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Rubrica : {Eventi in giro}

Grammichele CT - Giovedì 21 marzo 2019 "Alberi per questa terra"

Il lunedì 18 marzo 2019 di Giuseppe Castiglia

L’obiettivo del progetto è quello di donare più colore al nostro paese e di trasmettere un messaggio di rispetto dell’ambiente e di decoro urbano.

Programma:

- ore 10.00 Scuola Media Giandritto
- ore 11.00 Coffee Break (Scuola Media Giandritto)
- ore 12.00 Liceo Artistico Regionale d’Arte
- ore 14.30 Piazza Marconi
- ore 15.30 Scuola Media Galileo Galilei

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Grammichele - Alberi per questa terra

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Rubrica : {Flash}

Sul salario minimo Juncker è più progressista dei 5 Stelle (e del Pd) / di Pippo Civati

Il lunedì 18 marzo 2019 di Redazione

Sono lieto che in questi giorni si torni a parlare di salario minimo, una misura che considero fondamentale da anni e che era al centro del Manifesto che con Possibile abbiamo presentato nel settembre di due anni fa.

Dopo il recente innescarsi di un nuovo dibattito sull’argomento in Italia, con le proposte presentate in Parlamento da Cinquestelle e Pd, Luigi Di Maio ora lo propone come misura da adottare a livello europeo.

Non posso però non notare che il dibattito appare un po’ indietro, e non solo per questioni di tempi, ma anche di contenuti.

Pur volendo trascurare la proposta di Possibile, curata con la consueta precisione e meticolosità da Davide Serafin con il contributo di Daniela Minnetti e Enrico Vulpiani, ci sono esempi ben più illustri che dovrebbero farci riflettere tutti.

La proposta di un salario minimo su scala continentale non è certo nuova, l’attuale presidente della Commissione Juncker l’avanzò la prima volta addirittura nel 2013, quando era presidente dell’Eurogruppo, e fu parte della sua piattaforma nel 2014, quando si candidò alle europee con i Popolari.

E spiace dirlo, ma la proposta del conservatore lussemburghese era e resta più progressista di quella di Di Maio e persino di quella di Zingaretti.

Juncker, infatti, proponeva non un salario minimo orario la cui cifra è fissata per legge, come fanno tanto il M5S quanto Il Pd, ma un più corretto criterio in cui il minimo viene stabilito in rapporto al 60% della mediana nazionale delle retribuzioni. In questo modo, all’aumentare della mediana, aumenta anche il salario minimo, mentre con le proposte dei cinquestelle e dei democratici qualsiasi adeguamento richiederebbe una nuova legge e una nuova volontà politica, che potrebbe anche andare in direzione opposta, cioè quella di abbassarlo.

Tornando, poi, alla proposta avanzata da Possibile, credo ci siano due elementi che tanto il governo quanto quella parte di opposizione dovrebbero tenere in considerazione, nettamente migliorativi rispetto alle loro rispettive proposte. Il salario minimo da noi proposto, oltre all’ancoraggio alla mediana come quello di Juncker, prevede un adeguamento legato all’eventuale aumento della produttività.

Quanto poi alle obiezioni sollevate da molte forze sindacali, le quali sostengono che il salario minimo potrebbe andare a danneggiare la contrattazione collettiva nazionale, la nostra proposta fa in modo che questo non possa essere, stabilisce infatti che il minimo di legge debba prevalere solo se inferiore al minimo previsto dal contratto collettivo, mentre la proposta della senatrice Catalfo è molto meno chiara, su questo aspetto.

Bene che si parli di salario minimo, quindi, ma forse vale la pena di farlo in maniera più precisa e puntuale, a meno che non ci si voglia mettere alla destra di Juncker.


Fonte: Ciwati.


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Rubrica : {Linking}

La morte di Mario Marenco

Il lunedì 18 marzo 2019 di Sergej

Non era solo un “comico”, né solo un architetto, o uno della banda di amico di Arbore & Boncompagni. Mario Marenco era l’emersione nel contemporaneo dell’assurdo, lo “spiritello” incongruo rispetto alla realtà e ai meccanismi stessi della comicità.

La questione della comicità è una faccenda seria (molto più del tragico o della messinscena del dolore in chiave trista), tanto seria che non può essere affrontata in maniera seria (diventa retorica). La realtà televisiva e il consumismo pongono tutto sullo stesso piano, riportano passato e futuro nell’eterno presente (appiattito) dello schermo televisivo. Il passato, incancellato, può così continuare ad operare, accumulandosi con le sue tossine. L’accumulazione di reperti è quello che ha determinato la confusione attuale - per cui un fascista può avere come proprio eroe Che Guevara -, e la realtà “post-moderna” in cui filoborbonici e finolanazisti, filocomunisti e filoladri, filolocalisti e filoimperialisti coesistono, ognuno ritrovando le proprie file del “passato” ricostruito nel presente. Con la tendenza alla dissipazione, alla riduzione, alla bambinizzazione tipica dei postumi rispetto agli “originari”: chi viene dopo ripete il verso degli antichi, ma come farebbe comunque un bambino - orecchiando, decontestualizzando, favoleggiando.

Lo stesso avviene sul fronte del “comico”. Qui e ora si continua a ridere delle battute carognesche della comicità del B-movie del passato: gli scoreggioni e i sessisti dal ventre molle. L’abbassamento del “comico” a esaltazione della parolaccia (che ormai infarcisce qualsiasi normale parlare quale intercalare permanente), la barzelletta di Berlusconi che ripete spiriti “che manco mì nonno”. I tristo-comici che storpiano i nomi delle persone o creano neologismi scroto-bambineschi. Proprio il comico testimonia da una parte l’involuzione dell’educazione, dall’altra la sconfitta di classe. La comicità pelosa che prevede un pubblico bifolco, che mette alla berlina il bifolco (cioè il debole) è una precisa comicità classista, che prevede il marchese del Grillo che dà al "popolo" le monete infuocate.

C’è stato un momento in cui il comico ha rappresentato l’unico documento superstite del fronte democratico, sistematicamente rintuzzato dal fronte senatorio: sono gli unici frammenti superstiti del "comico" che ci permettono di avere una qualche voce dei partiti "popolari" (Aristofane), di contro alla monocorde voce dei documenti del passato tutti di parte "classi di potere" (Socrate, Platone, Aristotele...). Il comico del Bertoldo e del servo sciocco l’unica comicità ammessa.

C’è stato un momento in cui la lotta di classe veniva interpretata come educazione di classe. In tv la censura non faceva passare le sconcezze. Oggi, rivedendo gli sketch di Raimondo Vianello, Tognazzi, Panelli e dei mille altri comici della classicità degli anni Sessanta, si rimane sconcertati del livello del loro umorismo. La censura faceva bene, nel male e nel bene - per paradosso. Puntando a un pubblico medio, cercava comunque un pubblico “elevato” e non basso. Provava una comicità pedagogica, persino nella comicità che ha il suo guizzo vero nell’istanza anarchica e “anti”.

E poi, tra la metà degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta del Novecento, vennero alcuni “comici” che erano altro da tutto questo. Cochi e Renato (oggi qualcosa è rimasto in Ale e Franz), Jannacci, Monica Vitti che canta “A me non piacciono i crauti”, Franca Valeri, il grammelot di Dario Fo e Franca Rame, Paolo Villaggio (più strutturato, con esiti successivi che lo portano a fare da punto d’unione tra comicità intelligente e comicità scoreggiona). E i comici che giravano attorno alla banda di Arbore e Boncompagni: l’amalgama che si formava attorno a questi due giovani (allora) ha fatto nascere - alla radio e poi in tv - alcune delle cose migliori della cultura comica del nostro Paese. E’ l’emersione all’interno dei media del tempo, di una classe “altra”, che proveniva dalla borghesia ma che rivendicava la disappartenenza nel nome della contrapposizione del nuovo al “vecchio”, del giovane all’anziano, del figlio al padre. Gli indiani metropolitani (le prime vittime di quel conflitto di classe), e i comici come Marenco, il primissimo e dirozzato dalla banda Arbore & Boncompagni Roberto Benigni (prima della perdita della verginità: dopo sarà un’altra cosa, un tizio di nome Benigni che imita se stesso, una specie di Vasco Rossi del varietà televisivo), Giorgio e Franco Bracardi - per rimanere all’interno del paradigma di Alto Gradimento / Indietro tutta - fino a Catalano e alcuni degli stralunati di L’altra domenica. Forse oggi solo Frassica mantiene un riflesso di quella tradizione.

La comicità del cazzeggio di Arbore & Boncompagni riusciva a proporre attraverso il linguaggio altramente scurrile, l’improbabile: personaggi improbabili ed “estremi”, l’assoluta illogicità, la deformazione gaddiana del linguaggio. Alla base, ovviamente c’era sempre Petrolini e la grande rottura linguistica primo-novecentesca e plautina. La realtà in questo modo veniva smontata, la decomposizione decantata e la certezza del discorso diretto dirompeva attraverso il singhiozzo, l’urlo, l’onomatopea, l’emersione dello scarto. Persino la realtà dominata dall’apocalisse atomica (in quegli anni) prevede l’ “estate romana” (1977, Renato Nicolini). Dopo, con gli effetti lunghi della strategia della tensione, non ci sarà più modo di ridere. Solo quando molti morti saranno passati sotto i ponti sarà possibile tornare a destrutturare il linguaggio attraverso forme anarchiche e libertarie di sabotaggio iper e ipo-bolico, tornare a una forma fuzzy e apparente di normalità (“Ripristineremo la normalità appena saremo sicuri di cosa sia in ogni caso il normale. Grazie.” cit. Douglas Adams).


