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Libertà di stampa: colpirne uno per educarne cento
di Adriano Todaro - mercoledì 18 dicembre 2019 - 784 letture



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IL FATTO

È doveroso dare atto a tutta la stampa del suo impegno e della sua professionalità. La corretta informazione parlamentare in questa fase è fondamentale per la politica ma soprattutto ai cittadini. (25 luglio 2018, Maria Elisabetta Alberti Casellati).

Quando è svolto con rigore e con coraggio, il giornalismo costituisce un presidio irrinunciabile della democrazia stessa e un incredibile strumento di tutela della legalità e di lotta al degrado sociale, politico ed economico. (27 novembre 2019, Maria Elisabetta Alberti Casellati).

Nel post Renzi definisce “porcherie” “i messaggi sulle case private sia quando si tratta di un giornalista che di un politico” (9 dicembre 2019 Corriere della sera).

IL COMMENTO

Maria Elisabetta Alberti Casellati Vien Dal Mare ha avuto sempre a cuore la libertà, quella individuale e quella della stampa. Non è un caso, infatti, che nel marzo 2013 era sui gradini del Palazzo di Giustizia di Milano, assieme ad altri, a difendere, indomita, il suo principale dalle accuse dei giudici cattivi e comunisti. Ed è stata sempre dalla parte della libertà di stampa come dimostrano i suoi interventi che riportiamo all’inizio. Soltanto che qualche volta si dimentica cosa ha detto nel passato e così, recentemente, ha deciso di inviare, attraverso il suo avvocato, tre raccomandate ad altrettanti giornalisti de Il Fatto Quotidiano. Una al direttore, inviata presso la redazione del quotidiano e le altre due nelle abitazioni private dei due giornalisti dove si preannuncia un’azione civile. Una prassi inusuale quella di inviare il preavviso dell’azione civile nelle abitazioni private dei due cronisti. Come fa la Vien Dal Mare sapere dove abitano i due cronisti?

Noi, però, vi vogliamo raccontare come chi occupa inopinatamente lo scranno di Palazzo Madama abbia a cuore la libertà di stampa. Maria Elisabetta Alberti Casellati è personaggio importante al punto che se Mattarella dovesse beccarsi il colpo della strega, sarà lei a dichiarare guerra alla Svizzera. Comunque questo non c’entra nulla con quello che vi voglio raccontare. Dunque, siamo nel luglio 2010, esattamente giorno 19 e su Il Padova, quotidiano gratuito del gruppo Epolis che ha chiuso nel settembre 2010, appare un articolo a firma Roberta Polese con il seguente titolo «Arpav, scoperto l’uomo ombra, boss dei computer con parenti vip». E chi è questo “uomo ombra”? È Marco Serpilli che ha ottenuto una consulenza di 250 mila euro per cambiare il sistema informatico. Costo 715.000 euro. Più la consulenza fanno 965.000 euro, tutti a carico delle casse pubbliche. E chi è Marco Serpilli? È il marito di Ludovica Casellati, figlia dell’allora senatrice di Forza Italia Elisabetta Alberti Casellati, già famosa perché da sottosegretario alla sanità nel 2005 aveva assunto la stessa Ludovica nella segreteria del ministero, con uno stipendio di 60.000 euro l’anno.

Questa vicenda riveste interesse pubblico? La giornalista decide ‒ giustamente ‒ che, trattandosi di soldi pubblici è giusto che i cittadini sappiano. La Vien Dal Mare, quella che ha a cuore la libertà di stampa e del suo principale la cita in giudizio e pretende 250.000 euro di danni e un’altra querela se la becca dal genero della Casellati.

Intanto il giornale della Polese ha chiuso. Lei è precaria, ha un bambino piccolo e, se perde, si gioca la casa dove abita con i genitori. Per fortuna due avvocati padovani decidono di difenderla gratuitamente e il giudice le dà ragione: l’attuale presidente del Senato è condannata a pagare 8.250 euro di spese legali. Ma può fare ricorso e usa la minaccia per costringere la Polese a sobbarcarsi metà delle spese. Certo la Polese ha vinto, ma ha un lavoro precario e piuttosto che attendere l’appello, che è sempre un rischio, decide di chiudere pagando la metà alla povera senatrice aiutata dal sindacato dei giornalisti.

Eccola la libertà di stampa nel nostro Paese. E qua entra in scena l’altro episodio di questi giorni. Il grande statista fiorentino va nella trasmissione Tv di Corrado Formigli e, giustamente, il giornalista fa il suo mestiere e domanda lumi su come e con quali soldi ha acquistato la recente villa. Subito appare, nel web, la casa dove abita Formigli con tutte le indicazioni possibili (metratura della casa, indirizzo, vicini di casa e anche la fotografia). È giusto tutto questo? Non è un messaggio neppure tanto velato per cercare di bloccare il lavoro di Formigli e insegnare agli altri giornalisti di stare attenti? Insomma, “colpirne uno per educarne cento”.

Per fortuna scende in pista lo statista di Rignano con un messaggio chiaro: “Fotografare la casa di un giornalista è INACCETTABILE. L’ho scritto per primo stamani dopo vari sms di Formigli che mi invitava a sensibilizzare i social. Ok Una domanda ai giornalisti: violare il segreto d’ufficio o la proprietà privata per far foto dentro casa mia invece è ok?".

Piccola differenza: Formigli è un cittadino qualsiasi e con i suoi soldi, pagate le tasse alla fonte, può fare quello che vuole. Renzi è personaggio pubblico, è pagato da noi e abbiamo tutto il diritto di sapere con quali soldi ha acquistato la recente villa. È nostro diritto saperlo. Ed è diritto-dovere dell’informazione farcelo sapere.


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