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Rubrica : {CostituzionalMente}

Pensiero controcorrente: Manifestazione in difesa della Costituzione e dell’unità nazionale. (Roma, 18 giugno,2024)

Il martedì 18 giugno 2024 di Gaetano Sgalambro

Io mi chiedo: ma i cittadini italiani hanno portato all’ammasso il proprio cervello? Come fanno a restare zitti di fronte alla perniciosa inconsistenza di una intera classe dirigente politica, che non solo sta cancellando la speranza di benessere dal futuro del paese, ma sta mettendo mano alla irreparabile dequalificazione della Costituzione Italiana, per abbassarla al suo scarso livello culturale. In ciò sostenuta da un corteo di intellettuali, suoi militanti , e da media disinformanti. Non c’è da salvare alcuno.

Ma come si fa a partecipare alle 17 di oggi alla manifestazione, organizzata dalle forze di centrosinistra, contro l’approvazione della legge sull’autonomia differenziata delle regioni, quando alla presidenza del PD sta uno dei suoi uomini più potenti, un certo Stefano Bonaccini, che, il 28 febbraio 2018, siglò l’accordo con il governo per la concessione dell’autonomia differenziata all’Emilia- Romagna? E quando il braccio destro della Schlein, la segretaria del PD eletta nei gazebi, è un certo Boccia, il quale zitto zitto ha condotto la maggior parte della trattava con i rappresentanti regionali per la formulazione dei termini della relativa legge?

Come si fa a non vergognarsi di un centrosinistra che finge di opporsi alla madre di tutte le riforme della Meloni, ma non la denunzia come inconsistente per manifesta contraddizione in termini. Prima ancora di sollevare qualsiasi eccezione tecnica. La Meloni ha affermato di avere proposto il cosiddetto premierato per dare maggiore forza al capo di governo, così da garantire la continuità di legislatura ai troppo cagionevoli governi italiani, che non ha somiglianze con nessuno dei governi dei paesi occidentali. Ebbene tanti (da Cassese a Violante a Orsini E.) hanno affermato che l’intenzione è giusta, ma presenta inconvenienti e difficoltà costituzionali . Nessuno del centrosinistra ha osato spiegare all’opinione pubblica la vera causa della caducità dei governi: dovuta a insanabili dissidi interni alla stessa maggioranza che prima li aveva sostenuti. Dissidi a loro volta dovuti a meri conflitti d’interessi di parte, che sono stati sempre presenti e nettamente prevalenti, rispetto a quelli della collettività, nel parlamento e nei governi e che si ripresenteranno anche con il premierato. In effetti la madre di tutte le riforme è un vero buco nell’acqua. Ora mi chiedo: ma la Schlein, Bonaccini, Boccia e Conte avranno il coraggio di dirlo nei comizi di oggi?

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Rubrica : {Centro Studi Est Europa}

AZERBAIJAN: Sea cruises along the Baku boulevard infeasible due to global warming

Il lunedì 17 giugno 2024 di Emanuele G.

Recently, it became known that this summer, residents of Baku will be deprived of one of their favorite pastimes – sea cruises. They have not been conducted since 2022. Both excursion boats used for this purpose are anchored.

According to a statement from the seaside boulevard department’s press service, the reason for this is the decrease in the level of the Caspian Sea and the water’s retreat from the shore. “After discussions with the relevant authorities, a new route for the boats may be determined. We also want them to resume operations,” the statement said.

One of the security guards working on the boulevard says he has to answer questions about the boats 30-40 times a day.

“An increase in the water level in the Caspian Sea is not expected”

According to experts, global climate change plays a significant role in the decrease of water levels in the Caspian Sea.

“The water level has been decreasing since 2000,” says ecologist Sadig Hasanov.

“The Caspian Sea is located below the global sea level, and since 2000, this decrease has continued.

There are various reasons for this. Of course, one of the main ones is global climate change. Evaporation in the Caspian Sea has increased due to abnormal rises in air temperature. At the same time, water reserves throughout the country have decreased, and water consumption in agriculture has increased significantly. The Kura River no longer reaches the Caspian Sea. Sometimes, on the contrary, there is an outflow of water from the Caspian Sea into the Kura.

Furthermore, one of the main water sources for the Caspian Sea is the Volga River, the water level of which has significantly decreased.

All these factors together create the current situation.”

Sadig Hasanov adds that there is no hope for an increase in the water level in the Caspian Sea in the near future.

Caspian Sea and global warming. Sea cruises along the Baku boulevard infeasible due to global warming

“Based on my research on this topic, the situation in the Caspian Sea will remain the same for some time. Only one out of 20 scientific articles I reviewed as part of the study is positive about the Caspian Sea’s water level increasing in the coming years. Another 19 articles and satellite data indicate that the water level in the Caspian Sea will not only fail to increase but will continue to decrease. This is because, as I mentioned earlier, climate change, population growth, and indirectly water consumption will lead to a reduction in the resources supplying water to the Caspian.”

It seems that if the water level in the Caspian Sea does not rise, maritime excursions will not resume in the near future.

To read original article, please click HERE

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Rubrica : {Eventi in giro}

Brigate del Lavoro: diventa volontario contro il caporalato: 4 progetti cui iscriversi

Il lunedì 17 giugno 2024 di Redazione

Unisciti alla lotta contro lo sfruttamento agricolo e per un’agricoltura solidale, equa e sostenibile. Affianca le Brigate del Lavoro della FLAI-CGIL nei luoghi simbolo del caporalato. 4 date, 3 regioni (Lazio, Puglia, Veneto), un solo obiettivo.

Il settore agricolo europeo è molto spesso teatro di sfruttamento lavorativo, caratterizzato da fenomeni quali il caporalato, lo sfruttamento dei braccianti e altre irregolarità. Nonostante gli sforzi per combattere questi abusi, come l’introduzione della legge 199 del 2016 contro il caporalato, i problemi persistono. I lavoratori infatti, sono spesso isolati nelle loro comunità, ignari dei loro diritti e delle tutele previste dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, e in molti casi sono vittime di raggiri e privazioni da parte dei caporali.

Nel 2009, la FLAI (Federazione Lavoratori Agroindustria) ha lanciato il progetto “Sindacato di Strada” per entrare in contatto diretto con i lavoratori agricoli, tutelandoli e rappresentandoli attraverso un sindacato mobile che supera le barriere delle tradizionali sedi. Il primo Camper dei Diritti, un vero e proprio ufficio mobile, è stato attrezzato per fornire informazioni, estratti contributivi e assistenza per richieste di assegni familiari direttamente nei luoghi di lavoro. Le Brigate del Lavoro, invece, composte da militanti e dirigenti sindacali, sono il braccio operativo di questa iniziativa, attive durante le principali campagne di raccolta in tutta Italia.

Negli anni, Sbilanciamoci! e la FLAI-CGIL hanno collaborato a diverse iniziative, uniti dal comune impegno per i diritti dei lavoratori e le lavoratrici e per un’agricoltura solidale, equa e sostenibile. Quest’anno, la FLAI ha deciso di coinvolgere Sbilanciamoci! nell’organizzazione del “Sindacato di Strada”, offrendo la possibilità di affiancare le Brigate del Lavoro nel proprio operato. I volontari saranno fondamentali nel fornire assistenza e diffondere informazioni tra i lavoratori agricoli, specialmente nelle zone (come l’Agro Pontino, il Foggiano e l’alto Veronese) dove il caporalato è ancora ben radicato.

Lunaria, che sostiene la Campagna Sbilanciamoci!, ha deciso di aderire all’iniziativa promossa dalla FLAI-CGIL per unirsi alla lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori agricoli e in particolare del caporalato. Questa iniziativa favorisce l’integrazione sociale, promuove un’agricoltura sostenibile ed etica e offre opportunità di formazione ai volontari. Collaborando con sindacati e altre associazioni, Lunaria rafforza il suo impegno per una società più giusta e inclusiva, migliorando le condizioni di vita e di lavoro dei più vulnerabili.

Le attività dei volontari

Le attività dei volontari si concentreranno sull’interazione diretta con i lavoratori agricoli, molti dei quali sono migranti. I volontari li raggiungeranno nei campi, nei luoghi di alloggio informali o nei punti di reclutamento, offrendo assistenza sindacale e legale, informazioni sui loro diritti e ascoltando le loro esigenze. Saranno distribuite bottiglie d’acqua con i contatti delle sedi FLAI-CGIL e volantini multilingue con informazioni contrattuali e norme contro lo sfruttamento. Le attività dureranno una settimana, dal lunedì al sabato, con una formazione iniziale prevista per il primo giorno.

I volontari saranno parte di un gruppo di circa 25 persone, suddiviso in 5-6 sottogruppi che opereranno in diverse aree. Il gruppo sarà composto da sindacalisti e attivisti del mondo dell’associazionismo, garantendo una solida base di esperienza e supporto.

I progetti:


Codice: FLAI01

Luogo: Agro Pontino, Latina, Lazio

Date: 01.07.2024 – 06.07.2024

Iscrizione entro: 20 giugno


Codice: FLAI03

Luogo: Foggia, Puglia

Date: 22.07.2024 – 27.07.2024

Iscrizione entro: 1 luglio


Codice: FLAI02

Luogo: Foggia, Puglia

Date: 15.07.2024 – 20.07.2024

Iscrizione entro: 1 luglio


Codice: FLAI04

Luogo: Verona (VR), Veneto

Date: 16.09.2024 – 21.09.2024

Iscrizione entro: 2 settembre


Vitto e Alloggio

La FLAI-CGIL coordinerà e offrirà vitto e alloggio in strutture convenzionate vicino ai siti delle attività formative e di intervento. I volontari dovranno raggiungere il luogo del progetto autonomamente e a proprie spese (viaggio per e dal campo sono a carico dei volontari).

Unisciti a noi – come iscriversi: Partecipare a questi campi di volontariato significa contribuire attivamente alla lotta contro lo sfruttamento nel settore agricolo, fornendo supporto diretto ai lavoratori più vulnerabili. È un’opportunità unica, sia di formazione sia di attivismo, che può fare la differenza lavorando sul campo e promuovendo la giustizia sociale.

Il progetto è aperto ai giovani da 18 -35 anni, che abbiano una buona conoscenza dell’italiano e dell’inglese. Per candidarsi basta compilare l’application form, entro la data indicata nel progetto scelto.

