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Enzo Cannavale moriva 10 anni fa

Il 18 marzo 2011 si spegneva l’attore napoletano, originario di Castellammare di Stabia.
di Piero Buscemi - mercoledì 17 marzo 2021 - 1232 letture

C’è un mondo sommerso nella settima arte, più che in qualsiasi altro campo artistico. E’ quello delle caratteristi che solo grazie ai personaggi principali ogni tanto vengono ricordati quasi per dovere di cronaca. Sono quegli attori che hanno contribuito attivamente a rendere gli altri dei "grandi", all’ombra di un ruolo riduttivo da spalla o ritagliandosi qualche sprazzo attraverso il quale, spesso si sono resi disponibili alla battuta sconcia, quasi ridicoli per dovere di copione.

Molti tra loro vengono dalla antica scuola della recitazione napoletana, da quel posto che naturalmente, tra espressioni dialettali e mimiche a sostenere le parole, è il palcoscenico di una vita. Enzo Cannavale è stato uno di questi. Nato a Castellammare di Stabia il 5 aprile del 1928, ci ha lasciati il 18 marzo di dieci anni fa.

Non è tra quei nomi che abbiamo avuto occasione di sentire nominare e ricordare in questo decennio, forse non gli verrà mai dedicata una trasmissione televisiva specifica per ripercorrere la sua carriera, difficilmente crediamo gli sarà mai intitolato un premio, magari una strada. E’ il crudele destino di questi personaggi, macchiette nel fisico, simboli di un essere italiano tipicamente antieroe, ma necessari per esaltare l’interpretazione dell’attore principale. Ovviamente ci auguriamo di essere smentiti, sia per una nostra lacuna informativa, sia per una rinnovata sensibilità verso questo artista.

Che lo si sia visto nascosto, non solo metaforicamente, da Bud Spencer nella fortunata serie di film dedicati al personaggio Piedone, che lo si ricordi per qualche scena osé in uno dei tanti film che hanno riempito negli anni ’70 e ’80 le sale cinematografiche italiane creando un vero filone, oggi addirittura rimpianto, quale può essere stato della sexy commedia italiana, in ogni caso Enzo Cannavale è stato sicuramente sfruttato e ridimensionato rispetto ad una capacità interpretativa di spessore.

Scoperto da Eduardo, avviò il suo percorso recitativo quasi in modo bizzarro, sicuramente fuori dai canoni standard che caratterizzano le carriere di molti suoi colleghi. Esordì al cinema nel 1949, per quanto non risulta accreditato, in uno dei film più struggenti interpretati da Totò, Ivonne la Nuit, per passare sotto la guida teatrale di Eduardo in quella fortunata serie andata in onda dagli anni ’60 sulla Rai, riproposta anche di recente su Rai5.

Non si può considerare casuale la sua partecipazione alla commedia più conosciuta del maestro commediografo, quel Natale in casa Cupiello che è stata la fucina e la prova del nove per moltissimi attori di successo. Il suo passaggio al cinema, oltre ai film già accennati, lo ha visto diretto dai grandi nomi del cinema italiano. Non si può dimenticare Nanni Loy che lo ha voluto più volte nei suoi film, ricordiamo Pacco, doppio pacco e contropaccotto del 1993, Giuseppe Tornatore in Nuovo Cinema Paradiso del 1988, Pasquale Squitieri in Razza Selvaggia del 1980, Luciano De Crescenzo in 32 dicembre del 1988, Lina Wertmuller in Sabato, Domenica e Lunedì del 1990.

Indimenticabile la sua interpretazione nel film Le Vie del Signore sono finite del 1987, diretto dal compianto Massimo Troisi, dove Enzo Cannavale dimostrò la sua grandezza recitativa in quel padre, rimasto vedovo, a gestire due figli maschi nel periodo del fascismo, l’altro figlio era interpretato da Marco Messeri.

Quel volto da scugnizzo mai cresciuto, non solo per la sua bassa statura, capace di mettere in scena il volto, la sofferenza, l’ironia e il gioco della vita, tra illusioni, speranze, delusioni e l’arte dell’arrangiarsi che in certe realtà non si sono mai modificate nel tempo. Enzo Cannavale ha dato voce a questo angolo di popolo partenopeo, quello del silenzio che osserva il mondo e la sua arroganza, che finge di adattarsi ad una società di sotterfugi trovando il modo di riuscire a sopravvivere e a leggerne i momenti più adatti per essere vissuti.

Crediamo che questo piccolo grande attore meriti di essere ricordato accanto ai più grandi interpreti dell’arte recitativa napoletana, attori che ribadiamo, forse non avrebbero fatto il salto di qualità che li ha condotti nel mito del cinema, senza questi dimenticati tasselli indispensabili delle più indimenticabili scene che ci hanno fatto ridere e, soprattutto, riflettere.

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Enzo Cannavale "Le vie del Signore sono finite"


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