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Rubrica : {Flash}

Infarto in allenamento, muore a 27 anni Michael Ojo

Il venerdì 7 agosto 2020 di Redazione

Lutto nel mondo del basket. E’ morto a 27 anni il cestista statunitense di origini nigeriane Michael Ojo a causa di un arresto cardiaco durante un allenamento. Secondo i media serbi il giocatore ex Stella Rossa sarebbe stato portato con urgenza in ospedale a Belgrado ma i medici non sarebbero riusciti a rianimarlo.

Cresciuto negli Stati Uniti, dove aveva frequentato il Florida State College, è arrivato in Serbia nel 2017 e negli ultimi due anni ha indossato la maglia della Stella Rossa Belgrado. Il contratto è poi scaduto alla fine di giugno, senza che venisse rinnovato.

"Durante le due stagioni con indosso la nostra maglia numero 50, ha conquistato il cuore di tutti i giocatori della Stella Rossa e dei fan del basket del nostro paese - si legge sul sito della Stella Rossa di Belgrado -. La morte improvvisa e scioccante di Michael Ojo ha colpito profondamente tutti: giocatori, allenatori, dirigenti e il consiglio di amministrazione del club". Cordoglio a cui si è unita l’Eurolega: "Riposa in pace". "L’ultimo saluto al grande rivale", il tweet del Partizan Belgrado.

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Rubrica : {Flash}

Addio a Santino Serranò, ultimo dei partigiani catanesi

Il venerdì 7 agosto 2020 di Redazione

Giorno 6 agosto è deceduto a Catania, Santino Serranò, 97 anni, l’ultimo partigiano vivente dei tanti catanesi che parteciparono alla Lotta di Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Nato a Siracusa il 23 aprile del 1923, residente da tanti anni a Catania. All’atto dell’armistizio del’8 settembre era militare nella Marina in Liguria, nel presidio di La Spezia. Successivamente, dopo un breve periodo di rifugio a Vezzano Ligure, si aggregò alle formazioni partigiane operative in Liguria. Per lungo tempo fece parte della Brigata Lunigiana di “ Giustizia e Libertà”, comandata da Amelio Guerrieri, - battaglione “ Antonio Cintoli”- operativa nella IV zona.

Santino Serranò partecipo alla battaglia del Monte Gottero, uno degli episodi più rilevanti della Lotta di Liberazione nella provincia di La Spezia. Il 20 gennaio 1945, da parte di 20.000 nazifascisti, iniziò un grande rastrellamento contro le formazioni partigiane, composte da oltre 2500 unità, che si trovavano nell’area della IV Zona. La battaglia e le operazioni di sganciamento durarono per molti giorni. Grandissime le difficoltà e le perdite della formazione di “ Giustizia e Libertà”. Serranò, dopo lunghe peripezie vissute con il suo battaglione, in una zona totalmente ricoperta dalla neve, martoriato dal freddo intenso, riuscì a salvatasi dall’accerchiamento nazifascista.

Negli ultimi anni è stato presidente onorario dell’ANPI di Catania, partecipando sempre. con grande entusiasmo, vigore e lucidità, alle iniziative in memoria delle lotte partigiane e nella ricorrenza del 25 Aprile, Giornata della Liberazione.

Nel ricordare ai siciliani una figura integerrima che ha contribuito a liberare l’Italia, martoriata e disonorata dalle atrocità fasciste, esprimiamo vive condoglianze alla famiglia, e solidarietà all’Anpi di Catania.

Ottavio Terranova

Coordinatore regionale ANPI Sicilia

Palermo 7 agosto 2020

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Rubrica : {Eventi in giro}

8 agosto a Nizza di Sicilia (Me) Presentazione del libro "Il silenzio dell’acciuga" di Lorena Spampinato

Il venerdì 7 agosto 2020 di Redazione Zerobook

Alice Molino coordinatrice del gruppo lettura Aromi Letterari, incontrerà Lorena Spampinato per parlare del suo ultimo libro "Il silenzio dell’acciuga" (Nutrimenti, 2020). Il luogo dell’incontro è Nizza di Sicilia alle 21,30, accanto al Bar Lucio.

Il libro

Tresa è stata educata dal padre al silenzio e al rigore. In tutto lei deve assomigliare a Gero, il suo fratello gemello: stessi abiti e stessa compostezza. Del suo essere femmina a nessuno sembra importare, fino al giorno in cui suo padre parte per lavoro e lascia lei e Gero da una zia. Da quel momento il rapporto con il fratello si fa turbolento: la zia infatti riconosce in Tresa il suo essere futura donna creando distacco tra le loro immagini e i loro corpi. Gero non sembra accettare questo mondo di femmine e si sottrae con rabbia all’abbandono del padre. La casa della zia assomiglia a un antico museo e né Tresa né Gero capiscono bene che lavoro faccia, sanno solo che esiste un terreno dove un giorno lei li porta e li fa lavorare durante l’estate. Per Tresa è quasi una liberazione, la scuola infatti è diventata gabbia e supplizio, tutti lì la chiamano Masculina, perché come le acciughe non è aggraziata né adatta alle tavole dei ricchi. Il terreno e la casa saranno per Tresa le scenografie del primo pericoloso innamoramento, della scoperta del corpo, della vergogna e soprattutto dei segreti. Continua infatti a vigere in famiglia una regola solida: non dire. Tresa dovrà nel silenzio costruire sé stessa, capire cosa è il dolore e cosa il confronto, cosa è una donna e cosa la crescita. Con questo romanzo Lorena Spampinato, attraverso una lingua musicale, elegante e una scrittura schietta, racconta, ora a tinte cupe ora brillanti, l’ingresso di una bambina nel temibile mondo degli adulti e dei loro misfatti.