Lista dei personaggi di Mario Marenco in Alto Gradimento (fonte: Wikipedia)

il Prof. Anemo Carlone (chirurgo emerito con altissime attribuzioni accademiche e professionali. "Abbiamo dovuto registrare un’incidenza altissima di decessi, pari al centoquattro per cento...", "Mi rrringrazio di essere intervenuto", ed escludendo di essere laureato dichiara: "...ho un titolo, ma non so, non mi ricordo quale...: socio A.C.I. dal 1909" - Marenco)

Léon lo Chef ("Preceduta da un tripudio di puttini... la Palla di Cacao! - Marenco)"

Colella lo zappatore: "... e se sterrando sterrando, canticchiando canticchiando, scavicchiando scavicchiando trovo qualche cosa, non so, una perla, un brillante, che faccio ? E se trovo un tubo del gas ?".

la Dottoressa Ada Venzolato in De Martiris, accanita fumatrice di pipa, affetta da cronici, interminabili accessi di tosse. Autorevole esponente del collettivo femminista oltranzista Caina e Abela (Marenco)

il Professor Aristogitone (anziano insegnante di italiano, ritiratosi a casa della Lontana Parente a rimpiangere i più antiquati modelli di scuola: "Quarand’anni di insegnamendo, quarand’anni di duro lavoro fra queste quattro mura scolastiche" - Marenco)

lo stilista Jean-Jacques le Baron de la Fiche de la Bagarre (Marenco)

Raimundo Navarro (astronauta spagnolo dimenticato in orbita da otto anni a bordo di una navicella spaziale, la Paloma secunda, mal costruita e piena di difetti tecnici: "Cornudos... cabrones! Me han ponido en esta orbita quadrada, esta orbita rectangular... cada curva es un golpe a la cabeza!" - Marenco)

il Colonnello Otto Muller (ex-ufficiale nazista - Marenco)

il Colonnello Buttiglione poi diventato Generale Damigiani ("Pronto? Chi sei? Bàllico? Passami Ruffolillo. Ruffolillo? Passami Bàllico" - Marenco)

il Lettore de "Il completo" (programma culturale a cura del Ministero della Pubblica Istruzione: " L’elenco dei principali 7 peccati capitali : accidia, invidia, ira, lussuria, avarizia, cattivèria, portinèria... L’elenco delle principali categorie degli uomini : primo - uomini buoni; secondo - uomini cattivi. Vi abbiamo trasmesso l’elenco delle principali categorie di uomini." - Marenco)

la Sgarrambona (impersonava con voce baritonale la donna più volte sedotta e abbandonata da Gianni Boncompagni - Marenco)

la signorina De Magistris

la signorina dei Grandi Magazzini ("Si ricorda alla gentile clientela che è vietato palpare le commesse" - Marenco)

lo Strillone della rivista "La Menzogna Illustrata" . (" La Menzogna Illustrata", "La Menzogna Illustrata" ! Correte nelle edicole! Clamoroso, clamoroso, Aroldo Tieri, Aroldo Tieri fecondato artificialmente dal mago Silvan! Silvan, grazie per avermi reso mamma! Sensazionale, tutti i particolari nella "Menzogna Illustrata" - Mario Marenco)

Pasquale Zambuto (ladro napoletano di assurdi bottini: "Non songo uno ladro! Songo uno sperimentatore abbbusivo!" - Marenco)

Il Venditore di generi di ristoro in spiaggia ("Patatata calda, grasso di maiale caldo, saponata bollita scaldata calda con patate carciofi cipolle agli peperoni maiale e lumache calde, sanguinacci caldi, sugna lardo sapone fangata schiumata calda, aranciata calda, bibite calde, canottiere calde...." - Mario Marenco)

Verzo (studente liceale svogliato e sgrammaticato: "C’hanno dato er tema: Bartolomeo Colleoni vita e morte. Ma noi amo fatto assemblea e amo deliberato de fa’ er tema: Er mio compagno de banco" - Marenco)

Vinicio (compagno di improbabili scorribande erotiche - Marenco)


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Rubrica : {Centro Studi Est Europa}

SLOVAKIA: Čaputová represents a rare victory for liberal forces in central Europe

Il domenica 17 marzo 2019 di Emanuele G.

Government critic, anti-corruption lawyer, and Slovakia’s Erin Brockovich: these are just some expressions used by the world media to describe Zuzana Čaputová, the winner of the first round of the March 16 presidential race.

“Lawyer and anti-corruption campaigner Zuzana Čaputová easily won the first round of Slovakia’s presidential election,” British broadcaster BBC wrote on its website.

If she also manages to win the second round, she will become Slovakia’s first female president.

“I see the message from voters as a strong call for change,” she said early on March 17, as quoted by BBC.

Slovakia’s Erin Brockovich

Čaputová first rose to prominence when she led a 14 year-long battle against an illegal landfill in Pezinok, as some media reminded. Eventually, she prevailed and is now sometimes referred to as the Erin Brockovich of Slovakia, the New York Times daily wrote.

The daily also reported that she had recalled having coffee with Marian Kočner, the businessman charged with ordering the murder of Kuciak, and whose interests were tied up in one of her environmental cases a few years ago.

“He asked me if I was afraid of him,” she said, as quoted by New York Times. “I was in fighting mode then. So, I said no. But it was one of the quickest cups of coffee I have ever had.”

“He then asked me under what conditions I would stop,” she added. “I said there was no way I would stop. It was just too important.”

She later came to prominence during mass protests sparked by the murder of journalist Ján Kuciak, who had been investigating political corruption, according to BBC.

Several world media also pointed out that the March 16 round of the presidential election was the very first election held after last year’s murder of Kuciak and his fiancée Martina Kušnírová, as well as the nation-wide protest gatherings that followed.

“I see these elections (...) as of a strong call for change after the tragic events of last spring,” Čaputová said as she cast her vote in her hometown of Pezinok, as quoted by the Financial Times daily. “Perhaps we are also at a crossroads in terms of rebuilding public trust.”

As the newspaper pointed out, her emergence as a political force is a sign of “how dramatically the sands of Slovak politics have shifted since the deaths of Kuciak and Kušnírová 13 months ago”.

Chances against Šefčovič

“Zuzana Čaputová, an anti-corruption campaigner with no experience in public office, won the first round of Slovakia’s presidential election on Saturday, setting up a tough clash with the ruling Smer party’s candidate,” the Reuters news agency wrote.

Although voters appeared to spurn Smer a year after the murder of a journalist, which sparked mass protests, Smer’s Maros Šefčovič, an EU Commissioner, could earn the support of those who prefer stability to the change offered by Čaputová, Deutsche Welle wrote.

Endorsed by outgoing President Andrej Kiska, who did not seek re-election, Čaputová has promised to end what she calls the capture of the state “by people pulling strings from behind”, while maintaining the course of Slovakia’s foreign policy, according to German public international broadcaster Deutsche Welle.

Čaputová’s pro-choice views and support for LGBTI rights might alienate some voters in the socially conservative, ethnically homogenous country and complicate her path to becoming the first female president, analysts said.

“Šefčovič, painting himself as an experienced Christian candidate with contacts abroad, has already launched the campaign for the second round with combative statements towards Čaputová,” sociologist Soňa Gyarfášová said, as quoted by Reuters, adding he will seek to mobilise those who did not vote in the first round.

Populism on the rise

If elected, Čaputová, a pro-European liberal who belongs to the small, non-parliamentary Progressive Slovakia party, will stand out among the populist nationalist politicians on the rise across much of Europe, Reuters wrote.

Štefan Harabin, the former justice minister and a champion of ethnic nationalism, accused Muslim migrants of “killing and raping European women in Germany and France” and claimed his opponents wanted to destroy Slovak culture, the New York Times wrote.

But Čaputová did not respond to the outrage. In a political climate where stridency is often rewarded and crudeness is frequently seen as a marker of authenticity, she has clung to the belief that decency is what voters want most. And it seems to be working.

“Even though people might not agree with all my opinions, they can build a bridge of trust to me because I act with civility,” she said after the final debate before the March 16 elections, as quoted by New York Times. “Even if I fight, I don’t fight the person, but only the actions of the person.”

However, while her performance represents a rare victory for liberal forces in central Europe, which has been the scene of a series of victories by populist and nationalist parties in recent years, hard-line candidates also garnered a sizeable share of the vote, according to the Financial Times.

Štefan Harabin, a former ally of 1990s strongman Vladimír Mečiar, who frequently rails against foreigners, Brussels and the EU sanctions on Russia, garnered 14.4 percent. Marian Kotleba, an extreme right leader who romanticises the fascist Slovak state of 1939-1945 led by Catholic priest Jozef Tiso, won 10.4 percent.

“The population is very polarised,” said Iveta Radičová, an ex-prime minister who now teaches sociology at the Pan-European University in Bratislava, as quoted by the Financial Times. “One reason is the gap between the behaviour of politicians and the expectations of citizens (…) Like elsewhere, Slovakia is also facing the impact of globalisation, new technologies, terrorism, migration – too much uncertainty.”

However, beyond Slovakia, Čaputová’s unlikely rise and broad support in this deeply conservative country has given hope to opposition leaders in other countries, who sense that a backlash against populists may be brewing, according to the New York Times.

17. Mar 2019 at 11:15 | Compiled by Spectator staff

- Direct link to the original article:

Čaputová represents a rare victory for liberal forces in central Europe

- Photo credits:

Zuzana Čaputová, the winner of the first round of presidential elections in Slovakia (Source: SITA)

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Rubrica : {Girodivite 25 anni}

Buone nozze d’argento Girodivite!

