mirato delle consumatrici.

Ágnes Heller proveniva da una famiglia colta e borghese (suo padre era un musicista), che ebbe guai con il regime di Horthy. La sua famiglia fu destinata ai campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau con l’invasione nazista: solo lei e sua madre si salvarono. Tornata in Ungheria dopo essere stata estromessa dal regime socialista, fu estromessa dall’Università sotto Viktor Orbán al potere dal 2010, con la falsa accusa di malversazioni (per delle traduzioni critiche di Socrate e Platone). È morta facendo il bagno nel lago Balaton: gli amici l’hanno attesa a lungo sulla riva, ma non è più tornata [1].


Biografia (da Wikipedia)

Sopravvissuta all’Olocausto, Agnes Heller ha 18 anni quando nel 1947 assiste alle lezioni dell’ormai sessantenne G. Lukács, filosofo oltre che dirigente del partito comunista ungherese sin dai tempi di Lenin nel 1918. Sempre all’università di Budapest la Heller in seguito diverrà assistente e collaboratrice di Lukács. Nel 1956 quelli che una volta erano gli allievi diventano la "corrente", un gruppo compatto di sostenitori del "vero" marxismo contro ogni falsificazione e aberrazione. Nel 1959 viene espulsa dall’università e poi anche dal partito per aver sostenuto «le idee false e revisioniste» del giovane Lukács e costretta ad insegnare in una scuola media mentre i suoi scritti vengono sottoposti al veto di pubblicazione.

Nel 1963 entra come ricercatrice nell’Istituto di Sociologia dell’Accademia delle Scienze e sempre nello stesso anno a seguito di un suo viaggio in Italia ha origine "L’uomo del rinascimento". Spiega la Heller: "Mi ha sempre colpito l’enfasi di Engels sul Cristianesimo e il rinascimento come le più grandi rivoluzioni dell’umanità [...] Le tre città-stato: Gerusalemme, Atene e Firenze simboleggiano per me le fonti della nostra cultura e al tempo stesso l’unione di creatività e ricettività." Questo in Italia "...fu il mio primo viaggio in occidente [...] nelle vie, nelle chiese, nelle case, nei palazzi di Firenze ho incontrato un sogno, o meglio, ho incontrato il mio sogno di un mondo adeguato all’uomo. Una volta che i confini dell’occidente si erano di nuovo richiusi per me, volevo semplicemente tornare in questo mondo, anche se solo con la fantasia, col pensiero. Se volete fu un libro d’amore: una dichiarazione d’amore per l’Italia." (Il testo è tratto da "Morale e rivoluzione", 1979)

Nel 1968 protesta contro l’intervento sovietico in Cecoslovacchia. Viene licenziata dall’Accademia nel 1973 con l’accusa di aver negato la realtà socialista del suo paese e di altri paesi usciti dalla rivoluzione d’Ottobre nell’esercitare il suo lavoro di "cultore di scienze sociali". Non condivide le svolte reazionarie di tanti paesi dell’Est e nel 1977 decide infine di lasciare l’Ungheria insieme al marito, il filosofo Ferenc Fehér e gli amici Gyorgy e Maria Marcus, anch’essi noti esponenti della "scuola di Budapest" e con il timore di non poter più rientrare in Ungheria emigra in Australia. A Melbourne insegnerà sociologia presso La Trobe University.

Ritornata in Ungheria, ha insegnato anche alla New School for Social Research di New York, rimanendo ancorata alle sue teorizzazioni dei bisogni radicali, pur non professandosi più marxista.


Altre info: Gariwo.net.


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Rubrica : {Eventi in giro}

44° Festival Internazionale Notomusica

Il venerdì 19 luglio 2019 di Redazione

Appuntamento martedì 23 luglio 2019, ore 21.15, Cortile del Collegio dei Gesuiti

Stefano Bollani inaugura la 44a edizione di Notomusica, unica data in Sicilia

E dal Quirinale arriva per il festival la Medaglia del Presidente della Repubblica

44° Festival Internazionale Notomusica

23 luglio - 20 agosto 2019

Comunicato stampa

Appuntamento martedì 23 luglio 2019, ore 21.15, Cortile del Collegio dei Gesuiti

Stefano Bollani inaugura la 44a edizione di Notomusica, unica data in Sicilia

E dal Quirinale arriva per il festival la Medaglia del Presidente della Repubblica

NOTO – A sottolineare il rilievo del Festival internazionale Notomusica è arrivato nei giorni scorsi dal Quirinale il conferimento della Medaglia del Presidente della Repubblica. L’attesa inaugurazione di Notomusica, il prossimo 23 luglio, con Stefano Bollani in esclusiva per la Sicilia, è stata così preceduta dal prestigioso premio di rappresentanza, che viene assegnato discrezionalmente dalla prima carica dello Stato ad eventi e manifestazioni di particolare spicco e valore. «Siamo davvero onorati - sottolinea il Consiglio Direttivo- e ringraziamo il Capo dello Stato Sergio Mattarella per l’importante riconoscimento, che ci sprona ad un impegno sempre maggiore per valorizzare la cultura musicale a Noto e nel territorio, con un programmazione dalla cifra cosmopolita e di livello autenticamente internazionale».

