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Un Paese rancoroso e incattivito

Ecco, questa è l’Italia del degrado dopo un trentennio di tagli e di spostamento della ricchezza dai più poveri ai ricchi: una Italia degradata e incattivita, facile preda della propaganda e del rullo dei tamburi delle centrali del marketing politico.
di Sergej - giovedì 28 maggio 2020 - 449 letture

Dicono che vorrebbero assumere 25 mila precari come assistenti per controllare il rispetto delle norme antipandemiche. Invece di pensare tutti: bene, almeno qualche disoccupato può guadagnare qualcosa - ecco tutti a dire: ma che vergogna, ma a che servono, ora vogliono mettere su dei controllori che non avranno alcun potere o che aumenta il tentativo di controllo sociale in atto. Invece di pensare che i vigili urbani sono sotto organico da sempre, “grazie” ai tagli dei decenni scorsi, e che questi assunti precari tapperebbero solo pochi buchi, tutti a dire cose negative. È come se i poveri provassero invidia se qualche altro povero riceve un qualche sussidio - peraltro provvisorio e certamente non risolutivo.

La commentistica, sport nazionale di chi non ha nulla da fare, si nutre del sangue dei più sfortunati. Prima contro i forestali, poi gli immigrati, poi i disoccupati poi… Insomma, questa continua carneficina sociale che è la realtà trova la sua valvola di sfogo nella commentistica - peraltro ben orchestrata.

altan - italiani individualisti

Oggi c’erano i fascisti che volevano protestare contro la “dittatura” delle restrizioni “antidemocratiche” imposte con la scusa della pandemia: loro che hanno sempre invocato e invocano proprio dittature e abbasso la democrazia; invece di sentirsi in sintonia, marciano contro. Ogni cosa è come se “esautorasse” in qualche modo sempre qualcuno, per cui sempre c’è qualcuno che si sente offeso per una qualsiasi norma (peraltro sempre ipotizzata e molto raramente poi attuata sul serio). Il gran polverone dei provvedimenti annunciati, che serve per coprire le spartizioni reali di fondi, sui cui i giornali si guardano bene di investigare e di “denunciare” e che passano dunque in sordina e che vanno nelle tasche dei singoli e delle aziende vicine alle diverse correnti della casta; polverone invece su cui tutti si sentono in dovere di dire la loro, appunto per aumentare il polverone.

E sempre con questo sapore, di sottofondo, di gente che ha digerito male e che puzza di paura per le condizioni che ogni giorno vede peggiorare, nella propria condizione sociale. Si vogliono assumere nuovi insegnanti, dopo vent’anni di blocco delle assunzioni e progressiva perdita di insegnanti andati in pensione? dio ce ne scansi: ma che vogliono questi professori precari, questa gente che non sa insegnare, che è precaria… Non si pensa che per ognuno che trova una sistemazione, non si tappa solo un buco, né si “premia” qualcuno, ma si dà uno stipendio a qualcuno che poi quello stipendio lo potrà spendere, per fare acquisti - e questo rafforza l’economia, dà altri posti di lavoro, migliora la vita di tutti. No: l’invidia sociale e la rabbia sociale si scatena contro questi “fortunati” e “fortunati immeritati” e dagli addosso, con animosità, con cattiveria.

Ecco, questa è l’Italia del degrado dopo un trentennio di tagli e di spostamento della ricchezza dai più poveri ai ricchi: una Italia degradata e incattivita, facile preda della propaganda e del rullo dei tamburi delle centrali del marketing politico.



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