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Rubrica : {Flash}

Mancata approvazione del bilancio, arriva il commissariamento per 147 Comuni in Sicilia, cinque sono in provincia di Siracusa

Il lunedì 17 giugno 2024 di Giuseppe Castiglia

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Comuni commissariati in provincia di Siracusa

Nel complesso, in Sicilia, ben 147 comuni hanno subito il commissariamento poiché non hanno ancora approvato il bilancio di previsione per il periodo 2024-2026.

L’assessore delle Autonomie locali, Andrea Messina, ha firmato i provvedimenti di nomina dei commissari ad acta, che dovranno garantire l’adozione dello strumento di programmazione economica essenziale per autorizzare le spese degli enti locali.

Questo intervento sostitutivo è necessario e obbligatorio, poiché l’approvazione del bilancio preventivo consente ai comuni di pianificare le attività e i servizi per i cittadini nei prossimi tre anni.

"I cittadini meritano rispetto e servizi efficienti, e questa misura estrema è stata adottata dopo aver esaurito tutte le procedure ordinarie".

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Rubrica : {Qualche parola / di Luigi Boggio}

Si ponteggia sul nulla

Il lunedì 17 giugno 2024 di Luigi Boggio

Il sindaco di Messina Federico Basile è su tutte le furie per aver ottenuto meno fondi (457 milioni euro) rispetto a Palermo e Catania che hanno superato il miliardo di euro dai fondi europei di coesione e di sviluppo 2021/27. Non si capiscono le sfuriate del sindaco nei confronti della presidente del consiglio Giorgia Meloni e del presidente della regione Renato Schifani, perché avrà il Ponte.

Il Ponte anche con una parte dei fondi (1,3 miliardi di euro) del programma di coesione e sviluppo della Sicilia. Se il sindaco di Messina non si tiene, cosa dovrebbero dire le popolazioni della Sicilia interna per il non inserimento del completamento della Nord-Sud nel tratto Nicosia-Mulinello A/19? Una strada importante per il traversamento del cuore dell’isola che incrocia proprio a Nicosia la strada statale 120. La strada che attraversa quattro parchi di rara bellezza e comuni ricchi di storia.

Per capire di quello che sto parlando bisogna percorrerla e fermarsi per ammirare le opere d’arte dei comuni e il verde intenso dei boschi.

Dal parco delle Madonie a quello dei Nebrodi, per proseguire verso quello dell’Etna e arrivare ai Peloritani. Un lungo cammino percorso dall’imperatore Carlo V, figlio di Giovanni di Castiglia "la loca" e di Filippo d’Austria nel suo viaggio in Sicilia. L’imperatore di cui il sole non tramontava mai. Ma un giorno tramontò.

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Ficarra e Picone e il Ponte sullo stretto di Messina

Da noi oggi assistiamo non al tramonto ma alla decadenza di una "classe dirigente " fallimentare senza nessuna progettualità di sviluppo e danni irreparabile. Una Sicilia che affronterà l’estate tra fiamme, come ogni anno, e senza acqua. Campi arsi, alberi cadenti, animali vaganti, comuni esasperati per mancanza d’acqua. Però parlano di Ponte senza rendersi conto che abbiamo di bisogno, per non andare alla deriva, di tante piccole cose per vivere. Noi umani e la natura che ci circonda e che ci sostiene.

Il 27 maggio 2024 è una data da non dimenticare. È il giorno in cui Giorgia Meloni e Renato Schifani hanno sancito l’accordo per la utilizzazione dei 6 miliardi e 862 milioni del fondo di coesione e di sviluppo. Presenti molti sindaci plaudenti anche se non sapevano nulla di nulla sulla distribuzione delle risorse. C’erano anche dei deputati regionali anch’essi gioiosi e plaudenti, silenziosi e muti. Il programma invece di passare dall’aula dell’assemblea è passato sopra alle loro teste; sopra anche al confronto con i sindaci e le forze sociali.

Amaramente bisogna constatare che i deputati regionali diventano tanti leoni quando si debbono spartire dei resti che il governo mette nella loro disponibilità. L’opposizione cosa fa? Dorme.

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Rubrica : {:.: Città invisibili}

Brindisi: la cena dei poveri contro i piani criminali dei più ricchi del mondo

Il domenica 16 giugno 2024 di Redazione

Mentre nel blindatissimo Castello Svevo di Brindisi i capi di Stato e di governo banchettavano nel lusso, come sono usi fare i potenti della Terra, in piazza Vittoria è andata in scena la contro cena dei poveri a base di friselle, cous cous, acqua e vino.

Un evento conviviale, molto partecipato dai cittadini, organizzato dal Tavolo di Coordinamento No G7 all’ insegna della frugalità e dell’allegria, che ha voluto segnare una linea di demarcazione tra chi rappresenta il potere, lontano dalle vere necessità dei popoli, e la gente comune che lotta per la giustizia sociale, la pace e la solidarietà.

“Abbiamo scelto un cibo povero ma ricco di significati – dice Angelo Gagliano, uno degli organizzatori del contro vertice – perché è il cibo tipico della dieta mediterranea, un cibo che ha sfamato i nostri antenati e quelli di tanti migranti che arrivano nel nostro Paese, per denunciare lo spreco di risorse da parte delle sette nazioni più industrializzate del mondo le quali, anziché investire per risolvere i problemi dell’ umanità, quali la carenza alimentare, l’assistenza sanitaria, l’istruzione, destinano grandi quantità di denaro in armamenti che vengono usati per mantenere il dominio nei confronti dei Paesi meno sviluppati. Ogni anno muoiono per fame 10 milioni di persone, 20 ogni minuto. Le spese militari dei Paesi del G7 sono passate in pochi anni, dal 2017 ad oggi, da 853 a 1166 miliardi. Basterebbe utilizzare una minima parte di questo fiume di denaro per risolvere il problema della fame nel mondo”.

Gli attivisti del movimento Debt for Climate, provenienti dalla Germania, hanno montato in piazza un “Cavallo di Troia” in legno per evidenziare le politiche colonialiste dei Paesi del G7 e chiedere che la Banca Mondiale e il FMI paghino il loro debito climatico. Sul palco si sono susseguiti numerosi interventi, tra cui quelli di rappresentanti della Palestina, del Kurdistan e del Mali. Bobo Aprile, del comitato promotore, alludendo all’abnorme schieramento di Polizia messo in atto dal governo italiano, ha detto: “Chi si aspettava che dalle iniziative di contrasto al vertice del G7 potessero scaturire dei disordini sarà rimasto deluso. La violenza sta dall’altra parte; dalla parte di chi, per proteggere gli interessi dei più ricchi, la organizza scientificamente e sistematicamente. Violenti sono quelli che in modo irresponsabile stanno spingendo il mondo verso una deriva militarista e bellicista che rischia di precipitare tutti nella terza guerra mondiale. Sono queste le persone pericolose che evocano le armi atomiche come se stessero giocando ad un videogame. A questa gente i popoli del mondo debbono ribellarsi rifiutando di partecipare ai loro piani criminali”.

“Questi signori del G7 si sono dimenticati degli altri 8 miliardi di persone. Perché li non c’eè il popolo, li ci sono presidenti di Paesi che di democratico non hanno nulla – ha affermato Renato Di Nicola della Campagna nazionale “Per il Clima Fuori dal Fossile” – . Approfittando della guerra in Ucraina hanno rilanciato a tutti i livelli l’ utilizzo dei combustibili fossili attraverso i quali le multinazionali del settore, e in Italia in primo luogo l’ ENI e la Snam, hanno potuto realizzare profitti stratosferici. Con la complicità dei grandi organi di informazione il governo italiano ha costruito una narrazione tossica cercando di convincere l’ opinione pubblica che il nostro Paese era alla canna del gas. Attraverso l’anacronistico Piano Mattei sono stati imposti i nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna, nuove trivellazioni e il devastante grande gasdotto Linea Adriatica di 430 chilometri da Sulmona a Minerbio. Tutte opere inutili, che saranno pagate dagli italiani con la loro bolletta energetica, perché i consumi di gas sono crollati non solo in Italia ma in tutta Europa. Chi la fa da padrone sono le potenti lobby degli armamenti e del fossile. Così viene messo da parte il Green New Deal e i finanziamenti per combattere il cambiamento climatico vengono dirottati a favore dell’ industria bellica. Questi signori trattano i cittadini come dei sudditi pronti ad obbedire ma nei territori ci sono tante persone che non chinano la testa e che lottano contro la guerra e per la giustizia climatica. La serata si e conclusa con le musiche della pizzica, il ballo tradizionale pugliese. Nel corso delle giornate di contro vertice si sono svolti dibattiti sui temi di maggiore attualità quali militarizzazione e geopolitica e una conferenza internazionale su energia e cambiamenti climatici. Le iniziative si concluderanno sabato 15 giugno con una manifestazione nazionale a Fasano.


L’articolo di Mario Pizzola è stato diffuso da Pressenza.


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Rubrica : {Flash}

I laureati che finiscono disoccupati. Indagine 2024 di AlmaLaurea

Il domenica 16 giugno 2024 di Redazione

I laureati sono sempre meno disponibili ad accettare lavori a basso reddito o non coerenti con il proprio percorso formativo. A un anno dal titolo, infatti, tra i laureati di primo e di secondo livello, non occupati e in cerca di lavoro, la quota di chi accetterebbe una retribuzione a più di 1.250 euro è pari, rispettivamente, al 38,1% e al 32,9%; tali valori risultano in calo, nell’ultimo anno, rispettivamente, di 8,9 e di 6,8 punti percentuali. Inoltre, si dichiara disponibile ad accettare un lavoro non coerente con gli studi il 76,9% dei laureati di primo e il 73,0% di quelli di secondo livello; anche in tal caso si tratta di valori in calo, nell’ultimo anno, rispettivamente di 5,9 e 3,0 punti percentuali. Ciò si associa, peraltro, a un aumento della quota di chi dichiara di non lavorare e di non cercare lavoro per mancanza di opportunità di lavoro. Sono alcuni dei risultati della XXVI Indagine sulla Condizione occupazionale dei Laureati – Rapporto AlmaLaurea 2024.