Il venerdì 15 marzo 2019 di Paola Fagone

Ho iniziato a scrivere su Girodivite per caso. E come accade alle cose casuali, spesso sono piene di piacevoli sorprese. Avevo appena finito un corso per Addetto Ufficio Stampa negli uffici della pubblica amministrazione e ne ero entusiasta, perché in poco tempo e grazie ad un tutor estremamente generoso - lo voglio citare: Giorgio Ruta - avevo acquisito quei segreti per perfezionare la scrittura. Certo, la capacità di scrivere è un dono, un talento innato, ma spesso non è sufficiente, non basta per acquisire quella predisposizione a scrivere sempre e comunque, con qualsiasi stato d’animo, fuori da un contesto creativo, come un giornalista dovrebbe essere.

Sembra facile, ma non lo è affatto, e per me che scrive abitualmente sotto impulso, è stato parecchio complicato, e di fatto, ancora lo è. Ma per tutte le cose che prevedono un perfezionamento, la soluzione più semplice e alla portata è l’allenamento. Scrivere quindi, scrivere, scrivere, scrivere! Sì, ma dove? Con i potenti mezzi a disposizione, ovvero un portatile di seconda mano e una connessione internet non proprio efficace, cominciai a cercare nel web dei siti dove potevo scrivere ma con una certa "semi professionalità", con una squadra di supporto che poteva valutare quanto proposto e metterlo in discussione (sembra incredibile, ma la redazione di Girodivite non ha mai spostato una virgola, semmai ha tolto un pezzo scomodo per intero, ma non ho mai avuto correzioni su quanto ho scritto!).

Non è stato semplice, ma potenza degli algoritmi, che all’epoca non erano alla moda come adesso, mi sono imbattuta su una testata on line, registrata in un tribunale, dai contenuti immediatamente originali e con una missione affatto banale, ovvero dare voce alle città invisibili. Sembrava un segno del destino, ma Palermo si apprestava ad ospitare una mostra di acquerelli di Pedro Cano, dove il tema era proprio lo stesso, Les ciudades invisibles, prendendo ispirazione dal libro di Italo Calvino, il quale forse per primo, ha sentito la necessità di accendere un faro a quelle realtà nascoste e prive di visibilità perché fuori da circuiti standard. Le province, le realtà che rappresentano, lo stile di vita e le difficoltà di emergere in un piccolo centro sono tematiche care a Girodivite, sono tematiche care a me, che ho sempre vissuto la provincia e anche in una grande città, ha cercato di evidenziare percorsi alternativi, realtà davvero oscurate e trascurate dal bagliore dei siti consueti, se vogliamo prevedibili. Mando un curriculum senza grandi aspettative e proprio nella compilazione del curriculum evito di abusare della fantasia, di scrivere quello che non avevo mai fatto ma che avrei tanto voluto fare, ovvero concretizzare il mio amore per la scrittura e la fotografia. Probabilmente dire esattamente cosa non ero è stata la chiave giusta per accedere - con mio grande stupore - alla squadra e farne parte immediatamente. L’emozione è stata grande, abnorme, ero gasatissima e allo stesso tempo vittima di una grande "ansia da prestazione". Sono stata cosi per giorni, non sapevo cosa scrivere, a cosa ispirarmi, in che modo avrei esordito senza deludere le aspettative.

Beh, probabilmente sono stata premiata per la simpatia, ma scorrendo le Ansa della Sicilia, sono stata colpita da un episodio che coinvolse un prete, costretto a interrompere la messa per un divieto di sosta. A ricordarlo, ancora adesso penso al mio esordio scoppiettante, molto ironico, che comunque, per una apprendista come me aveva racimolato nel giro di pochi giorni un numero consistente di visualizzazioni. Fortuna del principiante. Con la fiducia acquisita ho cominciati a specializzarmi e con la complicità della mia Nikon digitale nuova di zecca (non avete idea quanto la digitale aiuti una freelance!), ho cominciato a fotografare e scrivere, avendo già da me creato una fonte di ispirazione artigianale, l’invisibilità di una Palermo off. Ovviamente ho cominciato ad entrare nella parte ben presto, quindi giù ad "intervistare" chiunque, cercare e partecipare ad eventi, scovare situazioni originali da evidenziare e giustamente. Ho evitato fortemente un taglio polemico, volevo essere incisiva disseminando il dubbio, infatti, la stragrande maggioranza delle volte concludevo un pezzo con un punto di domanda.

È stato l’inizio di un lungo periodo di soddisfazioni, il pubblico leggeva, commentava, sembrava interessato. Amava le foto e gli argomenti di volta in volta scelti e proposti, non senza un lavoro di ricerca sulle fonti, sui dati, sulle citazioni. Le soddisfazioni fioccavano, sono diventata caporedattore della redazione di Palermo, in pratica ero solo io, ma che bello vedere scritto "caporedattore" sul sito! Ho distribuito riviste cartacee, perché c’è stato un periodo in cui il cartaceo traeva in inganno. Nelle piccole realtà, investire fondi su riviste che hanno piccole tirature è uno spreco di risorse ed energie creative. Modesta opinione. Scrivere e fotografare era diventata dunque un’attività piacevole in un momento piuttosto caotico della mia vita, era uno spazio creativo che tanto ha alimentato la mia autostima e tantissimo ha dato ai progetti ambiziosi che nel frattempo mi ero imposta e che qualche anno dopo avrei brillantemente concretizzato. Sui miei articoli ho fatto sorridere e arrabbiare tanta gente, indimenticabile - passatemi il termine - il "cazziatone" del maestro Angelo Avarello, il quale fu giustamente offeso quella volta che volli citare le televisioni private degli anni settanta, chiedendomi che fine avessero fatto i Teppisti dei sogni (complesso storico siciliano, molto amato ed estremamente, selvaggiamente ancora in attività!). Il maestro mi ha perdonata, non senza aver elencato gli impegni internazionali del gruppo...

Sugli articoli proposti qualcuno mi ha citato in una tesi di laurea, qualcuno mi ha pubblicato in un catalogo di una mostra d’arte, qualcuno ha avuto l’opportunità di fare scoprire nel profondo nord piccole realtà artigianali, ma dalla grande valenza industriale, che sembravano ai più spariti da tempo immemorabile. Ho scritto tanto, ho fotografato tanto, Girodivite mi ha dato la grande opportunità di cimentarmi nella cosa che più amo, mi ha permesso di fare un grande lavoro di ricerca con un principio etico di grande importanza: l’onestà intellettuale. Non sono giornalista, non sono pubblicista, ma so per certo che per un periodo abbastanza lungo e prolifico mi sono sentita nella condizione ideale di poterlo sentire ed essere. Auguri Girodivite e grazie, grazie, grazie, ti devo tanti momenti di entusiasmo, ti devo iniezioni di fiducia e grandi slanci, probabilmente ti devo ancora tanto.

Quindi, se tu vuoi, ancora una volta e con una maturità diversa, sarei onorata di farne ancora parte. Ma in fondo, ne faccio ancora parte, per questo, cercarmi dopo tanti anni per rievocare la mia esperienza su Giro di Vite consolida il nostro fantastico, mai interrotto legame affettivo, azzarderei, grande Amore. Auguri, congratulazioni a tutti noi, a quanti in questi anni, hanno apportato con la propria unicità, un contributo creativo di grande livello. Buone nozze d’argento Girodivite!

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Rubrica : {Mafie}

Mario Ciancio, la mafia e l’affaire del residence dei militari USA a Lentini

Il venerdì 15 marzo 2019 di Antonio Mazzeo

“Mario Ciancio Sanfilippo ha intrattenuto per decenni stretti rapporti con la mafia”. Lo ha sostenuto il 12 marzo scorso la sostituta procuratrice generale Miriam Cantone nel corso della prima udienza del processo in Corte d’appello a Catania sul provvedimento di sequestro e confisca dei beni dell’onnipotente editore-imprenditore siciliano Mario Ciancio Sanfilippo, disposto dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale etneo il 24 settembre 2018. Aziende e immobili per il valore complessivo di 150 milioni di euro (compresa la società editrice del quotidiano La Sicilia e la maggioranza delle quote della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari) di cui è stata richiesta la restituzione da parte dei legali di Ciancio, pure imputato del reato di concorso esterno in associazione mafiosa presso il Tribunale penale di Catania.

Tra le vicende analizzate nel corso della lunga requisitoria della dottoressa Cantone, quella relativa al progetto di costruzione di un megavillaggio a Lentini (Siracusa) destinato ad ospitare i militari USA di stanza nella base di Sigonella, progetto poi non realizzato anche per l’opposizione di alcune associazioni ambientaliste e dei NoWar siciliani. “Sarebbe stato l’ex parlamentare Salvatore Urso l’uomo che avrebbe venduto a Ciancio i terreni sui quali sarebbe dovuto sorgere il villaggio Xirumi per i soldati americani”, ha dichiarato la magistrata. “Il nome di Urso compare anche nelle carte del processo a Giulio Andreotti, per la sua presenza a un incontro che quest’ultimo avrebbe avuto all’hotel Nettuno con Nitto Santapaola”. Scomparso nel gennaio 2017, Salvatore Urso (ex sindacalista e democristiano doc, vicinissimo al pluriministro messinese Nino Gullotti) è stato deputato alla Camera dal 1972 al 1994 e sindaco del comune di Aci Sant’Antonio per oltre vent’anni. Della sua partecipazione all’affaire del megaresidence di Sigonella sino ad oggi non era trapelato nulla. Adesso però il progetto Xirumi, già al centro delle indagini del ROS dei Carabinieri nel 2003 e del procedimento penale contro l’ex governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, viene ad assumere contorni ancora più complessi e inquietanti.