L’autrice

Lorena Spampinato nasce a Catania nel 1990. A diciotto anni esordisce con il romanzo La prima volta che ti ho rivisto (Fanucci Editore, 2008) e si trasferisce a Roma, dove continua a scrivere tra impegni universitari e collaborazioni giornalistiche. Adesso lavora come editor e ufficio stampa. Con Fanucci Editore ha pubblicato anche Quell’attimo chiamato felicità (2009) e L’altro lato dei sogni (2011).

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Lorena Spampinato

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Rubrica : {Tutti i nostri libri}

Enne, vita di un uomo ai tempi di Covid-19

Il venerdì 7 agosto 2020 di Redazione Zerobook

“Questa quarantena ha scosso le coscienze, risvegliando l’antico dilemma del giusto e dello sbagliato che c’è in ognuno di noi sin dalla nascita”. Il diario della quarantena, scritto da Piero Buscemi, tra eventi minimi e accadimenti quotidiani, la morte del padre, la normalità – qualsiasi cosa essa sia – mentre il tempo scandisce con matematica precisione (Enne più uno, enne più due...) lo scorrere dei giorni.


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La copertina di Enne, di Piero Buscemi

In tutti gli ebook store italiani.


Dalla Prefazione dell’Autore

Il 2020, ed auguriamoci rimanga l’unico, sarà l’anno che passerà alla Storia per la quarantena coatta alla quale un mondo intero è stato costretto. Il motivo un virus misterioso, il Covid-19 che, alla data in cui sto scrivendo, non completamente conosciuto né accantonato definitivamente con tutti i dubbi annessi di una ricomparsa nelle nostre vite anche nei mesi e, forse, negli anni a seguire. Da redattore della testata giornalistica Girodivite, dopo la celebrazione del venticinquesimo anniversario dalla fondazione, festeggiata a novembre del 2019, non poteva accadere cosa più imprevedibile di quella di ritrovarsi a svolgere il lavoro di testimone di avvenimenti del nostro tempo, attraverso le pagine digitali di un giornale, chiuso in casa a raccattare storie da rendere giornalisticamente pubblicabili e appetibili al lettore.

Adattatosi alle disposizioni impartite dal governo, l’indole della scrittura ha finito per essere la giusta compagna di interminabili giorni di un periodo di segregazione domestica che, una data impressa sul Dpcm emanato dal Parlamento, ha stabilito l’inizio, ma che durante la stesura di questo libro non era possibile stabilirne una fine. Non è stato facile come non lo è stato per nessuno. Ritagliarsi spazi di tempo che, all’improvviso, sono diventati vitali e necessari. Momenti di riflessione e di introspezione intimi, obbligati a scavare nel proprio presente, rimpiangendo momenti del nostro recente passato e, inevitabilmente, protratti verso un futuro incerto che, da fonti informative contrastanti e confuse che sono pervenute, hanno lasciato un sentimento di incertezza – tale da azzardare un pensiero pessimista su una condizione di vita consolidata in uno status di continua precarietà dal quale diventerà sempre più difficile uscirne.

Questa sorta di diario intimo, che è stato lo spunto di questo libro, si è sviluppato dopo qualche settimana dall’avvio della quarantena che, originariamente era stato quantificato in quindici giorni. Il proseguimento di questa nuova condizione ha suscitato la voglia di documentare le sensazioni personali, condivise a distanza con il resto della redazione, con gli amici di sempre e tanti ritrovati dopo anni di silenzi distratti. Ho sentito necessario il bisogno di dedicare il tempo disponibile alla scrittura, impiegandola a riepilogare le sensazioni e gli stati d’animo, variabili e imprevedibili, che ogni giorno mi ha offerto. Mi sono ritrovato così a far fronte a un dovere da cronista, in cerca delle notizie più consone ad essere trattate sulle pagine di Girodivite, e la libertà di scrivere di me stesso e degli eventi che, nonostante il Covid-19, era scontato che si verificassero.

Il titolo del libro è legato alla lettera N che sta ad indicare un numero imprecisato di giorni già trascorsi dal momento che ho scelto di iniziare a scriverlo. Ogni capitolo è numerato riprendendo il titolo con l’aggiunta di un numero progressivo aggiunto con il segno “+”.


L’autore

Piero Buscemi è nato a Torino nel 1965. Redattore del periodico online www.girodivite.it, ha pubblicato : "Passato, presente e futuro" (1998), "Ossidiana" (2001, 2013), "Apologia di pensiero" (2001), "Querelle" (2004), L’isola dei cani (2008, ZeroBook 2016), "Cucunci" (2011), “Le ombre del mare” (2017, edito da Bibliotheka). Ha curato l’antologia di poesie "Accanto ad un bicchiere di vino" (ZeroBook 2016); e le antologie di articoli di vari autori pubblicati su Girodivite: Parole rubate (2017) dedicata alle recensioni dei libri, "Celluloide" (2017) che raccoglie le segnalazioni cinematografiche. Per il volume di poesie "Iridea" di Alice Molino (ZeroBook, 2019) ha contribuito con una scelta di suggestioni fotografiche. Vincitore di diversi premi letterari, alcuni suoi racconti e poesie sono contenuti in alcune antologie nazionali. Il romanzo "Querelle" è stato tradotto in inglese e pubblicato dalla Pulpbits Press (Stati Uniti). È tra i fondatori dell’Associazione culturale "Aromi Letterari" di Messina. Sostenitore e volontario Emergency, collabora con l’Avis ed è promotore delle iniziative di ActionAid Italia.