Parte davvero sotto i migliori auspici la 44a edizione del festival internazionale fondato da Corrado Galzio, che si snoderà fino al 20 agosto un cartellone “all stars” di dieci concerti, tutti programmati alle ore 21.15 nel Cortile del Collegio dei Gesuiti, nel centro storico netino, autentico trionfo di quel barocco monumentale che consacra il Val di Noto nel World Heritage List dell’Unesco.

Al concerto di Bollani che si esibirà in coppia con Hamilton De Holanda, seguiranno a ritmo serrato gli appuntamenti con altri virtuosi di prima grandezza, anch’essi in esclusiva quest’estate in Sicilia a Notomusica, come il duo formato dal violinista UtoUghi e il pianista Francesco Nicolosi; Richard Galliano e Massimo Mercelli insieme al quintetto dei Solisti Aquilani; il pianista Danilo Rea, Enrico Rava in sestetto per il tour del suo ottantesimo compleanno; Omar Sosa con Ylian Cañizares e Gustavo Ovalles. E ancora il pianista Giuseppe Andaloro e formazioni rinomate come l’Orchestra del Teatro Massimo Bellini, il Quintetto Goffriller e la Hjo Orchestra di Benvenuto Ramaci con la guest star Rosalba Bentivoglio. Insomma un’autentica parata di stelle per un cartellone che da quasi mezzo secolo anima a Noto le serate estive del “giardino di pietra” creato dai prospetti monumentali. Grazie ad una programma che alterna classica e jazz, suggestioni etniche e popolari, Notomusica si segnala infatti come una delle maggiori e più longeve rassegne del panorama non solo nazionale.

Come abbiamo anticipato, si parte con uno straordinario fuori abbonamento. Il pianoforte di Stefano Bollani si unisce al mandolino di Hamilton De Holanda: ed è subito magia. I due grandi artisti, che collaborano da oltre dieci anni, girano il mondo per offrire al pubblico lo straordinario connubio fra pianoforte e bandolim, sempre all’insegna dell’improvvisazione, che rimane la cifra stilistica comune. Insieme volano tra le note e inventano ogni volta un differente percorso, a turno interpretando il ruolo di guida. Più semplicemente spesso la guida non c’è: è la musica a prendere per mano Bollani e De Holanda e a portarli dove ha voglia di andare.

Il talento di Bollani, esploratore per antonomasia di orizzonti musicali solo apparentemente lontani, unito alla bravura di Hamilton de Holanda, profondo conoscitore della tradizione del samba, del choro e delle tradizioni musicali popolari del suo Paese - creano un’energia unica che si sprigiona ogni sera sul palco, capace di mostrare il grande amore che entrambi nutrono per la musica brasiliana. Questa magnifica combinazione di due grandi attori della scena musicale internazionale non è solo visibile sui palcoscenici più prestigiosi, ma si concretizza anche nell’incisione insieme di importanti progetti: l’ultimo in ordine temporale è la partecipazione di Hamilton de Holanda nell’album di Stefano Bollani, Que Bom che ha voluto riunire nel progetto importantissimi artisti della scena musicale brasiliana.

Per i successivi nove concerti sono previste diverse formule di abbonamento (a tutti i concerti oppure alla sezione classica o jazz). Il Festival, promosso e sostenuto da Mibac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Assessorato Regionale al Turismo e Comune di Noto, è organizzato e prodotto dall’Associazione Concerti Città di Noto, fondata da Corrado Galzio nel 1975. Info: Associazione Concerti Città di Noto - Palazzo Nicolaci, via Cavour n.53 - tel/fax +39 0931 838581, associazioneconcerti@tin.it

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Rubrica : {Flash}

Arrivederci anche a te, Luciano De Crescenzo

Il giovedì 18 luglio 2019 di Piero Buscemi

Noi di Girodivite lo avevamo incontrato cinque anni fa, in un’aula dell’Università La Sapienza di Roma, assieme ad un’aula gremita di giovani studentesse e studenti, con i quali lo scrittore amava circondarsi da sempre. L’occasione era il Premio Nanà nel quale De Crescenzo interpretava la parte di una sorta di presidente onorario, anche se fu un monologo improvvisato di battute del miglior cabaret partenopeo che, in certi momenti della cerimonia di premiazione, riuscì a deviare l’andamento eccessivamente dogmatico ed accademico che una tale circostanza pretendeva.