Nel 2023 il tasso di occupazione è pari, a un anno dal conseguimento del titolo, al 74,1% tra i laureati di primo livello e al 75,7% tra i laureati di secondo livello del 2022. Si tratta di valori in calo nell’ultimo anno (-1,3 e -1,4 punti percentuali, rispettivamente). I laureati a tre e a cinque anni dal conseguimento del titolo evidenziano invece livelli occupazionali decisamente elevati: a tre anni dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione raggiunge il 90,5% tra i laureati di primo livello e l’85,4% tra i laureati di secondo livello (rispettivamente, +0,2 e -0,5 punti percentuali, rispetto al 2022). A cinque anni dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione è pari al 93,6% per i laureati di primo livello e all’88,2% per quelli di secondo livello. Il confronto con le precedenti rilevazioni conferma il trend di miglioramento dei livelli occupazionali dei laureati di primo livello, che nel 2023 raggiungono il più alto valore osservato in oltre un decennio (nell’ultimo anno l’aumento è di 1,5 punti percentuali). Tra i laureati di secondo livello, invece, il tasso di occupazione risulta in calo rispetto alla rilevazione del 2022 (-0,5 punti percentuali), pur rimanendo su valori molto elevati.

Anche le differenze territoriali, in termini di ripartizione geografica sia di residenza sia di studio, si confermano significative: quanti risiedono al Nord presentano una maggiore probabilità di essere occupati (+20,8%) rispetto a quanti risiedono nel Mezzogiorno; analogamente, per quanto riguarda la ripartizione geografica di studio, i laureati del Nord hanno il 39,3% in più di probabilità di essere occupati rispetto a quelli del Mezzogiorno. I laureati provenienti da famiglie nelle quali almeno un genitore è laureato mostrano una minore probabilità di occupazione (-9,4%) a un anno dal titolo, rispetto a quanti hanno genitori con titolo di studio non universitario. L’ipotesi sottesa a tale risultato è che il contesto familiare consenta ai laureati di poter scegliere di posticipare l’entrata nel mercato del lavoro, in attesa di una migliore collocazione. Ciò si inserisce in un contesto più ampio in cui la famiglia d’origine influenza sia le scelte formative sia quelle occupazionali dei laureati. A tal proposito, specifici approfondimenti hanno messo in relazione il percorso di studio universitario dei laureati con quello dei propri genitori, evidenziando come il fenomeno dell’ereditarietà del titolo di laurea risulti diffuso soprattutto tra i laureati dei percorsi universitari quali medicina e giurisprudenza che danno accesso alla libera professione. Peraltro, come è noto, si tratta di percorsi che richiedono un ulteriore ciclo di specializzazione per l’avvio della libera professione.

L’indagine evidenzia come anche le competenze informatiche esercitino un effetto positivo sulla possibilità di trovare un impiego entro il primo anno dal conseguimento del titolo: la probabilità di essere occupati, tra chi conosce almeno cinque strumenti informatici, è del 24,4% più alta rispetto a chi conosce al più due strumenti, confermando come la conoscenza di tali strumenti sia divenuta indispensabile nella società attuale. Uno studio specifico realizzato da AlmaLaurea ha approfondito la conoscenza degli strumenti informatici distintamente per uomini e donne, evidenziando l’esistenza di differenze nelle performance occupazionali e nelle caratteristiche del lavoro

Per quanto riguarda le retribuzioni, nel 2023, a un anno dal titolo, la retribuzione mensile netta è, in media, pari a 1.384 euro per i laureati di primo livello e a 1.432 euro per i laureati di secondo livello, valori, in termini reali, in calo nell’ultimo anno dell’1,4% per i laureati di primo livello e dello 0,5% per quelli di secondo livello. A tre anni dalla laurea la retribuzione mensile netta raggiunge i 1.606 euro per i laureati di primo livello e i 1.602 euro per i laureati di secondo livello, registrando un calo nell’ultimo anno (-0,7% e -1,6%, rispettivamente). A cinque anni dal conseguimento del titolo la retribuzione mensile netta è pari a 1.706 euro per i laureati di primo livello e a 1.768 euro per quelli di secondo livello. Anche a cinque anni dalla laurea si osserva una riduzione delle retribuzioni reali rispetto all’analoga rilevazione del 2022: -1,0% per i laureati di primo livello e -1,2% per quelli di secondo livello. ese. Si rilevano differenziali retributivi anche in termini territoriali: rispetto a chi è occupato nel Mezzogiorno, chi lavora al Nord percepisce, in media, 40 euro mensili netti in più, mentre chi lavora al Centro 26 euro in più. Ma è soprattutto tra i laureati che lavorano all’estero che il vantaggio retributivo si accentua sensibilmente (si tratta di circa 661 euro netti mensili in più rispetto a chi lavora nel Mezzogiorno). È opportuno, tuttavia, ricordare che le differenze nel costo della vita che caratterizzano i diversi Paesi, e le aree territoriali all’interno del medesimo Paese, sortiscono un impatto sulle retribuzioni, come evidenziato anche in vari studi su dati AlmaLaurea.

L’età alla laurea, per il complesso dei laureati nel 2023, è pari a 25,7 anni. L’età alla laurea si è ridotta in misura apprezzabile negli ultimi anni (era 26,6 anni nel 2013), anche se nell’ultimo anno la decrescita si è arrestata (+0,1 anni rispetto al 2022). Il 61,5% dei laureati del 2023 ha concluso il corso di laurea nei tempi previsti dagli ordinamenti. Fino al 2022 si è registrato un miglioramento costante e marcato della regolarità negli studi (anche per effetto della proroga della chiusura dell’anno accademico concessa agli studenti per l’emergenza Covid-19); nel 2023 si è però assistito, per la prima volta dopo 12 anni, a un lieve ridimensionamento della quota di laureati regolari (-1,0 punto percentuale rispetto al 2022, nonostante la conferma della proroga della chiusura dell’anno accademico).

Il Profilo dei laureati 2023 conferma che la mobilità per ragioni di studio è in tendenziale aumento. Si conferma la direzione Sud-Nord: il 28,5% dei laureati che ha conseguito il diploma al Mezzogiorno ha scelto un ateneo di una ripartizione geografica diversa (il 14,5% tra i laureati diplomati al Centro e il 4,0% tra quelli del Nord). Tale quota è in costante aumento: era il 23,2% nel 2013. Inoltre, si conferma la maggiore propensione alla mobilità per ragioni di studio dei laureati che provengono da contesti più favoriti: il 33,5% dei laureati del Sud che si sposta in atenei del Centro-Nord proviene da contesti più favoriti rispetto al 23,6% di chi invece proviene da contesti meno favoriti.

Si conferma, infine, che oltre la metà dei laureati in Italia è di genere femminile: nel 2023 è il 60,0%, quota che risulta tendenzialmente stabile negli ultimi dieci anni. Le donne hanno un’incidenza più alta nei corsi magistrali a ciclo unico: 68,6% rispetto al 57,7% nei magistrali biennali e al 59,7% nei corsi di primo livello.

Qui per la documentazione completa relativa al Rapporto AlmaLaurea 2024.


L’articolo di Giovanni Caprio è stato diffuso da Pressenza.


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Rubrica : {Libri e idee}

Due sorelle litigiose. Scienza e magia di Marco Ciardi

Il domenica 16 giugno 2024 di Alessandra Calanchi

Questo libretto dalla copertina amaranto che sfoggia ammiccamenti paratestuali (le stelline nella O di Galileo, gli occhiali nella O di Potter) non è una novità assoluta, ma la riedizione di un testo uscito la bellezza di dieci anni fa. Dopo ben otto ristampe, questa nuova veste grafica e gli ampliamenti interni ne fanno un appetizer goloso per chi voglia accostarsi al mondo suggestivo dei rapporti fra scienza e magia. Due mondi solo apparentemente inconciliabili, prova ne è che, storicamente, sono stati a lungo fratelli, anzi sorelle. Litigiose, d’accordo, ma pur sempre sorelle.

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Copertina del libro di Marco Ciardi, Galileo e Harry Potter

Dagli ippogrifi di Galileo alle tavole di Nostradamus, dalla pietra filosofale alla creatura di Frankenstein, da Platone ad Asimov, da Lovecraft a Leopardi, Marco Ciardi ci irretisce con la sua conoscenza profonda delle interconnessioni (nascoste e meno nascoste) che formano quel fragile e multiforme reticolo che chiamiamo realtà. E impariamo (o re-impariamo) che, nel corso della storia, molte credenze ritenute superstizioni sono state provate poi dalla scienza, e che la magia ne è solo un’anticamera, o un’altra faccia della medaglia.

Oggi perfino chi studia l’Intelligenza Artificiale non può fare a meno di interessarsi a ciò che sfugge agli algoritmi (la creatività, il mondo onirico, le allucinazioni), e dunque lo scienziato dovrebbe rileggersi l’Orlando Furioso o la Ballata del vecchio marinaio, non solo per ampliare non solo le proprie conoscenze letterarie, ma anche per approfondire la propria capacità di percezione dell’universo. Una missione affascinante e sfidante, quella che si è proposta Marco Ciardi, già autore di numerosi saggi, fra cui Terra. Storia di un’idea (Laterza 2017), Breve storia delle pseudoscienze (Hoepli 2021), Benvenuti ad Atlantide (Carocci 2022), Quando Darwin incontrò Flash Gordon (2023), e del romanzo L’uomo tra le nuvole (Aras 2021) dedicato alla scomparsa di Ettore Majorana.

N.B. Marco Ciardi è professore ordinario di Storia della Scienza e della Tecnica all’Università degli Studi di Firenze, non alla Scuola di Stregoneria e Magia di Hogwarts.


Su YouTube una intervista.

Leggi anche la recensione di Alessandra Calanchi su: Linguae& Rivista di Lingue e Culture Moderne, vol. 10, n. 1/2021, Come una partita di rugby, recensione di Marco Ciardi, Breve storia delle pseudoscienze, il pdf su LEDonline.