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Rubrica : {Linking}

La pagina finale del Web

Il giovedì 6 agosto 2020 di Redazione

Il web è nato con un atto umano. E con un atto umano vogliamo che finisca. Benvenuti nella pagina finale del Web. Noi umani vogliamo che sia questa. Non che altri decidano per noi quale debba essere, e neppure che il Web si sperda in un loop indefinito. Né vogliamo che da questa pagina tu non possa più uscire - puoi tornare indietro. Di qualsiasi condizione tu sia, di qualsiasi “razza” o tendenza politica o sessuale. Riaffermiamo qui la libertà del Web, la condivisione, la libera circolazione dei saperi e delle conoscenze. Che la pace sia con voi - popoli della Terra.

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end

The web was born with a human act. And with a human act we want it to end. Welcome to the final page of the Web. We humans want this to be. Not that others decide for us what it should be, nor that the Web gets lost in an indefinite loop. Nor do we want you to never leave this page - you can go back. Of any condition you are, of any "race" or political or sexual tendency. Here we reaffirm the freedom of the Web, sharing, free circulation of knowledge. Peace be with you - peoples of the Earth.


Le web est né d’un acte humain. Et avec un acte humain, nous voulons qu’il se termine. Bienvenue sur la dernière page du Web. Nous, les humains, voulons que ce soit le cas. Non pas que d’autres décident pour nous de ce que cela devrait être, ni que le Web se perd dans une boucle indéfinie. Nous ne voulons pas non plus que vous ne quittiez jamais cette page - vous pouvez y retourner. Quelle que soit votre condition, quelle que soit votre «race» ou votre orientation politique ou sexuelle. Ici, nous réaffirmons la liberté du Web, le partage, la libre circulation des connaissances. La paix soit avec vous - peuples de la Terre.


La web nació con un acto humano. Y con un acto humano queremos que termine. Bienvenidos a la última página de la Red. Los humanos queremos que así sea. No es que otros decidan por nosotros lo que debe ser, ni que la Web se pierda en un bucle indefinido. Tampoco queremos que nunca abandone esta página; puede volver atrás. Cualquiera que sea su condición, cualquier "raza" u orientación política o sexual. Aquí reafirmamos la libertad de la Web, el intercambio, la libre circulación de conocimientos. La paz sea con ustedes, pueblos de la Tierra.


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Rubrica : {Flash}

Il numero di Kalòs dedicato a Nicosia

Il giovedì 6 agosto 2020 di Redazione

Questo è il numero della bellissima pubblicazione "Kalòs: luoghi di Sicilia" dedicato a Nicosia. Una monografia con testi di Nino Contino, Giovanni De Francisco, Francesco Alaimo.

Leggi il numero di Kalòs


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Kalòs - numero dedicato a Nicosia

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Rubrica : {Flash}

Addio a Sergio Zavoli

Il mercoledì 5 agosto 2020 di Redazione

Sergio Zavoli aveva il dono della chiarezza, della misura. Il suo non era un giornalismo parolaio, ma l’impegno di un intellettuale che non si rivolgeva a un indistinto di "gente" a cui doveva vendere qualcosa, ma a delle persone. Persone erano ognuno dei suoi intervistati, persone erano tutti i suoi spettatori, lettori, ascoltatori. Il suo giornalismo del "voler capire" le ragioni degli altri, senza giudicare né pensare di voler essere giudice e boia. Uno stile di giornalismo che, assieme a quello di Enzo Biagi, Andrea Barbato, Giorgio Bocca ha fatto di questo mestiere - intercapedine tra ciò che accade e ciò che i potenti vogliono si sappia in giro - prezioso elemento di verità e di umanità.

La Redazione di Girodivite esprime il proprio cordoglio ai parenti e agli amici che gli volevano bene.


È morto la sera del 4 agosto 2020 a Roma Sergio Zavoli, maestro del giornalismo televisivo. Aveva 96 anni. Padre di programmi storici come "La notte della Repubblica", è stato radiocronista, condirettore del telegiornale, direttore del Gr, presidente della Rai dal 1980 al 1986, autore di inchieste che hanno segnato la storia. "Questa mattina, con parole delicate e precise, la famiglia mi ha trasmesso il desiderio di Sergio di ’essere riportato a Rimini e riposare accanto a Federico’". Lo spiega il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, ricordando Sergio Zavoli e il legame con la città e con Federico Fellini.

"Di tutto quello che si dirà, in queste ore, in questi giorni, per sempre, di Sergio Zavoli forse passerà inosservato un fatto apparentemente locale: Rimini è la sua patria. Lo è stata in vita per affetti, lavoro, amicizie, passioni. Lo sarà ancor più da ora in avanti", dice Gnassi. "La scomparsa di Sergio Zavoli mi addolora. Desidero anzitutto esprimere i miei sentimenti di vicinanza e solidarietà ai familiari. Il giornalismo italiano perde uno dei suoi maestri. Il congedo di Zavoli - come lui stesso lo definiva - sarà occasione per ripensare la sua eredità, per ricordare l’originalità e la qualità dei suoi lavori più importanti, per trarre spunti e ispirazione dal suo stile, dalla sua etica professionale, dalla sua grande forza narrativa capace di andare in profondità e di cogliere l’umanità che sta dietro gli eventi e i protagonisti". Lo afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una nota.

