Il tempo libero tecnologico

L’intrusione pervasiva del tempo digitale, nell’occupare e dominare molteplici spazi, mette alla prova la nostra esperienza del tempo.

di Massimo Stefano Russo - mercoledì 26 aprile 2023 - 1606 letture

Il tempo digitale nasce dalla simbiosi di simboli matematici e pezzi di hardware elettronici che influiscono sul fare. Le tecnologie digitali che oggi ci circondano accolgono il tempo digitale e nell’aprire a possibili futuri alternativi provocano dei cambiamenti nella vita quotidiana. L’intrusione pervasiva del tempo digitale, nell’occupare e dominare molteplici spazi, mette alla prova la nostra esperienza del tempo.

Il nuovo emerge dai diversi strati del passato, sedimentati nel tempo, con continuità e rottura. L’uso dello smartphone riempie ogni minuto libero il tempo dell’attesa nell’interagire col tempo sociale e digitale. Gli assistenti digitali intelligenti, capaci di tracciamento, con i loro algoritmi comportamentali propongono di organizzare meglio il tempo, mentre i progettisti e gli ingegneri di software che lavorano a gestire in automatico il tempo, si scontrano con quanto potere conferire all’assistente personale digitale, attivo per l’utente. Di chi è il tempo e soprattutto quanto controllo va ceduto alla gestione del tempo in base alla descrizione dello sviluppatore? Come restituire tempo agli utenti? L’universo digitale, entrato nel mondo sociale, vede il tempo digitale non lineare riempire i sistemi complessi.

Tutta una gerarchia di temporalità abbraccia oggi il divenire temporale, nel passare dal cosmico all’umano, per giungere alla “noosfera”, al regno delle idee, della conoscenza e della coscienza. Le lenti del tempo digitale permettono una visione diretta dello scorrere del tempo sociale, emerge così il nuovo con possibili scoperte di modelli inediti e connessioni sconosciute. Il passato, riportato nel presente fa intravedere i futuri possibili. Si sovverte il tempo lineare che procede dal passato al presente e verso il futuro. Possiamo tracciare in “tempo reale”, man mano che le dinamiche alla base dei processi si distendono in un intreccio di temporalità diverse che nell’operare su scale differenti mescolano cicli di lungo e breve termine.

Come si integrano questi nella nostra esperienza di tempo sociale e come il tempo digitale mediato, negozia e accoglie il tempo sociale? Nell’immaginare di vivere in una macchina del tempo digitale, senza lasciare il presente, lo espandiamo, portiamo il passato nel presente, per influenzare l’esperienza del momento e vedere il futuro diversamente.

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Blade Runner 2049, Ana De Armas

Trasportati nel futuro si ha una sensazione composita di esaltazione e disagio, pur sempre insicuri di quanto possiamo fidarci degli algoritmi che ci dicono cosa avverrà. Il tempo digitale opera con gli algoritmi che selezionano ed estrapolano i dati del passato per prevedere il formarsi del futuro. Sposta i riferimenti temporali fondamentali con le tecnologie digitali che permettono l’accesso al passato remoto. Gli strumenti scientifici consentono di vedere il molto grande e il molto piccolo, il lontano e il vicino. La Rivoluzione digitale mediatica influisce sulla percezione del tempo e, apre la coscienza a dimensioni nuove. Quali effetti può esercitare sull’umanità?

Il digitale modifica il modo di pensare e di vivere. In pubblico vediamo sempre più persone con lo sguardo fisso su piccoli schermi, le dita a picchiettare o scivolare su una piccola superficie, uno schermo dove a volte si visualizza una conversazione con un interlocutore lontano. Mobili sempre più in un ambiente saturo di comunicazioni e informazioni, chiunque, con una scolarizzazione minima e pochi mezzi economici, può produrre contenuti sui social network. Ripiegati su un nuovo scenario tecnico, costruito intenzionalmente da un gruppo di persone legate alle grandi imprese digitali, in un ambiente concepito con norme liberali, i bisogni nascono, si modificano e possono diventare ossessioni, mentre si creano nuove tendenze e vincoli.

L’ubiquità delle tecnologie di comunicazione permette alle stesse di cambiare i nostri comportamenti. Il bisogno di rimanere in contatto con la propria cerchia di conoscenze induce a creare comunità virtuali nei social network. Inghiottiti a contemplare il nostro piccolo schermo non gettiamo più nemmeno uno sguardo sulle persone che ci stanno accanto. La noosfera, concetto sviluppato da P. Theilard de Chardin (1881-1955), somiglia a un enorme calderone che raccoglie pensieri, opinioni e concetti condivisi dagli esseri umani. La noosfera, frammentata e diffusa, oggi ha un supporto fisico preciso: una miriade di cavi e un labirinto esponenziale di onde trasmettono in continuo volumi di informazioni impossibili da quantificare numericamente.

Ogni gesto, all’interno di questo universo, corrisponde a un determinato flusso digitale. Le informazioni, l’enorme quantità di dati comportamentali, permettono di simulare le nostre emozioni e la nostra stessa natura, col tempo accelerato, in una percezione sempre meno lineare e più legata alla simultaneità. Il tempo continuo si è frammentato con i media che lo ritagliano in sequenze sempre più immediate. Invece di rimanere concentrati su quanto stiamo facendo proviamo l’impulso frenetico a dare un’occhiata ogni pochi minuti al nostro smartphone. Il mondo digitale, abolito l’orario di lavoro abituale, ha reso i confini della vita privata più sfumati, mentre la frammentazione delle attività vede l’umano sempre più consumato dal proprio lavoro.