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Rubrica : {Guerre Globali}

Grandi che sono piccoli e piccoli che sono grandi

Il domenica 16 giugno 2024 di Salvatore A. Bravo

Il G7 si chiude. La percezione è di uno spettacolo andato in scena tra orecchiette, ciliegie, trulli e mare. Non mancano i baci, le faccine simpatiche o le chiacchiere su simpatie e antipatie tra i Grandi. Una regione intera è divenuta il palco su cui, sempre loro, i “Grandi” si sono esibiti per noi, i plebei, tali ci percepiamo, che a sentir loro, dovrebbero essere contenti, perché con la loro presenza hanno fatto uno spot pubblicitario ad una regione del Sud nella quale non si credeva. La gente è diventata un contorno da mostrare.

I Grandi, come i giornali asserviti li hanno descritti sono scesi nelle Puglie, tra loro anche il Papa che con la sua presenza li ha legittimati. La realtà resta fuori. La Puglia vera tace non compare con la cementificazione che avanza e con i migranti sempre più poveri e pazzi di dolore che si trascinano nelle città. Non compaiono i lavoratori precari e le case in affitto sempre più rare e costose, perché ormai è solo una regione che ospita turisti nei B&B, per cui mettere su famiglia è un’impresa nel vero senso della parola non esiste.

Una regione cannibalizzata le cui lingue dialettali e le cui tradizioni scompariranno definitivamente nei prossimi anni, perché ormai è solo terra di passaggio per ricchi che nulla comprendono e vivono della sua storia. Nel mezzo la gente comune che si impoverisce della propria identità e ridotta a comparsa per un set cinematografico. Se si fossero spostati di pochi kilometri, i Grandi della Terra, avrebbero assistito all’ ex ILVA di Taranto dove il territorio è bruciato dalla chimica, e dove uomini, donne e bambini continuano a morire di cancro in nome dell’acciaio. La Puglia vera è stata oscurata, al suo posto un borgo edenico per ricchi ha ammiccato sui giornali e ci ha illustrato una realtà che non c’è o meglio è per pochissimi. Tutto è artificiale, non solo l’IA, nella società dello spettacolo.

Giornali e TV di Stato continuano a ripetere i Grandi della Terra, come fossero divinità planate per qualche giorno tra noi miserrimi, che non contiamo nulla. Si soffermano sui vestiti e sulle passeggiate che i Grandi hanno svolto. È politica? Poniamoci la domanda spegnendo il rumore del giornalismo adulatore sempre più simile alle agenzie pubblicitarie. Puglia terra di passaggio non tra Ovest ed Est, ma passerella avvilente.

La definizione i Grandi della Terra andrebbe analizzata, in quanto esprime in sé una verità non voluta dal giornalismo che non informa, ma si dedica ad altro. La nostra non è una democrazia, poiché non vi sono Grandi in essa, in quanto il potere sovrano è del popolo che elegge i suoi rappresentanti, i quali sono al servizio del popolo. Sono banalità, ma in questi tempi di rimozione della politica, non lo è. Non a caso la parola ”ministro” deriva dal latino “minus”, ovvero “meno” che indicava la subordinazione al “magister” , ad una autorità superiore, che in questo caso sarebbe il popolo. I ministri e i capi del popolo sono al servizio del popolo. In una democrazia si serve il popolo.

Invece l’osanna con cui i giornali e le TV hanno acclamato i Grandi della Terra deve farci comprendere che abbiamo assistito ad una riproduzione della corte di Versailles, dietro i cancelli della reggia è rimasta la realtà del popolo che chiede rappresentanza, ambiente da vivere e non da usare e comunità come luogo di pace e di crescita qualitativa. Vi è comunità dove si coltiva la pace nella quotidianità. I “piccoli della Terra” vogliono tornare ad essere “persone vere” senza l’abbaglio della società dello spettacolo che ci umilia, non vogliono essere usati.

Nessuna voce è stata data alle proteste dei giovani che hanno sfilato a Fasano chiedendo più politica, giustizia e meno spettacolo. La realtà non è nei resort ma è nella voce della gente. Su tutto ancora un dubbio, un giovane in formazione che sente ripetere i Grandi della Terra come vivrà la sua normale condizione esistenziale in un contesto che spinge verso la grandezza economica e la potenza? Cosa penserà di sé e delle persone a lui vicine? Le parole costruiscono mondi che spesso sono infelici, perché ci si sente “niente”, e ciò sviluppa clientelismo e sudditanza. Dobbiamo avere il coraggio di riprenderci la realtà e di vivere l’essenziale.

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Rubrica : {Libri e idee}

La controriforma scolastica spagnola

Il domenica 16 giugno 2024 di Salvatore A. Bravo

L’Europa che avanza

La riforma dell’istruzione spagnola del 2022 con cui si abolisce la filosofia e si riduce la storia per implementare la conoscenza (propaganda) dei diritti LGBT e dell’ecofemminismo avrebbe lo scopo, testuali parole, di favorire un approccio «meno mnemonico». I blocchi tematici sostituiranno la ricostruzione degli eventi. Se vogliamo capire il percorso dell’Europa nel tempo attuale bisognerebbe studiare la riforma dell’istruzione spagnola, in cui il sapere critico è sostituito da contenuti che divengono i dogmi intorno ai quali costruire il consenso al capitalismo. Il governo spagnolo è di sinistra, l’alzata di scudi dei conservatori è solo commedia, in quanto destra e sinistra sono nulla più che flatus vocis al servizio dell’angloglobalizzazione. La sinistra risponde in modo molto più efficace ed efficiente all’attuale fase del capitalismo che per sostenere consumi e migrazione punta sulla deregolamentazione in ogni ambito sociale ed economico. La sinistra paladina dei soli diritti individuali catechizza le nuove generazioni e benedice ogni forma di individualismo. Non vi è equilibrio tra i diritti individuali e sociali; i diritti individuali in assenza di diritti sociali, in astratto sono per tutti, ma in realtà sono per diritti per censo.

Il governo è “nominalmente di sinistra”, poiché persegue gli stessi fini della destra o di ogni altra compagine politica di governo, ovvero attualizzare la globalizzazione. La formazione è l’istituzione che prepara le future generazioni, per cui si deve agire per deformare la natura sociale e comunitaria prima possibile. La legge del 3/2022 relativa alla riforma della formazione professionale rende inequivocabile l’adattamento dell’intero sistema alle prescrizione del mercato. L riforma spagnola è similare alle riforme che si varano nell’Europa unita, nella quale di “unito” vi è solo il mercato:

10. Formazione continua: qualsiasi tipo di formazione svolta dopo la formazione iniziale e l’inserimento nella vita attiva, all’interno o all’esterno del sistema educativo. Il suo obiettivo è consentire alla persona di acquisire, ampliare o aggiornare le proprie conoscenze o competenze al fine di adattare, promuovere professionalmente o riconvertire il proprio percorso di sviluppo personale o professionale. Questo nome non è associato alla tipologia dell’offerta formativa, ma al processo di apprendimento nel percorso formativo di ciascuna persona, dopo la formazione iniziale e l’inserimento nella vita lavorativa attiva.

11. Formazione iniziale: l’itinerario formativo svolto, all’interno del sistema educativo, dall’inizio del percorso scolastico fino al termine della permanenza in esso, per l’inserimento nel mondo del lavoro. Questa designazione non è legata alla tipologia dell’offerta formativa, ma piuttosto al momento presente nel percorso formativo di ciascuna persona, durante la formazione iniziale e prima dell’inserimento nella vita lavorativa attiva.

12. Formazione professionale duale: formazione professionale che si realizza armonizzando i processi di insegnamento e apprendimento tra il centro di formazione professionale e l’azienda o organizzazione equivalente, in corresponsabilità tra entrambi gli agenti, con l’obiettivo di migliorare l’occupabilità della persona. In allenamento.

13. Formatore: qualsiasi persona che svolge una o più attività legate alla funzione formativa, sia all’interno di un centro di formazione professionale non appartenente agli organi didattici dell’ordinamento scolastico, sia in un’azienda o ente equiparabile.

14. Indicatore di qualità: il criterio che stabilisce il livello minimo richiesto in ambito professionale per lo svolgimento di un’attività o compito, purché soddisfi gli obiettivi delle organizzazioni produttive. Costituisce una guida per la valutazione della competenza professionale insieme agli elementi di competenza.

15. Itinerario formativo: il progetto costruito da ciascuno, con l’ausilio, se necessario, di servizi di orientamento professionale, per acquisire, aggiornare, completare e ampliare le proprie competenze lungo tutto l’arco della vita”.

Fedeli al mercato pantoclasta

Il primo assunto semantico che si dovrebbe chiarire è che si è di fronte all’ennesimo governo al servizio della globalizzazione. Possono esservi sfumature espressive diverse, ma la storia di questi decenni ci insegna che destra e sinistra sono intercambiabili, ovvero sono al servizio della globalizzazione, per cui si ripropone l’interminabile gioco delle parti con cui si finge che vi sia una democrazia e una opposizione. D’altronde lo verifichiamo in Italia puntualmente ed egualmente, destra e sinistra governano unitamente al servizio dell’antlantismo globale. Per uscire dalla gabbia d’acciaio il primo passo è non cadere in facili contrapposizioni finalizzate a sostenere l’illusoria certezza che siamo in democrazia. La post-democrazia esige un riorientamento concettuale, altrimenti si rischia di non comprenderla, si utilizzano categorie del Novecento per comprendere una realtà omologata e che vorrebbe schermarsi mediante l’uso manipolato del linguaggio del passato.

Il primo punto è che la Spagna, ma potrebbe essere qualsiasi altro stato europeo, mette in atto con la sua controriforma uno dei punti nodali dell’agenda 2030. Si tratta della globalizzazione radicale e totalitaria, la quale deve procedere con un movimento pantoclasta: distruggere ogni deposito culturale tradizionale ed ogni umanesimo per l’uomo nuovo. La riforma rende praticamente obbligatoria la promozione, anche in assenza dei requisiti minimi raggiunti dall’alunno, il quale sarà un analfabeta programmato per la passività sociale. La democrazia sostanziale non può che volere cittadini preparati per la partecipazione politica, in questo caso la democrazia formale è sostenuta dalla demagogia pedagogica che prepara otri vuoti da riempire passivamente con gli slogan senza capacità critica. Dietro l’abbaglio dei soli diritti individuali con annessa demagogia vi è la una nuova antropologia artificiale. L’uomo nuovo liquido ed adattabile non deve avere famiglia o legami stabili ma solo esperienze globali. Non ha radicamento nell’identità affettiva o territoriale, ma è astrattamente globale: appartiene al mondo. È una creatura metamorfica che ben si adatta agli interessi delle oligarchie, le quali necessitano di esseri umani liquidi e disponibili allo spostamento perenne, in quanto senza identità e senza territorio. L’istruzione deve formare a uomini che come Proteo prendono la forma del mercato. Figure spettrali fatalmente adattabili, ma che hanno la percezione di essere padroni e signori della loro identità. Il mondo nuovo che inaugura la riforma spagnola deve recidere ogni legame col passato.