"Giornalista, scrittore, intellettuale di grande sensibilità, Zavoli è stato un pioniere della radio e una personalità tra le più rappresentative della televisione italiana. Il suo nome e il suo volto sono legati a programmi di successo e di valore, che resteranno nella memoria. La sua autorevolezza lo portò alla presidenza della Rai e, successivamente, da senatore, alla presidenza della Commissione di vigilanza sui servizi radiotelevisivi. Lascia una testimonianza di un grande insegnamento per tutto il mondo dell’informazione e per i giovani che si avviano a una professione così importante per le libertà democratiche e per la qualità della vita civile", conclude. ’’Una perdita enorme per la cultura italiana, un fortissimo dolore personale. Zavoli è stato un riferimento e un maestro per intere generazioni di giornalisti, ma è stato anche narratore, uomo di cinema, poeta, parlamentare. Io ho potuto diventarne amico e mi mancheranno la forza tranquilla della sua saggezza, la quiete della sue parole, la saldezza dei suoi valori". Così il ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini. ’’La scomparsa di Sergio Zavoli rappresenta una perdita incolmabile non solo per la Rai, con la quale la sua storia professionale e personale è profondamente intrecciata, ma per tutto il Paese’’. Lo scrivono in una nota il presidente della Rai Marcello Foa e l’amministratore delegato Fabrizio Salini.

’’Dopo aver esordito in radio ed aver dato anche in quei primi anni il suo insostituibile contributo, Sergio Zavoli, successivamente impegnato con spessore e intelligenza nel giornalismo sportivo, ha firmato inchieste articolate e penetranti che hanno segnato in profondità la storia civile del paese: approfondimenti come "Nascita di una dittatura" e "La notte della Repubblica" hanno ripercorso in forma problematica pagine drammatiche di storia nazionale mettendo in luce elementi di debolezza e anche capacità di riscatto della società italiana in quei cruciali passaggi. La presidenza della Rai in anni difficili, ruolo svolto sempre con spirito di servizio autentico, ha caratterizzato in profondità un passaggio fondamentale nella storia dei media in Italia. Il successivo periodo nelle Istituzioni come senatore della Repubblica e il ruolo di presidente della Commissione di Vigilanza sul sistema radiotelevisivo sono stati il naturale completamento di un percorso di impegno civile, che Zavoli ha interpretato con un senso profondo dello Stato, inteso come articolazione delle istituzioni democratiche e di servizio alla comunità nazionale. Scrittore attento e acuto, ha valorizzato la lingua italiana utilizzandola con sapienza di volta in volta per veicolare notizie, impressioni, descrivere fatti, spiegare fenomeni sociali e processi politici complessi; Sergio Zavoli è stato un intellettuale al servizio del paese formatosi e cresciuto in Rai, autenticamente intesa come Servizio Pubblico’’, conclude la nota Rai. -

Fonte: RaiNews


«Ho fatto, per 50 anni, il mestiere di chiedere. Migliaia e migliaia di domande, ma ricordo un centinaio di risposte. Per esempio, quelle di Paolo VI, Schweitzer, Rostand, Camus, Braque, l’allora sacerdote Ratzinger, Toynbee, Braudel, Abbagnano, Galbraith, Eliot, Borges, Silone, Bobbio, Severino, Luzi, Fellini, cito in disordine. Ogni generazione si rifà, per questo motivo, le stesse domande. Bertrand Russell disse che “il destino dell’uomo è quello di rinnegarsi continuamente”. C’era dell’enfasi, ma non credo fosse molto lontano dalla realtà. Anche se la vita ha in sé il segno di un ostinato ottimismo» (da un’intervista di Luigi Vaccari).


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Rubrica : {Quisquilie & pinzellacchere}

Quisquilie&Pinzellacchere. N. 106 - Terrapiattisti. Complottisti. Razzisti ed altri

Il mercoledì 5 agosto 2020 di Franco Novembrini

In Italia, ma nel mondo intero, a dire tutta la verità, stanno crescendo i terrapiattisti, i complottisti e i razzisti di ogni genere. Io ho citato tre categorie ma credo che siano omnicomprensive di ogni ’’grulleria’’ (dialetto toscano), che gira in rete e creduta in quanto viene poi ingigantita da tv, giornali e politici in eterna campagna elettorale.

TERRAPIATTISTI - In questa categoria sono da inserire tutti coloro che non avendo idea per quale legge fisica un oggetto pesante se gettato in aria poi ricade per terra e invece fiamme, fumo ed alcuni gas tendono invece ad andare verso l’alto. Da non sottovalutare il livello intellettivo di questa numerosa schiera che ovviamente tende ad escludere che l’uomo sia un discendente di alcuni primati evoluti. Preferiscono credere che il mondo sia stato creato, a loro immagine e somiglianza, da poche migliaia di anni, facendo perdere agli antichi abitanti della terra una miliardata di albe e di tramonti. Un gruppo fiancheggiatore dei terrapiattisti è da considerare quella pletora di astrologi che affollano i talk show televisivi, alcuni ben pagati dalla RAI che predicono tutto e il suo contrario per poi citare solo quello che si avvicina alle loro profezie. Specialità non solo loro ma anche di politici stabilmente lontani da Parlamento e presenti in tv e poi da quelli che parlano giorno e notte di calcio con i risultati giusti a partite terminate.

COMPLOTTISTI - I complottisti sono una miriade di persone che spaziano da quelli che pensano che se un arbitro non dà un rigore alla propria squadra ci sia dietro un ’’gomplotto’’ (cfr. La Russa). Nella schiera ci sono i complottisti religiosi che affermano di avere la rivelazione in tasca, ma ci sono anche quelli pseudo politici che parlano di complotto internazionale se non vengono eletti o rieletti alle elezioni comunali. Un esempio al massimo livello di complottista è Donald Trump che vede come complottardi i cinesi e chiunque lo critichi e gli faccia perdere consensi in campagna elettorale. Ultimamente ha chiesto di rinviare le elezioni per posta temendo un complotto in un paese che andò a votare, i soldati lo fecero per posta, durante la seconda guerra mondiale. La categoria di chi ci crede è arricchita da quelli che fanno finta di credere in alcuni di questi per poter nascondere i complotti veri e che in Italia vengono chiamati depistaggi. Purtroppo la nostra storia ne è piena. Basterebbe seguire le vicende delle stragi e degli omicidi eccellenti per averne la certezza.