L’oro americano tra centinaia di ettari d’agrumeti

“Anche la vicenda della costruzione, in territorio di Lentini del complesso abitativo destinato ai militari americani della base di Sigonella dimostra le cointeressenze tra il preposto Mario Ciancio Sanfilippo e Cosa Nostra”, scrivono i giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania nell’ordinanza di confisca dei beni nella disponibilità dell’editore-imprenditore. Il velocissimo iter del progetto insediativo e i controversi attori dell’operazione vengono poi analizzati dai giudici con dovizia di particolari. “A seguito di decisione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America, che aveva programmato un incremento della presenza di militari in Sicilia, venivano presentati diversi progetti per la realizzazione di alloggi per insediamenti temporanei dei militari e dell’altro personale di nazionalità statunitense che avrebbe dovuto prestare servizio presso la base NATO di Sigonella, sita in territorio del Comune di Motta S. Anastasia (Catania)”, si legge nell’ordinanza del 20 settembre 2018. “L’iter amministrativo per ottenere le autorizzazioni per la realizzazione in un’area agricola di un complesso insediativo chiuso ad uso collettivo, in deroga ai dettami dei piani regolatori vigenti e dei limiti di cubatura previsti nei regolamenti edilizi comunali, e disciplinato dall’art. 151. Reg. Sic. 71/1978 è cosi riassumibile: una società privata propone al Comune competente di cambiare la destinazione d’uso dei terreni; il Consiglio Comunale approva la variante urbanistica; l’Assessorato Regionale al Territorio ed Ambiente, in assenza di osservazioni, approva in via definitiva la variante al PRG”.

L’istanza per l’approvazione del progetto per il megaresidence USA (mille casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato, parcheggi coperti, alcuni residence, impianti sportivi, ecc.) fu presentata il 2 febbraio 2006 dalla società Scirumi S.r.l. all’allora sindaco di Lentini Sebastiano Neri (esponente dell’Mpa di Raffaele Lombardo). Il progetto prevedeva l’insediamento urbanistico in due distinte aree agricole: la prima di 67 ettari nelle contrade Xirumi e Cappellina; la seconda in contrada Tirirò, estesa 24 ettari. A firmare il progetto erano l’architetto Matteo Zapparrata, all’epoca capo dipartimento della Provincia Regionale di Catania, settore programmazione opere pubbliche, sotto la presidenza di Raffaele Lombardo; Antonio Leonardi, dirigente dell’A.U.S.L. 3 di Catania e segretario provinciale dell’Ordine degli Ingegneri; Rosario Garozzo, direttore generale del Comune di Adrano.

“Il progetto aveva un rapido iter amministrativo”, scrivono i giudici del Tribunale di Catania. “Il 9 febbraio 2006, il Coordinatore del 4° Settore del Comune di Lentini, Arch. D’Anna, chiedeva all’amministrazione comunale di esprimersi sulla variante, precisando che la stessa non contrasta né con lo strumento urbanistico generale, né con le previsioni dello Schema di Massima approvato del nuovo P.R.G. in fase di approvazione e il 17 febbraio 2006 l’allora Sindaco di Lentini chiedeva all’arch. D’Anna di istruire con urgenza il progetto di variante richiesto dalla Scirumi S.r.l. e di richiedere altresì tutti i pareri previsti per legge per permettere che lo stesso potesse essere portato in Consiglio Comunale per la relativa approvazione, motivando l’urgenza con la particolare rilevanza sociale, economica e occupazionale del progetto per la città di Lentini. Il 5 marzo 2006 il sindaco Sebastiano Neri veniva dichiarato decaduto per incompatibilità di tale carica con il mandato di parlamentare regionale, essendo stato eletto all’A.R.S. nel 2003. L’11 aprile 2006 il Presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro emetteva il decreto con il quale veniva dichiarata la cessazione della carica dei componenti della Giunta Municipale di Lentini e contestualmente nominava il vice prefetto di Siracusa dott. Massimo Signorelli Commissario Straordinario per la gestione del Comune, in sostituzione del Sindaco e della Giunta, sino alla successiva tornata elettorale. Il 12 aprile 2006 venivano indette dall’Assessore alle Autonomie Locali le nuove elezioni comunali. Il menzionato arch. D’Anna inoltrava al Commissario Straordinario (frattanto insediatosi in luogo del Sindaco), al Presidente del Consiglio Comunale ed al Segretario Generale per l’inserimento nella delibera per l’approvazione, la relazione istruttoria integrativa che conteneva la scheda tecnica trasmessa dalla Scirumi S.r.l. e gli obblighi che la società proponente doveva assumere in caso di approvazione della proposta di variante. Il 18 aprile 2006 il Consiglio Comunale di Lentini approvava la variante al P.R.G. (delibera n. 21), trasformando l’area interessata per la realizzazione del complesso residenziale da zona agricola E in zona CE 4”.

A scompaginare le carte giungeva però il 7 giugno 2006 una lettera-esposto a firma del Centro Studi Territoriale DDISA, dei Verdi di Lentini e del giornale online Girodivite.it, in cui si ipotizzava la violazione delle norme regionali in materia urbanistica. “Tutta l’operazione Scirumi è stata viziata dall’inizio da una serie di errori, di violazioni e di omissioni che duramente configgono con la moralità, la trasparenza e le leggi”, scrivevano le associazioni. “L’insediamento deturperebbe irrimediabilmente il contesto paesaggistico e colpirebbe una delle attività produttive locali più redditizie, la produzione di agrumi. La zona di Xirumi, Cappellina e Tirirò è pure interessata da almeno due aree archeologiche, una delle quali ricade proprio all’interno della cinta del complesso in questione. L’altra area, di cui nessuno ha fatto menzione nell’iter progettuale, è di particolare importanza storica e culturale. Si tratta del vasto insediamento rupestre sul colle di San Basilio che domina il vasto paesaggio che si vorrebbe convertito a residence e villette”. L’esposto convinceva gli amministratori lentinesi (alle elezioni era stato eletto sindaco Alfio Santo Mangiameli del partito La Margherita) a sospendere la delibera e convocare una nuova seduta del consiglio comunale per analizzare il progetto degli alloggi USA. “Con delibera 52 del 16 ottobre 2006, veniva tuttavia approvata definitivamente la variante al P.R.G., trasformando l’area interessata all’insediamento del complesso residenziale”, annotano i giudici di Catania. “Tale delibera veniva approvata dall’Assessorato Regionale al Territorio e all’Ambiente – Dipartimento Urbanistica con decreto n. 93 emesso in data 1 febbraio 2007, pubblicato il 13 aprile 2007 sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana. Assessore Regionale era l’avvocata Rossana Interlandi, soggetto molto vicino all’allora Presidente della Provincia Regionale di Catania (successivamente presidente della Regione) Raffaele Lombardo”.

Scirumi USA, un progetto di casa Ciancio

A convincere gli inquirenti sul ruolo chiave di Mario Ciancio Sanfilippo e familiari nell’affaire, i dati riportati nella visura camerale della compagine sociale che aveva presentato al Comune di Lentini il progetto per i militari di Sigonella, la Scirumi S.r.l. con sede a Catania in via XX Settembre 42 presso lo studio del professore Gaetano Siciliano, presidente onorario della Fondazione Dottori Commercialisti Sicilia, già presidente dell’ordine dei commercialisti e del collegio dei revisori dei conti del Comune di Catania. “La Scirumi – si legge nell’ordinanza di confisca - era così composta: Cappellina S.r.l, avente sede a Catania in via Pietra dell’Ova n. 51 (luogo di residenza di Mario Ciancio Sanfilippo), i cui soci erano in parti eguali i figli; tale società aveva detenuto sino al 26 ottobre 2010 il 10% delle quote della Scirumi e da quella data ne era divenuta titolare al 100%; Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro S.p.a., titolare fino al 26 gennaio 2010 del 51% delle quote del capitale sociale; DA.CA. S.r.l, inizialmente proprietaria del 35,5% del capitale sociale”. Altre piccole quote sociali della Scirumi erano state detenute sino al gennaio 2010 da Giuseppe Celano (4%) e Francesco Siciliano (2,5%), quest’ultimo figlio del commercialista Gaetano Siciliano.

“Quanto a tali soggetti merita attenzione anzitutto la Impresa Costruzioni Giuseppe Maltauro S.p.a.”, aggiungono i magistrati etnei. “Tale società, con sede a Vicenza, attiva sin dall’anno 1969, aveva già eseguito lavori per conto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America presso la base di Aviano (Pn). La Maltauro, inoltre, aveva acquistato l’impresa Ferrari di Genova, a sua volta acquirente della IRA Costruzioni di Graci e della Fratelli Costanzo, storiche imprese edili di Catania (originariamente appartenenti a soggetti vicini a Cosa Nostra etnea), ed aveva infine realizzato il centro commerciale Etnapolis, sito a Belpasso (Catania), la cui costruzione aveva costituito oggetto del procedimento penale denominato Dioniso”.

“Amministratori della Scirumi S.r.l. fino al 25 febbraio 2010 erano i seguenti soggetti: Carmelo Garozzo, dal 26 aprile 2007 consigliere del C.d.A. e poi amministratore unico della società, figlio di Francesco Garozzo amministratore unico della Cappellina S.r.l.; Mauro De Paoli, presidente del C.d.A., consigliere nominato in quota Maltauro; Stellario Gentile, consigliere, nominato in quota DA.CA. S.r.l., società di cui lo stesso deteneva una quota di proprietà; Gianalberto Balasso ed Ezio Trentin, consiglieri in quota Maltauro”. La Scirumi aveva quale oggetto sociale l’acquisto e/o la vendita di terreni agricoli e/o l’assunzione e la gestione della conduzione sia indiretta che diretta degli stessi, l’esecuzione di opere di bonifica e di trasformazione agraria e forestale. “Tra il 9 febbraio 2005 e il 20 luglio 2005 la Scirumi S.r.l. acquistava terreni di proprietà di Mario Ciancio Sanfilippo e della S.A.T.E.R. - Società Agricola Turistica Etna Riviera S.r.l. (società le cui quote appartenevano allo stesso Mario Ciancio Sanfilippo, al coniuge Valeria Guarnaccia ed ai figli Domenico Ciancio Sanfilippo e Rosa Emanuela Ciancio) per il complessivo importo di euro 5.434.300”, aggiungono i magistrati. “Contestualmente alla prima vendita di terreni dal Ciancio alla Scirumi S.r.l, il 9 febbraio 2005, Giuseppe Maltauro S.p.A., DA.CA. Service, Giuseppe Celano e Francesco Siciliano, titolari del 90% di quote nominali della Scirumi, inoltravano alla Cappellina S.r.l. una proposta irrevocabile di vendita delle quote in loro possesso”. Da notare come al tempo la S.A.T.E.R. condividesse la stessa sede della Cappellina (via Pietro dell’Ova 51, Catania) e finanche l’amministratore, l’anziano avvocato Francesco Garozzo, presente in altre operazioni finanziarie del gruppo Ciancio.