Cultura classica

La cultura classica con il suo umanesimo è la fonte viva della comunità, dei diritti sociali e della democrazia sostanziale. La cancellazione della cultura classica non può che determinare nell’ottica dei legislatori un nuovo essere umano senza memoria convinto che la storia inizi e termini nel presente e con i suoi personali desideri. Ogni dittatura, lo ricorda Maria Zambrano nei suoi scritti, vorrebbe cancellare la storia e riscriverla. Ci troviamo dinanzi ad un esempio di questo genere rivestito con la retorica dei diritti. Il nuovo essere umano senza memoria e senza comunità sarà solo un atomo venuto dal nulla e intenzionalmente orientato verso il nulla, nessuna storia e metafisica lo precede. L’anno zero della storia è l’obiettivo di ogni totalitarismo. Nella riforma si afferma che storia e filosofia sono discipline dal peso mnemonico. Per poter pensare politicamente e culturalmente necessitano le informazioni, le quali non hanno mai leso nessuna intelligenza, inoltre la filosofia è sempre stata e sarà, per sua vocazione, la disciplina critica per eccellenza e non certo solo mnestica. Forse è questo il passaggio fondamentale, le nuove generazioni non devono avere cultura critica, devono astenersi dalla prassi come il peggiore dei mali per idolatrare i diritti individuali. Si può ipotizzare che la retorica dei diritti individuali prepara una generazione che concepisca l’ambiente, in cui vive come un immenso supermercato nel quale ha il solo diritto di comprare prodotti, identità momentanee ed esperienze di ogni genere. La Filosofia e la cultura classica donano voce all’invisibile da cui nuovi mondi fioriscono:

“Il pensiero filosofico ci permette di osare sentire quello che sentiremmo in ogni caso, ma senza osare, e che resterebbe per questo sospeso a metà nascita, come quasi sempre succede al nostro sentire. È per questo che la vita di tanta gente non va oltre il conato, un conato di vita. E questo è grave, perché la vita deve essere piena in qualche modo, in questo conato di essere che siamo” [1].

Le controriforme della formazione sono finalizzate a favorire l’avanzata del deserto. Nessuna comunità sopravvive senza spirito.

Catabasi

Il diritto individuale è la sovrastruttura del capitalismo nell’attuale fase storica che Costanzo Preve denominava “assoluto”. Diritti individuali senza diritti sociali all’interno dei quali spicca il femminismo in salsa anglosassone: le donne con il diritto di riprodurre nelle scelte e nei comportamenti il maschio anglosassone eterosessuale e carrierista. Le differenze scompaiono dietro la fumisteria della parola diritto, in realtà si punta all’omologazione acritica ed edonistica. La riforma spagnola è parte di un disegno culturale che procede senza una reale opposizione da decenni. I primi che dovrebbero opporsi a tale riforma sono le persone omosessuali le quali sono usate come cavallo di Troia per distruggere l’umanesimo e i diritti sociali. Si usa il facile consenso che la parola “diritto individuale” evoca per introdurre l’ignoranza di Stato programmata allo scopo di procedere con più facilità allo sfruttamento e alla precarietà. Il nulla avanza nella forma dell’emancipazione dalla memoria e dalla verità, in tal maniera non resta che l’apparire, il soggetto insegue il fenomeno nella forma del frammento senza ricondurlo alla sua verità che risiede nella totalità da cui emerge. Senza cultura filosofica e dialettica il fenomeno resta irrazionale, in quanto non dotato di senso, è un puro apparire pronto a dileguarsi del nulla. Il nuovo totalitarismo è antimetafisico deve eternizzarsi con la dimenticanza e con la rinuncia alla verità. Massimo Bontempelli lettore di Eraclito descrive attraverso Eraclito la condizione contemporanea. Il sapere classico non è mai mnestico, ma dona categorie da risemantizzare per comprendere il presente e preparare l’esodo dall’adattamento inclusivo:

“Ma che cosa può significare, in concreto, l’apparire del nulla? E quale mai esperienza e storia Eraclito può aver vissuto perché gli sia apparsa come l’apparire del nulla? Non si dimentichi egli fu un uomo dell’aristocrazia dell’acropoli di Efeso, e che, d’altra parte, al suo tempo, ad Efeso come in tuta la Ionia, scendendo giù dall’acropoli nelle vallate, ci si imbatteva in una trama di relazioni sociali e di forme del discorso del tutto nuove ed irreducibili rispetto al mondo delle acropoli ed ai suoi valori. Questa nuova realtà, dunque, non aveva alcuna radice nel preesistente ordinamento sociale, né alcuna legittimità in base ai criteri etici di esso. Si era sviluppata da impulsi di natura economica non derivabili dalle norme tradizionali, e tutto, il suo sviluppo non appariva collegato ad alcunché del passato, neppure come frutto di ideologie contrarie ai suoi equilibri o di aspettative precise di novità, ed era invece un progressivo, dirompente ed inatteso scioglimento del passato” [2].

Siamo dinanzi ad un nuovo totalitarismo, ma la filosofia è antica come l’essere umano può trarre dal pozzo della sua storia la prassi per capire e deviare dal cammino del nichilismo che, al momento, sembra inarrestabile. La catabasi è il movimento dialettico che ci responsabilizza nell’immanenza della storia per poter riportare i fenomeni storici all’unità del concetto, senza tale movimento dialettico la realtà precipita nell’irrazionalità. Eraclito come Hegel ci insegna che l’apparire, se non riportato al concetto rischia di trasformarci in creature che adorano le ombre, perché esse stesse non sono che spettrali presenze pronte a dileguarsi nel nulla. Il transumanesimo è il salto di qualità a cui si avvia la globalizzazione, l’essere umano dev’essere educato ed addomesticato con la cultura dell’illimitato. I diritti individuali senza i doveri, i diritti sociali e il materialismo storico non sono che la testa d’ariete con cui si vuole normalizzare il transumanesimo capitalistico. Oggi più di ieri la cultura classica e la filosofia sono imprescindibili per difendere l’umano dal nulla che avanza con la baionetta dei diritti individuali. Al nichilismo che inquieta e governa con la retorica ammaliatrice delle belle parole bisogna opporre l’impegno per una metafisica all’altezza del nostro tragico tempo storico.

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Rubrica : {Flash}

Sudafrica: Cyril Ramaphosa rieletto presidente

Il domenica 16 giugno 2024 di Redazione

Il parlamento del Sudafrica ha rieletto Cyril Ramaphosa presidente del paese dopo lo storico accordo trovato tra l’African National Congress (ANC), che ha governato il paese negli ultimi trent’anni e di cui Ramaphosa è leader, e Democratic Alliance (DA), un partito di centrodestra la cui leadership è quasi esclusivamente bianca.

L’accordo per la formazione di un governo di unità nazionale era stato trovato venerdì dopo settimane di trattative. Alle elezioni di fine maggio DA era arrivato secondo con il 21,8 per cento dei voti. L’ANC aveva ottenuto il 40,1 per cento, un risultato considerato deludente per il partito. Per la prima volta dalla fine dell’apartheid – il regime di violenta segregazione razziale che tra la fine della Seconda guerra mondiale e il 1991 sancì la separazione tra bianchi e neri – l’ANC era infatti stato costretto a trovare degli alleati per formare una maggioranza, e soprattutto a governare con un partito associato alla minoranza bianca del paese.

Fonte: Il Post.


Analisi: cosa è Democratic Alliance

Si chiama Democratic Alliance e sarà in coalizione con l’ANC, il partito che fu di Nelson Mandela, che non ha la maggioranza per la prima volta dalla fine dell’apartheid

Venerdì [14 giugno 2024] in Sudafrica è stato trovato un accordo per formare un governo di unità nazionale dopo che alle elezioni di maggio l’African National Congress (ANC), che ha governato il paese negli ultimi trent’anni, non ha ottenuto la maggioranza dei seggi. Il principale partner di questa nuova coalizione, che sarà guidata dall’ANC (il presidente del paese rimarrà il leader dell’ANC Cyril Ramaphosa) sarà Democratic Alliance (DA), un partito di centrodestra, la cui leadership è quasi esclusivamente bianca e che è associato alla comunità bianca del paese.

Alle elezioni di fine maggio Democratic Alliance era arrivato secondo, con il 21,8 per cento dei voti (l’ANC ha il 40,1). È la prima volta dalla fine dell’apartheid – il regime di violenta segregazione razziale che tra la fine della Seconda guerra mondiale e il 1991 sanciva la separazione tra bianchi e neri – che l’ANC, il partito che fu di Nelson Mandela, è costretto a governare in coalizione, e soprattutto a governare con un partito che è spesso stato associato alla minoranza bianca del paese. In un paese in cui più dell’80 per cento della popolazione è nera e i bianchi sono solo il 7 per cento, un governo di coalizione con un partito quasi esclusivamente bianco è una notizia piuttosto rilevante.

Il rapporto tra Democratic Alliance e la questione etnica è ambiguo. Il partito esiste dal 2000, ed è il risultato della fusione di varie forze politiche, tra cui anche l’ex Partito Progressista a maggioranza bianca e contrario all’apartheid. Fin dalla sua nascita, però, DA ha attirato anche elettori che furono del Partito Nazionale, cioè del gruppo di estrema destra che nel 1948 istituzionalizzò la segregazione razziale in Sudafrica e diede inizio all’apartheid. Nel corso degli anni Democratic Alliance è riuscita a conquistare anche una parte di elettori neri e non bianchi (come la minoranza asiatica, per esempio). Tuttavia, per evidenti questioni storiche, nella politica sudafricana la questione dell’etnia pesa molto, e DA non è mai riuscito a scrollarsi di dosso l’immagine di “partito dei bianchi”.

