La P66

Vivremo tutti, anche Gasparri, sino a 120 anni
di Adriano Todaro - mercoledì 18 maggio 2016 - 2487 letture

Quando Mosè, sul monte Sinai, lesse le Tavole della Legge, restò piuttosto perplesso. Seguire i 10 comandamenti era opera faticosa più che dividere le acque del mare e permettere così, al suo popolo, di attraversarlo. Ecco, nel mio piccolo, pure io sono rimasto perplesso nel leggere una fantastica scoperta scientifica: si può vivere sino a 120 anni!

Oltre ad essere perplesso, però, sentivo nel mio intimo un grande afflato, come dire, una grande soddisfazione italica. Sì perché lo scienziato che ha fatto simile scoperta è un italiano e, per giunta, di Milano, anche se nato in Umbria. Inoltre, oltre alla scoperta scientifica sul genoma, l’articolo in questione spiegava che questa scoperta andava a sistemare, diciamo così, le aeree ex Expo che nessuno vuole.

Andiamo con ordine perché sennò non ci capiamo più niente. Partiamo dall’Expo che ha chiuso i battenti facendosi conoscere in tutto il mondo per essere stato il primo Expo a essere edificato su un terreno privato. Quando noi ci mettiamo, sbaragliamo tutti in fantasia. Tutti gli altri, da Londra a Barcellona, a Osaka passando da Parigi, hanno utilizzato terreni di proprietà pubblica. Troppo facile. Noi, invece, li abbiamo comprati, a caro prezzo, dai privati. E’ l’italica fantasia che ha portato un po’ di gente in carcere e Giuseppe Sala a candidarsi sindaco di Milano.

Il costo dell’Expo di Milano è costato – a tutti noi – 2,1 miliardi di euro; i ricavi sono stati 400 milioni. Non è un successo? E poi manca ancora all’appello il milione di cinesi che si sono persi per Milano. Dunque è giusto che l’amministratore delegato di Expo andasse a candidarsi come sindaco. Se lo diventerà (ma ho i miei dubbi), avrà anche la possibilità di cercare, con più metodo, quel milione di cinesi scomparsi.

Però ora sorge un problema mica da niente. Come facciamo a rivendere quelle aree che sono costate agli italiani 200 milioni di euro e altre centinaia di milioni per le infrastrutture? Grande pensata: mettiamoli all’asta! L’asta va a vuoto e le aree ci restano sul gobbo ma… Ma, ecco, che arriva il genio toscano, lo statista di Rignano, il Democristiano Bugiardo. Perché non ci facciamo la cittadella delle tecnologie? Al che Elenuccia nostra dei Boschi Fioriti ha avuto un sussulto. Sì perché lei avrebbe preferito farci una succursale dell’Etruria. Poi Denis, grattandogli la schiena, gli ha spiegato che se anche ci facciamo la cittadella di scienza e tecnologia, i soldi arrivano lo stesso.

In realtà il Democristiano Con I Nei, che è persona colta e sa le lingue, l’ha definita “un centro di nano-science&technology” e l’ha chiamata “Human Technopole”. Bello, vero? Sì, certo, molti scienziati hanno criticato il progetto ma, lo sappiamo, sono quelli che remano contro, che vogliono che il nostro Paese resti fermo. Noi, invece, andiamo avanti. E a chi lo facciamo dirigere il centro di nano-science&technology? All’Istituto Italiano di Tecnologia, controllato dal governo. E il governo darà al progetto 150 milioni l’anno, per dieci anni, cioè 1 miliardo e mezzo di euro.

Alla testa del progetto ci sarà un grande scienziato, Giuseppe Pelicci, condirettore dell’Istituto europeo di oncologia, quello di Veronesi, che ha un curriculum lungo 27 pagine. E’ lui che ha steso il progetto sulla genomica ed è sempre lui lo scienziato che promette di poter vivere fino a 120 anni. Naturalmente ha anche una sua holding di ricerca biofarmaceutica e ha coinvolto nell’impresa il finanziere Francesco Micheli e l’amico fiorentino Marco Carrai. E’ sempre lui che, nel 1999, ha pubblicato un articolo sulla proteina P66.

Non preoccupatevi Licio Gelli non c’entra nulla. Lui era della P2, Denis della P3 e P4. Questa, la P66, è una proteina che tolta ai topi, darebbe a loro la possibilità di vivere il 30 per cento in più di quello che avrebbero dovuto vivere.

Miracolo, miracolo! Momento, calma e gesso. Nel 2012 lo stesso Pelicci scrive che se il P66 è tolto ai topi non in laboratorio ma in ambiente selvatico, il risultato è opposto, cioè vivono meno. Allora, cosa facciamo?

Niente paura. Buttiamoci sulle diete e, più precisamente su Smartfood, sempre inventato dallo scienziato. Non tutti i cibi potete mangiare per vivere tanto, ovvio. Solo quelli che “dialogano con il nostro Dna”. Ulla peppa! Ora il problema è: se io compro un etto di bresaola, questa dialogherà con il mio Dna? E il mio Dna parlerà e comunicherà meglio se mangio i Pizzoccheri o un piatto di pasta alla Norma, una caponatina? Se fossi nei panni (o nel piatto) di Pelicci domanderei all’amico Farinetti. Sì perché lui, zio Oscar, di piatti se ne intende.

Il progetto, come detto, è stato criticato da molti scienziati. E a queste critiche si è accodato – udite udite – anche Re Giorgio di Savoia. Questa volta il Re non è d’accordo e ha fatto un intervento in Parlamento sull’esigenza di trasparenza, moralità, competenza. Il governo ha rassicurato Re Giorgio che faranno tutto per bene. In realtà noi abbiamo saputo il perché il nostro ex sovrano non è d’accordo. Ha fatto un po’ di conti e viene fuori che – secondo il progetto di Pelicci – lui ha a disposizione solo 29 anni di vita mentre, ad esempio, Giuliano Amato, essendo più giovane, ha a disposizione ben 42 anni. E questo è capace di prendersi un’altra pensione.

A me, tuttavia, non sembra una buona cosa vivere sino a 120 anni. Ci pensate avere fra i cabbasìsi ancora per 60 anni Maurizio Gasparri? E il dentifricio Denis ancora per 55 anni? E che dire della Madonna dei Boschi Fioriti? Lei ha a disposizione ancora 85 anni. Pensate a quante cazzate potrà dire. Pensate quanti articoli della Costituzione potrà cambiare.

Fra tutti i politici, l’unico che non potrà beneficiare dell’elisir di lunga vita è Carlo Giovanardi. In lui, gli scienziati non sono riusciti a trovare tracce della proteina P66.


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