RAZZISTI - Questa amplissima categoria costringe a dividerla anche in diversi sottogruppi che vanno dai razzisti tradizionali i quali considerano il colore della pelle o l’appartenenza ad un credo religioso motivo per dominare e schiavizzare chi non appartiene al loro gruppo, a volte giungono allo sterminio dei ’’nemici’’ della purezza della razza, oppure nell’opporsi alla volontà di un dio che si rivela solo a loro. Anche nella storia recente i genocidi sono stati numerosi ed alcuni sono tuttora in ’’lavorazione’’. Ma ce anche una categoria che diffusa in Italia che definirei radical chic. Di quest’ultima vi vorrei citare cosa ha pubblicato l’altra settimana in prima pagina la Repubblica, intendo quella a guida Agnelli. Sotto il titolo ’’Dalla mia finestra osservo New York cancellare la Storia’’, scritto dal designer Gaetano Pesce.

Il testo si riferisce alle violente manifestazioni seguite alle uccisioni da parte della polizia di cittadini degli Stati Uniti, definiti in maniera mistificatoria afro-americani, e in quanto tali, assimilati per il tipo di proteste a militanti dell’Isis. Il nostro Pesce non si rende conto che sta parlando di uomini e donne dei quali i progenitori, alcuni secoli fa, furono comprati come schiavi per essere sfruttati come tali nei campi di cotone del Sud e poi nelle catene di montaggio del Nord, essere sottopagati e fra i primi ad essere licenziati in caso di crisi. I nativi americani, quelli che non erano stati sterminati o rinchiusi nelle riserve, cioè gli antenati dei nostri centri di raccolta sono stati spregiativamente chiamati indiani o pellerossa. I neri, furono liberati, ma nelle città furono costretti a vivere in quartieri degradati e privi dei diritti fondamentali garantiti agli altri cittadini arrivati secoli dopo di loro ma bianchi di carnagione. Non credo che molti giornalisti del gruppo Agnelli si saranno accorti che essendo in periodo di crisi i ’’neri’’ sono i primi a pagarne le conseguenze e essere oggetto di violenze da parte dei suprematisti bianchi.

Negli anni del dopoguerra i ’’neri’’ presero coscienza delle loro condizioni e ci furono sanguinosi scontri che portarono a qualche miglioramento per pochi ma che, negli anni 60, videro cadere molti loro leader, uccisi in agguati spesso rimasti impuniti perché erano da una polizia compiacente. Alcuni nomi: Medgar Evers, antirazzista ucciso nel 1963 nel Mississippi, davanti a casa sua alla presenza dei figli; Malcom X, ucciso in un hotel di New York nel 1965. Malcom X, era un bersaglio della CIA, definito un pericoloso marxista, mentre era un apprezzato intellettuale che difendeva anche con metodi violenti i propri diritti; il sopravvalutato, ma non certo violento, Martin Luther King, ucciso a fucilate in un hotel del Tennessee nel 1968. In quegli anni negli USA furono uccisi un presidente e suo fratello che lo sarebbe divenuto, forse anche loro erano simpatizzanti dell’Isis? Se crede Pesce può darci una risposta magari con un disegno.


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Rubrica : {Schizzi & Ghiribizzi}

Schizzi&Ghiribizzi - N. 76 - Ecomostri. Mostruosità burocratiche. Il nuovo mercato

Il mercoledì 5 agosto 2020 di Franco Novembrini

Lo so che data l’età sono portato a scrivere spesso della mia piccola cittadina, Villasanta (MB), ma credo che i problemi siano, se non uguali almeno simili in parecchie località. Certo nel mio comune lungo la ferrovia che lo attraversa da sud a nord ce sono un po’ troppi di ecomostri.

ECOMOSTRI - Cominciamo da sud, dai terreni sui quali sorgeva la Lombarda Petroli, ora fallita, dopo aver inquinato per anni con sversamenti di prodotti petroliferi il fiume Lambro. Una parte di questo complesso, 309 mila mq., una quindicina di anni fu destinata ad un progetto che prevedeva 10 capannoni, una quantità di uffici ed abitazioni con verde, campi gioco e lo spostamento dal centro cittadino della stazione ferroviaria a tale operazione era stato dato il nome di Eco City, non scherzo, andate a vedere cliccando su Eco City Villasanta. Ora come ora sarebbe più realistico chiamarla Lercio City le cui rovine fanno bella mostra dall’ingresso da est al paese. Si viene accolti da cartelloni distrutti, sterpaglia e discarica di rifiuti, dall’altro lato della strada fanno bella mostra, spesso, montagne di pneumatici nuovi accatastati all’aperto. Del terreno rimasto della Lombarda Petroli si parla da anni di riqualificarlo ma intanto continua il degrado.

Unica cosa positiva è che nel fallimento almeno la stazione ferroviaria è rimasta in centro paese. Per ora. Dell’altro ecomostro, storico, che sorge nella parte nord del paese che è stato interessato da tutte le magagne che accompagnano tali costruzioni che vanno dall’abusivismo edilizio al fallimento e infine all’abbandono della struttura, che a volte è stata occupata da disperati e, si dice anche zona di spaccio, ne parlerò prossimamente in quanto un servizio di un giornalista di un settimanale locale riferisce che ci sono novità. Il complesso è stato messo diverse volte all’asta e tutte sono andate deserte. Per anni si è parlato da parte del Comune di farne uffici, locali per servizi alla popolazione, palestre, piscine e tante altre cose. Ebbene il giornalista, con una intervista al sindaco, afferma la possibilità che possa divenire un centro commerciale. Pare inoltre che il sindaco abbia usato nella comunicazione termini come concretizzarsi e concretamente termini che mi fanno ricordare i tempi nei quali facevo parte di un comitato che si batteva contro una ditta inquinante che si stava espandendo, anche con capannoni abusivi poi sanati, creando seri problemi alle abitazioni vicine.