Le sue battute taglienti che riuscirono a coprire le prime tracce di un malessere che non era solo vecchiaia. Non era soltanto quel fenomeno naturale che il suo recente compagno di viaggio, Andrea Camilleri, ha più volte definito come un percorso forzato dal quale appare anche stupido, pensare di doversene distaccare. Era la sua immensa passione, ci riferiamo a De Crescenzo, verso la bellezza dell’umanità, la sua espressione di gioventù, l’entusiasmo che va a braccetto con la tensione che l’inesperienza solleva davanti ai traguardi della vita. Era il suo amore spassionato verso quel fascino e quella esternazione di perfezione anatomica che solo una donna riesce a rappresentare, e di giovani donne in quell’aula universitaria ne aveva a disposizione un sufficiente numero per sognare, almeno un momento, di avere ancora il carisma e la favella per far colpo sulla fantasia femminile, sempre imprevedibile.

Luciano De Crescenzo è stato lo scrittore che ha saputo farci "calare" quegli argomenti che nessuna riforma scolastica, da buona o da cattiva che fosse, abbia potuto mai farci digerire del tutto. Un personaggio da palco della vita, che ha messo in pratica quella chimera di alternativa di vita che tutti professiamo nei discorsi da bar o da ufficio e che poi nessuno ha mai il coraggio di trasformare in realtà. Avventurarsi nella scrittura, diventando il promoter e l’uomo immagine di se stesso, dove "se stesso" è la propria arte creativa depositata con ironia ed eleganza nei suoi libri. Quei libri che egli stesso andava per strada a vendere direttamente alla gente che incontrava, sfruttando l’esperienza accumulata nel suo lavoro da scrivania all’Ibm in tanti anni.

A vederlo nelle sue espressioni artistiche, tra cinema, televisione, letteratura appunto, ed ogni occasione in cui l’arte dell’improvvisazione, forse anche nella vita, ha saputo smussare quegli irti angoli che si sovrappongono tra la nostre ambizioni e la serenità mentale, unica vera compagna della nostra esistenza. Ridere di se stessi, se è stato un epitaffio che magari lui stesso avrebbe voluto scritto sulla sua lapide, è stato uno stile di vita che, letta nel suo sguardo che ride, quel volto da nonno delle fiabe e quel napoletano erudito che non ha dimenticato i "quartieri".

De Crescenzo ha saputo anche donarci la sua lezione di vita. Quella adagiata con furbo indottrinamento nelle scene dei suoi film e nelle sue personali reinterpretazioni dei miti greci che, diventante parabole nelle sue mani, ci hanno fatto riflettere sulle contraddizioni dell’essere umano, capace di ledere e danneggiare il suo stesso sangue. Epica la scena del film Così parlo Bellavista, dove lui stesso rivolge il suo anatema ad un camorrista intento a chiedere il pizzo ad un commerciante di quartiere, camorrista interpretato da un altro grande di Napoli, l’attore Nunzio Gallo. In quelle domande dirette e di stimolo ad un esame di coscienza di un uomo, che si definisce tale ma sfrutta il sudore del lavoro di un altro uomo nato e cresciuto nello stesso quartiere, magari anche ex compagno di giochi della sua età da bambino.

Nell’arco di qualche giorno abbiamo perso due uomini del sud che hanno saputo indicarci una possibile strada per riscattarci delle nefandezze e della pessima immagine che abbiamo consegnato al mondo, purtroppo oggi anche a livello nazionale. Resteranno le parole, quelle di speranza, magari anche quelle frasi fatte che hanno tempestato i social, con le quali abbiamo imparato a non dare niente per scontato. Perché la libertà di pensiero è la prima conquista dell’essere umano, prima ancora di quella fisica. Così parlò Bellavista? Forse no, ma che importanza ha...

Al seguente link, potete rileggere l’articolo del 7 giugno 2014 e vedere le immagini del maestro Luciano De Crescenzo:

http://www.girodivite.it/VI-Edizione-Premio-Nana-Nuovi.html?var_recherche=premio%20nana

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Rubrica : {Eventi in giro}

Lentini SR - Consiglio Comunale mercoledì 24 luglio 2019

Il giovedì 18 luglio 2019 di Giuseppe Castiglia

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Consiglio Comunale Lentini Sr

ORDINE DEL GIORNO

- 1. COMUNICAZIONI ART.69 DEL REGOLAMENTO PER IL FUNZIONAMENTO DEL C.C.

