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Q&P n. 184 : La casta, le armi, la guerra

Un libro profetico della Mafai. Rileggerlo per me è stata una riscoperta ed in certe parti lo trovo di una attualità sconcertante.

di Franco Novembrini - mercoledì 15 giugno 2022 - 2214 letture

Da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin avevo la spiacevole sensazione di un déjà vu a cui non sapevo dare una risposta. Alcuni giorni fa mi sono ricordato di aver letto un libro sugli effetti della dichiarazione di guerra di Mussolini, che era convinto di cavarsela con qualche mese di guerra ed alcune migliaia di morti e gli avrebbero permesso di sedersi al tavolo dei vincitori e spartirsi con i nazisti parte della Francia ed alcuni territori della Jugoslavia.

Le cose ovviamente non sono andate come "mascellone" sperava e la guerra è durata anni. Il libro che mi aveva colpito era ed è Il pane nero di una grande donna, Miriam Mafai. Rileggerlo per me è stata una riscoperta ed in certe parti lo trovo di una attualità sconcertante. Intendiamoci da non seguire pedissequamente in quanto noi non siamo in guerra ma gli effetti di un conflitto sono gli stessi di allora. La Mafai fa una fotografia del paese che entra in guerra convinta da una stampa e dalla radio di regime convincendo la grande maggioranza degli italiani che sarà una cosa breve che porterà prestigio internazionale e benefici e molti italiani ci credettero anche perché chi obiettava alla stampa a senso unico o non credeva alle sorti imperiali propalate dall’EIAR poteva finire in galera, perdere il lavoro o finire al confine. Oggi potrebbe finire nelle liste di proscrizione come filoputiniano esposto al pubblico ludibrio della stampa a senso unico.

LA CASTA - Allora come ora governava e comandava una casta che mentre decideva tasse, balzelli e restrizioni per i meno fortunati, guarda caso gli operai e i disoccupati, godeva di privilegi e non rinunciava a ricevimenti, vacanze al mare e in montagna frequentando circoli esclusivi nei quali tutto era permesso. Vi ricorda qualcosa?

LE ARMI - Non siamo in guerra ma produciamo e spacciamo armi da anni con navi piene di proiettili e mine italiane che scompaiono nel Mediterraneo come fossero gommoni di migranti o come il vascello dell’olandese volante. A proposito di migranti quanti di voi hanno letto in questi quattro mesi di guerra in Ucraina la sorte dei migranti afghani o siriani che andavano per la maggiore cinque mesi fa? Nessuno credo. Ora i profughi sono solo biondi con gli occhi azzurri e soprattutto donne e bambini.

LE GUERRE - Nel libro si raccontano storie di donne che si riunivano insieme e facevano indumenti di lana o stoffe simili perché intanto era arrivato l’inverno e le divise invernali non c’erano o erano adatte ad un inverno italiano. Alcune divisioni italiane erano state mandate in Unione Sovietica e precisamente sul fronte sud, cioè una parte dell’Ucraina, a portare la civiltà, ma le avevano mandate a piedi o come la Sforzesca di Milano con i camion della Gondrand, ditta di traslochi e trasporti. Come è andata lo sappiamo. Per un mese intero invece abbiamo visto in tv delle donne ucraine alle quali era stato assegnato il compito di riempire le "bottiglie Molotov" con le quali avrebbero sconfitto i russi. Lo capirebbe anche un bambino che si mettono a rischio le vite dei civili in quanto un soldato russo che vede un civile con una bottiglia in mano non gli domando se contiene acqua ma probabilmente gli spara. Ma ai giornalisti italiani va bene così. Quello che in questi anni in Italia sta tornando di moda sono i diari di gerarchi fascisti, generali ed ammiragli che hanno lasciato scritto che non eravamo preparati per una guerra, ma scrivendolo però quando hanno constatato che la guerra l’avremmo persa. Un esempio è quello di Galeazzo Ciano, il genero di Mussolini, che ha scritto del suo odio per i tedeschi e della nostra impreparazione. Strano perché esistono dei filmati che lo vedono allegro e pimpante firmare i patti scellerati che ci legarono ai nazisti e poi perché fu il suggeritore della guerra di Grecia, nazione alla quale dovevamo "spezzare le reni". Qui mi ricorda un ministro degli Esteri italiano che in pochi anni ha chiesto l’impeachment del presidente della Repubblica, ha simpatizzato con i gilet gialli ed è un grande estimatore di Macron. Camaleontico. Nel libro della Mafai un grande ruolo lo hanno le donne che dalle privazioni seppero sfruttare le occasioni per affrancarsi dal compito al quale il fascismo le relegava, cioè fare figli ed accudire il marito. Parlo delle donne normali, per quelle della casta era un’altra storia.


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