Ebbene c’era un terreno che, almeno nelle dichiarazioni dell’assessore di allora, ha cambiato nelle diverse riunioni avute con lui, ’’concretamente’’ diverse destinazioni d’uso da campo di calcetto, a campo da tennis, a campo giochi per ragazzi per poi finire, ’’in concreto’’, come parcheggio interno di quella ditta. La cosa è senz’altro un episodio a se stante, incidentale, ma provoca in me riflessi pavloviani.

MOSTRUOSITA’ BUROCRATICHE - L’altra settimana ho scritto di alcune fotografie scattate ad alcuni operai su un capannone in costruzione i quali lavoravano senza strumenti salvavita, dai caschi agli agganci appositi quando si lavora sui tetti con pendenza ed inoltre senza alcun distanziamento o mascherina in vista. Le foto sono state mostrate insieme i filmati di lavori notturni rumorosi di una ditta. Il tutto dopo previo appuntamento fissato dopo alcuni giorni stiamo aspettando che ci sia una verifica al più presto anche perché ad agosto molte ditte e molte persone vanno in ferie. Speriamo...

IL NUOVO MERCATO - Sempre parlando del mio paesello mi sovviene una cosa, in settimana si è fatto un gran parlare di alcuni alberi che sono stati sradicati da piazza Europa, che era la piazza dove si svolgeva il mercatino settimanale e fra i numerosi interventi critici c’è stato anche quello di un ex sindaco che, mi pare, ebbe una parte rilevante nella costruzione di questa piazza che fu fatta per essere un salotto e poi usata per tutt’altri scopi per cui nei pochi anni di vita ha avuto una vita travagliata di ritocchi e costosi rifacimenti. Per la questione alberi credo si sia andati un oltre le righe perché dispiace vederli espiantare ma è anche possibile ripiantarne altri e magari poi averne cura.

La cosa che invece mi ha meravigliato nella visita che ho fatto al mercatino, cioè un parcheggio comunale in uso praticamente esclusivo ad un supermarket sono la collocazione periferica dello stesso, ma soprattutto il fatto che si parla di lavarsi spesso le mani, di igiene da osservare nel toccare gli alimenti e non si è pensato a qualche punto di erogazione di acqua ad uso dei commercianti e dei clienti, non parlo di fontanelle ma magari di semplici tubi con rubinetto poco costosi e poi qualche servizio igienico, magari di quelli che vengono usati durante manifestazioni o assembramenti, in quanto nella zona esiste un solo bar e non credo che sia igienico che una massa di persone vada in un unico servizio della cui igiene si possa far carico un piccolo bar. Ci i sarebbero i servizi del supermercato ma, allora, che ci vado a fare al mercatino? Del trasferimento in quella zona si è parlato per molti mesi ma di attrezzarla se ne sono dimenticati. Succede.


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Rubrica : {Flash}

Esplosione a Beirut

Il martedì 4 agosto 2020 di Redazione

Una “città distrutta”, devastata così tanto da sembrare “Hiroshima“. È nelle parole del governatore di Beirut e nelle immagini, foto e video, che arrivano dal Libano l’enoermità di quanto avvenuto nel pomeriggio, Devastazioni per chilometri e almeno 50 morti e 2.750 feriti. Ma il numero delle vittime è provvisorio. È stata la zona del porto a essere travolta da una violentissima deflagrazione: le scintille, le fiamme, i palazzi distrutti, la polvere che ha oscurato il cielo, il panico. In interi quartieri del centro praticamente nessun edificio è rimasto con i vetri intatti. Sull’autostrada costiera che va verso nord e che passa vicino al porto, per un lungo tratto si vedono auto semidistrutte, mentre la carreggiata è coperta di detriti. Anche all’aeroporto internazionale Rafic Hariri, distante alcuni chilometri, i danni all’aerostazione sono evidenti.

Il premier: “I responsabili di questa catastrofe ne pagheranno il prezzo” – La probabile causa di un “disastro senza precedenti”, come lo definisce il governatore Marwan Aboud, potrebbe essere stata “l’enorme quantità di nitrato di ammonio” immagazzinato nel porto come ritiene il ministro dell’Interno libanese, Mohamed Fehmi che ne parla all’emittente Mtv Lebanon. Le sue dichiarazioni coincidono con quanto riferito al canale libanese Al Mayadeen dal direttore generale delle dogane. Il nitrato di ammonio è un composto chimico usato come fertilizzante, ma anche per la fabbricazione di esplosivi. La prima ricostruzione, dopo le fiamme, faceva riferimento invece a un possibile incendio in una fabbrica di fuochi d’artificio e al successivo coinvolgimento di “materiali esplosivi confiscati”. Tra le ipotesi, tutte da verificare, di alcune intelligence occidentali secondo l’Adnkronos anche l’esplosione di un magazzino di armi di Hezbollah.

