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Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 29. ’’Falò delle verità’’

Quest’anno un ottimo tecnico e meteorologo del mio paese ha scritto una lettera aperta al sindaco di Villasanta circa la congruità di far bruciare, come ogni anno...
di Franco Novembrini - mercoledì 23 gennaio 2019 - 1677 letture

L’altra settimana (17 gennaio) ricorreva la festa di Sant’Antonio Abate, che in Brianza e Lombardia è una festa ancora sentita, è il santo protettore dei contadini e degli animali, anche se le origini celtiche dei falò di quel giorno la fanno risalire al trionfo della luce sul tenebre.

Quest’anno un ottimo tecnico e meteorologo del mio paese ha scritto una lettera aperta al sindaco di Villasanta circa la congruità di far bruciare, come ogni anno, la domenica dopo la ricorrenza una enorme catasta di legna, che non è più fatta di soli rami e scarti di legname dei contadini, ma anche di legno trattato o verniciato con vernici che bruciando inquinano ed alcune di queste sono veramente tossiche. Il signor Galbiati ha fatto presente, con competenza, che un tale fuoco provoca lo stesso danno di migliaia di auto con motore acceso.

Ovviamente la popolazione si è divisa in due fazioni, i sostenitori del falò e i contrari, ai quali aggiungerei anche chi abita nei pressi del fuoco e chi viene, magari in auto da lontano o da altri comuni. Ora io non ho alcuna competenza in materia e confesso che abitare nelle vicinanze del falò mi fa essere di parte, ed alcune domande me le faccio. Che senso ha, per esempio, dopo i giorni di divieto di circolazione di macchine diesel vecchie o blocchi totali della circolazione per inquinamento, fare questi fuochi? La tradizione è spesso invocata in maniera un po’ furbesca, citando tempi in cui non c’era, o non si conosceva, il livello di inquinanti nell’aria.

Alcune ’’tradizioni’’, diciamo così, sono cadute in disuso come quella che il 31 dicembre, allo scoccare della mezzanotte, si usava gettare dai balconi e dalle finestre, oggetti rotti non più utilizzabili. Purtroppo tale lancio tradizionale non è avvenuto per una presa di coscienza ma, semplicemente, perché gettando qualcosa dalle finestre sarebbero state danneggiate le auto, magari anche quelle dei ’’lanciatori’’, parcheggiate in strada. Altra cosa da notare è quella che in Brianza, nel Comasco e nel Varesotto, gli incendi all’inizio di gennaio, causa la siccità, hanno devastato moltissimi ettari di boschi e pare che ogni anno siano in aumento anche quelli provocati intenzionalmente.

Come dicevo non ho competenze in materia, ma una proposta vorrei farla: usare lo stesso metodo delle chiusure del traffico. Cioè, se il livello di inquinamento è elevato, i fuochi saranno proibiti. Sarebbe un metodo per sensibilizzare i cittadini a comportamenti più responsabili nei confronti dell’ambiente. Un’altra possibilità, addirittura futuristica ed ecologicamente accettabile, potrebbe essere quella di trasmettere grandi fuochi in maniera olografica, come sono stati fatti per gli spettacolari fuochi artificiali, che sono simili da quelli veri e non creano problemi.


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