L’esponente più importante di Democratic Alliance è John Steenhuisen, un uomo bianco di 48 anni che da cinque è alla guida del partito. È succeduto al primo e ultimo leader nero, Mmusi Maimane, che nel 2019 si dimise in polemica con la linea del partito, secondo lui troppo lontana dai temi dell’elettorato nero. Quando Maimane andò via, lo seguirono diversi esponenti di spicco neri. «L’etnia avrà un peso», ha detto Steenhuisen prima delle ultime elezioni, «ma prendo esempio dall’esperienza di altre democrazie. Barack Obama era una minoranza negli Stati Uniti, eppure è riuscito a farsi eleggere».

Tuttavia, non è solo l’etnia a fare l’immagine del partito. Anche alcune posizioni espresse negli anni dagli esponenti di Democratic Alliance hanno contribuito a formare nell’elettorato l’idea di una forza politica per elettori bianchi e privilegiati. Ad esempio, nel 2017 Helen Zille, all’epoca presidente della provincia di Città del Capo, dovette dimettersi per aver detto che il colonialismo in Sudafrica era stato anche positivo, perché aveva portato nel paese «il sistema giudiziario, quello dei trasporti e il sistema idrico».

In questi anni all’opposizione, Democratic Alliance si è opposta inoltre a una legge contro i crimini d’odio razzisti, sessisti e omofobi, con l’argomentazione che sarebbe stata rischiosa per la libertà d’espressione perché la definizione di “crimine d’odio” era troppo vaga. La legge, che infine è passata, definisce “crimine d’odio” un reato motivato da pregiudizio o intolleranza verso una o più caratteristiche della vittima o di un familiare della vittima.

Un’altra battaglia di Democratic Alliance è stata quella contro l’aumento del salario minimo, che secondo DA avrebbe aumentato la disoccupazione e favorito i sindacati e le piccole imprese poco competitive. Apparentemente il salario minimo non ha direttamente a che vedere con l’etnia, ma in realtà è strettamente collegato: il Sudafrica ha un forte problema con la povertà e la distribuzione del benessere, che è prevalentemente concentrato tra le persone della comunità bianca. Da un lato, è il paese con il tasso di disoccupazione più alto al mondo: 32,9 per cento tra la popolazione generale e 45,5 per cento tra chi ha tra i 15 e i 34 anni. Dall’altro, è anche quello con la più alta disuguaglianza nella distribuzione del reddito: oggi nel paese lo 0,01 per cento della popolazione (ovvero circa 3.500 persone) detiene circa il 15 per cento della ricchezza del paese. Anche a decenni dalla fine dell’apartheid, l’etnia è ancora un fattore molto rilevante nel determinare il benessere.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Review of Political Economy, nel 2017 la ricchezza mediana di una famiglia sudafricana bianca era attorno ai 18mila euro, mentre quella di una famiglia nera di poco più di 3mila. Lo stesso studio poi ha calcolato che anche le famiglie nere in cui il capofamiglia ha un livello di istruzione superiore, e quindi una laurea, sono in media meno ricche di quelle bianche con un livello di istruzione primario.

In un paese con queste caratteristiche, Steenhuisen ha proposto di cancellare le politiche pubbliche che cercano di promuovere l’inclusione delle categorie sottorappresentate e ridurre le discriminazioni attraverso strumenti come quote di accesso privilegiato alle scuole e altre istituzioni (politiche note con il termine inglese di “affirmative action”). Queste politiche sono state sostenute con forza dall’ANC negli ultimi trent’anni, ma secondo DA hanno reso il paese inefficiente. In alternativa, propone un approccio “colorblind”, cioè privo di discriminazioni, anche positive, che non tenga in considerazione l’etnia nelle politiche sociali di inclusione. Secondo Steenhuisen, l’approccio scelto in questi ultimi trent’anni dall’African National Congress per contrastare le disuguaglianze razziali avrebbe favorito solo una piccola minoranza tra le persone nere.

In economia, la Democratic Alliance è un partito di centrodestra favorevole alla concorrenza e al libero mercato: Steenhuisen ha detto spesso di ispirarsi alle politiche della prima ministra britannica Margaret Thatcher. L’idea è quella che non siano gli investimenti statali nel welfare, ma la crescita economica e la ricchezza privata a generare anche un miglioramento degli standard di vita della popolazione. DA intende per esempio sostenere le imprese e promuovere gli investimenti privati anche nei settori che finora erano stati a gestione pubblica, come il servizio di distribuzione dell’elettricità o delle borse di studio. Sul tema della casa, aspira a un futuro «in cui i poveri» considerino «la proprietà come il frutto del proprio lavoro piuttosto che come un dono dello stato». Su quello dell’educazione, ritiene che lo stato debba investire soldi pubblici non tanto per rendere il sistema educativo più accessibile, quanto per migliorarne gli standard qualitativi.

Queste posizioni preoccupano alcuni membri dell’African National Congress, che oltre a essere il simbolo della lotta alle politiche segregazioniste sostiene posizioni opposte, di centrosinistra.

Al tempo stesso, pur avendo governato da solo per trent’anni, l’African National Congress non può dire di essere riuscito a sanare le profonde divisioni economiche e sociali del paese, né a risolvere i suoi gravi problemi strutturali. Per esempio, in molte comunità sudafricane manca l’acqua corrente, cosa che causa spesso epidemie di colera; non di rado salta l’elettricità; a Johannesburg le strade sono piene di buche enormi; nel paese i tassi di omicidi, tentati omicidi, rapine e furti di auto sono tutti aumentati notevolmente negli ultimi dieci anni.

L’ANC «ha fallito su tanti livelli: la scuola, la sanità, il diritto alla casa, l’economia», ha detto al Financial Times Moeletsi Mbeki, un analista politico molto vicino all’African National Congress: suo padre Govan è stato in carcere con Nelson Mandela per 24 anni e suo fratello Thabo è stato presidente dopo Mandela, tra il 1999 e il 2008.

Democratic Alliance, dall’altro lato, ha ottenuto a livello locale buoni risultati economici, e li usa per presentarsi come il partito del pragmatismo, dell’efficienza e dell’anticorruzione. Secondo il centro studi Good Governance Africa, che stila classifiche annuali sulle amministrazioni locali, Città del Capo, Drakenstein e Swartland sono i centri urbani meglio gestiti del paese, tutti nella provincia di Western Cape e tutti, compresa la provincia, gestiti da DA. Allo stesso tempo, è vero anche che Western Cape è una delle province più benestanti del paese, in cui abita quasi il 20 per cento dell’intera popolazione bianca sudafricana.

In ogni caso, anche nell’anno del suo peggior risultato, l’African National Congress ha ottenuto il 40 per cento dei consensi ed esprimerà quindi il presidente, che rimarrà Cyril Ramaphosa. Democratic Alliance nominerà invece il vicepresidente del parlamento. Due piccoli partiti di destra hanno detto che si uniranno alla coalizione: uno è l’Inkatha Freedom Party (IKF), che ha un programma che si rivolge sostanzialmente alle persone di etnia zulu, una delle tante di cui si compone la popolazione nera del Sudafrica. L’IKF, che è stato il quinto partito più votato, sostiene la monarchia tradizionale zulu e ha posizioni conservatrici in ambito sociale. L’altro è Patriotic Alliance, di estrema destra e vicina agli interessi della popolazione coloured, una sfumata classificazione demografica sudafricana che include principalmente persone di discendenza mista nera e bianca o asiatica.

Fonte: Il Post.


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Rubrica : {Flash}

Ilaria Salis libera

Il sabato 15 giugno 2024 di Redazione

Venerdì 14 giugno 2024 le autorità ungheresi hanno liberato Ilaria Salis, l’insegnante italiana che a febbraio del 2023 era stata arrestata in Ungheria con l’accusa di aver aggredito dei neonazisti durante una manifestazione di estrema destra a Budapest: venerdì la polizia le ha tolto il braccialetto elettronico che la costringeva ai domiciliari.

La liberazione di Salis, che da fine maggio era agli arresti domiciliari a Budapest dopo essere rimasta per 15 mesi in carcere, è stata decisa in conseguenza della sua elezione al Parlamento Europeo, dove era stata candidata alle elezioni dell’8 e del 9 giugno con Alleanza Verdi e Sinistra (AVS). Salis ha ottenuto quasi 170mila preferenze.

Nei giorni scorsi gli avvocati di Salis avevano fatto sapere di averne chiesto la liberazione sulla base all’immunità di cui godono i parlamentari europei, e il tribunale di Budapest aveva risposto che era in attesa della comunicazione ufficiale dell’elezione al Parlamento Europeo. I leader di AVS, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, hanno commentato la notizia in una nota congiunta, con cui hanno detto: «Finalmente! Siamo felici della notizia che giunge da Budapest, l’europarlamentare Ilaria Salis ora può tornare in Italia e potrà svolgere la sua nuova funzione a cui l’hanno indicata centinaia di migliaia di elettori».

La liberazione di Salis è avvenuta con tempi più rapidi di quelli inizialmente immaginati. Si riteneva che potesse essere necessario attendere la sua proclamazione ufficiale poco prima del 16 luglio, quando è prevista la prima sessione plenaria della nuova legislatura del Parlamento Europeo. Secondo le norme europee, infatti, gli europarlamentari in carica non possono essere arrestati o sottoposti a restrizioni della loro libertà per tutta la durata del mandato.

Salis dovrebbe rientrare in Italia nei prossimi giorni. Suo padre, Roberto Salis, ha commentato: «Facciamo i festeggiamenti del suo compleanno a casa, vado a prenderla e me la porto a casa io», un riferimento al quarantesimo compleanno di Salis, che sarà lunedì 17 giugno. «Sono molto contento. Non ci aspettavamo che venisse liberata già oggi. E invece mi ha chiamato l’avvocato Magyar (Gyorgy Magyar è l’avvocato ungherese di Salis) per dirmi che la polizia stava andando a liberarla».

Fonte: Il Post.