Le esplosioni di oggi sembravano “Hiroshima” ha detto, trattenendo a stento le lacrime Aboud, definendo quanto accaduto “un disastro nazionale senza precedenti“. Il governatore è arrivato sul posto rivelando che tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l’incendio. I responsabili della “catastrofe dovranno darne conto – ha detto il primo ministro libanese Hassan Diab in un messaggio televisivo -. Quello che è successo oggi non passerà senza conseguenze. I responsabili di questa catastrofe ne pagheranno il prezzo”. Diab ha chiesto ai “Paesi amici” di aiutare il Libano. “Lancio un appello urgente a tutti i Paesi fratelli che amano il Libano a stare al suo fianco e ad aiutarci a guarire le nostre ferite profonde”. La Croce Rossa libanese ha riferito di moltissimi feriti, alcuni dei quali sepolti sotto le macerie. Tra i feriti in modo lieve anche un militare italiano. I soldati di Roma stanno anche partecipando alle operazioni di soccorso e alle indagini. La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi e l’ambasciata in Libano, si è attivata per prestare ogni possibile assistenza ai connazionali presenti nel Paese e continua a monitorare la situazione.

Esplosione avvertita in tutta la città – La deflagrazione è stata avvertita in tutta la città, a chilometri di distanza, dove lo spostamento d’aria ha ridotto in frantumi le vetrate delle abitazioni e dei negozi, con le persone che si sono riversate in strada in preda al panico. Chi si trovava nella zona ha raccontato di feriti coperti di sangue che a piedi ha cercato di raggiungere gli ospedali della città. Davanti al centro medico di Clémenceau, a decine, si sono ammassate diverse persone compresi bambini. Quasi tutte le vetrine dei quartieri di Hamra, Badaro e Hazmieh, nella parte orientale di Beirut, sono state distrutte, così come le finestre delle auto che sono state abbandonate per le strade con gli airbag gonfiati. I testimoni su Twitter descrivono la deflagrazione come “un terremoto“, “i palazzi tremavano“.”Un’enorme assordante esplosione ha appena avvolto Beirut. Si è sentita a chilometri di distanza”. Una donna nel centro della capitale libanese alla Afp dice: “Si è sentito ancor di più dell’esplosione nell’assassinio di Rafic Hariri nel 2005”.

L’esplosione a tre giorni da verdetto per la morte di Hariri – Proprio nei prossimi giorni, ricordano diversi media locali, il Tribunale speciale dell’Onu sull’assasinio dell’ex premier Rafik Hariri dovrà emettere il suo verdetto nei confronti dei quattro imputati, in contumacia, membri delle milizie sciite filo-iraniane di Hezbollah, che hanno sempre negato di avere avuto un ruolo nella morte dell’ex premier. Il 7 agosto la Corte, con sede all’Aja, annuncerà se sono innocenti o colpevoli. Si tratta di un verdetto, a lungo atteso, ma anche temuto perché potenzialmente potrebbe scuotere di nuovo alle fondamenta il Libano, già alle prese con la peggiore crisi economica degli ultimi decenni, che ha lasciato quasi la metà della popolazione in povertà, aggravata inoltre dall’epidemia di Covid 19. In questo quadro, inoltre, negli ultimi giorni c’è stata anche una nuova fiammata di tensione con Israele, che ha affermato di aver sventato un tentativo di infiltrazione da parte di un commando armato formato da cinque guerriglieri di Hezbollah.

Solidarietà e aiuti da Europa, Iran e Israele – Solidarietà da tutto il mondo per il Libano, Israele compresa. “I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con il grande e resiliente popolo del Libano. Come sempre, l’Iran è pienamente preparato a fornire assistenza in qualunque modo sia necessario – scrive su Twitter il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif – Sii forte, Libano”. Anche Israele ha offerto al governo libanese – attraverso intermediari internazionali – “aiuti umanitari e medici e immediata assistenza di emergenza“. L’iniziativa è del ministero degli Affari esteri guidato da Gabi Ashkenazi e del ministero della Difesa di Benny Gantz. Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha detto che Israele condivide “il dolore del popolo libanese e offre sinceramente il suo aiuto un questo momento difficile”.

“Le foto e i video da Beirut stasera sono scioccanti. Tutti i miei pensieri e le mie preghiere sono con coloro coinvolti in questo terribile incidente. Il Regno Unito è pronto a fornire sostegno in ogni modo possibile, incluso ai cittadini britannici colpiti” twitta il premier britannico, Boris Johnson. “L’Italia è vicina agli amici libanesi in questo momento tragico. I nostri pensieri vanno alle famiglie delle vittime, a cui esprimiamo il nostro profondo cordoglio, e alle persone ferite, a cui auguriamo una pronta guarigione” dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. “Le terribili immagini che arrivano da Beirut descrivono solo in parte il dolore che sta vivendo il popolo libanese. L’Italia farà tutto quel che le è possibile per sostenerlo. Con la Farnesina e il ministero della Difesa stiamo monitorando la situazione dei nostri connazionali” scrive su Twitter il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“Esprimo la mia fraterna solidarietà ai libanesi dopo l’esplosione che ha causato tante vittime e danni questa sera a Beirut. La Francia sta al fianco del Libano. Sempre. Soccorsi e mezzi francesi stanno arrivando sul posto” scrive il presidente francese, Emmanuel Macron, in un messaggio pubblicato in francese e in arabo sul suo profilo Twitter. Il presidente russo Vladimir Putin ha porto le sue condoglianze al presidente libanese Michel Aoun per le vittime delle esplosioni a Beirut: “La Russia condivide il dolore del popolo libanese. Per favore, porti le mie parole di solidarietà e sostegno alle famiglie e agli amici dei morti e l’augurio di pronta guarigione a tutti i feriti”, recita il telegramma ripreso dalle agenzie russe.