- 2. LETTURA E APPROVAZIONE VERBALI DELLE SEDUTE PRECEDENTI.

- 3. RATIFICA DELIBERA Di G.M.N.70 DEL 19/04/2019 RELATIVA ALLA INDIVIDUAZIONE DELLE SPESE DA FINANZIARE E DELLE FONTI Di FINANZIAMENTO PER GARANTIRE L’EROGAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO NELL’ANNO 2019.

- 4. PROGETTO DEI LAVORI Di MANUTENZIONE E RISTRUTTURAZIONE DELL’EDIFICIO SCOLASTICO VITTORIO VENETO - RATIFICA DELIBERA G.M.N.29 DEL 18/04/2019 Di ISTITUZIONE DEI CAPITOLI D’ENTRATA E DI SPESA.

- 5. RATIFICA DELIBERA G.M.N.46 DEL 20/03/2019 VARIAZIONE COMPENSATIVA Al SENSI DELL’ART.175, COMMA4, DEL D.LGS.267/2000.

- 6. ART.21 COMMA 4 DEL D.LGS.50/2016 (CODICE DEGLI APPALTI) - INDIVIDUAZIONE NEL REDIGENDO PROGRAMMA TRIENNALE DEI LL.PP. 2019/2021 DEL PROGETTO DI FINANZA PRESENTATO Al SENSI DELL’ART.183 C.15 DENOMINATO "URBAN SAFETY LENTINI FUTURA - VIVIBILITA’ OBIETTIVO SICURO PREDISPOSIZIONE, REALIZZAZIONE, GESTIONE E MANUTENZIONE DI INTERVENTI Di SICUREZZA STRADALE E PRESTAZIONI CONNESSE".

- 7. APPROVAZIONE PROGETTI INERENTI I FONDI POC 2014/2020 (CFR. DELIBERA CIPE N.52/2017) DENOMINATI "MARKETING TERRITORIALE PER LA VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE TURISTICHE E IMPRENDITORIALI" E "SISTEMA INFORMATICO UNICO COMUNALE"

- 8. ISTITUZIONE DEL GARANTE DEI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’.

- 9. MOZIONE PROT.N.12052 DEL 17/06/2019 PRESENTATA. DALLA CONSIGLIERA CUNSOLO MARIA: "TRACCIATO CICLOVIA MAGNA GRECIA".

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Rubrica : {Musica }

Adele e i suoi eroi

Il giovedì 18 luglio 2019 di Piero Buscemi

Chi sono gli eroi di Adel Tirant, nome d’arte della cantante siciliana Adele Tirante, originaria di Nizza di Sicilia, un paesino della riviera jonica messinese? Saranno i personaggi che l’artista ci descrive nelle undici tracce contenute nell’album? O tutti quelli che, rispondendo ad un richiamo incontrollabile di comunicazione artistica, cercano con tutte le loro forze di trasmettere il loro messaggio culturale del quale molti cercano di convincerci di farne a meno?

Non è dato sapere. Né tanto meno ci interessa realmente conoscere le risposte. Quello che realmente colpisce nell’ascolto di questa produzione musicale della Tirante è la sua capacità di catturarci in quelle sonorità che rendono la musica un privilegio. Per pochi o per molti, non sta a noi doverlo decidere. Adel Tirant non si accontenta di lanciarci i suoi adulanti ami di cattura, magari figli della tradizione peschereccia dei suoi luoghi di origine. Pretende di più da noi. Ci chiede quell’abbandono sensoriale che solo certi accordi, certi arrangiamenti, certi richiami ci inducono a farci trascinare dentro questo suo personale viaggio armonioso dal quale, senza sforzi particolari di convincimento, decidere di non tornare più.

Swing, jazz, bossa nova. Qualche richiamo al charleston, un omaggio alla tradizione burlesque, un vintage disco-music, ma anche tanto sentimento e voglia di divertirsi nel compiacimento, sano e spontaneo, di provare semplice gioia nel fare ciò che piace. C’è davvero da perdersi nelle continue tentazioni che la Tirant ci serve sul piatto invitante del suo essere artista nel significato più completo del termine.

