Lacrimucce proletarie

L’emozione di due sposini e dei loro invitati
di Adriano Todaro - martedì 22 aprile 2014 - 1685 letture

Vi do qualche numero che vi potete anche giocare al lotto. Dunque, i numeri sono 191, 32, 18. Cosa sono? Beh, ragazzi miei sono numeri importanti che stanno a significare il grado di maturità dei nostri parlamentari, la loro disponibilità a cambiare verso, a modificare e togliere le incrostazioni che sono la zavorra di questo Paese.

Al Senato della Repubblica di re Giorgio di Savoia, si doveva discutere sulla quarta lettura del nuovo articolo 416 ter del codice penale sullo scambio elettorale politico-mafioso che "punisce chiunque accetta la promessa di procurare voti in cambio della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità". Le pene erano dai 7 ai 12 anni. Col nuovo dispositivo scendono da 4 a 10 di reclusione che, significa, vedere la galera molto lontanamente. Rispetto al decreto originario sparisce la punibilità per chi "dia disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa" ed anche la parola "qualunque" davanti "ad altra utilità". Tutto cancellato dalla maggioranza in combutta con il partito dell’Omino Animalista. Voti favorevoli, 191; contrari, 32; 18 astenuti.

Bisogna ammettere è un bel colpo partorito da menti fervide, autorevoli e perspicaci. Certo, all’interno del Pd c’è stato qualche mal di pancia ma poi hanno votato compatti. Come ha riconosciuto Michele Emiliano (e non solo lui) quella approvata dal Senato "E’ una norma sbagliata, ma il Pd è costretto a stare con Berlusconi". Costretto? E da chi? E se la norma è sbagliata perché l’hanno votata? Tutte domande che rimarranno senza risposte a meno di rivolgersi al professor Jacques Lacan. Sì, lo so che è morto ma i suoi libri di psicanalisi rimangono.

E così per non farmi prendere dallo sconforto, complice anche il tempo meteorologico (a Milano piove), ho sfogliato vecchi giornali per leggere articoli sfuggiti o non letti per mancanza di tempo. E così mi sono imbattuto in una notizia edificante che mi era sfuggita e a cui non avevo dato il giusto peso.

Quando vengo a sapere che due si sposano e formano una nuova famiglia, io sono sempre molto contento per loro. Stare assieme è importante, si aprono nuovi orizzonti, si sperimenta un nuovo modello di vita, di comunità, anche di mutuo soccorso. I giovani, gli sposi, finalmente, coronano il loro sogno, le emozioni del fidanzamento sono sostituite da certezze, ci sono anche momenti di tensione ma poi, se si amano veramente, si finisce per fare pace e rinsaldare il legame.

Pensavo a tutto questo e ad altro ancora leggendo la cronaca di un matrimonio. Certo i ragazzi non sono proprio ragazzini: lui ha75 anni, lei 48. Ma cosa importa l’età quando c’è l’amore? E l’amore c’è tutto e poi, dice la sposa, "lui è pieno di energia e quando si mette al piano e intona vecchie canzoni, tipo ’Nel 1919...’ non si sa come, io le so tutte".

Discorso chiaro e contemporaneamente un po’ criptico. Lui, il 75enne ha colpito lei, la 48enne per il fisico. Ammazzete e che è? L’impalmata signora spiega che prima stava con un centrocampista della Roma, Odoacre Chierico, detto Dodo che poi si è separata: "Devo spiegare. Tutto è nato da un articolo di Gian Antonio Stella dove, bontà sua, mi definiva due secoli più giovane di lui e un paio di metri più alta, e mi interrogava su che cosa mi aveva portato a preferirlo. E io ho detto: di Dodo, che non era certo un intellettuale, mi ha colpito il cervello; di Paolo che dell’intellettuale ha tutto, compresa la distrazione perenne, mi ha colpito il fisico".

Anche qua ci vorrebbe l’opera di Lacan ma andiamo avanti. Intanto uno che si chiama Dodo non è che possa avere un grande avvenire. Meglio il più casalingo Paolo. E Paolo chi è? E Cirino il Pomicino, uno che può vantare 42 processi e qualche settimana nelle patrie galere. Uno quindi, secondo il metro tutto italiano, di fiducia tanto che lo interpellano sempre giornali e tv. Lei si chiama Lucia Marotta, romana che dichiara di non aver mai votato per la Dc ma per la destra. Alla cerimonia si è presentata con un virginale abito bianco; il sindaco di Roma Marino ha messo la fascia, ha dimenticato le buche nelle strade e tanto altro, li ha benedetti e poi tutti a magnare a Villa Aurelia da dove si può guardare uno dei più bei panorami di Roma.