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Rubrica : {Immigrazioni}

EMERGENCY su smantellamento tendopoli Piana di Gioia Tauro

Il martedì 4 agosto 2020 di Redazione

Si avvicina la data di scadenza prevista per lo smantellamento della tendopoli di San Ferdinando (Rc), nella Piana di Gioia Tauro in Calabria, unica sistemazione per centinaia di braccianti agricoli che lavorano nella zona e rischiano di trovarsi senza dimora a partire dal 15 agosto. Per questa data è prevista, infatti, la chiusura definitiva del campo, annunciata dal sindaco del Comune – in accordo con la Prefettura e la Questura di Reggio Calabria - con un avviso ai residenti della tendopoli invitati a “individuare una nuova e diversa soluzione abitativa”. La data coincide con il termine dell’incarico della gestione della tendopoli affidato alla cooperativa Borrello che ha già iniziato la rimozione delle tende e l’eliminazione dei servizi all’interno dell’accampamento dei migranti.

“In questi anni abbiamo sempre sostenuto il superamento della soluzione abitativa della tendopoli di San Ferdinando e, più in generale degli insediamenti informali, ma siamo convinti che questo passaggio possa avvenire correttamente, solo in presenza di un piano alternativo concreto – dichiara Mauro Destefano, Coordinatore del Progetto di EMERGENCY di Polistena -. Secondo le informazioni che abbiamo in questo momento, il termine di affidamento non sarà rinnovato, né abbiamo notizie di un piano di ricollocamento. Ad oggi, c’è ancora profonda incertezza sul futuro dell’insediamento e dei suoi abitanti”.

Così EMERGENCY denuncia la condizione dei migranti della Piana di Gioia Tauro, dove l’associazione è presente dal 2011 con un ambulatorio che offre gratuitamente servizi di medicina di base, assistenza psicologica, educazione sanitaria e orientamento socio-sanitario per facilitare l’accesso al sistema sanitario a chi ne ha bisogno. Ad oggi, qui ha effettuato 39.380 prestazioni, di cui molte ai braccianti agricoli che soffrono di dolori muscolo-scheletrici, dermatiti e patologie gastrointestinali, patologie dovute alle difficili condizioni di vita e di lavoro.

“Siamo molto preoccupati per i nostri pazienti più vulnerabili dal punto di vista fisico e psicologico, che potrebbero trovarsi in una situazione di ulteriore estrema difficoltà. Questo disagio abitativo ha chiaramente ricadute sullo stato di salute individuale e collettivo dei braccianti, a maggior ragione sullo sfondo di una pandemia ancora in corso – prosegue Destefano -. Una situazione alloggiativa di emergenza (tendopoli, insediamenti informali, casolari…) non può garantire le condizioni igienico-sanitarie più basilari, già normalmente fondamentali per ogni essere umano ed è per questo che vanno garantite delle soluzioni strutturali, non emergenziali, che promuovano l’inserimento e l’autonomia delle persone sul territorio, oltre al mantenimento dello stato di salute.”

EMERGENCY EMERGENCY è un’associazione indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Da allora EMERGENCY ha curato oltre 10 milioni di persone, una ogni minuto. EMERGENCY promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

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Rubrica : {L’ombra d’Argo, di Alberto G. Biuso}

Polizzi Generosa

Il lunedì 3 agosto 2020 di Alberto Giovanni Biuso

Generosa davvero una città che accoglie dei visitatori dentro la sua chiesa principale per mano di una signora, conosciuta in quel frangente, che ci fa scoprire un magnifico trittico fiammingo, antiche statue, un piccolo e prezioso museo di argenti. Una città nella quale durante una pausa i camminanti chiedono un caffè e dei dolcini e il proprietario del bar fa pagare soltanto il caffè (e ha emesso anche lo scontrino). Una città che mostra nei suoi abitanti la distanza che sempre i siciliani sono e insieme la loro ospitalità senza condizioni. Fu Federico II – sempre lui appare nei luoghi più incantati di Sicilia – a definire nel 1234 Polizzi con quell’aggettivo che la qualifica.

Chiese numerose, come sempre nelle nostre città, e imponenti palazzi baronali. La cucina è strepitosa, genuina, saporita. Cortili vegetali e panorami dappertutto. Lo spazio più aperto è uno slargo –‘U chianu’– che lancia lo sguardo sulla potenza delle Madonie, così come dall’altra parte del paese l’alberata piazza del Carmine sta davanti al massiccio montuoso di fronte al quale ho avuto la fortuna di parlare dell’enigma del tempo agli amici che ascoltavano partecipi e attenti.

A Polizzi nacque Giuseppe Antonio Borgese, alla cui opera la Fondazione omonima dedica energie, libri, convegni che si tengono nello spazio dell’antica casa di uno scrittore che fu insieme visionario e pragmatico; una delle tante contraddizioni del labirinto antropologico siciliano. Borgese in Rubè così descrive il suo paese: «Ora la nebbia saliva, grave e pur trasparente, simile ad una bambagia che trapunta di stelle dovesse coprire il sonno della sua terra nativa. Lo spettacolo era pieno d’immobile eternità e di quella malinconia che grava sulle cose perfette».

Della Sicilia tutta intera Borgese scrisse anche nell’introduzione all’edizione del 1933 della Guida Touring. Introduzione che ora è un fascicolo che la Fondazione Borgese dona ai suoi visitatori. Vi si leggono parole come queste, che valgono per Polizzi, per i paesi etnei, per i luoghi del’Isola che guardano da lontano il mare: «Nella parte interna, solitudini pastorali; città, borghi severi incastellati su picchi, su crinali di monti, anche a mille metri sul mare, anche più in alto. […] Le primavere esplodono con fioriture selvagge» (p. 10).

Il cielo e il sole sono una cosa sola come sempre nei luoghi più arcaici dell’Isola inventata, di questo spazio che splende dentro il Mediterraneo, di un sogno che gli altri umani stanno sognando. Noi siciliani non esistiamo, no. Esiste chi ci sogna. Noi diamo soltanto la generosità dell’illusione di bellezza, della nostalgia che ci attraversa.

www.biuso.eu

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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Rubrica : {Flash}

Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

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Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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