Soldi à gogo

Soldi a tutti ma i poveri padroni piangono
di Adriano Todaro - mercoledì 20 maggio 2020 - 758 letture



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IL FATTO

I dimenticati tra i dimenticati: stagisti, tirocinanti, freelance, etc. (titolo del Fatto Quotidiano, 13 maggio 2020)

Le mancette di Conte (titolo de Il Giornale, 14 maggio 2020)

IL COMMENTO

Il decreto Rilancio è stato approvato. Ci sono soldi per tutti, una pioggia di soldi e noi siamo contenti. Siamo contenti per quelli che riceveranno 500 euro per andare in ferie e siamo contenti per il Carletto di Crema, il neopresidente della Confindustria Bonomi. Sì, perché questo grande industriale, da quando è diventato presidente (ma anche prima) non fa altro che chiedere soldi al governo, a scapito, naturalmente, dei poveri cristi che appunto essendo poveri debbono continuare ad essere poveri per permettere agli amici del Carletto di continuare a fare soldi, e, ovviamente, cercare di pagare meno tasse possibili.

Il cremasco, classe 1966, è uno dalle idee chiare. Ad esempio voleva aprire tutte le aziende al più presto possibile tanto sarebbero stati i lavoratori, eventualmente, ad ammalarsi. E, naturalmente, voleva scassare l’Irap usata anche per sovvenzionare gli ospedali, tanto i padroni non si ammalano mai. Il suo collega Bonometti, capo degli industriali lombardi, è un po’ più naïf del Grande Capo considerato anche il cognome che sembra un diminutivo di quello del cremasco. E allora all’inizio di aprile aveva dato indicazioni illuminanti: “Il virus? Forse dipende dagli allevamenti. Contrari a una zona rossa senza senso… Non si poteva fermare la produzione, sennò i morti sarebbero aumentati. Codogno è un paesino, non fa testo”. Belle parole che resteranno imperiture anche nei libri dei virologi.

Comunque, per tornare a noi, ci fa piacere che il governo Conte nei suoi 256 articoli distribuiti in 464 pagine del decreto Rilancio, abbia trovato posto la cancellazione del saldo 2019 e acconto 2020 dell’Irap per le aziende fino a 250 milioni di ricavi e tanto altro. In realtà, fino ad una settimana fa, la cifra doveva essere di 10 miliardi. Poi, come la pasta per la pizza è lievitata e, miracolo!, sono diventati 20 i miliardi per i padroni. Era di un contento il nostro cremasco che saltellava in continuazione mentre attraversava la sua azienda di prodotti elettromedicali. E, per festeggiare, la sera ha portato la moglie al ristorante e si è sbafato, fra le altre cose, un bel piatto di turtèi cremaschi con dentro tutto, dal formaggio grana all’uva sultanina, dagli amaretti al biscotto mostaccino. Un po’ pesante, è vero, ma era giusto festeggiare.

E, ripetiamo, contenti lo siamo anche noi che abbiamo a cuore le sorti delle industrie italiane e in particolare il portafoglio dei padroni, anche quelli di Crema.

Qualcuno, però, non è troppo contento. Ad esempio quelli che lavoravano con un tirocinio. Bella parola che dovrebbe preludere alla formazione del lavoratore ma che gli amici del duo Bonomi-Bonometti hanno trasformato in un mezzo per risparmiare sul costo del lavoro. Bisogna dire, ad onore del vero, che questi tirocinanti stanno sempre a lamentarsi malgrado prendessero dai 300 a 800 euro al mese che è un bel prendere. Ora stanno a casa e le Regioni non hanno dato loro nessun sostegno. Anche i dottorandi che hanno terminato la borsa di studio il 31 ottobre 2019 stanno a casa e si lamentano come del resto quelli a partita Iva che hanno guadagnato meno di 5 mila euro tipo i free-lance che lavorano nella comunicazione.

Invece ai professionisti e partita Iva che non hanno dovuto dimostrare guadagni in calo sono stati dati soldi. E così i padroncini brianzoli che non hanno mai pagato le tasse hanno fatto le corse per essere inseriti nelle liste dei riceventi, senza nessuna vergogna. D’altronde l’esempio viene, appunto, dai vari Bonomi che chiedono al governo 30 miliardi entro giugno perché “far indebitare le aziende non è la strada giusta” mentre va scartata qualsiasi ipotesi di un salario minimo per legge (e te pareva!). La cosa da fare è “un patto pubblico-privato” dove però i privati sarebbero preponderanti perché solo la produzione fornisce reddito e lavoro “non certo lo Stato come molti vorrebbero”. E chi non è d’accordo viene etichettato come anti-industriale. Insomma lo Stato non deve esserci; deve esserci, invece, quando c’è da sganciare soldi.

Un discorso più vecchio del cucco, da quando nei cortei si gridava “Agnelli-Pirelli ladri gemelli”. I gemelli ora non ci sono più sono rimasti i loro nipotini. I metodi sono sempre i medesimi con al centro il capannone e la fabbrichetta, con lo Stato vessatore, i lavoratori che non hanno voglia di lavorare e chiedono troppo. Loro, invece, non chiedono troppo. Continuano, come sempre, a fare gli accattoni.


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