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Lettera aperta a Roberto Saviano

Lettera aperta a Roberto Saviano, autore del libro Gomorra edito da Mondadori

di rafael navio - giovedì 23 novembre 2006 - 22181 letture

Lettera aperta a Roberto Saviano, autore del libro Gomorra edito da Mondadori.

Terra di Nessuno, 8 novembre 2006

Caro Roberto,

ti scrivo perché è giusto che io ti scriva, come membro della confraternita del Buon Babà, della Sfogliatella Croccante, e della pizza rigorosamente all’olio d’oliva e con la mozzarella di bufala Campana D.O.C.
E proprio per l’onore che rappresento di queste organizzazioni che voglio dirti grazie!
Grazie al tuo libro denuncia che finalmente ci ha aperto gli occhi, grazie al tuo impegno di cittadino dei quartieri alti, grazie al tuo parlare dal piedistallo che la tua famiglia ti ha donato fin dall’età più piccola.
Ma in tutti questi ringraziamenti, permettimi anche di rivolgerne uno al mitico Super Santos.

Chi è o che cos’è il mitico Super Santos?
Già, perché tu sicuramente non lo conosci!
Il Super Santos era adibito ai ragazzi delle strade periferiche. Scalzi d’estate e con gli stivali di plastica d’inverno. Pensa se ti coglieva un calcio, oppure scalzo se coglievi una pietra. Che partite di pallone che mi sono fatto! Facevamo cinquanta lire per uno per comprarlo.
L’unico problema di quel pallone era che si bucava spesso e bisognava fare una pezza di plastica a caldo; mio padre aveva una vecchia cucina a gas, dove riscaldavo un coltello che passavo sul pallone e poi immediatamente ci mettevo su la pezza dello stesso materiale. Dovevi essere veloce altrimenti non prendeva, non s’incollava.
Ero piccolo e gli amici mi chiamavano De Napoli, in onore del nostro centrocampista del Napoli D’oro, quando andavamo a vincere a Milano e a Torino. Ho la sua stessa mandibola, pure come Totò. Me lo ha detto tanti anni fa il professor Gomboss, un luminare internazionale. E’di Sorrento. Se non avevi soldi non li prendeva. Ha aiutato un sacco di bambini senza il palato.
Questo ci fa onore!
Ma tralasciamo.

Che tempi!
Chissà tuo padre dottore, quanti biglietti in regalo ha avuto, in tribuna Posillipo. E’ il punto migliore al S. Paolo per vedere la partita. Io non ho mai potuto vedere Diego dal vivo.
Già lo immagino: dottò (dottore) questo è un regalo, portate il ragazzo a vedere il grande Diego. DIEGO MARADONA, O’ RE’ E NAPULE ( Diego Maradona, il Re di Napoli).
No, io invece non ci sono mai andato, dovevo fare le pezze al Super Santos, perché sulle spine di rose si bucava che era una bellezza e io, Nando De Napoli, ero il numero uno a fare le pezze.
Ma più mi facevo grande e più perdevo tempo a fare le pezze.
E i compagni gridavano: UE’, DE NAPOLI, VUO’ ASCI’ ? ( De Napoli, vuoi uscire in fretta?)
No, più mi facevo grande e più perdevo tempo.
Diventavo lentissimo, e le pezze di bucatura al Super Santos mi riuscivano sempre peggio. Dopo un poco l’aria cominciava a schizzare dal buco peggio di prima.
Ah, mannagggia!

Non ti ho spiegato che dopo la pezza, noi andavamo dal meccanico Tore Marmitta (Tore=Salvatore) e gonfiavamo il pallone con il compressore. Comprendi la pressione che quella povera pezza doveva sopportare? No, non penso.
Come penso, se n’avessi avuto possibilità, che non avresti mai compreso chi fossero quei due uomini che ogni mese venivano a trovare mio padre. Li avevo visti fin da bambino, pensavo che fossero amici. Ma, con l’età, più sbagliavo le pezze e più riuscivo a comprendere la realtà. E il perché lui subito dopo diventava cupo e triste, e mia madre piangeva. No, tu sei figlio di dottore, non puoi comprendere.
Qualcuno dopo la visita di quei due si è anche impiccato.
Deve essere triste scrivere di qualcosa di cui non si ha la minima conoscenza.
La conoscenza di quelle serate fredde e con poco cibo, perché i conti non tornavano. Le serate dei commercianti Campani.
Chi aveva il posto fisso era un signore!
I fagioli a pranzo e a cena. I libri usati. Gli scherni per i vestiti delle bancarelle del mercato. Il terremoto che ci ha lasciato senza casa. Il panettone a Natale e la Colomba a Pasqua, erano un miracolo. Oggi si buttano!