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Ultime brevi

Rubrica : {Eventi in giro}

Assordanti silenzi

Il mercoledì 6 giugno 2012

Dall’8 giugno e fino al 23, a Ortigia (Siracusa) in via Roma 30 - da Spazio30 Ortigia - collettiva di Bertrand/ Lasagna/Mirabile

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Una collettiva di pittura , che spazia dal figurativo all’astrazione, il titolo prende spunto da una citazione del libro di Francesco Antonio Lepore (la bestemmia del silenzio), a proposito di un libro di Milan Kundera (la vita è altrove) dove si parla di silenzio assordante ”solo il vero poeta sa che cosa sia l’immenso desiderio di non essere poeta, il desiderio di abbandonare la casa degli specchi, in cui regna un silenzio assordante”

In expo:

Bertrand / Lasagna / Mrabile

Spazio 30, Via Roma 30, Siracusa. Dall’8 Giugno 2012

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Rubrica : {Eventi in giro}

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

Il domenica 3 giugno 2012

A Niscemi la Carovana antimafie e No MUOS

La Carovana contro tutte le mafie alza il tiro contro il dilagante processo di militarizzazione del Mezzogiorno. Lunedì 4 giugno, Niscemi ospiterà la tappa chiave siciliana dell’evento internazionale promosso da Arci, Libera e Avviso Pubblico con la collaborazione di Cgil, Cisl, Uil, Banca Etica, Ligue de L’Enseignement e Ucca. L’appuntamento è per le ore 17 per un giro di conoscenza della “Sughereta”, la riserva naturale in contrada Ulmo sono in corso i devastanti lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa. Alle 18, proprio di fronte ai cantieri i quella che nelle logiche dei Signori di Morte darà l’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo, Comitati No MUOS, giornalisti, ricercatori ed esponenti del volontariato denunceranno in diretta streaming la rilevanza criminale e criminogena dello strumento militare. Poi, alle 20, tutti in piazza per un happening di parole, suoni e immagini per ribadire il No al MUOS e per un Mediterraneo di pace, con un legame ideale con la straordinaria stagione di manifestazioni, 30 anni fa, contro i missili nucleari Cruise di Comiso.

Saranno in tanti a giungere a Niscemi per testimoniare la centralità della lotta contro le disumanizzanti tecnologie di guerra che Usa e Nato puntano a installare in Sicilia (oltre al MUOS, gli aerei senza pilota Global Hawk e Predator). Da Paolo Beni (presidente nazionale Arci) ad Alessandro Cobianchi (responsabile nazionale Carovane antimafie), da Luigi Ciotti (presidente Libera) a Giovanni Di Martino (vicepresidente di Avviso Pubblico) e Antonio Riolo (segreteria regionale Cgil). E i giornalisti Nino Amadore, Oliviero Beha, Attilio Bolzoni e Riccardo Orioles con i musicisti Toti Poeta e Cisco dei Modena City Ramblers. Ma saranno soprattutto le ragazze e i ragazzi dei Comitati No MUOS sorti in Sicilia ad animare l’evento e raccontare la loro voglia di vivere liberi dall’orrore delle guerre e dalle micidiali microonde elettromagnetiche. “Il 4 giugno, così come è stato lo scorso 4 aprile a Comiso e il 19 maggio a Vittoria, ricorderemo attivamente il sacrificio di Pio la Torre e Rosario Di Salvo, vittime del connubio mafia-militarizzazione”, spiega Irene C. del Movimento No MUOS di Niscemi. “Dalla realizzazione della base nucleare di Comiso all’espansione dello scalo di Sigonella, l’infiltrazione nei lavori delle grandi organizzazioni criminali è stata una costante. Ciò sta avvenendo nella più totale impunità pure per i lavori di realizzazione del sistema satellitare di Niscemi”. Le basi in cemento armato su cui stanno per essere montate le maxiantenne del MUOS portano la firma della Calcestruzzi Piazza Srl, un’azienda locale che a fine 2011 è stata esclusa dall’albo dei fornitori di fiducia dell’amministrazione provinciale di Caltanissetta e del Comune di Niscemi. I provvedimenti sono stati decisi dopo che la Prefettura, il 7 novembre, aveva reso noto che a seguito delle verifiche disposte dalle normative in materia di certificazione antimafia erano “emersi elementi tali da non potere escludere la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società”. Secondo quando evidenziato dal sen. Giuseppe Lumia (Pd), il titolare de facto, Vincenzo Piazza, apparirebbe infatti “fortemente legato al noto esponente mafioso del clan Giugno-Arcerito, Giancarlo Giugno, attualmente libero a Niscemi”. Ciononostante, le forze armate italiane e statunitensi non hanno ritenuto di dover intervenire per revocare il subappalto alla Calcestruzzi Piazza. L’1 aprile 2012, i titolari dell’azienda hanno deciso di rispondere ai presunti “detrattori”. Con un colpo ad effetto, hanno annunciato la chiusura dell’azienda e il licenziamento degli otto dipendenti con contratto a tempo indeterminato. “Dobbiamo interrompere il rapporto di lavoro a causa dei gravi problemi economici che attraversa l’azienda per la mancanza di commesse”, ha spiegato uno dei titolari. I responsabili? “Alcuni giornalisti e i soliti professionisti antimafia che infangano il nostro buon nome”. Lunedì 7 maggio, mentre a Niscemi erano ancora aperte le urne per il rinnovo del consiglio comunale, uno dei Piazza ha minacciato in piazza di darsi fuoco con la benzina. Al centro delle invettive, sempre gli stessi cronisti “calunniatori” e gli “invidiosi” per la commessa militare.

Da quando No MUOS significa No Mafia, il clima in città è tornato a farsi pesante. E la Carovana assume il compito di portare solidarietà a tutti quei giovani che sognano ancora una Niscemi libera dalle basi di guerra e dalla criminalità.

Antonio Mazzeo

CG

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Rubrica : {Eventi in giro}

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

Il venerdì 1 giugno 2012

Catania: i film di Giugno all’Arena Argentina

http://www.cinestudio.eu/arena-argentina-programma-giugno/

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Rubrica : {Flash}

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno"

Il mercoledì 30 maggio 2012

“Non si svolgerà la parata militare del 2 giugno Roma. La parata militare del 2 giugno, quest’anno, non si svolgerà. Lo ha comunicato il ministro della difesa Forlani, con una nota ufficiale. La decisione è stata presa a seguito della grave sciagura del Friuli e per far si che i militari e i mezzi di stanza al nord siano utilizzati per aiutare i terremotati anziché per sfilare a via dei Fori imperiali.” 11 maggio 1976

Via: http://3nding.tumblr.com/

Vedi online: 3nding.tumblr.com

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Rubrica : {Flash}

Sidra, la vertenza continua

Il domenica 27 maggio 2012

Si è tenuta ieri mattina la conferenza stampa del circolo Città Futura PRC – FdS sulla questione della mancata restituzione agli utenti Sidra del canone « fognature e depurazione ». Maria Merlini, segretaria del circolo, ha brevemente ripreso le varie tappe della vicenda: questo canone – riscosso dalla Sidra dal 2006 al 2008, raddoppiando le bollette – è stato dichiarato illegittimo dalla sentenza n.335/2008 della Corte Costituzionale nel caso di abitazioni la cui rete fognaria non sia collegata ad un depuratore, cioè – per quanto riguarda Catania – per l’80% degli utenti. Già all’indomani della sentenza il circolo Città Futura, che fin dall’inizio aveva denunciato l’iniquità della riscossione di questo canone, si era subito attivato per permettere ai cittadini di chiedere alla Sidra il rimborso delle somme riscosse illegittimamente, consegnando moltissime richieste formali di rimborso agli uffici della società. Un provvedimento normativo del 2009 ha imposto la restituzione del canone entro il 2013, previa autorizzazione degli ATO. Ma nonostante l’ATO competente abbia deliberato già nel 2010 la restituzione del canone, quantificandone l’ammontare complessivo in quasi 2 milioni e mezzo di euro, la Sidra non ha ancora restituito nulla agli utenti, nascondendosi dietro un ipotetico conflitto di attribuzione tra l’ATO, la Sidra ed il Comune di Catania, che della Sidra è unico azionista. Per questa ragione il circolo Città Futura nei giorni scorsi ha incontrato il Prefetto di Catania, che ha dichiarato che si attiverà immediatamente contattando i tre soggetti interessati, affinchè venga fatta chiarezza sulla vicenda e vengano finalmente restituite ai cittadini le somme illegittimamente loro imposte. A conclusione della conferenza stampa, Luca Cangemi – del coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra – ha denunciato come l’atteggiamento della Sidra sia ancor più inaccettabile in un contesto di grave crisi economica ed occupazionale, in cui la restituzione di queste somme indebitamente riscosse potrebbe dare un pur piccolo sollievo ai cittadini, già alle prese con l’aumento di altre tasse e servizi come la TARSU e l’IMU, annunciando che in mancanza di una rapida soluzione della vicenda il circolo Città Futura organizzerà un’azione legale degli utenti per pretendere dalla Sidra quanto dovuto.

http://circolocittafutura.blogspot.it/2012/05/sidra-la-vertenza-continua.html

Vedi online: http://circolocittafutura.blogspot....

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Rubrica : {Eventi in giro}

31 maggio Catania circolo città futura ore 19,30: inaugurazione mostra ORGOGLIOSE R/ESISTENZE

Il venerdì 25 maggio 2012

giovedì 31 maggio, dalle ore 19,30, al circolo città futura, via Gargano 37 Catania inaugurazione della mostra, a cura del collettivo LGBTQ IbrideVoci, ORGOGLIOSE R/ESISTENZE: 18 anni di movimento gay/lesbo/trans/queer a Catania videoproiezione "Orgogliosa Resistenza: volti e corpi del Pride", foto di Alberta Dionisi AperiCena... una serata di incontro e socialità con bar e buffet a volontà a prezzi anticrisi

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Rubrica : {Eventi in giro}

martedì 29 maggio ore 19 seminario su "Attacco al valore legale del titolo di studio e distruzione dell’università pubblica"

Il venerdì 25 maggio 2012

ATTACCO AL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO E DISTRUZIONE DELL’UNIVERSITÀ PUBBLICA

Seminario di approfondimento

martedì 29 maggio ore 19 via Gargano 37

Coordina:

Luca Cangemi (segretario circolo PRC Olga Benario)

Intervengono:

Giuliana Barbarino (collettivo Gatti Fisici);

Nunzio Famoso (già preside Facoltà di Lingue);

Felice Rappazzo (docente Università di Catania);

Chiara Rizzica (coordinamento precari della ricerca)

Circolo Olga Benario

Rifondazione Comunista – FdS

Via Gargano, 37 Catania

Fb: PRC Catania Olga Benario - circolo.olgabenario@libero.it

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Rubrica : {Eventi in giro}

Giovedi’ 24 Maggio ore 18:30, Catania, la Feltrinelli presenta: Chi ha ucciso Pio La Torre?