Sono le interpretazioni dei brani che rimangono dentro, il suo spontaneo esternare la sua vera natura artistica che, da sempre, è quella recitativa. Sono questi i dettagli che fanno la differenza tra il disco Adele e i suoi eroi e le altre produzioni ascoltate in giro. Un dettaglio che, messi all’ascolto dei brani, ci fa immaginare di ritrovarsi tra il pubblico di un teatro o, più semplicemente, in un nostalgico pianobar, dove ogni tanto rifugiarsi e mettere in atto quella voglia di fuga che la stessa cantante ci invita a fare in una delle tracce del disco.

Un solo dubbio rimane, prima di riavviare l’ascolto del disco dall’inizio. Quella irrefrenabile e condizionata necessità di accostare ogni singolo brano ad uno stile che ci richiami ad un déjà-vu. Forse in questo pezzo, sembra Nina... o in quell’altro Anna Maria... oppure Edith... no, sicuramente Rita. E’ solo un attimo, il tempo necessario per scrollarsi di dosso inutili contaminazioni da critici d’arte. Poi le prime note di Così scrisse Oliveira invadono la nostra distrazione e ci mettono davanti alla pura realtà. E’ Adel Tirant. Nella migliore delle sue essenze artistiche...

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Brani

Così scrisse Oliveira

Un homme qui me plait comme toi

La Giostra

Chiddi chi erumu

L’isola di Arturo

La maison des chats

Santa Lucia

Blu Lou

Non c’è che mare

L’incantesimo

Settembre

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Rubrica : {L’ombra d’Argo, di Alberto G. Biuso}

Lo stato d’emergenza balneare

Il mercoledì 17 luglio 2019 di Alberto Giovanni Biuso

Pubblico il documento del Coordinamento d’Ateneo sulle ipotesi -già respinte anche dal Ministero- di differimento dell’elezione del nuovo Rettore di Unict.

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Lo stato d’emergenza balneare

È circolata in questi giorni, da parte di alcuni amici e colleghi, una richiesta di rinvio delle elezioni per il rinnovo della carica del Rettore dell’Università di Catania.

In tale richiesta, pacata nelle forme e nei toni, si ribadisce l’assoluta legittimità del percorso stabilito dal decano, Prof. Vincenzo Di Cataldo, ma si lamenta l’“opportunità” del voto a fine agosto e la necessità di un più ampio dibattito elettorale.

Con ben altro tono, le solite fonti – strillate se non ormai isteriche – esterne all’università, chiedono invece, addirittura, un intervento del Consiglio dei Ministri per una procedura d’urgenza che consenta un fulmineo commissariamento (ipotesi che lo stesso MIUR ha recisamente cassato). A tali urla non vale la pena rispondere. Che tra una crisi internazionale e l’altra, un conflitto con l’Unione Europea e l’arrivo di una nuova ondata di esuli dalle guerre, il governo italiano trovi spazio per procedure di tale sorta, con decretazione d’urgenza, è pura fantascienza, amata e coltivata da chi altro non sa né può fare.

Ci permettiamo dunque, sempre in modo pacato, e nell’interesse dell’Ateneo, di contribuire alla riflessione su questo tema a partire dalle utili considerazioni delle colleghe e dei colleghi che hanno rivolto l’appello. Pare evidente che non vi è una legittimazione normativa stabile che consente di uscire fuori dal dettato statutario, il quale prescrive senza possibilità di equivoco il voto entro i sessanta giorni. In mancanza di tale legittimazione nessuno può operare al di fuori delle norme.

La richiesta di un dibattito ampio e di un vero e sereno confronto democratico è un tema rilevante.

Ci permettiamo però di sottolineare alcuni elementi di non poco conto.

1) Invocare l’inopportunità del voto in agosto pare – di certo in modo involontario – fare pericolosamente leva su una sorta di privilegio del corpo universitario. Ovvero: come spiegare a chi a fine agosto lavora in un centro commerciale, magari per pochi euro e con doppi turni, o conduce una vettura pubblica nel caldo battente, che ci è di peso muoverci da una comoda sede balneare e andare a deporre una scheda in un’urna dentro un’aula dotata di fresca aria condizionata? Per affermare – se non recuperare, per chi ne avesse bisogno – una immagine pubblica di normalità e integrità morale, ci pare ovvio che i docenti universitari e il personale tecnico-amministrativo, come tutti i lavoratori del mondo civile, si rechino a compiere un esercizio del loro dovere mentre i negozi sono aperti e le istituzioni pubbliche in piena attività. Ci pare piuttosto che sarebbe un segnale grave se le urne venissero disertate per motivi di “forza maggiore balneare” (altra e comprensibile motivazione è invece quella dei pochi che possono avere impegni scientifici, cosa possibile in qualsiasi momento dell’anno).

