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Next

Un film di Lee Tamahori. Con Nicolas Cage, Jessica Biel, Julianne Moore, Jim Beaver e Thomas Kretschmann.

di Antonio Cavallaro - mercoledì 16 aprile 2008 - 4495 letture

Frank Cadillac fa il mago a Las Vegas, illusioni e chiaroveggenze in spettacoli di second’ordine, in realtà egli è dotato di un dono straordinario: guardare il futuro e scoprire cosa accadrà nei successivi due minuti. Scoperto e braccato dall’FBI, che vuole utilizzare le sue capacità per sventare un possibile attentato terroristico, Cadillac fugge via in compagnia di una donna sconosciuta ma che continua a vedere nel suo futuro.

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Ennesima trasposizione cinematografica di un opera dello scrittore Philip K. Dick, (Next è tratto dal racconto breve The Golden Man) che negli ultimi anni ha sopperito più volte con i suoi romanzi alla carenza di idee degli sceneggiatori americani, con risultati alterni, che non sempre hanno reso giustizia al valore dei lavori dell’autore, morto nell’82 poco prima che Ridley Scott e “Blade Runner” gli conferissero quei riconoscimenti e quella fama che non ha avuto in vita.

Next è uno dei peggiori adattamenti di Dick. Tamahori, che aveva avuto un brillante esordio con “Once Were Warriors”, realizza un film con tutti i crismi e i dogmi Hollywoodiani che banalizzano nel solito plot dell’action-movie, gli sviluppi di una trama che almeno in partenza era ricca di fascino e possibili sviluppi. A dare una mano in peggio, il cattivo uso e sviluppo dei salti temporali - delle visioni future - che viene fatto nel film, con un processo che diviene ben presto ripetitivo e noioso.

Fra omaggi kubrikiani e la scarsa prova complessiva di tutto il cast (i migliori protagonisti sono i capelli di Cage), Tamahori con una regia approssimativa e priva di una qualche inventiva, conduce il film al suo “errato” epilogo lasciando al pubblico solo delle paurose domande. Chi, come il sottoscritto, non avendo letto il racconto, quando realizza che non è stato svelato il cattivo di turno e le sue motivazioni ( e il come e perchè conosce i poteri di Cadillac) si interroga: che sia una conclusione rispettosa dell’originale finale del racconto di Dick? O che sia solo un macroscopico errore di sceneggiatura? Oppure, peggio ancora, sottintenda la possibile minaccia di un sequel?

Quando sia accendono le luci in sala prevale una amara considerazione: avessimo avuto il dono del protagonista, ci saremmo risparmiati la perdita di tempo, e magari avremmo visto un altro film.


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