Sgarbi. Xe pèso el tacòn del buso

No a prefazione di Sangiuliano – Enna: giornalista “scopre” di essere indagato – Morto «l’ultimo re d’Italia» – Vicenda Salis. Ansa e manifesto l’avevano scritto due mesi fa – Minacce e insulti a giornalista romano – Festival Sanremo: record raccolta pubblicitaria – Diminuisce l’età del primo accesso alla Rete

di Adriano Todaro - mercoledì 7 febbraio 2024 - 832 letture

MORTO «L’ULTIMO RE D’ITALIA» – La gatta frettolosa fa i gattini ciechi. Succede a tutti e succede, particolarmente, in campo giornalistico quando c’è da dare in fretta una notizia. TGcom24, ha mandato in rete, immediatamente, attraverso Instagram la notizia della morte di Vittorio Emanuele di Savoia. Tutto bene? Non proprio perché il titolo della notizia era «L’ultimo re d’Italia». Nel testo, invece, correttamente così scriveva TGcom24: «È morto a Ginevra Vittorio Emanuele di Savoia, figlio di Umberto II, l’ultimo re d’Italia e di Maria Josè». Il morto, quando era avvenuto il referendum del giugno 1946, aveva 9 anni. Incidenti giornalistici che possono capitare a tutti.

XE PÈSO EL TACÒN DEL BUSO – Il significato letterale recita che: «È peggio la toppa del buco». Nella pratica, «Il rimedio è peggiore del danno». Subito dopo le dimissioni (?) da sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi sembra che abbia chiesto scusa ai giornalisti. Diciamo “sembra” perché nella sua consueta logorroica interventista ha detto e si è smentito da solo. Sentite un po’: «Io sono noto per le mie imprecazioni, per le ‘capre’, ma non ho nessuna volontà di crudeltà e di morte per nessuno. Mi scuso con i giornalisti che si sentono in pericolo di morte». Poi, però, afferma che si è trattato di un’intervista non autorizzata, non voluta. Così continua: «Ritiro il mio augurio di morte, mi scuso di averlo pensato e non sono più neanche in sottosegretario. D’ora in avanti augurerò la morte senza essere responsabile di essere sottosegretario». Al giornalista di Report aveva detto: «Se muori in un incidente stradale sono contento». In quanto alle inchieste, soprattutto da parte de Il Fatto Quotidiano e di Report, Sgarbi così si è espresso: «Non sento la necessità di scusarmi con nessuno, ho semplicemente espresso le mie critiche, come farebbe chiunque altro». Riguardo agli auguri di morte che ha rivolto ai giornalisti, ha aggiunto: «Non ripeterei quell’intervista perché in realtà non l’ho mai rilasciata. In ogni caso, non credo che un giornalista possa perdere la vita per un motivo del genere». Tempo addietro sul “metodo Sgarbi” (mettere nel mirino chi scopre le notizie, così da far dimenticare le notizie stesse) era intervenuta anche la Federazione della Stampa: «Additare il giornalista come nemico e delegittimarlo in pubblica piazza, benché virtuale, è esercizio pericoloso, sempre. Se a farlo è un esponente di governo a essere messa a repentaglio è la tenuta stessa del sistema democratico».

NO ALLA PREFAZIONE DI SANGIULIANO – In margine alla “vicenda Sgarbi”, apprendiamo che “La Nave di Teseo”, la casa editrice di Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio, ha rinunciato alla prefazione del ministro Gennaro Sangiuliano a un libro su Prezzolini. Ripicca? Vendetta? Boh! Fate voi.

ILARIA SALIS. ANSA E MANIFESTO L’AVEVANO SCRITTO DUE MESI FA – La vicenda di Ilaria Salis, l’insegnante di Monza detenuta in Ungheria perché accusata di aver aggredito alcuni neonazisti, era nota, nell’ambiente giornalistico, da almeno due mesi. Francesca Brunati dell’Ansa, il 29 novembre 2023, metteva in rete due lanci intitolati: «Anarchica in cella a Budapest, ‘guinzaglio’ ai polsi e topi». Ma prima, il 24 novembre c’era stato un articolo sul manifesto con questo titolo «Aggredirono i neonazisti, italiani nei guai in Ungheria». Il primo take Ansa descriveva in questo modo le carceri ungheresi e la situazione di Ilaria Salis: «Detenuti al ‘guinzaglio’, obbligo di guardare il muro durante le soste nei corridoi, ‘malnutrizione’, scarafaggi, topi e cimici ‘nelle celle e nei corridoi’, ‘una sola ora di aria al giorno». Poi sono arrivati Internazionale con un’inchiesta a fumetti di Zerocalcare e, a seguire, tutti gli altri.