2) Richiamare una procedura che esula dalle norme rischia di condurre, domani, a una richiesta di invalidazione delle elezioni stesse per vizio formale. Non sarebbe la prima volta – lo sappiamo – alle nostre latitudini. E che a qualcuno venga voglia di adire le aule giudiziarie per annullare un voto sgradito è cosa che non si può escludere, anzi. Forse non si è capito fino in fondo che bisogna uscire subito da questo gioco al massacro. E per farlo bisogna subito operare con rigore e serenità nell’alveo della normalità possibile (che è quella poi di ogni istituzione e di ogni istituto civile).

3) Chi insegna e vive l’Università – non certo chi di questo non ha idea né a questo è minimamente interessato – sa bene che iniziare un anno accademico senza le strutture di governo è un massacro gestionale annunciato. Rinnovare le cariche politiche dell’Ateneo con un nuovo assetto di governo, legittimato e forte del prestigio del voto e della qualità della scelta (e tutti i colleghi che si stanno preparando al voto ci paiono di alto o altissimo profilo) è un aiuto fondamentale, anche al processo di iscrizione e immatricolazione che rischia, oggi, una contrazione che sarebbe grave; e che verrebbe pagata a caro prezzo dal corpo studentesco e da chi ha meno opportunità.

4) Infine; non si è forse sufficientemente notato che vi è già un intervento politico, che è quello del prossimo invio di ispezione ministeriale. Che l’Ateneo riparta con nuovo assetto, credibile e forte; e che i cassetti siano aperti. Tutti i cassetti. È evidente infatti che gli ispettori avranno necessità di valutare un arco ampio di azioni e attori, che nel tempo hanno operato a più livelli nell’Ateneo. Ben venga tale ispezione, capace di rafforzare un nuovo corso e aiutare l’Ateneo di Catania a risollevarsi da questa tremenda crisi. Sempre nell’assoluto e doveroso rispetto – richiesto da norme scritte e non scritte - per chi indaga, per chi è indagato e per chi ha il compito di giudicare.

Qualcuno diceva che “sovrano è chi decide sullo stato d’eccezione”, ovvero sulla proclamazione dell’emergenza. Spesso a chi invoca l’emergenza segue chi vuole comandare in modo assoluto (il dato è storico e, come qualcuno direbbe, “fattuale”). Grazie al cielo siamo ancora in stato di diritto e nella possibilità piena di determinare mutamenti e crescita della nostra Istituzione, senza principi, principesse o loro surrogati.

Rinnoviamo infine l’appello per una campagna elettorale ricca di contenuti – diritto allo studio, trasparenza di procedure e gestione amministrativa, rilancio di didattica, ricerca, internazionalizzazione, terza missione – e scevra da personalismi e meschinità.

Anche su questo, siamo certi, tutte le docenti e i docenti, tutti lettori e le lettrici, il PTA e gli studenti dell’Ateneo di Catania sono concordi.

Catania, 17 luglio 2019

CUDA

(Coordinamento Unico dell’Ateneo di Catania per un’Università pubblica, libera, aperta e democratica)

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Rubrica : {MoVimento 5 Stelle Lentini}

LENTINI - INCONTRO TECNICO/INFORMATIVO BREAST UNIT

Il mercoledì 17 luglio 2019 di Giuseppe Castiglia

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BREAST UNIT

Sarà presente il nostro portavoce Giorgio Pasqua, componente VI commissione Salute Servizi Sociali e Sanitari al Parlamento Regionale .

È importante la partecipazione democratica di tutti affinché si possa scongiurare la perdita di questo importante servizio per la nostra comunità.

Maria Cunsolo, Consigliera Comunale / Portavoce, MoVimento 5 Stelle Lentini

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Rubrica : {L’Uomo Malpensante}

Alastair Bonnett "Beyond the Map" (The University of Chicago Press/The Quarto Group/Aurum Press)

Il mercoledì 17 luglio 2019 di Emanuele G.

Chi l’ha detto che con la mappatura completa del mondo la geografia avrebbe giocato un ruolo secondario fra le scienze ed anzi cessato qualsiasi preminenza sulle? E’ senza dubbio una tesi inesatta e non corretta. La geografia riserva ogni giorno tanti e tali sorprese che andrebbe studiata maggiormente e più a fondo. Quanti insegnamenti la geografia è in grado di fornirci. Senza fine e con sommo piacere.

Che cos’è essenzialmente la geografia? E’ la scienza che ha per oggetto lo studio, la descrizione e la rappresentazione della Terra nella configurazione della sua superficie e nella estensione e distribuzione dei fenomeni fisici, biologici, umani che la interessano e che, interagendo tra loro, ne modificano continuamente l’aspetto.

