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Desidero uno Stato o desidero meno Stato?

Desidero uno Stato che sappia essere il garante della sua "Carta d’Intenti", la COSTITUZIONE. Leggendo i dieci articoli ci sono tutte le linee guida (come si dice oggi)... e preferirei forse dire che ci sono tutte le ossa dei morti che hanno subito miseria, guerra e fame ma che si erano cibati di idee e di ideali per la democrazia, per la giustizia, per la libertà di pensiero. Quelle linee guida sono calpestate ogni giorno.
di Rossana Zerega - lunedì 15 luglio 2013 - 1641 letture

Desidero uno Stato democratico.

Desidero uno Stato giusto.

Desidero uno Stato libero.

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Rossana Zerega

I Cittadini sono tutti a pieno titolo e a pari dignità figli, fratelli, e co-responsabili delle buone relazioni sociali, degli atti concreti, del comportamento affinché democrazia, giustizia e libertà si realizzino e in equilibrio.

L’onestà è il primo valore cui si deve tendere, economica, linguistica, culturale, sociale e comportamentale.

La politica in Italia ha forzato la mano ... si è sostituito alle buone regole di governo della cosa pubblica lo squilibrio dell’intreccio nodoso tra lobby di interesse, dalla più grande lobby del petrolio che domina il modo di approvvigionarsi di tutta l’energia che ci serve e che nello steso tempo produce il peggior inquinamento subito nella storia del pianeta, fino alle più piccole variegate lobby spalmate a succhiare la linfa del denaro pubblico come quella delle società che controllano a vario titolo la distribuzione di beni e servizi collettivi.

In poche parole, c’è tutto il dramma che dalla metà del secolo scorso ha caratterizzato e trasformato il Nostro Paese e i rapporti tra le persone e con lo Stato. E ha creato forze deviate nello Stato di cui la mafia è un aspetto, a volte comoda copertura per non chiamare le cose col loro nome: corruzione.

Vogliamo uscire dal debito che ci attanaglia? Vogliamo portare in attivo i conti della Casa Comune Amministrativa?

Semplice: lavorare nell’interesse della collettività.

La politica dei partiti si è fatta tramite, non sempre e non ovunque, di accordi a vario titolo, con lobby di grande o piccolo potere economico, con l’avvallo dei funzionari, si è resa attore di scelte suicide dal punto di vista economico nell’uso dell’ incapacità d’impresa molto diffusa nell’ente pubblico. Ente pubblico che non sente il peso e la responsabilità di ciò che amministra, come farebbe altrimenti un’impresa di profitto, appunto perché "amministra" soldi non suoi ed invece dovrebbe per ben gestirli, almeno diventare appunto e oggi è d’obbligo, produttivo. La politica, per sua stessa ammissione, si è macchiata del favoritismo d’interesse tra pubblico e privato per il mantenimento del potere e il voto di scambio.

Cosa ha a che fare la politica con l’Amministrazione del bene pubblico?

Non si è forzata la mano?

E’ gravissimo che nel momento in cui il Paese sta morendo si continui a mantenere apparato di democrazia feudale. La politica se è espressione di libero voto dei cittadini è fatta di delega rappresentativa dei migliori, dei semplici servitori, dei capaci. Ho detto migliori, semplici e capaci. E se (vedi sopra) non ci si fosse insediati con il conteggio dei voti di scambio o semplicemente di simpatia o di vicinanza familiare o di quartiere. Chi governa deve essere migliore, semplice, capace.

Certo, oggi di fronte all’intrico di lacci e laccioli burocratici (non quelli della legalità che Berlusconi e il popolo dell’impunita vuole sciogliere, non quelli per poter distruggere in nome del mercato le relazioni tra le persone e le cose e le persone tra loro, non quelli che portano allo svincolo da leggi giuste e di tutela e salvaguardie ambientali), un povero politico neo-eletto trova un eredità pesante.... A Siracusa per esempio stanno avendo un grande trauma dall’eredità in enorme passivo che impedisce l’amministrazione ordinaria... e molti Comuni gridano giustizia per la vessazione ricevuta dallo stesso Stato Centrale. In molti Comuni una a una esistono persone oneste che si danno da fare per tenere in piedi uno Stato-Sociale che in tempi di crisi fatica a dare risposte. Così come uomini come l’On Marino (un esempio che mi sento di fare in quanto operante in un settore che ben conosco, quello dei Rifiuti) stanno cercando di dipanare matasse talmente aggrovigliate da perdere il senso di sé stessi nel lavoro spesso incompreso e osteggiato dai più. Tracotanti...arroganti... a cui si risponde perdendo le staffe, smarrendosi... perché uomini e donne lucidi e forti perdono lucidità e forza se non hanno attorno altrettanti cittadini lucidi e forti a sostenerne almeno l’operato, poiché loro ne sostengono l’intero peso e una contro- Istituzione che non tessa continue trame nell’ombra. Ci sono pezzi dello Stato che per ignavia sono contro lo Stato che tutti rispettiamo, quello delle forze dell’Ordine, delle Procure Antimafia, delle Procure della Repubblica. E di chi lavora onestamente, e ce ne sono molti.

Come se ne esce? Tutti dobbiamo dare di più, lavorare di più, pensare di più ma in uno scambievole e umile aiuto reciproco. Le invidie e le rendite di posizioni personali stanno uccidendo la poca linfa vitale rappresentata da cittadini che a vario titolo hanno idee, progetti e donano gratuitamente il proprio tempo e la propria energia alla presa di coscienza collettiva, al miglioramento con proposte concrete la vecchia e arrugginita macchina pubblica, che ha bisogno di ricambio, di idee nuove basate sul ripristino dell’antico valore del territorio perduto, di risposte celeri, pubbliche e condivise e con ciò non dover "rendere conto" di rendere conto, perché se la Res- Publica si con-divide se me dimezzano gli errori e le criticità, che vengono pensate e affrontate e previste prima per quanto sia possibile... PREVENZIONE sia la parola d’ordine... senza timore ma nello scambio reciproco.

