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Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 23. Roghi, stragi e il festival degli ipocriti

Credo che il miglior modo di commemorare le vittime della strage di Corinaldo sia quella indicata dalla madre di un ragazzo, quattordicenne, sopravvissuto miracolosamente...
di Franco Novembrini - mercoledì 12 dicembre 2018 - 1606 letture

Credo che il miglior modo di commemorare le vittime della strage di Corinaldo sia quella indicata dalla madre di un ragazzo, quattordicenne, sopravvissuto miracolosamente. La signora è intervenuta parlando con il sindaco della cittadina che stava parlando a ruota libera, come del resto psicologi, politici, sacerdote e tutto il solito circo da studio tv, sulla 7.

Quando la conduttrice Mirta Merlino ha notato che la signora stava ribattendo duramente al sindaco interrompendo la sua narrazione che consisteva nel dire che il locale era a posto con i permessi e che lui 38enne ha 4 quattro figli, mischiando il suo nucleo familiare al ai motivi del disastro. Quando ha potuto parlare in diretta tv la signora ha detto che il figlio le aveva telefonato dicendo che il locale era una bolgia e in una successiva telefonata le ha riferito delle scene a cui aveva assistito e di un ragazzo che a pochi metri da lui era morto.

Fra le affermazioni della signora una mi ha colpito particolarmente l’orario dell’ultima telefonata, intorno alla 1 di notte, e che il trapper non era ancora arrivato. Poi si è saputo che a quell’ora era ancora ad una settantina di chilometri dal locale.

Fermiamoci un momento. Come si fa a fare una festa per giovani dai 13 ai 16 anni che ha come clou un cantante che si presenta non prima delle 2 di notte? Come fa una marea di giovani incontrollabili ad aspettare tanto? Perché non si pone un limite per l’orario di spettacoli per giovanissimi? E’ chiaro che non mi riferisco alle feste di fine anno in cui i giovani sono spesso accompagnati da adulti che percepiscono meglio i pericoli che possono presentarsi. Questo permissivismo mette a dura prova l’autorità dei genitori che non possono opporsi. I piagnoni da studio tv si sono mai chiesti come faranno, con chi e quando, a tornare a casa quei giovani?

Ora parliamo delle autorità.

Il Sindaco, che comanda direttamente la Polizia locale altri istituti preposti alla salute pubblica, invece di aggiornarci sul suo stato civile può dimostrare quanti controlli e da chi sono stati fatti sul locale maledetto. Sa dirci chi controllava la quantità di persone che c’erano in quel locale e in che stato erano le vie di fuga, le foto delle cancellate rugginose non fanno ben sperare.

Quelle personalità che presidiano ogni talk show comodamente sedute in poltrona si stavano stracciando le vesti perché pensavano, che una certa colpa era da attribuirsi alla sete di guadagno dei gestori del locale, (’’...non c’è più morale contessa...’’ cantavamo del ’68). Altri commenti dalle più alte cariche dello Stato, con uno sforzo di fantasia notevole ed applaudito da molti asserivano che ’’non si può morire così’’ facendo impallidire Monsieur Jacques II de La Chabanne de La Palice, in breve Lapalisse, invece di domandarsi ’’perché si muore ancora così’’?

In Italia ci sono stati numerosi morti in locali pubblici e gli incendi non sono una novità che vanno dal 1983, cinema Statuto di Torino (64 vittime), agli incendi del Petruzzelli di Bari negli anni 90 e nel 2001 alla Fenice di Venezia. Per il cinema torinese furono condannati un tappezziere a 7 anni e un operatore a 4 e poi tutto finì con una ’’prescrizione’’. Ricorda qualcosa questa parola?

Altra scoperta è quella che nelle discoteche, anche quelle per giovanissimi, si trova della droga, con grande stupore dei salottieri tv. Rimarrebbe poi il problema dei biglietti venduti e quelli dichiarati alla SIAE. Perché non si usano mezzi di rilevazione moderni come una foto del locale ad una certa ora oppure perché, sapendo il prezzo pagato per l’ingaggio di certi personaggi e suddividendolo per i biglietti dichiarati ci si potrebbe accorgere che il locale, pagato il personale, lavora in perdita oppure... Fate voi.



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