Paesi di Sicilia: Buccheri, Donnafugata, Chiaramonte Gulfi

Pina La Villa visita Chiaramonte Gulfi, il castello di Donnafugata e Buccheri. "In fuga dal caldo umido di Catania. A Buccheri, paese in provincia di Siracusa, lontano circa 50 chilometri. Quasi irrangiungibile, per la strada stretta e piena di curve. Poi arrivi e dici che ne è valsa la pena..."

di Pina La Villa - sabato 16 agosto 2003 - 17138 letture

8 agosto 2003

In fuga dal caldo umido di Catania. A Buccheri, paese in provincia di Siracusa, lontano circa 50 chilometri. Quasi irrangiungibile, per la strada stretta e piena di curve. Poi arrivi e dici che ne è valsa la pena. Paese piccolo, fresco e ordinato, pulito. Una rarità. Case e palazzi antichi, discreti, resi belli dalla cura, come la chiesa bianca appena restaurata, sulla strada principale.

Il posto dove ceniamo si chiama "u locali" , proprio così, come una trentina d’anni fa venivano chiamati i ristoranti e le sale da ballo, frequentati solo in occasione di grandi eventi: fidanzamenti, matrimoni, cresime, anniversari. Avvenimenti capitali nella vita del quartiere, occasioni da non perdere, appunto per poter andare nel "locale".

"U locali" si trova girando dalla strada principale verso una stradina minuscola, in discesa. Investiti finalmente dagli odori. L’odore antico del pranzo ricco, domenicale, del forno in funzione, della legna. Una stanza al pianterreno, di quelle che venivano adibite a stalle e camere da letto. Imbiancata a calce e con mobili scuri come quelli di mia zia Giovannina, un forno sbilenco, pochi tavoli, un bancone in muratura. Il primo: misto di spaghetti con sugo di carne e ricotta, e tagliatelle con peperoni arrostiti, tutta pasta fatta in casa e il sapore dei peperoni che avevo dimenticato. Per secondo la lattughina (abbiamo scoperto che è la carne bollita in agrodolce, condita con cipolla e olive, e accompagnata dal radicchio) e i pittinicchi, carne di maiale arrostita, grassa e callosa ma cucinata bene, col limone ottima. Efficace il vino rosso, locale. Niente musica, solo civile conversazione. Nel silenzio discreto del posto, della strada, del paese.

Il gruppo seduto al tavolo più grande chiacchiera col gestore del locale: argomento della conversazione, il paese, la sua storia, le sue strade: com’erano, come sono, cosa fare.

Il dettaglio è (quasi) sempre preciso, illuminante. Qualche sera dopo siamo tornati a Buccheri. La cura, la civiltà, la discrezione anche nell’organizzazione del Medfest, festa medievale giunta alla ottava ediziione. Sarà il fresco, che rende lucidi i pensieri ed efficaci le azioni della gente di Buccheri?

Già dopo pochi chilometri, alle prime curve, la temperatura si è abbassata.La seguivamo sul display dell’auto: 30 gradi, 27, alla fine meno di 25. Med fest. Abbiamo posteggiato fuori paese, nella parte alta, siamo poi scesi con un autobus messo a disposizione dal comune. Al centro, per la festa, nemmeno un auto, senza eccezioni. In piazza tutti attorno allo spettacolo di fuochi e di stendardi. Un occhio allo spettacolo e uno ad attendere il panino davanti agli stands. Dentro gli stands tutti vestiti alla maniera medievale e a vendere panini con salsiccia di cinghiale, porchetta e carne di cavallo, pane da taverna, antipasti di olive e pomodori secchi, vino e birra alla spina. Atmosfera da festa paesana ma senza preti e statue di santi (elemento arrivato dopo il medioevo, con la controriforma e il barocco) senza processioni... e senza esagere nell’antico, solo qualche consapevole ed elegante suggestione, ma soprattutto il fresco e l’aria pulita e nessuna auto in giro, solo gente, tanta e ordinata.

Finito lo spettacolo in piazza abbiamo percorso la strada della Chiesa. Poche bancarelle, fondamentale quella dei libri. Alla fine di questa strada un’altra piazza, più piccola. Un gruppo faceva musica etno, "mediterranea", anzi, meglio, del sud Italia. Una musica irresistibile. Ragazzi con la bottiglia di vino che si passavano di mano in mano mentre danzavano la musica di tarantelle rivisitate, reggae, jazz e note "mediterranee". Altri stands, altro vino, pasta, panini, incontri.

23 agosto 2003

Agriturismo a Frigintini, contrada Girlando, Modica. Dopo la costa - Marina di Modica, Donnalucata, Scicli, Marina di Ragusa, Sampieri - la provincia di Ragusa ha scoperto e valorizzato la campagna. La strada che dal primo bivio per Modica porta verso Frigintini conta almeno quattro aziende agrituristiche. Al buio riusciamo a vederne i cancelli, le insegne marroni, le sagome di pietra chiara.