Invece la casa di tutti non è trasparente... ma sopratutto non è di tutti. Non c’è scambio, i muri sono di gomma, se si aprono spiragli si deve vivere nel sospetto di interessi reciproci malriposti, c’è diffamazione e supposte congiure, si alza il livello del sospetto, la macchina del fango...insomma lo Stato stesso di cui siamo figli è accoltellato ogni giorno, con l’aiuto di pessimo giornalismo, i rapporti umani sono avvelenati ma sopratutto non ci si ferma più a pensare e a scaturire idee per la nostra sopravvivenza economica e sociale... o meglio, qualcuno che pensa e pensa bene e magari disposto a condividere c’è... ma relegato ai bordi poiché la sua offerta non viene reputata necessaria... o peggio non è considerata affatto una preziosa risorsa. I In una comunità siamo tutti utili e necessari, siamo tutti bisognosi di abbracci fraterni, non solo se andiamo qualche volta con i nostri amici a mangiare una pizza (che non ci resta altro o forse neppure quello)...ma anche e sopratutto se proviamo ri-conoscenza l’un l’altro, se sentiamo che ognuno dall’operatore ecologico, all’impiegato, al professore, allo studente, al pensionato ricco d’esperienza, stiamo costruendo e mantenendo i beni comuni. Dov’è il senso di comunità? Non sentite che ci siamo smarriti?

Le associazioni a Lentini sono ricche e donano alla comunità servizio sociale, idee, progetti, qualità intellettuale ... si faccia miglior uso e apertura, si rischi di mettersi in discussione, si ascoltino una buona volta le voci disperate.... ma intelligenti e che hanno proposte operative e a servizio della collettività. Si proceda al protocollo d’intesa con le Associazioni per una programmazione calendarizzata e permanente che ponga obiettivi concertati, valsa a lasciare esiti e opportunità CONCRETE e non effimere episodiche azioni.

Con questo non voglio dire che chi amministra la cosa pubblica sia con le mani in mano, non senta le responsabilità su di sé, non si dia da fare tutti i santi giorni per far camminare la macchina amministrativa della collettività. Se non mantiene l’osmosi uscendo dall’equivoco di supposti attacchi personali, non se ne esce e si incancreniscono rapporti in tristi vicoli ciechi destinati al "vuoto a perdere". Quel vuoto che era contenitore utile al contenere pieno e che invece diventa "rifiuto" se pur costato energia per produrlo. Una buona metafora che spiegherebbe il "gesto" del buttare tanto caro a tutta la cittadinanza, come senso del disprezzo, del perdersi e del sentirsi perduti.

Nella complessità di una società liquida un’ amministrazione deve condividere con i cittadini quella fatica, aprendo le porte e condividendo oneri ed onori. Come suggerisce lo strumento Agenda 21… (dov’era costei?)

Non ho il mito della cittadinanza attiva e impegnata e non basta essere cittadini per saper condividere i problemi... ma se non si fa partecipazione, se non si rischia di mettere ogni giorno le carte in tavola ascoltando consigli e manifestazioni di interesse, con bilanci Comunali partecipati, scelte condivise nel campo dell’energia, dei rifiuti, della cosa pubblica, della cultura con tavoli di lavoro operativi e permanenti si rischia di chiudere per fallimento... economico, sociale, energetico, affettivo, culturale.

E quest’ agonia per piacere, per rinascere tutti insieme, per provare assieme gioia, per piacere, troviamo antidoti a questa lenta e inesorabile agonia.

Ci meritiamo un linguaggio nuovo, una maniera educata di porsi l’un verso l’altro ripristinando la fiducia... stando accanto ai cittadini, stiamo accanto e assieme. Meritiamo rispetto e attenzione e inclusione. L’umiltà nell’imparare dai propri errori, l’attenzione ai segnali esterni, la sincerità, l’apprezzamento per il valore altrui, l’autocritica e l’apertura mentale, lungimiranza per il progetto per la città, fermezza nell’allontanare chi cerca la collusione, la corruzione, la superficialità, e peggio il mantenimento di un comodo status quo.

Questo chiediamo alle politiche amministrative, nel nostro territorio, nel nostro Paese, nello Stato... perché lo Stato (se è democratico, libero e giusto) siamo noi.

Ora passo a te che leggi lì, di fronte alla tastiera, ipotetico lettore di un accorato appello, sei disposto a stanarti da casa e di portare in strada, con la tua partecipazione attiva, un po’ della tua energia, delle tue idee lasciando a casa il pregiudizio da appartenenza da sigle di partito e a ri-costruire una nuova era? Dopo la guerra si è trattato di questo: uomini si son seduti attorno ad un tavolo e hanno messo da parte le differenze, anzi trasformandole in risorse, e hanno lavorato per il Bene Comune. Così è stata scritta la costituzione. Il tempo del consumismo e del mercato ci ha consumato e resi merci a perdere.

Rossana Zerega del Direttivo regionale Associazione Rifiuti Zero Sicilia e coordinatore del Circolo Rifiuti Zero Lentini.

Pagina Fb https://www.facebook.com/groups/Rifiutizerolentini/

A presto vi aspetto in sede da destinarsi per il tesseramento 2013/2014 e per condividere assieme azioni idee proposte. E realizzare assieme all’Amministrazione co-promotrice i Dieci Passi verso Rifiuti Zero. Perché anche l’Amministrazione quando fa e vuole impegnarsi va sostenuta. A presto l’adesione alla delibera Comunale Rifiuti Zero.


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