Alexis de Tocqueville, Uno Sguardo Realista e Dubbioso sulla Sicilia / di Emanuele Gentile
Il concetto di strano nella letteratura da viaggio
C’è una relazione profonda fra la letteratura da viaggio e il racconto
fantastico, questo risale agli albori della letteratura. Su
questo delicato aspetto della vicenda letteraria umana si interroga Michel Viegnes con un contributo
intitolato L’étrangeté dans le Recit de Voyage et le conte fantastique: l’exemple de Merimée.
L’autore parte dal presupposto che lo sconosciuto e il mistero fanno
parte del codice genetico della letteratura da viaggio, e cita i viaggi di
Ulisse, di Sinbad o di Gulliver.
Il viaggio è una scommessa per l’eroe e il lato meraviglioso, leggendario o
scientifico, del mondo presuppone una visione coerente del mondo.
In contemporanea il ritorno da un viaggio è sempre un procedimento di
affermazione della propria identità, di chiusura di un cerchio. Tuttavia
qualcosa cambia per via dell’affermazione di un certo relativismo culturale che
non è al di fuori dalla personalità del viaggiatore. Con l’avvento della
letteratura fantastica si avverte un cambiamento profondo in quanto la
destinazione non è più un luogo solare, ma un addentrarsi nei luoghi più bui e
opachi della nostra psiche. A determinare questo contribuiscono in maniera
fondamentale gli sconvolgimenti occorsi a cavallo dei due secoli. L’obiettivo
cambia e da luoghi fisici si passa a luoghi metafisici.
Ciò non significa abbandono dello spirito di avventura, anzi è un forte
conferma di un’apertura mentale notevole resa plastica dall’esempio di Chateaubriand che fuggendo dalla Francia intende trovare un Nuovo Mondo. O ci
vogliamo dimenticare l’esempio di Delacroix?
E’ innegabile che ci siano problemi di coerenza fra lo scrivere di cose
fantastiche e l’azione di ricordo. Questo è un aspetto molto importante. Un
caso emblematico è La Seine et ses Bords di Nodier dove la descrizione dei luoghi conosciuti da origine
a storie inquietanti. Anche
quello che conosciamo può essere origine di incontri particolari. Non c’è quindi
opposizione fra letteratura del fantastico e letteratura da viaggio. Essi
appartengono ad un imperituro interesse dell’uomo a conoscere. Spesso paesaggi
bucolici nascondono un aspetto terribile e spettrale comprovando le teorie di Edmund Burke. Ulteriore materia di approfondimento è fornita dalla serie di Notes d’un Voyageur… pubblicate da Mérimée,
nominato ispettore generale ai monumenti storici e antichità nazionale nel
1834, a partire dal 1835.
Queste note non fanno altro che confermare le teorie di Nodier secondo cui luoghi conosciuti nascondono aspetti
strani e inquietanti.
Infatti Mérimée in una lettera a Sutton Sharpe scrive che il suo mestiere è molto influenzato
dai propri gusti personali e dalle sue idee personali e che la Francia è più
sconosciuta dell’Egitto stesso. Inoltre in una lettera a Madame de Beaulincourt si lamenta del fatto che la sua visita sia fin
troppo ufficiale impedendo una migliore comprensione dei siti visitati. Non
per nulla Xavier Darcos afferma che Mérimée non segue un procedimento rigidamente
amministrativo, ma segue spesso il proprio gusto.
Mérimée dovette subire attacchi pesanti da
parte di studiosi dell’arte in quanto le sue Notes… sarebbero viziate di
parecchi errori. Proprio questo è il problema essenziale della letteratura da
viaggio. Pura descrizione informale? Oppure tentativo di andare oltre il conosciuto e, pertanto, di
sconfinare nel fantastico? Non a caso lo scrittore si definisce un voyageur-découvreur e fa capire che c’è un livello
che si può definire di ensemble poétique.
Si tratta di un dibattito forte in quanto si inserisce nel periodo di
avvento della storiografia. Il visitare un luogo o un monumento è allora
un’interrogazione epistemologica sulla storia e un processo di decifrazione? Il
passato appare come un mosaico il cui insieme è stato cancellato, e grazie al
fantastico lo si può ricostruire. Questa è la tesi di Mérimée.
In quest’ottica allora appaiono del tutto
congrui i rilievi del Mérimée sulle difficoltà del
proprio lavoro e il tentativo di ovviare con approfondimenti soggettivi ed
affettivi. Ogni luogo visitato
esprime un ricordo di un qualcosa d’altro e apre i propri confini ad interpretazioni personali
e strane. Tutto assume un
carattere simbolico che rinforza la conoscenza storica e storiografica.
Descrivere minuziosamente tutto è impossibile e il viaggiatore, archeologo nel
tempo
e nello spazio,
cerca di trovare dei significati, ossia la verità poetica. Viaggiare è anche ricordo di cose viste nel passato e che la visione del
presente aiuta a ricordare. Il passato, inoltre, è utile per capire meglio le
cose del presente. Tutto si gioca in realtà in un alternarsi infinito fra passato e presente,
conosciuto e sconosciuto.
Ogni luogo visitato è foriero di subire una trasmutazione ed aprire
scenari dove la realtà si sposa con lo sconosciuto e l’ignoto. Sintomatico
l’esempio del vecchio di Appricciani che interrogato
per sapere dove si trovasse la statua di un cavaliere ammette di non saperne
nulla e gli indica un idolo dei Mori. Il che è un incitamento per il Mérimée ad addentrarsi in un zona di mistero e ignoto. La
realtà non si trova mai esposta, ma va letta in controluce e spesso l’ignoto
può essere un utile viatico alla scoperta della realtà.
Anche per mezzo di richiami a leggende popolari come quella
sul vescovo Arnolfo che voleva riportare a Arles le
reliquie dei santi Abden e Senneno dissimulate in un barile. Viegnes termina affermando
che durante il Romanticismo la letteratura fantastica aveva parecchi punti di
contatto con la letteratura da viaggio. Anzi Irène Bessière afferma che reale o sogno, il viaggio diventa un
modo di dialogare con l’altro, in questo risiede il senso del fantastico.
Secondo le teorie freudiane l’ignoto lo si può invenire con certa facilità in tutto quello che ci circonda e che ci è più familiare.
Contesto
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Alexis de Tocqueville, Uno Sguardo Realista e Dubbioso sulla Sicilia, di Emanuele Gentile
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