L’ultima, dopo una stretta strada sterrata, è quella alla quale siamo diretti, incerti se siamo fuori strada. Poi un uomo apre il cancello e ci viene incontro, con l’affabilità forzata del giovane imprenditore che deve recitare la parte dell’ospitalità siciliana e agrituristica. La tenuta è grande, contiene la casa padronale, altri appartamenti e/o stanze e un ampio giardino con piscina e giochi colorati per bambini. In basso, una breve passeggiata, il ristorante. La campagna è silenziosa e l’occhio spazia per i colori tipici, il giallo secco delle stoppie, e il verde pallido degli ulivi e di altri alberi, sparsi, in lontananza.Un paesaggio che si stende a perdita d’occhio, senza strade e città e paesini, solo campagna e qualche altra casa in pietra bianca. E muri a secco a volontà.

Strada per Modica, poi statale per Catania, al terzo bivio per la zona industriale di Ragusa, prendere per Santa Croce Camerina. Al bivio non abbiamo più difficoltà, l’indicazione Castello di Donnafugata è dappertutto. A circa dieci chilometri dal bivio siamo arrivati, la facciata veneziana del palazzo ci sorride, il colore chiaro perfettamente inserito nel paesaggio, malgrado le logge istoriate, così strane dalle nostre parti.Davanti al castello, un chiosco poi due file di case basse del vecchio villaggio, ora sedi di ristoranti ed enoteche. Facciamo i biglietti, 5 euro a testa, un po’ incerti visto che è quasi mezzogiorno e gli orari dicono che la biglietteria chiude alle 12,30. Ma l’impiegata, professionale, ci dice che possiamo stare fino alle 13,30, e ci dà un depliant in inglese, sono rimasti solo quelli. Ormai completamente restaurato, il palazzo presenta tutte le stanze con carte da parati a fiori o con disegni liberty e a colori vivaci, mobili d’epoca, tende d’epoca, pavimenti d’epoca tirati a lucido.Felici del loro ruolo le impiegate sparse per le varie zone - l’appartamento di Bianca di Navarra, "a malavoglia" tenuta al castello dal barone Arezzo; l’appartamento della contessa, quello del vescovo - ci descrivono brevemente quello che vediamo e che c’è scritto nei pieghevoli posti sui mobili: sala della musica, sala delle donne, sala dei fumatori, stanza da letto della contessa, studio del conte, stanza da pranzo annessa alla biblioteca (che non vediamo però, è chiusa, chissà perché), il giardino d’inverno, la sala degli specchi. Poi il parco, con la chiesetta, il chiosco circolare che riproduce nella volta il cielo blu pieno di stelle, e il labirinto di muri a secco. All’uscita il cantastorie davanti ai suoi carretti e ai pannelli che illustrano (in realtà sono un promemoria per il cantastorie) la storia della baronessa di Carini, quella di Salvatore Giuliano, la geneaologia dei proprietari del castello e poi uno oroginale, del cantastorie, la mia Sicilia (in pratica le cose che costituiscono la sua Sicilia: la terra come la madre, il sole, il mare, etc. etc).

24 agosto 2003

Chiaramonte Gulfi è un paese della provincia di Ragusa. Partendo da Catania si prende la statale194 per Ragusa, si oltrepassano gli ultimi lembi della provincia di Siracusa - Lentini e Francofonte - poi Vizzini, Licodia Eubea e Grammchele - ultimo lembi della provincia di Catania, e poi - prima di arrivare a Vittoria e Comiso, già provincia di Ragusa, si sale per Chiaramonte Gulfi. Una serie di curve e di tornanti fanno vedere in alto il paese e in basso, via via, tutta la campagna attorno, sfumature di giallo,verde e azzurro. Senza confini.

