La barba

Il “governatore” della Lombardia è un lapsus o un errore espressivo?
di Adriano Todaro - mercoledì 26 giugno 2019 - 2093 letture

Se il ministro Tria, a mio parere, assomiglia al ragioniere Filini reso celebre dai film di Fantozzi, il mio “governatore” che governa in Lombardia, Attilio Fontana, mi sembra assomigli ad un istrice ma un istrice colpito da un lutto improvviso. Sguardo da crisantemo spento, labbra tirate e capelli ritti, fanno del “governatore” che governa, un personaggio interessante. Sembra una faccia sfuggente a cui manca qualcosa, qualcosa di indefinito che non riesco a delineare.

Comunque, negli ultimi tempi Attilio sta attraversando un periodo nero e, quindi, è naturale che abbia una faccia sofferta. All’inizio di maggio, come risaputo, l’Attilio risulta indagato per abuso d’ufficio nell’ambito di una inchiesta che ha visto 95 indagati e 29 arrestati. Soprattutto politici di centro-destra.

Classe 1952, è avvocato. Un importante avvocato con un importante studio legale a Varese dove è stato anche sindaco per la Lega. Presidente dell’Anci Lombardia, l’associazione dei Comuni, dal 1979 al 1982 ha assunto la carica di Conciliatore di Induno Olona e dal 1983 al 1988 quella di Vice Pretore Onorario alla Pretura di Gavirate. Insomma è uno con gli attributi.

Eppure c’è qualcosa nel suo viso che mi lascia perplesso… Vabbè andiamo avanti perché recentemente la sua Giunta regionale ha fatto un intervento che solo i grandi leader possono fare. Ma prima di raccontarvi questa meraviglia anche dal punto di vista economico, dobbiamo fare un passo indietro. Siamo nel gennaio 2018 e Attilio è in piena campagna elettorale. E così una mattina va negli studi di Radio Padania Libera e pronuncia una frase che rimarrà negli annali del buonsenso: “Non possiamo ‒ afferma il nostro Attilio ‒ accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate”.

Come vedete il buon senso non manca al nostro varesotto. Essendo avvocato sa anche pesare le parole che pronuncia. Subito i buonisti di sinistra, categoria che sta sempre acquattata ma pronta a saltare fuori, cominciano a criticarlo e a polemizzare. Lui non ha fatto altro che dire verità lapalissiane. D’altronde lui sa quello che dice perché la sua faccia è bianca, anzi razza pallida pallida. E poi ci mette tutti davanti a un dilemma, a una domanda epocale: la nostra società deve continuare a esistere o deve essere cancellata? Antinomia mica da niente. Mica il buco dell’ozono! Problemi concreti. Siccome, però, l’Attilio di Varese è persona ammodo, dichiarerà che si è trattato di un lapsus, un errore espressivo. D’altronde pensate a Hitler quanti lapsus, in quanti errori espressivi è caduto. Sei milioni di errori.

Comunque di questo episodio non se ne ricorda più nessuno. Ce n’è uno più recente che fa il paio con il lapsus dell’Attilio. L’Associazione Musulmana, tramite un’asta bandita dall’Azienda socio sanitaria territoriale Giovanni XXIII di Bergamo, si aggiudica una ex chiesa dei Frati di Bergamo per farne una moschea. Eh no, cari musulmani. Voi la moschea nella ex chiesa non la fate! E, questo, non è un lapsus. Perché no? Abbiamo vinto una gara! Certo, ma la Regione dell’Attilio ha diritto di prelazione e questo diritto il governatore che governa lo esercita. Per riappropriarsi del bene, la Giunta lombarda spenderà circa mezzo milione di euro. Soldi non di Fontana ma dei lombardi. Non è meraviglioso? Che sia anche questo un errore espressivo?

No non è un errore espressivo e neppure un lapsus. È il governo del governatore. Pensavamo che con Bobo Maroni avessimo toccato il fondo e invece, come si vede, c’è sempre speranza. Dicevamo la stessa cosa con Formigoni. Eppure i lombardi l’hanno votato. Anche Attilio i lombardi hanno votato dal che si desume che i lombardi sono proprio pirla.

A proposito. Intanto mi è venuto in mente cosa manca alla faccia del vedovo leghista. Manca la barba. Una volta l’aveva, poi l’ha tagliata. Stava meglio prima. Però con la barba assomigliava a un musulmano. Non è un lapsus e neppure un errore espressivo. Sembrava proprio un musulmano. Uno di quelli che voleva la moschea nell’ex chiesa dei Frati di Bergamo.

P.S. ‒ Cari lettori mi fermo per un po’. No, girodivite non mi ha ancora licenziato, almeno per ora. Mi sono autosospeso per un po’ di tempo. Debbo pensare, seriamente, se accettare una proposta da parte di Carlo Calenda per un nuovo quotidiano. La testata è stata già depositata in Tribunale: “Il quotidiano dei cigni”.

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