Giorno ordinario con coda

Panoramica di cosa è avvenuto l’8 maggio scorso. E anche il 10
di Adriano Todaro - mercoledì 15 maggio 2019 - 1035 letture

Mercoledì 8 maggio, a Milano piove. Piove e fa freddo. Per strada si vedono passanti che hanno ritirato fuori maglioni, giacconi, berretti. A Milano, è vero, fa freddo in questa strana primavera. A Milano, però, la mafia – come risaputo – non c’è.

E proprio per fare una panoramica di cosa è avvenuto in questo 8 maggio, comincio proprio da Milano. Nella capitale morale i soliti giudici che vestono rosso, hanno fatto una retata. E nella rete sono finiti così 95 indagati, di cui 28 arrestati per tangenti. Le accuse sono associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa, corruzione, finanziamento illecito, turbativa d’asta, abuso di ufficio. Ci sono politici soprattutto di destra, persone trombate a precedenti elezioni che giustamente esigevano posticini dove lo stipendio era di 11.500 euro l’anno e 185 euro a seduta. Siccome a Milano siamo sempre molto creativi, le transazioni, diciamo così, avvenivano in un ristorante rinomato vicino al Pirellone che si chiama “da Berti”. Ma i nostri tangentari, creativi appunto, lo chiamavano, fra loro, la “mensa dei poveri”. In questa bella combriccola di poverelli poteva mancare la ‘ndrangheta? Giammai. C’è anch’essa. E ci sono inquisiti anche funzionari del Comune di Milano. Regione e Comune uniti nelle mazzette, insomma. Il sindaco non più renziano Giuseppe Sala, ha difeso il “Governatore”: “Siamo su due schieramenti diversi, però lo ritengo una persona specchiata”. Il giorno dopo questa dichiarazione, zacchete, anche Fontana è stato indagato per abuso d’ufficio.

La Corte d’appello di Cagliari ha condannato, per peculato, a 3 anni, 3 mesi e venti giorni di reclusione l’ex sottosegretaria di Renzi Francesca Barraciu per appropriazione indebita di fondi destinati ai gruppi del Consiglio regionale sardo. Naturalmente Francesca è serena, anzi, dice che “Andremo serenamente al terzo tempo davanti alla Cassazione”. Naturalmente, anche noi, siamo sereni.

La procura di Catanzaro ha inviato 20 avvisi di garanzia a politici e imprenditori accusati di reati contro la pubblica amministrazione. Tra gli indagati anche il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio del Pd e il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto di Fi. E poi anche l’ex deputato Pd Nicola Adamo e il consigliere regionale Luigi Incarnato. Pd e Fi uniti nei reati.

Catiuscia Marini, invece, “Governatrice” della Regione Umbra avrebbe dovuto dimettersi dall’incarico perché coinvolta nell’indagini sulla sanità. Nicolino Zingaretti l’aveva convinta a lasciare per dare l’esempio di come sono diversi gli ex compagni. A Perugia si dovevano votare, appunto, le dimissioni e, invece, “contrordine compagni”. Prima è meglio “approfondire”. Che Catiuscia se ne debba andare, è certo. Magari fra qualche giorno. Oggi, però, no. E così il partito umbro, si è spaccato. Ma i piddini sanno tagliare il capello in due e si sono inventati una formula chiarissima: il Pd voterà una mozione di fiducia a favore di Catiuscia (senza la K, mi raccomando!). Con la garanzia da parte sua che subito dopo andrà via. E poi dicono dei bizantini!

Ma le notizie dell’8 maggio sono anche altre. Ad esempio la questione Alitalia che deve essere salvata per la terza volta. Questa volta non ci sono i “capitani coraggiosi” di memoria dalemiana ma ci sono i maglioni colorati di Benetton attraverso il francescano Castellucci, amministratore delegato. Per salvare Alitalia ci vogliono 300 milioni di euro. Castellucci potrebbe sganciare ma… Già. Intanto Di Maio aveva detto al momento del crollo del ponte di Genova, che era intenzionato a revocare la concessione autostradale ai Benetton. Oggi tergiversa e intanto i maglioni colorati, gestendo l’aeroporto di Roma, in 5 anni hanno distribuito agli azionisti più del doppio dei 300 milioni, grazie al fatto che per ogni passeggero che arriva o parte da Roma, i Benetton incassano 30 euro.

Che altro c’è da sapere delle cose avvenute l’8 maggio? Vediamo… Ah, sì ci sarebbero le contestazioni alla famiglia rom che, in modo regolare, ha ottenuto una casa popolare. In realtà la famiglia è bosniaca: padre, madre e 12 figli. Hanno ottenuto la casa in base a una disposizione di quando Roma era governata, bene, da quella cima di Alemanno. Ma a Casa Pound e a casa delle Sorelle d’Italia non sanno leggere. E così quando la famiglia è entrata hanno gridato rivolta alla madre “Zoccola, ti stupro”. Avendo già 12 figli la donna si è preoccupata e non è più uscita da casa.

Ci sarebbe anche, ma di qualche giorno dopo, la notizia che venerdì 10 maggio sono morti sul lavoro 6 operai più due feriti gravi. Non è notizia importante. Più importante conoscere le cazzate del vice presidente Salvini cosa che i giornali hanno fatto ampiamente. Intanto quelli morti sono operai e poi, per vivere, debbono lavorare. Questo, invece… Quando parla di “sicurezza” il verde non intende la sicurezza nei posti di lavoro, anche perché lui non ha mai visto un posto di lavoro.

Ah, a proposito. Per chi avete detto che votate alle europee?


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