La geografia è molto più che la cartografia, cioè lo studio delle carte geografiche, o la topografia. Rispetto ad esse, infatti, la geografia aggiunge l’indagine della dinamica e delle cause della posizione della Terra nello spazio, dei fenomeni che avvengono su di essa e delle sue caratteristiche.

Per questi e altri motivi ho molto apprezzato il recentissimo saggio del prof. Alastair Bonnett dell’Università di Newcastle. Un esperto che ha consacrato tutta la sua vita a far capire quanto sia viva la geografia e quanto avremmo da apprendere se la tenessimo in massima considerazione.

In "Beyond the Map" il prof. Bonnett ci fa un regalo magnifico. Ci porta, infatti, alla scoperta di luoghi geografici di diversa qualità, ma tutti legati da un trait d’union ossia sono spazi che non trovano posto in nessuna mappa ufficiale. Sono posti che vanno contro la nostra presunzione che noi conosciamo il mondo.

Invece non è così. Il mondo è pieno di questi posti che diventano posti geografici perché sono l’estrinsecazione di una particolarità ambientale, del fatto che raccontano di una storia inusuale, che rappresentano una condizione particolare dello spirito dell’uomo. Un posto geografico può essere anche un posto che non ha nessuna fisicità, tuttavia ben presente nella vita di ognuno di noi. La geografia può incontrarsi persino in un film e disegnare uno spazio immaginifico.

L’uomo crea continuamente luoghi perché ha necessità di interagire con lo spazio in cui vive. Da tale interazione nascono situazioni e momenti particolari e non usuali che con il tempo diventano luoghi fisici dove l’anima dell’uomo vive la propria vita e sperienta alcune dinamiche che magari altrove non è possibile sperimentare.

Il grande insegnamento del saggio del prof. Bonnett è proprio quello di farci capire quanto la nostra terra sia viva e che il ruolo della geografia è andare a rinvenire quei luoghi che parlano dell’uomo ovunque essi siano e parlano dell’uomo che li abita e li vive.

Un libro di avventure, ma di avventure che vanno al cuore della continua interazione fra uomo e spazio. Interazione che produce storiue affascinanti da studiare e raccontare.

- Sito della casa editrice:

The University of Chicago Press

- Photo credits:

La foto di copertina è fornita dalla casa editrice

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Rubrica : {L’Uomo Malpensante}

Stefano Rapisarda "La filologia al servizio delle Nazioni" (Bruno Mondadori)

Il mercoledì 17 luglio 2019 di Emanuele G.

Il Professore Stefano Rapisarda insegna all’Università di Catania e si è occupato da sempre di filologia. La sua attività di ricerca verte essenzialmente su tre ambiti: 1) Filologia dei testi medico-scientifici e magico-divinatori; 2) Contatti tra culture nel Mediterraneo dal tardo-antico alla prima età moderna; e 3) Storia della scholarship filologica.

Da qualche tempo è disponibile un breve quanto esaustivo saggio sullo stato dell’arte della filologia a livello mondiale. Un saggio che rivendica la rabbia e l’orgoglio di appartenere a una categoria in crisi. Quella dei filologi. Questa crisi riflette in generale la crisi delle scienze umanistiche in un mondo sempre più dominato dalle tecnologie e da internet. Fra l’altro è netta la sensazione che gli Stati siano quanto meno poco attenti a tale disciplina che un tempo costituiva un vanto di particolare evidenza.

A me pare che il libro possa dividersi in tre parti. Il che rende la lettura del saggio del Professore Rapisarda piuttosto piacevole ed avvicente.

La prima parte cerca di ragionare sulla crisi che investe la disciplina. Una crisi dovuta non a uno scadimento qualitativo della produzione letteraria che rimane di altissimo livello scientifico, bensì da un affievolimento della visibilità sociale del filologo stesso. Una figura di nicchia e che non è più ascoltata come un tempo.

La successiva partizione del saggio cerca di individuare le principali scuole di pensiero della filologia moderna e contemporanea. Altrimenti indicate come paradigmi. Quindi, abbiamo il paradigma nazionalista molto forte ed agguerrito in Francia e Germania. Il paradigma detto di Curtius che cerca di andare oltre al livello nazionale per addivenire a un prcoesso unitario. E’ presente anche un paradigma semiotico il cuo scopo princiaple è di ricercare un’unità di intenti fra la filologia e le altre scienze umane e sociali. Infine, il paradigma materiale che pone l’accento sul principio di materialità dei documenti.