MINACCE E INSULTI A GIORNALISTA – Apprendiamo da “Ossigeno per l’informazione” che un giornalista, Alberto Salmé, dall’ottobre 2023 è tempestato da minacce e insulti da un utente Facebook. Ora il giornalista, non potendone più, lo ha denunciato all’autorità giudiziaria, accusandolo di minacce e diffamazione per garantirsi la sua sicurezza personale e la possibilità di continuare a fare il giornalista. Il tutto inizia il 16 ottobre 2023 quando il giornalista rende noto, attraverso Facebook, di aver interrotto per motivi deontologici la collaborazione giornalistica con un periodico romano, il Corriere della città, dopo il passaggio di proprietà della testata. Il giornale è diventato di proprietà degli editori Colono che negli scorsi anni sono stati accusati di aver diffuso centinaia di fake news per fini economici e per la decisione di Facebook di oscurare, a causa dei contenuti “nazionalistici e anti immigrati”, centinaia di pagine di siti italiani a loro riconducibili. Davide Colono ha respinto tutte le accuse anche attraverso un’intervista a Radio Radicale.

ECCO A VOI L’ITALIETTA DEL FESTIVAL – La 74/a edizione del Festival di Sanremo raggiungerà, senza dubbio, il record di raccolta pubblicitaria. Si parla di una cifra fra i 55 e i 60 milioni. Sino al 10 febbraio saremo subissati da canzonette, retroscena, bizze degli artisti più o meno veritiere, scontri fra questo e quel personaggio. Amadeus, il presentatore-direttore artistico è felice: «Sono felice che aziende così importanti abbiano sposato il mio festival. Quest’anno più che mai – ha aggiunto – Sanremo è una grande festa, un grande spettacolo che coinvolge tutta la città. Speriamo che questa quinta edizione soddisfi il pubblico ma anche gli sponsor». Poi ha rivelato che non ci sono state pressioni politiche di nessun tipo. Ottimo. Infine, così chiosa: «I miei festival non sono schierati, e in passato sono stato attaccato sia da destra che da sinistra». Magnifico! Possiamo iniziare.

DIMINUISCE L’ETÀ DEL PRIMO ACCESSO ALLA RETE – Secondo i dati diffusi da Save the Children l’età media degli italiani del primo accesso alla Rete diminuisce. Ben il 40% degli 11-13enni usa i social. Da qui l’avvertenza di Save the children che è «necessario rafforzare le misure di protezione per i pre-adolescenti e potenziare l’educazione a un uso consapevole e sicuro della rete». Si abbassa inoltre l’età delle vittime di adescamento online, il 9% ha meno di 10 anni. Inoltre, sottolinea sempre l’Organizzazione, una presenza massiccia di preadolescenti ha aperto un profilo indicando un’età maggiore o hanno usato quello di un adulto, spesso un genitore più o meno consapevole: il 40,7% degli 11-13enni in Italia usa i social media, con una prevalenza femminile (47,1%) rispetto a quella maschile (34,5%).

ENNA: GIORNALISTA SCOPRE Di ESSERE INDAGATO – Veniamo a conoscenza, sempre da “Ossigeno per l’informazione” che José Trovato, un giornalista di 45 anni, di Enna ha scoperto, casualmente, di essere indagato per diffamazione per due querele presentate dai figli del boss mafioso Raffaele Bevilacqua, capomafia di Enna, deceduto nel 2023. Trovato apprende il tutto non da una notifica ma da un certificato che aveva richiesto sui suoi carichi pendenti. Autore di libri e inchieste sulla mafia, José Trovato è il direttore del notiziario EnnaOra.it. Per le sue inchieste ha subìto varie intimidazioni ed è ora protetto dalle forze dell’ordine.


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