Infine un’annotazione dei giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catania su uno dei progettisti del complesso residenziale USA, l’architetto Matteo Zapparrata. “Egli è stato Ingegnere Capo della Provincia di Catania ed era altresì fidato collaboratore di Raffaele Lombardo, tanto che quest’ultimo, quando divenne Presidente della Regione Siciliana lo aveva nominato Commissario Straordinario del Consorzio per le Autostrade Siciliane, incarico che ha ricoperto fino al 10 agosto 2010, data in cui ha rassegnato le dimissioni. Si ricordi altresì che l’arch. Zapparrata è il soggetto al quale avevano fatto riferimento gli interlocutori della conversazione intercettata il 28 luglio 2008 presso l’ufficio del Ciancio Sanfilippo durante la riunione tra il proposto, il Lombardo e gli altri soggetti meglio sopra indicati, relativa all’approvazione di variante al progetto del centro commerciale Porte di Catania. Si riscontrano inoltre diverse conversazioni tra lo Zapparrata e Mariano Cono Incarbone, imprenditore definitivamente condannato per il delitto di associazione mafiosa nell’ambito del procedimento Iblis. La figura dello Zapparrata emerge anche nella vicenda relativa al progetto della società Stella Polare (la realizzazione di un centro polifunzionale con alberghi, sale congressi, campi da golf, ecc. a sud della città di Catania, nell’ambito del cosiddetto Pua - Piano urbanistico attuativo N.d.a)”.

E il residence dei marines di Sigonella diventa Cosa Nostra

“Diverse conversazioni intercettate nel corso del procedimento c.d. Iblis dimostrano l’estremo interesse alla realizzazione del progetto del residence per i militari di Sigonella sia di Vincenzo Basilotta (e per suo tramite di Cosa Nostra ), sia del Ciancio, benché quest’ultimo avesse già ottenuto dall’affare il suo profitto costituito dalla plusvalenza ricavata dalla vendita dei terreni”, annota il Tribunale di Catania. Imprenditore edile, già co-titolare della società Fratelli Basilotta S.p.A. (successivamente IN.CO.TER.-Infrastrutture Costruzioni Territorio S.p.A.), Vincenzo Basilotta aveva riportato la condanna per associazione mafiosa in primo e secondo grado al processo “Dioniso”, condanna poi annullata con rinvio dalla Cassazione (il procedimento si è concluso con sentenza di non doversi procedere per sopravvenuta morte dell’imputato).

“Diverse conversazioni telefoniche intercettate consentono di affermare che il Basilotta facesse parte dell’organizzazione criminale denominata Cosa Nostra e fosse in particolare vicino al potente boss di Caltagirone Francesco La Rocca e all’ala della famiglia Santapaola riconducibile ad Antonino Santapaola fratello di Nitto e ad Alfio”, scrivono gli inquirenti. “Meritano, in particolare, di essere esaminate le conversazioni del 26 febbraio 2007, tra Vincenzo Basilotta e Rosario Di Dio (responsabile della famiglia di Cosa Nostra di Ramacca), presso il distributore Agip gestito da quest’ultimo, nel corso della quale il primo riferiva al suo interlocutore che avrebbe dovuto effettuare dei lavori di sbancamento da Ciancio, il quale aveva trovato un accordo con gli Americani, così facendo riferimento evidentemente al progetto in esame; per tale ragione il Basilotta chiedeva al Di Dio informazioni circa un’area in cui depositare il materiale di risulta”. Agli atti d’indagine anche la trascrizione di una conversazione avvenuta il 18 marzo 2007 tra Vincenzo Basilotta e tale “Paolo” non meglio identificato, nel corso della quale il primo discuteva con il secondo dei lavori che avrebbe dovuto eseguire su due distinte aree di proprietà del Ciancio Sanfilippo (realizzazione di quasi milleduecento alloggi), chiedendo di trovare un luogo ove smaltire la terra di risulta.

Due giorni più tardi veniva intercettato un colloquio tra il Basilotta e Mario De Paoli, presidente del C.d.A. della Scirumi S.r.l. “dalla quale emerge come il Ciancio Sanfilippo si fosse interessato del rinnovo delle cariche societarie della società predetta, esercitando all’uopo la sua determinante influenza”. Come è andata a finire?, domandava Basilotta. Niente, tutto, tutto in attesa, rispondeva De Paoli. Per quanto riguarda Scirumi, è stato confermato la cosa, no? E verrà ratificata verso aprile, che c’è il rinnovo delle cariche.. no?

Certo! replicava Basilotta. Ma Sicuramente Ciancio ha avuto la sua influenza perché lui ha chiamato molto preoccupato… Ha chiamato venerdì, ha detto: ma qua non è che fate cazzate? E quindi loro hanno subito abbassato l’ala. Mentre per quanto riguarda la fiera è tutto per aria, capito? Ma, ma Pogliese non si è fatto sentire?

Io non so niente, sono stato zitto..., rispondeva De Paoli. E non devo far niente, devono muoversi loro! Un’altra cosa... mi diceva il dottor Lavaglia che va a Milano, non ho capito se domani... Sì domani, perché ieri sera ci siamo visti e mi ha detto guarda che io devo andare a Milano per quella questione lì, no? E va da Zuncheddu proprio, perché ha un appuntamento con Zuncheddu, no? E vediamo cosa vien fuori, insomma, no? Tu stai andando anche tu per le tue cose? (…) Lui é andato in avanscoperta, domani, non so che cosa traffica, cosa fa, cosa briga, però so che ci va e va da…, mi sembra che lui sia in confidenza con l’ingegner Fantoni, che non so cosa faccia all’interno dell’organizzazione, e parla con il titolare che è l’ingegner Zancheddu… Per quanto riguarda Zapparrata io adesso lo chiamo, gli dico di stare un attimo fermo per… Ed aspettiamo gli sviluppi via Pogliese… La settimana prossima ci vediamo...

Il 3 aprile e il 31 maggio 2007 Vincenzo Basilotta e Mauro De Paoli tornavano a discutere ancora del rinnovo delle cariche della Scirumi S.r.l. e di altre vicende riguardanti il progetto di costruzione del residence per i militari di Sigonella. In particolare nel corso della telefonata di giorno 31 “i due discutevano dell’interessamento di Mario Ciancio Sanfilippo, il quale aveva già informalmente contattato il comando americano, della necessità di una interlocuzione formale con gli statunitensi e della successiva esecuzione dei lavori che, si comprende, sarebbero stati affidati allo stesso Basilotta”.

Ho mandato una lettera, dieci giorni fa, notificando il decreto, tutta la posizione..., spiegava De Paoli. Penso di preparare un’altra lettera per fissare l’incontro, ai fini dell’appuntamento, lui mi ha detto che ha già fissato l’appuntamento con gli americani… E quindi prepariamo un’altra lettera che lo fissiamo ufficialmente per un incontro ufficiale, con un interprete, con questo... con chi cazzo vuoi tu, va bene, e lui, e tutto procede, dai! Quindi dobbiamo essere dentro, poi vediamo, se questo, appena incominciamo, tutto bene... Scirumi gli dice lui... che è il vecchio ragionamento, no? Questo è stata una parola... del Ciancio...

Quale impegno? Scirumi sarà una catena di montaggio! esclamava Basilotta. Perfetto! Però l’inizio, è importante che non scombiniamo poco..., replicava l’imprenditore. Però, se io sto qua... Scirumi è un binario! E questo gli ho detto: Guarda, tu non ti preoccupare, ti ho già detto il mese scorso che la mia disponibilità c’è, le condizioni tu le sai, le mie condizioni sono.. perché io... la mia testa, non testa mia mia mia, testa per l’azienda, per fare il lavoro bene, per farlo nei tempi, capito? Il concetto va bene per tutto e per tutti! E ce la giochiamo a fine anno, papem...papum...papam... Ce la giochiamo, come va va! Io penso che a fine anno Scirumi dovrebbe venire a galla, no!? E poi vediamo il lavoro dove è, Scirumi è un bell’impegno, è un impegno pari a quello che devi fare un centro commerciale in pochi mesi, perché fare mille case in tre anni, comprensivo di strade, fognature, impianto di depurazione, illuminazione, cabine, acqua, luce, acqua, gas.. o no!? Parcheggi, dobbiamo fare insomma... è un paese! Mille case è un paesino, un paesino piccolo ma è un paesino! Quindi, è un bell’impegnone, ma lo faremo… la pelle, diciamo, o il pollo lo mettiamo nel sacco, poi vediamo come cucinarlo, se arrosto, lesso, prendiamolo intanto! Adesso sono tre anni che gli corriamo dietro, eh! Tre anni che giriamo su queste cose, con sacrificio, con impegno e puntini puntini che tu conosci perfettamente! Tu hai iniziato, però è una bella padella che prima di arrivare là... Tanto io adesso vengo, io qua vengo una volta al mese perché ho un impegno. Vengo giù e sto con lei, per vedere questo, quell’altro, gli scavi, il materiale, i prefabbricati, darle una mano... Io vengo con lei, nel giorno che vengo giù per lui vengo giù per Scirumi. Cosa faccio per Scirumi? Molto semplice, vado dall’amico a rompere i coglioni, il giorno prima, la sera, ora di pranzo... Che non piglia un colpo, che non scappa, che non... Poi, vado a salutare a Ciancio, perché anche quella è una cosa importante. E quindi con la scusa parlo di Scirumi tutta la sera. Non c’è niente da fare, bisogna andare dal notaio, debbo vedere l’acqua come siamo messi con i pozzi dell’acqua, perché se uno ha pagato le tasse...