Clima allegro da Villa Arzilla, dentiere che ballano e tanta bella gente. Coinvolti anche Paolo Villaggio e Pippo Baudo. Peppino di Capri, senza i suoi Caproni, intonava alla pianola "Champagne" mentre la sposa si toglieva le scarpe e ballava nell’erba con il suo Pomicino, risolvendo così due problemi. Prima di tutto si rinfrescava i piedi e poi era, diciamo così, un po’ più all’altezza dello sposino.

Ma la cosa migliore erano gli invitati. Qua c’era un pezzo di prima e seconda Repubblica. Anche Re Giorgio di Savoia aveva mandato un messaggio di felicitazioni. D’altronde se riceve un condannato definitivo perché non mandare un bel messaggio ad uno che ha avuto solo 42 processi? Non solo lui, certo. C’era il fior fiore dell’Unità d’Italia a cominciare dall’avanzo di balera Gianni De Michelis che ha fatto da testimone. E poi Giuliano Ferrara, Rino Formica (quello di nani e ballerine), l’ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio, il migliorista Umberto Ranieri, l’avvocato dell’Omino Repellente, Franco Coppi, la signora Luisa Todini recentemente nominata presidente delle Poste, Publio Fiori ex ministro ed iscritto alla P2 sino a quando nel 2001 il tribunale di Roma ha escluso la sua appartenenza alla loggia massonica e tanti altri.

E c’era, naturalmente, e non poteva mancare, il subcomandante Fausto e la sora Lella. Non ne perdono una e già nel passato avevamo esternato la nostra preoccupazione per il fegato del subcomandante a forza di bere Martini. Ma lui, come ogni rivoluzionario che si rispetti, è forgiato nell’acciaio e i Martini, ed anche il caviale, non gli fa un baffo. Fausto si è intrattenuto, amabilmente, con tutti. Ha abbracciato Cirino il Pomicino, la Lucia, l’avanzo di balera, Giuliano Ferrara, Rino Formica, insomma tutti. E a tutti ha propinato, per l’ennesima volta, con la "r" moscia che fa tanto tenerezza, di quando era andato nel Chiapas a trovare Marcos. Tutti hanno cercato di sbolognarlo ma non è mica facile sbolognare un comunista vero. Quando però sono arrivati i tagliolini con gallinella di mare, è stato lo stesso subcomandante a sbolognarsi.

La protagonista, come giusto, era però, la signora Lucia che ha esternato, così come ci racconta il Corriere della Sera, di quando, poverina, era in crisi post-separazione dal suo Dodo e di quanto soffriva. Soffriva, soffriva quasi come una cassintegrata poi, complice Cupido, aveva incontrato Cirino il Pomicino e, dopo un po’, avevano deciso di dichiararsi alle famiglie. Qua la prosa del Corriere si fa pregnante, da libro Cuore: "E quando qualche mese dopo avevano deciso di dichiararsi alle famiglie, in fin dei conti erano liberi e separati, lei, un po’ imbarazzata ma decisa, chiese la mano di Paolo all’amica Ilaria (la figlia di Cirino-Ndr), mentre lui si rivolse al papà di Lucia così: ’Avvocato, io la capisco, se questa cosa fosse successa a me, non sarei certo contento...’. E lì Lucia li tolse di imbarazzo dicendo: Ora abbraccialo e chiamalo papà". Un vero racconto strappalacrime.

Qualche giornale ha pubblicato anche alcune fotografie del matrimonio e della cerimonia. C’è n’è una bellissima, in cui si vede Gianni De Michelis, molto più alto del Pomicino, che afferra il capoccione dello sposo e gli deposita un bacio. Un momento commovente, di intesa perfetta, di grande umanità e amicizia.

A vedere quella scena d’affetto la sora Lella si è commossa e negli occhi di Fausto sono spuntate due lacrimucce. Proletarie, però.


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