All’esterno, prima di arrivare, si vedono case a quattro-cinque piani, anni sessanta. All’interno siamo invece nella tipica architettura della zona: qualche rimasuglio di Chiese risalenti al XVI-XVII secolo, ma rifatte e arredate secondo il gusto barocco del dopo terremoto del 1693; stradine tortuose, ripide, che necessitano spesso di scale, case basse e piccole, al pianterreno si possono immaginare e in qualche caso ancora vedere le vecchie stalle che facevano tutt’uno con le case d’abitazione, ma adesso tutto ristrutturato, case piccole ma pulite, infissi in legno e in alluminio, prospetti rifatti, balconi in ferro pieni di piante; sulla via principale e in piazza palazzi dei primi anni del scolo scorso, il liberty del palazzo del municipio, la chiesa accanto che è diventata la sala congressi Leonardo Sciascia. In questi giorni di fine agosto il paese si prepara ai festeggiamenti di San Vito (dal 28 al 31 agosto), il corso principale e la piazza con gli archi di luce ancora spenti. La piazza, deserta verso le cinque del pomeriggio, si anima via via che l’aria rinfresca: dapprima sono i vecchi alle porte dei vari circoli: la società operaia di mutuo soccorso, l’associazione combattenti; poi i bar, con i primi avventori (i maschi più giovani), uno in particolare che occupa con le sue sedie e i tavolini verdi buona parte della piazza, proprio di fronte al duomo, dove si sta celebrando una messa per i cinquant’anni di matrimonio di una coppia, gli invitati e la chiesa nelle vesti domenicali e festive, il riso sul pavimento davanti alla chiesa alla fine della cerimonia. Le strade attorno restano silenziose, solo qualche passante che si reca in Chiesa o in piazza, qualche auto. Il rumore dei passi e delle conversazioni fa eco nelle strade. Salendo dalla piazza principale, palazzo Montesano, che ospita cinque musei: museo ornitologico, museo etnico-musicale, museo dell’olio, pinacoteca G.De Vita, casa museo Liberty.In una viuzza, salendo oltre la piazza, vicino all’arco dell’Annunziata e alla scalinata di San Giovanni, il mueso del ricamo e dello sfilato siciliano. In piazza,il museo di cimeli storico-militari e il museo d’arte sacra.

Il nome del paese - Chiaramonte Gulfi - fa riferimento a due periodi ben precisi della storia siciliana: Gulfi è di derivazione araba, Gulfat, dalla radice Gulf che significa rosa (sarebbe quindi il paese luogo di rose). Gulfi distrutta nel 1299 dagli angioini, rinasce prendendo il nome della nobile famiglia francese dei Chiaromonte, dominante nella contea di Modica.

Uomini illustri: Serafino Amabile Guastella, autore de Le parità, studioso della storia e delle tradizioni siciliane.

Alle sette e mezza apre il museo. Scegliamo di vederne solo uno, la pinacoteca G. De Vita. E scopriamo un artista, così come abbiamo scoperto una città. Allo stesso modo discreti, nascosti, ma preziosi. La guida ci racconta che la pinacoteca raccoglie i quadri che la famiglia di Giovanni De Vita, pittore chiaromontano morto pochi anni fa, ha donato, per volontà dello stesso pittore, alla città. Sulle volte affrescate del palazzo che ospita i suoi quadri, una sua firma risalente al 1937 (la guida dice che loro non ne sapevano nulla, lo ha fatto notare una visitatrice). La maggior parte dei quadri risale invece agli anni settanta-ottanta. De Vita infatti condivide il destino della maggior parte degli abitanti di Chiaromonte, lascia la Sicilia alla fine della seconda guerra, emigrante in Argentina, per tornare solo agli inizi degli anni settanta. Sono soprattutto acquerelli e inconfondibili sono i colori e le atmosfere legate alla città e al paesaggio ibleo. Interessanti soprattutto i titoli, lievemente ironici e autoironici, tipici di un provinciale della generazione di Sciascia e Bufalino. Insieme a loro lo vediamo in una foto di qualche anno fa, nel corso di un’edizione dell’Ulivo d’argento - manifestazione biennale che premia la "ragusanità" - magrissimo, capelli bianchi e folti, tra Sciascia appoggiato al suo bastone e il giudice Severino Santiapichi vestito di bianco.

Paese di emigranti fino a pochi anni fa, oggi Chiaramonte condivide la prosperità della provincia ragusana, punta sull’agricoltura di qualità (l’olio di oliva ha ricevuto il marchio DOP dall’Unione Europea) ma punta in particolare sul turismo.

Nello sguardo, nei gesti e nella gentilezza delle persone vedi l’intima soddisfazione dei cittadini, il loro orgoglio per le ricchezze del paese (l’aria, la gastronomia, il panorama) e per averle sapute valorizzare, la certezza di un futuro.

Dettagli: L’amministrazione di Chiaromonte Gulfi è di centrosinistra, lo scopriamo da un manifesto in piazza, che taccia di incapaci gli amministratori ( a cura, evidentemente, dell’opposizione rappresentata da An). E il centrosinistra governa da un po’ di tempo. Ragusa è una provincia rossa, non a caso molti dei suoi comuni si sono opposti alla volontà del comune di Ragusa di installare un monumento dedicato a un gerarca fascista, Pennavaria. A Leonardo Sciascia è stata intitolata la sala congressi, accanto al comune, al posto di una chiesa (per un turismo di qualità, dice il pieghevole a cura del comune).

Sarebbe interessante conoscere meglio gli amministratori degli ultimi dieci anni almeno, sapere come hanno fatto a fare di un paese spopolato dall’emigrazione, un paese vivace e ricco. E sperare che possano continuare a farlo e che possano essere imitati. Cioé che lo sviluppo turistico della zona ragusana riesca a mantenere la formula che sembra essere stata applicata efficacemente a Chiaramonte: agricoltura di qualità e turismo.


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