Quel Sì al MUOS del governo Lombardo

In quegli stessi giorni gli inquirenti intercettavano pure un colloquio tra l’allora boss reggente del clan di Ramacca Rosario Di Dio, tale Giuseppe Majorana e una donna non identificata, nel corso della quale il Di Dio riportava che le aree di proprietà dell’editore Ciancio erano diventate idonee alla realizzazione del villaggio per i militari statunitensi “grazie al prezioso intervento della Sovrintendenza che aveva concentrato il vincolo originariamente esteso all’intera area ad una porzione molta più ridotta, tanto da consentire lo sblocco dell’iter amministrativo per la realizzazione del villaggio USA sulla rimanente parte dell’area”. Alla richiesta della donna di trovare un geologo per risolvere un contenzioso su un terreno nel comune di Scicli, ancora Di Dio spiegava che era preferibile invece cercare l’architetto Matteo Zapparrata.

Zapparrata è il responsabile dai tempi di Nello Musumeci, dell’ufficio tecnico della Provincia di Catania, giusto?, aggiungeva Rosario di Dio. Ancora oggi è dirigente, massimo dirigente dell’ufficio tecnico della Provincia di Catania... E’ con il pizzetto... Matteo Zapparrata si chiama! In questo monte qui davanti… che è il monte di Mario Ciancio a Scirumi non era geologicamente, no, a parte questo c’era un vincolo della Sovrintendenza. Sa cosa ha fatto lui!? Hanno chiamato la Sovrintendenza, gli hanno fatto fare a spese loro le ricerche per vedere cosa c’era sotto terra, lo studio geologico. E tutti quegli etteraggi dei terreni sono diventati idonei per fare il villaggio agli Americani…

“Va infine richiamata la conversazione intercettata in data 23 settembre 2008, allegata alla annotazione del ROS dei Carabinieri di Catania del 23 gennaio 2014”, proseguono i magistrati etnei. “Tale dialogo aveva luogo presso l’ufficio del proposto (Mario Ciancio Sanfilippo Nda), tra quest’ultimo e due soggetti dei quali uno era verosimilmente il più volte menzionato Mauro De Paoli e l’altro e rimasto non identificato. Nel corso della conversazione il De Paoli chiedeva l’intercessione del Ciancio Sanfilippo con l’allora neoeletto Presidente della Regione Raffaele Lombardo affinché agevolasse l’installazione del MUOS (il contestato sistema di monitoraggio americano) in territorio di Niscemi, cosi da accreditare lo stesso Ciancio Sanfilippo e tutta la Scirumi presso il nuovo comandante americano di Sigonella (tale Kinsley) al fine di concludere l’accordo con l’amministrazione militare statunitense che avrebbe portato alla realizzazione del progetto…”.

“Da quanto precede – conclude il Tribunale di Catania - emerge come ancora una volta il Ciancio abbia sfruttato i propri legami e rapporti con esponenti del sistema politico siciliano al fine di assicurare un canale privilegiato per l’approvazione del progetto ora in esame, il cui iter amministrativo procedeva e si concludeva positivamente in tempi rapidi: detti legami gli consentivano di avere in anticipo la certezza dell’esito favorevole, tanto da ottenere, ancora una volta, rilevantissimi profitti ricavati dalla plusvalenza dei suoi terreni, venduti quando erano ancora a vocazione agricola ma per i quali veniva corrisposto dalla controparte un prezzo elevatissimo come se già la detta destinazione fosse stata modificata. E tale certezza non poteva che essere comune anche alla controparte del Ciancio Sanfilippo (prima fra tutti la Maltauro, soggetto con notevole esperienza imprenditoriale), che non si sarebbe certo determinata ad effettuare detto onerosissimo acquisto se non avesse avuto adeguate garanzie in ordine alla concessione della variante urbanistica. Emerge inoltre dai dati esposti come ancora una volta fosse stato stabilito che l’esecuzione dei lavori per la realizzazione del villaggio sarebbe stata affidata all’imprenditore mafioso Basilotta. Non si rivela pertinente la deduzione difensiva secondo la quale non sarebbe stato il Ciancio Sanfilippo a scegliere l’impresa del Basilotta, il quale avrebbe piuttosto avuto rapporti privilegiati con la Maltauro. Invero, dalle conversazioni intercettate e dall’ulteriore circostanza che nel consiglio di amministratore della Scirumi figurava l’amministratore della Cappellina, si desume come l’odierno proposto rivestisse in concreto un ruolo di primo piano nella gestione della società, tanto da condizionare la scelta degli organi amministrativi, e ciò malgrado egli detenesse solamente il 10% delle quote, e come egli avesse estremo interesse alla realizzazione del progetto da essa società portato avanti tanto da promettere il suo intervento presso il Presidente della Regione Sicilia per il controverso progetto del MUOS solo a condizione che gli venisse garantita l’adesione al progetto Scirumi delle competenti autorità statunitensi (…) Anche nella presente vicenda, dunque, il proposto si e reso disponibile a dare a Cosa Nostra il contributo costituito dall’affidamento ad un’impresa mafiosa di lavori di rilevante entità, contributo poi non concretizzatosi solo perche l’affare non era andato in porto ed i lavori non erano pertanto stati eseguiti”.

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Rubrica : {Comunicazione}

148 frustate contro la libertà

Il venerdì 15 marzo 2019 di Redazione

148 frustate. Come in un film dell’orrore, dove sappiamo che è finzione eppure ci impressiona lo stesso. Solo che sta per succedere davvero, adesso, in Iran.

Nashir

Nasrin è un’avvocata. Ha difeso nelle corti dell’Iran le donne che avevano protestato pacificamente contro l’obbligo del velo, ha parlato di diritti umani, di autodeterminazione delle donne, di libertà. Dopo due processi farsa, Nasrin è stata condannata a 33 anni di carcere e a subire 148 frustate. Una condanna inumana e ingiusta che vuole essere un esempio terribile per tutti quelli che lavorano per i diritti umani in Iran.

Questa è la più grave sentenza degli ultimi anni contro un’attivista in Iran. Amnesty non si fermerà e continuerà a protestare contro questa condanna ingiusta e inumana. Nasrin Sotoudeh, la nota avvocata iraniana per i diritti umani ora in carcere, è stata condannata a 33 anni di carcere e a 148 frustate, dopo due processi gravemente iniqui.

Le accuse contro di lei sono la conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, inclusa la sua difesa delle donne che protestano contro l’obbligo di indossare il velo in Iran e la sua pubblica opposizione alla pena di morte.

Nell’agosto 2018 ha scritto una lettera dal carcere per annunciare l’inizio del suo primo sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione arbitraria e contro le pressioni giudiziarie a cui sono soggetti i suoi amici e la sua famiglia. Lo sciopero era indirizzato in particolare all’arresto del suo amico e difensore dei diritti umani Farhad Meysami.

Nel novembre 2018, Nasrin Sotoudeth inizia un nuovo sciopero della fame per protestare contro la continuativa detenzione di Farhad Meysami e per l’arresto di suo marito, Reza Khandan, avvenuto il 4 settembre 2018. Entrambi gli uomini sono stati condannati per “propaganda contro il sistema” e “raccolta e collusione per commettere crimini contro la sicurezza nazionale” e condannati ad un totale di sei anni di carcere in relazione al loro sostegno della campagna contro l’obbligo di indossare il velo (hijab).

Le più recenti accuse contro Nasrin Sotoudeh si fondano sul suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, incluso il suo lavoro in difesa delle donne perseguitate nel 2018 per aver protestato pacificamente contro l’obbligo abusivo, degradante e discriminatorio di dover indossare il velo in Iran.

Nella sua incriminazione, le autorità hanno elencato sette capi di accusa contro di lei, quattro dei quali erano basati sulla sua opposizione all’obbligo del velo: “incitamento alla corruzione e alla prostituzione“; “impegnarsi apertamente in atti peccaminosi… apparire in pubblico senza un hijab“; “irrompere l’ordine pubblico“; e “disturbare l’opinione pubblica“.

Le pacifiche attività in favore dei diritti umani di Nasrin Sotoudeh contro l’obbligo di indossare il velo, comprese quelle intraprese nel suo ruolo di avvocato, come l’incontro con i suoi clienti, sono state utilizzate per costruire una causa penale contro di lei.

Le altre tre accuse contro di lei – “la formazione di un gruppo con lo scopo di interrompere la sicurezza nazionale“, “diffusione di propaganda contro il sistema” e “raccolta e collusione per commettere crimini contro la sicurezza nazionale” – si sono basate sulle sue attività pacifiche che le autorità hanno considerato come “criminale”.

Queste attività includono l’appartenenza a gruppi per i diritti umani come il Centro per difensori dei diritti umani e la Campagna Step by Step per l’abolizione della pena di morte, la pubblicazione di notizie su Shaparak Shajarizadeh, che è stata condannata a 20 anni di carcere, 18 dei quali sono stati sospesi, per la sua protesta pacifica contro l’obbligatorietà del velo.

