Polvere sei e polvere ritornerai

Un miliardario rinviato a giudizio e anche due operai
di Adriano Todaro - mercoledì 5 febbraio 2020 - 711 letture



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IL FATTO

Casale Monferrato (Al). «Dentro di me provo odio per gli italiani e io sono il solo a soffrire per questo. Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno». (La Stampa, 24 gennaio 2020)

Lanciarono la polvere addosso all’onorevole: processati come l’Ilva (titolo Il Fatto Quotidiano, 25 gennaio 2020)

IL COMMENTO

Se uno Stato fallito ti fa soffrire per tanti anni, ti porta in Tribunale, ti condanna e se il condannato è persona sensibile che per non essere travolto da incredibili attacchi, per non soccombere è costretto ad occuparsi della sua igiene mentale beh, allora, è giusto che si sottragga al carcere.

Non ci avete capito una mazza? Calma e gesso che ora vi spiego. Stephan Schmidheiny, 72 anni, è l’ex padrone dell’Eternit di Casa Monferrato e non solo. Ha un cognome svizzero per me impronunciabile ed è pieno di soldi. Oggi, dopo aver passato una vita intera a lavorare per dare ai casalesi o casalaschi un po’ di benessere, per dare loro pane e lavoro, casa, istruzione ecc., i giudici cattivi (che saranno, senza dubbio, comunisti), lo hanno – di nuovo – rinviato a giudizio per omicidio volontario, accusato della morte di 392 persone. In primo grado era stato già condannato a 16 anni; in appello a 18 anni. Poi, però, è arrivata Santa Prescrizione a fare giustizia ed ora, di nuovo, a giudizio.

Una vigliaccata. Per fortuna il miliardario dal cognome impronunciabile ha parlato chiaro: "Mi sono reso conto di provare dentro di me un odio per gli italiani che io sono il solo a soffrire per questo. Ho lavorato in modo mirato sulla situazione. E quando oggi penso all’Italia provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito”. Poi ha soggiunto che non ha "nessuna intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno”.

Il miliardario svizzero si autodefinisce “una persona sensibile” così come, del resto, lo sono tutti i miliardari svizzeri. Pensate che si è dovuto occupare della propria “igiene mentale” per non lasciarsi abbattere da tutti questi incredibili attacchi. I 392 lavoratori morti, invece, non si preoccupano più di niente. Sono morti. Figuriamoci se si preoccupano della “igiene mentale”.

Per sottolineare la nostra vicinanza alla Svizzera e ai suoi miliardari, ci piace ricordare le nobili parole che Schmidheiny pronunciò in una riunione con i suoi manager: “Questi dati (sulla sicura cancerogenicità dell’amianto) non devono arrivare agli operai e ai cittadini”. Non è sensibilità questa? Non ha ragione di odiare gli italiani che gli vogliono far vedere il carcere dall’interno?

Parliamo ancora di polvere. Nel luglio 2016 il Grande Presidente Matteo Renzi, accompagnato dall’ex deputato del Pd, Michele Pelillo, si reca a Taranto per l’inaugurazione del Museo Archeologico (Ilva). Mentre i due inaugurano, ecco che un gruppo di operai Ilva lanciano loro addosso un sacchetto di minerale di ferro. Un gesto odioso perché, secondo la polizia ha “imbrattato” l’abito dell’ex onorevole.

Ohibò. Subito due operai sono denunciati per l’insano gesto e si dovranno difendere in Tribunale. La polvere imbrattatrice è quella che i tarantini, soprattutto al quartiere Tamburi, trovano sempre sui loro balconi e che respirano. Quella polvere – hanno detto i due denunciati, Luca Contrario e Cataldo Ranieri – è quella trovata nel cervello del piccolo Lorenzo Zaratta, uno dei tanti bambini morti a causa di quelle polveri. Per questa morte non ci sono colpevoli. Per la giacchetta dell’ex onorevole, invece, la giustizia ha fatto il suo corso.

Siamo convinti che lo svizzero impronunciabile non vedrà, dall’interno, un carcere italiano. In quanto ai due tarantini, non metteremmo la mano sul fuoco. Questi hanno cognomi pronunciabilissimi e un po’ banali. Non sono svizzeri né miliardari… quindi. E vorrei fare un appello a Cataldo e Luca: acquistate una giacchetta al povero ex onorevole. Solo così, forse, non vedrete dall’interno, un carcere italiano. Ma l’acquisto, ci raccomandiamo, lo dovete fare “in modo mirato” e senza polvere perché l’ex onorevole alle sue giacchette ci tiene. Giustamente.


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