Il computer, strumento universale che riceve, tratta, immagazzina ed emette informazioni, con gli schermi parti finali di una gigantesca entità tecnologica, ha stravolto le nostre strutture di pensiero e il funzionamento stesso delle nostre società. Cambia il modo di rapportarsi all’informazione col mondo diventato un oggetto da vedere non più da percepire. Le parti frontali del cervello sono concepite per comunicare oralmente, mentre la scrittura, che esternalizza le informazioni, rappresenta il primo artificio mnemonico complesso esterno al corpo. Nelle prime comunità umane orali, il viso, il corpo, la voce e lo sguardo portavano la memoria delle informazioni sino al cervello degli interlocutori. Gran parte della popolazione oggi lavora interfacciandosi a uno strumento informatizzato. Siamo sempre più dipendenti dalle immagini, più immediate e accessibili, rispetto al testo scritto. Quali le conseguenze?

La memoria digitale ha caratteri di immaterialità. La Rivoluzione mediatica iniziò col primo computer, figlio della guerra, inventato sotto la guida di Alan Turing per decodificare le comunicazioni criptate dall’esercito tedesco. Turing nel 1936 immaginò una macchina computazionale universale (la macchina di Turing) capace di leggere un nastro infinito di 0 e 1, per calcolare qualsiasi cosa si potesse calcolare. Sognava una macchina capace di dibattere liberamente con l’essere umano e riprodurne linguaggio e cultura. Internet, arrivata nel 1990, figlia tardiva della guerra fredda, deriva dalla rete militare di telecomunicazioni statunitensi Arpanet, con protocolli comuni per trasferire le informazioni e la connessione progressiva di computer diffusi in tutto il Mondo.

Tutta l’umanità non ha mai prodotto tanti beni come oggi e nel mettere online dati privati, condividerli e trattarli come big data si ha un controllo sempre maggiore dell’individuo. La produzione digitale affianca, senza sostituirla, quella industriale, con le reti informatiche responsabili anche delle emissioni di gas a effetto serra. Le imprese su Internet puntano a costituire monopoli sui flussi vistosi di informazioni con l’algoritmo che gestisce Facebook programmato per selezionare i flussi di interesse degli utenti e renderli dipendenti dal servizio. La tecnologia e il neoliberismo scompongono e individualizzano il lavoro e l’individuo. Per i neoliberisti la società non esiste e non deve esistere. Il proletariato deproletarizzato è da integrare e adattare alle richieste della rivoluzione industriale e della divisione del lavoro capitalistica. La tecnica ha trasformato il capitalismo, in capitalismo delle piattaforme. Connessi in ogni momento produciamo, consumiamo e generiamo profili e dati su di noi.

Il neoliberalismo sfrutta efficacemente la libertà intelligente di pratiche e forme espressive della libertà: l’emozione, il gioco, la comunicazione. Il tecno-capitalismo, nel far credere di essere indipendenti e liberi, accresce dipendenza/integrazione/connessione. In rete, cerchiamo solidarietà e appartenenza, ma assente la presenza fisica, si produce l’autoreferenzialità tipica dei gruppi chiusi. Cresce l’ibridazione/integrazione/connessione tra i dispositivi elettronici e gli organismi biologici e svaniscono i confini dell’identità corporea e psichica. La sovrapposizione tra mondo artificiale e naturale genera confusione.

I cervelli nell’approccio connessionista funzionano in parallelo nel distribuire i dati tra molti nodi attivati contemporaneamente. La nascita del Web ha accelerato la ricerca e il trasferimento tecnologico nell’Intelligenza Artificiale. La minituriarizzazione ha portato a una crescita esponenziale della velocità computazionale nella memoria e nel trasmettere i dati, tutti fattori fondanti della rivoluzione digitale. Capacità e connettività dei computer sono aumentate vertiginosamente con i cavi in fibra ottica che aumentano la velocità e l’accuratezza della trasmissione dei dati. Se la connettività wireless permette ai dispositivi mobile di connettersi a Internet possono le macchine essere intelligenti, e se sì, come lo sapremmo? Riusciranno i robot a sperimentare la percezione di sé, essere coscienti delle loro azioni e immergersi nella realtà, infiltrandosi tra gli uomini?


Per saperne di più

- R. Cucchiara, L’intelligenza non è artificiale. La rivoluzione tecnologica che sta già cambiando il mondo, Mondadori, Milano 2021.

- P. R. Daugharty-H. James Wilson, Human+Machine. Ripensare il lavoro nell’età dell’artificiale, Guerini Next, Milano 2019.

- A. De Mauro, Big Data Analytics. Analizzare e interpretare i dati con il machine learning, Apogeo, Milano 2019.

- J. Kaplan, Le persone non servono Lavoro e ricchezza nell’epoca dell’intelligenza artificiale, LUISS University Press, Roma 2021.

- Id., Intelligenza artificiale guida al futuro prossimo, LUISS University Press, Roma 2017.

- J. D. Sahs, Terra, popoli, macchine, LUISS University Press, Roma 2020.



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