Anche l’insistenza di Nasrin Sotoudeh sulla scelta di un avvocato indipendente invece di uno dall’elenco dei 20 selezionati dal capo del potere giudiziario è stato riconosciuto dalle autorità giudiziarie come un atto criminale.

Il suo processo, che ha avuto luogo il 30 dicembre 2018 davanti alla sezione 28 del Tribunale rivoluzionario di Teheran, è avvenuto in sua assenza. Nasrin si è era rifiutata di partecipare al processo, citando l’ingiusta natura del procedimento.

Nel mese di settembre 2016, nella sezione 28 del Tribunale rivoluzionario di Teheran Nasrin Sotoudeh ha affrontato l’accusa di “propaganda contro il sistema” e “raccolta e collusione per commettere crimini contro la sicurezza nazionale“. Il giorno del suo processo, le fu negato l’accesso al tribunale e l’udienza si svolse in sua assenza.

Non è stata informata di esser stata processata e condannata fino a quando non è stata riarrestata. Il verdetto del tribunale non ha fatto menzione delle accuse. Il giudice l’ha condannata con l’accusa più controversa di “aiuto a nascondere le spie con l’intento di danneggiare la sicurezza nazionale” ai sensi dell’articolo 510 del codice penale e l’ha condannata a cinque anni di carcere, due anni in più rispetto al massimo della pena prevista per legge per questo reato.

Nel verdetto le autorità l’hanno accusata di lavorare con i “controrivoluzionari” che vivono dentro e fuori l’Iran al fine di minacciare la sicurezza nazionale” e di “incontri segreti con diplomatici stranieri e persone sospettate di essere agenti dei servizi segreti con sede in ambasciate straniere in Teheran” con il “pretesto” dei diritti umani.

Il giudice ha inoltre affermato che “le sono stati dati 50.000 euro per il Premio Sacharov in modo che potesse sostenere le sue attività contro la sicurezza nazionale e per il rovesciamento dello stato“.

Nel 2012, scontando una precedente pena detentiva nel carcere di Evin, Nasrin Sotoudeh ha ricevuto dal Parlamento europeo il premio Sakharov per la libertà di pensiero, in collaborazione con il regista iraniano Jafar Panahi. Ad Amnesty International risulta che non abbia mai riscosso il premio in denaro.

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Rubrica : {Sportivamente}

6 Nazioni 2019, torna il IV tempo rugby e cultura

Il venerdì 15 marzo 2019 di Piero Buscemi

Torna a Roma il consueto appuntamento con il Guinness Six Nations, il Torneo più antico del mondo, e il patrimonio culturale di Roma scende ancora una volta in campo al fianco degli Azzurri, andando ad arricchire l’offerta di eventi collaterali per i possessori di biglietti per le gare dell’Italrugby all’Olimpico legati al contenitore “IV Tempo Rugby e Cultura”.

Confermata la collaborazione con il MIBACT che apre ai fans della Nazionale le porte di alcuni tra i più interessanti Musei statali nella città, ai quali si aggiungono i Musei Civici di Roma Capitale che sostiene con grande impegno quello che è ormai divenuto uno degli appuntamenti sportivi più importanti nel calendario di Roma (la lista completa dei musei disponibili su www.federugby.it/IVTempo).

Da questa edizione la collaborazione con Roma Capitale si arricchisce della possibilità di vendita diretta dei biglietti del Sei Nazioni all’interno dei Tourist Infopoint nei luoghi di maggior flusso turistico della Capitale, e di vantaggi sull’acquisto della ROMA PASS, strumento indispensabile per chi visita Roma, per i possessori dei biglietti. A queste iniziative si conferma la partnership con il FAI – Fondo Ambiente Italiano che con i volontari di Roma organizza visite guidate a siti solitamente chiusi al pubblico all’interno del Parco del Foro Italico il giorno delle partite.

Il Sei Nazioni porta Roma migliaia di appassionati stranieri e italiani che colgono, grazie all’evento sportivo e al contenitore IV TEMPO – RUGBY E CULTURA, le grandi opportunità di arricchimento culturale offerte dalla Capitale.

Ma “IV Tempo Rugby e Cultura” è, anche, impegno sociale, promozione delle eccellenze nazionali e regionali, volontà di coinvolgere sempre più giovani e famiglie nell’evento, facendo conoscere loro la variegata gamma di valori che caratterizza lo sport italiano.

In coerenza con questa visione, le aree Hospitality dello Stadio Olimpico (hospitality.federugby.it per maggiori dettagli) offriranno una particolare attenzione all’enogastronomia regionale, caratterizzando ogni singola gara con prodotti tipici dalle Regioni italiane, mentre giovani tesserati provenienti dal territorio saranno i testimoni del messaggio di accoglienza per la squadra ospite con degli striscioni ad hoc che daranno gara dopo gara il benvenuto alle squadre ed ai fans gallesi, irlandesi e francesi.

Nella gara interna d’apertura, il 9 febbraio, il Coro di Torpignattara sfiderà idealmente quello del Principality Stadium, aggingendo calore al prepartita, mentre gli sbandieratori di Firenze ravviveranno il pregara contro l’Irlanda e i paracadutisti della Brigata Folgore scenderanno dall’alto sin sul prato dell’Olimpico per la 100esima partita del Torneo, il 16 marzo contro la Francia nel turno conclusivo, all’interno di una più ampia collaborazione con le Forze Armate che caratterizzerà l’intera edizione.

I Volontari FIR (http://fir.accreditationsystem.info/indicevolontari.asp) saranno, come sempre, impegnati a offrire servizi e accoglienza al pubblico, mentre l’iconico Stadio dei Marmi continuerà come nelle precedenti edizioni ad essere un polo di divertimento e promozione del gioco con attività legate al progetto “Rugby per tutti”

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Questi i Musei accessibili ai possessori di biglietto:

Musei Statali

Gallerie nazionali d’Arte antica - Palazzo Corsini - Roma (via della Lungara, 10)

Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea - Roma (via delle Belle Arti, 131)

Museo Archeologico nazionale Etrusco di Villa Giulia - Roma (piazzale di Valle Giulia, 9)

Museo delle Civiltà - Roma (piazza G. Marconi, 14)

Museo nazionale Romano - Crypta Balbi - Roma (via delle Botteghe Oscure, 31)

Museo nazionale Romano - Palazzo Altemps - Roma (piazza Sant’Apollinare, 46)

Museo nazionale Romano - Palazzo Massimo - Roma (largo di Villa Peretti, 2)

Museo nazionale Romano - Terme di Diocleziano - Roma (via Enrico de Nicola, 79)

Polo museale Lazio - Galleria Spada - Roma (piazza Capo di Ferro, 13)

Polo museale Lazio - Museo nazionale degli Strumenti Musicali - Roma (piazza Santa Croce in Gerusalemme, 9/A)

Musei Civici

Musei Capitolini – Piazza del Campidoglio 1

Centrale Montemartini – Via Ostiense 106

Mercati e Foro di Traiano – Via IV Novembre 94

Museo dell’Ara Pacis – Lungotevere in Augusta

Museo di Roma – Piazza Navona e Piazza San Pantaleo

Museo di Roma in Trastevere – Piazza Sant’Egidio 1/b

Musei di Villa Torlonia – Via Nomentana 70

Galleria Comunale di Arte Moderna – Via Crispi 24

Museo Civico di Zoologia – Via Aldrovandi 1

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Rubrica : {Lavoro}

INPS a trazione governativa

Il giovedì 14 marzo 2019 di Redazione Lavoro

Gli ordini arrivati dal governo devono essere stati chiari: priorità assoluta alle domande di pensione con Quota 100, che potranno essere liquidate in via provvisoria anche senza la certificazione della cessazione dell’attività, mentre le pensioni Fornero possono attendere. Così le sedi INPS si apprestano ad aprire i battenti in modo straordinario di sabato e forse anche di domenica per liquidare il maggior numero di pensioni “governative”.

Con un personale ridotto ai minimi storici, in attesa delle promesse assunzioni che arriveranno non prima dell’estate, i lavoratori dell’INPS sono spinti dai dirigenti a turni straordinari pur di non sfigurare con l’interlocutore politico.

L’Unione Sindacale di Base, che il 19 febbraio scorso ha organizzato una giornata di protesta contro la mancata nomina dei nuovi vertici, di fronte all’impasse del governo rilancia la mobilitazione invitando i lavoratori dell’Istituto a non aderire al lavoro straordinario e diffidando l’amministrazione dal privilegiare una prestazione rispetto all’altra. Chi va in pensione con i requisiti Fornero, 67 anni di età dal 2019, non solo ha dovuto lavorare di più ma ora deve mettersi in coda dietro alle priorità del governo.

Tridico

Nel frattempo Pasquale Tridico, il candidato dei Cinque Stelle alla presidenza dell’INPS anche se ufficiosamente, già ha incontrato i dirigenti generali e si muove come chi ha il mandato in tasca, programmando per domani anche un incontro con i sindacati.

È tutto regolare questo? Lo ha chiesto ufficialmente USB agli organi di gestione e di controllo con una nota inviata ieri. Per inciso USB non è stata invitata all’incontro pur essendo il secondo sindacato per rappresentatività all’INPS. Il nuovo che avanza sa già di vecchio.

Che il ruolo svolto finora dalla Lega nelle nomine INPS sia stato piuttosto debole lo dice il naufragio delle due candidature proposte dal Carroccio per la vice presidenza dell’Istituto. Saltata quella di Verbaro per incompatibilità e problemi personali, ieri pomeriggio è venuta meno anche la disponibilità per tale incarico da parte dell’ex direttore generale dell’INPS, Mauro Nori.