Il mercoledì 23 maggio 2012

la Feltrinelli Libri e Musica

Giovedi’ 24 Maggio

alle ore 18

presso il bistrot de la Feltrinelli Libri e Musica

di via Etnea 285 a Catania

PAOLO MONDANI

e

ARMANDO SORRENTINO

presentano

CHI HA UCCISO

PIO LA TORRE?

Omicidio di mafia o politico?

La verità sulla morte

del più importante dirigente comunista assassinato in Italia

CASTELVECCHI

intervengono

ADRIANA LAUDANI

e

PINELLA LEOCATA

inoltre ha assicurato la sua presenza

il Procuratore della Repubblica di Catania

GIOVANNI SALVI

Pio La Torre viene ucciso il 30 aprile 1982. Indagini farraginose e un lunghissimo processo indicheranno come movente dell’omicidio la proposta di legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi, di cui era stato il più deciso sostenitore. Esecutore: Cosa Nostra. Un movente tranquillizzante. Un mandante rimasto nell’ombra. In realtà, con la morte di La Torre si compie un ciclo di grandi omicidi politici iniziati con l’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e proseguito, nel 1980, con la soppressione di Piersanti Mattarella, presidente democristiano della Regione Sicilia. Uomini che volevano un’Italia libera dal peso della mafia politica e dall’influenza delle superpotenze. Dalle carte dei servizi segreti risulta che La Torre viene pedinato fino a una settimana prima della morte. Nel 1976, la sua relazione di minoranza alla Commissione parlamentare Antimafia passerà alla storia come il primo atto di accusa contro la Dc di Lima, Gioia, Ciancimino e la mafia finanziaria. Nel 1980, in Parlamento non teme di “spiegare” l’omicidio Mattarella con il caso Sindona e con la riscoperta di una vocazione americana della mafia siciliana. È La Torre a conoscere i risvolti più segreti dell’attività del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; a comprendere il peso della P2; a intuire la posta in gioco con l’installazione della base missilistica Usa a Comiso; a intravedere, con nove anni di anticipo, il peso di strutture come Gladio. Raccoglie e riceve documenti riservati, appunta tutto in una grande agenda: di questo non si troverà nulla. Nei mesi che precedono il suo assassinio, La Torre torna in Sicilia a guidare il Pci fuori dalle secche del consociativismo, nel tormentato tentativo di ridare smalto a un partito spento. Trent’anni dopo l’omicidio, l’esperienza complessa e straordinaria di La Torre spiega molto delle sorti attuali della sinistra e della democrazia nel nostro Paese. E, per la prima volta, si cerca di leggere in controluce un delitto colmo di episodi per troppo tempo tenuti all’oscuro.

Paolo Mondani è giornalista d’inchiesta. Nel 1997 ha collaborato agli Speciali di Raidue. Sempre per la Rai ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, ed Emergenza Guerra. Nel 2003 è stato coautore di Report insieme a Milena Gabanelli. Nel 2006 è stato a fianco di Michele Santoro in AnnoZero. Dal 2007 è di nuovo firma di punta di Report su Raitre. Tra le suo pubblicazioni «Soldi di famiglia» (Rizzoli).

Armando Sorrentino è avvocato. E’ stato il legale della parte civile Pci-Pds nel processo per l’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Salvo. Ha rappresentato la parte civile nei processi per la Strage di Capaci e nel «Borsellino ter». Inizia l’attività negli uffici legali della Cgil, a lungo militante e dirigente locale del Pci-Prs, oggi è impegnato nell’Anpi e con l’Associazione dei Giuristi Democratici.

Grazie e a ritrovarci

Sonia Patanìa

Sonia Patanìa
 Responsabile Comunicazione e Eventi
 La Feltrinelli Libri e Musica
 via Etnea 285, Catania
 eventi.catania@lafeltrinelli.it

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Un tentativo di strage: comunicato stampa UDI

Il martedì 22 maggio 2012

Comunicato stampa

19 maggio 2012 – Italia Scuola Morvillo-Falcone

Un sabato mattina di primavera: attentato in istituto professionale di Brindisi - Una morta, un’altra in pericolo di vita, altre ferite e feriti.

Un tentativo di strage …

Una strage di giovani che andavano a imparare in un istituto professionale di tecnica, di moda.

Un istituto frequentato prevalentemente da giovani donne.

Altissimo è il valore simbolico della scelta del luogo, una scuola dove le giovani vanno ad apprendere conoscenze e costruire saperi per lavorare e costruirsi una vita libera e migliore. Significa tante cose la scelta del luogo, basta volerli vedere tutti questi significati, come li ha visti chi ha preparato l’attentato.

Qualunque sia la matrice, qualsiasi possa essere la valenza politica sia di attacco alle istituzioni, o terrorismo di vario stampo, una cosa è certa, che la conta delle morti violente di giovani donne subisce un aumento repentino nel panorama miserevole dei femminicidi quasi quotidiani in ogni parte d’Italia. Che la violenza spietata e disumana, singola o collettiva che sia, si manifesta ancora una volta.

Comunque la si voglia chiamare, questa è la cronaca della arretratezza di un paese che si annovera fra le potenze economiche mondiali, e che si ammanta di una democrazia di cui le donne non possono usufruire né in casa né fuori casa.

Quante sono le morti violente delle donne ogni anno? Nel 2012 in aumento progressivo e, nell’insieme, ogni anno centinaia, una strage che è solo la punta dell’iceberg della violenza maschile. Violenza a cui si aggiunge questa che crea lutto, dolore e terrore in tutto il paese. Paura che entra nelle coscienze perché abbatte uno degli ultimi luoghi, la scuola, considerati generalmente sicuri. Bisogna fermare questa violenza singola e collettiva.

Bisogna porre argine in ogni modo alla strage, prima, durante e dopo qualsiasi indagine o summit.

Non è più tempo di parole e di opinioni, è tempo di scelte, rimedi e di coscienza civile.

Un intero anno abbiamo passato con l’UDI, in tante e tante in tutta Italia con la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, da 25 novembre 2008 al 25 novembre 2009. Su, su dalla Sicilia alla Lombardia.

Fino all’ONU, a New York siamo andate. E ancora siamo qui a fare la conta delle morte e ferite, senza una legge, senza un allarme, senza prevenzione, senza contrasto, senza nessun tentativo di modificare seriamente la cultura della violenza individuandone le radici storiche e politiche.

In poche parole senza alcun intervento adeguato di chi ci rappresenta, amministra ed emana leggi.

Le nostre istituzioni dovrebbero condividere con noi il nostro perenne lutto, e devono riconoscere la nostra grande generosità di donne che sempre collaborano e sopportano nella speranza di una pace meritata. Devono riconoscere l’ingiustizia della condizione di terrore quotidiano in cui siamo costrette a vivere, e devono trovare sempre i colpevoli e garantire una pena certa, devono adoperarsi a promulgare leggi di contrasto e prevenzione alla violenza, di qualsiasi forma e tipo. Perché è un guadagno per tutte e tutti.

Quante volte ancora dovremo piangere vite di donne spezzate per capriccio o per esercizio arbitrario di un potere personale o collettivo, che in Italia purtroppo è ancora monopolio del genere maschile?

Il dolore per Melissa e le altre ragazze e ragazzi è indicibile e può essere espresso solo in parte con la condivisione del terribile dolore dei loro genitori, degli insegnanti e di tutti coloro che riconoscono il valore della vita umana.

UDI Unione Donne in Italia

Sede nazionale Archivio centrale Via dell’Arco di Parma 15 - 00186 Roma Tel 06 6865884 Fax 06 68807103 udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA - Faenza non verranno riassunte”

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Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Il lunedì 21 maggio 2012

“L’Italia che non si vede” Rassegna di cinema del reale

Un mito antropologico televisivo, di Maria Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo Catania, mercoledì 9 maggio 2012, ore 21 ZO centro culture contemporanee

Martedì 22 maggio, alle ore 21, presso il centro culture contemporanee ZO, quinto e ultimo appuntamento con “L’Italia che non si vede”, rassegna nazionale di cinema del reale promossa a Catania dall’officina culturale South Media (circolo UCCA). In programma, per la sezione “Le immagini perdute”, “Un mito antropologico televisivo”, un film nato attraverso il lavoro e la ricerca di malastradafilm film, pensato, discusso e montato da Helene Bertino, Dario Castelli e Alessandro Gagliardo.

Presentato con successo all’ultima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Italiana.doc, Menzione Speciale “Premio UCCA Venticittà”, Un mito antropologico televisivo è un film pretesto pensato per introdurre nel dibattito culturale l’idea di antropologia televisiva, intesa come chiave di lettura di un racconto popolare non ancora affrontato dalla storiografia, nonché strumento di ricostituzione di comunità attraverso la visione della televisione come soggetto di narrazione. In mezzo un patrimonio enorme custodito da centinaia di piccole emittenti che passo dopo passo gli autori stanno cercando di recuperare, conservare e pubblicare.

Attraverso l’uso di riprese video realizzate tra il 1992 e il 1994 (periodo chiave per la storia siciliana e italiana) e provenienti da una televisione locale della provincia di Catania il racconto televisivo penetra nella storia popolare di una nazione per comporre così il quadro delle sue difficoltà, descrivendone la sua natura più profonda. La telecamera coglie frammenti di quotidiano e li restituisce dopo anni ancora carichi della loro capacità di descrivere la nostra società, invitandoci a mettere in atto una lettura antropologica della narrazione televisiva.

Ufficio stampa: info@southmedia.it 349 1549450 www.southmedia.it

CG

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NOTE :

[1] Maria Zambrano, Per un nuovo sapere dell’anima, Raffaello Cortina editore 1996, pag. 41

[2] Massimo Bontempelli, Eraclito e noi, Spes 1989, pp. 45 46


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