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La candela che brucerà per sempre

E’ morto Peter Benenson. Fu il fondatore di Amnesty International. Ha vissuto contro le ingiustizie del mondo. Oggi quasi due milioni di persone continuano la sua lotta.

di Vittorio Fiorenza - mercoledì 2 marzo 2005 - 4351 letture

La sua azione comincio nel maggio del 1961, quando venne informato dell’arresto di due giovani in un caffè di Lisbona, "colpevoli" per avere brindato alla libertà delle colonie portoghesi. Sul settimanale inglese "The Observer" pubblicò allora un articolo dal titolo "I prigionieri dimenticati", che di fatto era un appello alla mobilitazione perché venissero liberati tutti i prigionieri d’opinione, dimenticati in molti, troppi carceri di tutto il mondo. L’avvocato Peter Benenson non si aspettava una massiccia adesione, ma le sue previsioni furono smentite. E ben presto quel movimento si trasformò in quella organizzazione non governativa, Amnesty International, che oggi conta quasi due milione di soci in 150 paesi. In prima linea per la difesa dei diritti umani, per l’abolizione della pena di morte e della tortura e per la liberazione di tutti i prigionieri che non hanno promosso violenza ma sono stati rinchiusi per le proprie idee, Amnesty piange oggi il suo fondatore.

Peter si è spento in un ospedale di Oxford lo scorso 25 febbraio. Aveva 83 anni. Per farle muovere i primi passi, sostenne personalmente con proprie risorse economiche le attività dell’associazione e partecipò a campagne di ricerca. Ha vissuto la sua vita a combattere le ingiustizia di qualsiasi regime e ha creduto nella forza del singolo per creare quella pressione non violenta (attuata attraverso petizioni, primo strumento di Amnesty) nei confronti di governi che hanno calpestato i diritti umani. La sua organizzazione ha dato la possibilità ad ogni individuo di contribuire attivamente a costruire un mondo migliore. Per questo, Amnesty ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1977 e gode di status consultivo nelle Nazioni Unite.

Simbolo dell’organizzazione è una candela sulla quale è attorcigliato del filo spinato. Accendendola, nel corso di una cerimonia pubblica per il 25° Anniversario di AI, Beneson pronunciò una frase che ricorderemo come il suo testamento spirituale: «Questa candela non brucia per noi, ma per tutte quelle persone che non siamo riuscite a salvare dalla prigione, che sono state uccise, torturate, rapite, scomparse. E’ per loro che brucia la candela di Amnesty».


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