Tuttavia su quest’ultima rinuncia pesa, a nostro avviso, il fuoco di sbarramento di quella parte del M5S che punta ad una gestione dell’INPS in continuità con il mandato di Tito Boeri. E’ questo il punto: Nori avrebbe rappresentato una spina nel fianco per chi vuole che l’Istituto di previdenza si muova nel solco tracciato nel recente passato. Sembra quasi che si sia determinata una saldatura tra i Cinque Stelle, o almeno una parte consistente del movimento, giornali come “Il Corriere della Sera” e “la Repubblica”, che hanno sempre sostenuto Boeri e che hanno cercato in tutti i modi di affossare la candidatura di Nori, e i cosiddetti poteri forti, rappresentati da quei magnati come George Soros che possono condizionare le linee politiche dei partiti e dei giornali che sostengono a vario modo con i soldi della speculazione finanziaria.

La domanda è: cosa vogliono fare i Cinque Stelle dell’INPS? Boeri puntava alla previdenza complementare ed al ricalcalo di tutte le pensioni con il sistema contributivo. E’ ormai noto che il pallino principale dell’economista milanese fossero i dati dell’INPS, a guardia dei quali ha messo dirigenti esterni di sua fiducia che, per il momento, sono ancora lì. In questo contesto risulta preoccupante la presenza in INPS del candidato dei Cinque Stelle alla poltrona di presidente dell’Istituto, il prof. Pasquale Tridico, che, seppur in modo ufficioso, ha libero accesso agli uffici della direzione generale ed ha incontrato i dirigenti centrali. Di quali informazioni è venuto in possesso in qualità di semplice candidato alla presidenza? Gli sono stati forniti dati sensibili? Non abbiamo nulla di personale verso il prof. Tridico, ci mancherebbe, ma troviamo assurdo che s’incominci ad esercitare una funzione, ancorché ufficiosamente, prima di aver ricevuto l’incarico. Per giunta ieri sera le agenzie di stampa riferivano che a questo punto potrebbe saltare l’intero accordo sulle nomine INPS. Come spiegherebbero, gli organi dell’Istituto, la presenza nelle stanze dei bottoni di un estraneo? Glielo abbiamo chiesto ieri con una nota, attendiamo risposta.

Un potere politico arruffone e assetato di potere sta tenendo in ostaggio l’INPS e dall’Istituto pretende efficienza sulle prestazioni che rappresentano il fiore all’occhiello del governo: Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Questi due adempimenti hanno la precedenza assoluta, il resto può anche aspettare. Vuol dire che se vai in pensione con la Legge Fornero, non solo hai dovuto aspettare i 67 anni di età ma ti devi mettere pazientemente in fila dietro alle priorità del governo. Il baratro non è vicino, ci siamo dentro.

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Rubrica : {Eventi in giro}

LENTINI DI PIETRA: da Leontinoi a Lentini

Il giovedì 14 marzo 2019 di Giuseppe Castiglia

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Lentini di pietra

0re 9.00 24/03/2019

Il sito preistorico di Metapiccola e la Chiesa del Crocifisso sono gli esempi di questo trascorrere del tempo che ci ha lasciato eredi di un entusiasmante bellezza.

Sarà un crescere di emozioni fino a gustare le prelibatezze di un pranzo in grotta nel centro storico di Lentini

Il nostro viaggio si concluderà con una sguardo per i "vaneddi" (viuzze) di Lentini.

Appuntamento

- Ore 9.00 Zona Archeologica di Leontinoi - Via Archeologica, 96013 Carlentini SR

https://goo.gl/maps/Kx9cNgVBF2t

Guida: Italo Giordano

Note: Si raccomanda l’uso di scarpe da trekking, zaino in spalla, energia e tanto buon umore.

Difficoltà: media

Contributo

- A. Escursione + pranzo + servizio navetta 25 €
- B. Solo escursione 7 €
- C. Sconto per chi partecipa anche all’escursione LENTINI DI PIETRA del 25 aprile.

Parte del ricavato sarà devoluto per il progetto di restauro della Chiesa Rupestre del Crocifisso.

Prenotazione obbligatoria entro il 21.03 contattandomi in privato o telefonando al 3939926088.

Evento su Facebook—>> https://www.facebook.com/events/278745596355812/

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Rubrica : {Linking}

Socrate nei Social? / Stefano Scrima

Il giovedì 14 marzo 2019 di Sergej

Secondo voi, Socrate oggi sarebbe attivo sui social? Secondo me sì, pur con qualche perplessità, e credo anche che saprebbe gestire molto bene i suoi profili, senza rischiare di rimanere invischiato nella rete.

Del resto, a ben pensarci, Socrate era personaggio attivissimo negli ambienti social della sua epoca, ovvero nelle piazze dell’Antica Grecia dove si incontrava la maggioranza delle persone per trascorrere buona parte del proprio tempo. L’obiettivo era la socializzazione e la condivisione delle idee, il dibattito e il confronto sulle tematiche di attualità.

Socrate di sicuro si meraviglierebbe molto delle dinamiche relazionali che governano i Social, soprattutto non riuscirebbe a capire come sia possibile che chiunque abbia la propria opinione su qualsiasi cosa, opinione che assomiglia molto di più a “una verità scolpita nella pietra” che a un punto di vista attorno al quale sia interessante confrontarsi.

La grande saggezza di Socrate stava (ed è tuttora) nella sua consapevolezza di non sapere. Oggi occorre aggiungere un distinguo che riguarda la differenza sostanziale tra ‘informazione’ e ‘sapere’: “Il sapere non è semplicemente dato: non si trova facilmente quanto l’informazione. Spesso il sapere è preceduto da una lunga esperienza: esso possiede tutt’altra temporalità rispetto all’informazione, che è estremamente breve e fugace. L’informazione è esplicita, mentre spesso il sapere assume una forma implicita.”

Sui social c’è grande confusione tra possedere o procurarsi un’informazione e sapere o essere esperti dell’argomento oggetto di dibattito.

Probabilmente Socrate rimarrebbe sconcertato dalla presunzione con cui si affronta qualsiasi disputa, felice o non che sia, si meraviglierebbe della disinvoltura con cui chiunque si erge a giudice di chiunque altro, faticherebbe, ma non rinuncerebbe per nessuna motivazione al mondo, a imporre la propria dialettica come punto di partenza per un confronto davvero di crescita che permetta di elevarsi dal livello base che affonda le proprie radici nell’ignoranza: “Essere ignoranti significa semplicemente ignorare, e dato che è umanamente impossibile conoscere tutto, ognuno di noi, chi più chi meno, è un ignorante. C’è chi conosce molto bene un solo aspetto della realtà ma ignora tutto il resto, chi sa un po’ di tutto ma solo superficialmente, e chi non sa proprio nulla di nulla. Sono tre tipi di ignoranti, ma sono tutti e tre indiscutibilmente ignoranti”.

Per dirla come Socrate, essere ignoranti è inevitabile, il vero problema è non rendersene conto.

Riconoscere di non sapere è decisamente più saggio di fingere di sapere senza aver mai fatto nulla per acquisire le competenze di cui ci si vanta. Ecco perché Socrate non starebbe lontano dai social ed ecco perché sarebbe un’ottima guida (forse influencer?) per portare chi lo seguisse dall’ignoranza alla consapevolezza che è il punto di partenza per la saggezza.

1) Guardare prima se stessi;

2) pensare lentamente;

3) essere autentici;

4) non reagire;

5) informarsi;

6) saper ascoltare;

7) sapere non ascoltare;

8) saper tacere;

9) non voler piacere per forza;

10) pensare ancor più lentamente.

Tutte ovvietà, spesso disattese, che se fossero applicate da ciascuno di noi non solo nella vita social, ma anche in quella reale, permetterebbero di evitare molti disastri ai quali è molto difficile far fronte.

Sappiamo che i Social sono, in un certo senso, fabbriche del consenso che ci lusingano, ci fanno sentire speciali, ci mettono al centro dell’attenzione, ci fanno ottenere quantità incredibili di apprezzamenti, ma nel fare questo, in realtà, ci inseriscono in una dimensione artefatta, costruita apposta per noi, che solo in piccola parte rispecchia la verità vera.

I meccanismi delle piattaforme che più utilizziamo sono tali da renderci tutti uguali e tutti aspiranti al titolo “di miglior essere umano deambulante sulla Terra”.


Fonte: (Stefano Scrima – da “Socrate su Facebook: Istruzioni filosofiche per non rimanere intrappolati nella rete”). Thanks to: Cartolfo.

* Stefano Scrima: Scrittore e filosofo, ha studiato e vissuto tra Bologna, Barcellona, Madrid e Roma. Si occupa di divulgazione filosofica e applicazione della filosofia alla vita quotidiana. È saggista e redattore delle riviste «Diogene Magazine» e «L’Ateo». Ha pubblicato: Santiago e nuvole. Le fantasticherie di un pellegrino solitario (2018), Il filosofo pigro. Imparare la filosofia senza fatica (2017), Oziosofia (2017), Nauseati (2016), Esistere! Gide, Sartre e Camus (2016) e Non voglio morire. Miguel de Unamuno e l’immortalità (2015).


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Rubrica : {Eventi in giro}

Messina, 16 marzo 2019: Settimana del cervello

Il mercoledì 13 marzo 2019 di Redazione

Harahel e Meter & Miles:

Settimana del cervello - sabato 16 marzo 2019, dalle ore 9:30 alle ore 12:00, piazza del Popolo (sotto i Portici, 36): sportello informativo neuroscienze. DSA/BES, screening pedagogico - Prevenzione - primi segnali d’allarme per il disturbo dell’apprendimento e potenziamento delle funzioni cognitive - Per saperne di più sul nostro cervello.

Link su Facebook.

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Harahel e Meter and Miles - Settimana del cervello - Messina, sabato 16 marzo 2019

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Rubrica : {Eventi in giro}

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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