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La cosa Berlusconi di José Saramago

di Giuseppe Tramontana - mercoledì 22 luglio 2009 - 2040 letture

Constatato come, a distanza di più di un mese, nessun quotidiano o periodico italiano si sia preso la briga di proporre all’opinione pubblica nostrana l’articolo di José Saramago pubblicato sul quotidiano spagnolo El Paìs del 6 giugno 2009, se ne fornisce opportuna traduzione, nella speranza di far cosa lieta almeno ai lettori di ’giro di vite’. Si rammenta, peraltro, che l’articolo è stato pubblicato all’indomani del sequestro da parte della magistratura delle foto scattate dal fotografo sardo Antonello Zappeddu nei pressi della residenza sarda di berlusconoi. Peraltro, per completezza, va sottolineato che tale vicenda ’fotografica’, se, da un canto, è seguita alla polemica sulla festa per la maggiore età della napoletana Noemi Letizia e sulla partecipazione alla medesima di “Papi”, dall’altro, ha preceduto lo svelamento da parte della Procura di Bari del mercimonio sessuale – con tanto di prostitute, ragazze immagini, magnaccia e chissà cos’altro – che ha trasformato Villa Grazioli, abitazione romana del Presidente del Consiglio, in un vero harem. Con la naturale e involontaria, ironica conseguenza di dar ragione alla tesi dell’ultimo libro di Giovanni Sartori che vede l’instaurazione, nell’Italia di oggi, di una sorta di sultanato (sic!). Per finire, va ricordato che il portoghese José Saramago, classe 1922, premio Nobel per la letteratura nel 1998, è attualmente uno dei massimi scrittori viventi. Traduzione dallo spagnolo di Giuseppe Tramontana.

LA COSA BERLUSCONI di José Saramago

Non vedo che altro nome potrei darle. Una cosa pericolosamente somigliante a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e governa in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un rigetto profondo non raggiunge lo scopo di sradicarlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno la uccida, corrodendole le vene e lacerando il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori basilari della convivenza umana sono calpestati tutti i giorni dai piedi viscidi della cosa Berlusconi che, tra i suoi molteplici talenti, possiede un’abilità funambolica nell’abusare delle parole, pervertendone l’intenzione ed il significato, come nel caso del Polo delle Libertà, come si chiama il partito con cui è salito al potere. L’ho chiamata delinquente questa cosa, e non mi pento. Per ragioni di natura semantica e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente possiede in Italia una carica negativa molto più forte che in qualunque altro idioma parlato in Europa. Per rendere in modo chiaro e convincente ciò che penso della cosa Berlusconi uso il termine nell’accezione che la lingua di Dante fornisce abitualmente, benché sia più che dubbioso sul fatto che Dante l’abbia usata qualche volta. Delinquenza, in portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica corrente della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire a leggi o regole morali”. La definizione si attaglia alla cosa Berlusconi senza una grinza, senza sforzo, fino al punto da apparire più come una seconda pelle che come un vestito che si mette addosso. Da molti anni la cosa Berlusconi commette delitti di varia, benché sempre dimostrata gravità. Per colmo, non è che disobbedisce alle leggi, anzi, ancor peggio, le fa fare per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politici, imprenditore e accompagnatore di minorenni, e, in quanto alle regole morali, non vale la pena parlarne, non c’è chi non sappia, in Italia e nel mondo, come la cosa Berlusconi sia caduta da molto tempo nella più completa abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano per due volte ha eletto perché sia da modello, questa è la via del declino dalla quale, per trascinamento, stanno per essere travolti quei valori di libertà e dignità che impregnarono la musica di verdi e l’azione politica di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del XIX secolo, durante la lotta per l’unificazione, una guida spirituale dell’Europa e degli europei. E’ questo ciò che la cosa Berlusconi vuole gettare nella pattumiera della Storia. Finiranno per permetterglielo gli italiani? (El Paìs, 6.6.2009. Trad. G. Tramontana)


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