L’ultima parte, invece, riguarda il cosa fare. Ossia cosa fare per ridare una certa centralità a codesta disciplina illustre ed aulica. Un primo orientamento sarebbe quello di sviluppare una metodologia comparativistica. Secondariamente tentare di andare sui confini. Ad esempio collegando l’Europa occidentale con quella orientale. Anche perché viviamo ed operiamo in un mondo sempre più globalizzato e la filologia contemporanea deve tenere conto di questo drastico e dramamtico cambio di orizzonte. Prima c’erano le Nazioni, ora c’è il mondo.

"La filologia al servizio delle Nazioni" è un saggio che riafferma in maniera forte l’importanza e la centralità della filologia facendone capire l’autentico senso della sua esistenza. La filologia non è interessante in assoluto, ma lo diventa allorquando si applica attorno ai temi caldi della contemporaneità. Insomma, un libro che in nenahce 200 pagine presenta e pone una mole sì elevata di problematiche e tematiche da fornire materia di discernimento e riflessione per molto tempo e su fronti disparati quanto diversi fra di loro.

- Sito della casa editrice:

Pearson

- Photo credits:

La foto di copertina è fornita dalla casa editrice

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Rubrica : {L’Uomo Malpensante}

Andrea Mingardi "Professione Cantante" (Edizioni Pendragon)

Il mercoledì 17 luglio 2019 di Emanuele G.

Definire il libro scritto dal noto cantante bolognese Andrea Mingardi una semplice autobiografia è non aver capito affondo la peculiarità del volume. Infatti, il titolo recita "Professione Cantante" ed indica una ben precisa modalità. Ossia la sommatoria di tutti gli eventi, fatti, vicissitudini e circostanze che determinano e costruiscono la vita professionale di una persona che decide di fare il cantante.

"Professione Cantante" è un libro di avventura poiché racconta la storia - sì avventurosa - del cantante Andrea Mingardi. Una storia non facile, ma dove prorompe in pieno la poderosa forza volitiva di una persona che non si arrende mai. Fin dalle prime esperienze. Le difficili relazioni con il mondo dell’industria discografica. I mutamenti profondi che la musica ha vissuto dagli anni cinquanta in poi. Il cambio del gusto musicale da parte del pubblico. Insomma, di carne al fuoco in questo "Professione Cantante" ce n’è...eccome!

Scrivevo che definire il volume una semplice autobiografia è un qualcosa di sbagliato. Infatti in questo libro abbiamo vari livelli (autobiografico, storico, professionale, personale...) che contribuiscono a delineare una personalità - quella di Andrea Mingardi - a tutto tondo. Una personalità chi vive appieno il proprio essere musicista. Un musicista che ha attraversato varie epoche della musica italiana contemporanea con un definito e personale tratto musicale e temperamentale.

Senza cadere in errore "Professione Cantante" è anche un saggio sulla storia della canzone italiana degli ultimi decenni scritta da un autorevolissimo rappresentante che conosce affondo le contorte e complesse dinamiche del mondo musicale contemporaneo. Diciamo che leggendo "Professione Cantante" si ha modo di eseguire un excursus sulla musica italiana. Un excursus a 360 gradi e che identifica in maniera analitica tutti i risvolti di quel mondo "dorato".

Ad accrescere il valore del libro interventi autorevolissimi di esponenti di primo piano del mondo dello spettacolo italiano. Da scompisciarsi dalle risate, ad esempio, l’introduzione a firma di Francesco Guccini che trattegia i suoi inizi di musicista. Un capolavoro di humour e di narrazione. Oppure la lunga nota di Renzo Arbore che da par suo parla con maestria del scintillante mondo della musica italiana contemporanea. Od ancora il puntiglioso contributo di un Mike Bongiorno che con perizia parla del mondo delle discoteche degli anni sessanta. C’è molto da leggere in "Professione Cantante". In tutti i sensi.

"Professione Cantante" un libro di sicuro interesse che ci fa innamorare come pochi della musica. Un libro da rileggere più volte perché pieno di cose buona fino all’inverosimile. Un libro dove la musica fa suonare tutte le corde dell’anima.

- Maggiori notizie sull’autore:

Amedeo Mingardi

- Sito della casa editrice:

Edizioni Pendragon

- Photo credits:

La foto di copertina è fornita dalla casa editrice

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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NOTE :

[1] Cfr: https://www.lastampa.it/cultura/2019/07/19/news/e-morta-a-90-anni-agnes-heller-la-filosofa-nemica-dei-totalitarismi-1.37138061


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