E in più, aggiungici la visita di fine mese. E dopo tutto questo, devo leggere da un libro che sa di plastica che mio padre è un codardo perché ha tenuto la bocca chiusa.
Dopo che lui ha preso i mattoni sulle spalle per aiutare la piccola e quasi fallita salumeria di mia madre, e poi si è imbarcato. Senza previdenza sociale. Il capitano gli aveva detto che se lo trovava la Marittima si doveva buttare a mare, altrimenti lo avrebbe denunciato come clandestino. Che testone, non la voleva chiudere, per non fare brutta figura. No, caro Roberto il tuo libro sa di non conoscenza del campo di battaglia. Hai scritto di cose vecchie passate, di nomi che in Campania non sono più nomi. Hai usato la disperazione dei poveri, degli sfruttati; se avessi usato il cuore, ti avrei ammirato.
Già, il cuore...
Riguardo alla mia famiglia, forse sarebbe andata meglio se non avessimo avuto quella visita di fine mese. Ma tu che ne sai, caro Roberto Saviano. Non hai mai fatto le pezze al Super Santos.

Rafale Navio, scrittore.


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Lettera aperta a Roberto Saviano
23 novembre 2006, di : rudy.re

Signor Navio, ho appena letto la sua lettera aperta a Roberto Saviano e ne ho tratto questa considerazione: o lei c’è, o lei ci fa. Si, insomma, nel senso che uno o non ha capito una riga del libro di Saviano e allora c’è (e di questo non posso che dispiacermene), oppure ha capito benissimo tutto e allora ci fa (e a cosa mi dispiace ancora di più). Ho pensato anch’io che Saviano, dopo aver detto quello che aveva da dire sull’argomento, probabilmente se ne sta da qualche parte al sicuro con la sua bella scorta a disposizione e tanto peggio per chi invece è rimasto. Ma tra le sue righe ho letto di un amore disperato per la sua terra e la sua gente e dell’impossibilità di sia di nutrirlo che di ucciderlo, questo amore. Non ho letto una sola parola di biasimo o disprezzo nelle descrizioni di coloro che si assoggettano al sistema, quando io, da fortunato cittadino del centro nord, forse le avrei volute trovare. Anch’io ho riparato i miei palloni bucati perchè non avevamo i soldi per comprarne dei nuovi; anch’io non ho potuto vedere i miei calciatori preferiti mentre tanti altri privilegiati lo facevano, magari anche gratis perchè figli di papà. Ma tutto questo cosa vuol dire? Fa si che chi non ha avuo un’infanzia agiata abbia più diritto di parlare di argomenti altrettanto vicini a chi quella sofferenza non ha patito? Conferisce un titolo particolare? Dona una maggior cognizione di causa essere figli di un operaio invece che di un libero professionista? Mio padre ha lavorato in miniera quasi trent’ani ma non per questo mi sento ll’unico depositario della verità sulle condizoni di lavoro dei minatori nell’Alta Maremma; anzi: se uno studioso, plurilaureato, di famiglia nobile e ricca da generazioni mi apre gli occhi su aspetti del problema che non avevo mai considerato, tanto meglio! Piuttosto la domanda che mi viene da farle adesso è questa: ma lei da che parte sta? rudy
    Lettera aperta a Roberto Saviano
    23 novembre 2006, di : rafael navio

    Mi disiace! Io non parlo nè del nero nè del bianco, ma del grigio. Mi dispiace che il mio messaggio non le sia arrivato. Evidentemente sono stato poco chiaro. Cordialmente, Rafael Navio.
Lettera aperta a Roberto Saviano
27 novembre 2006, di : MoStRo4

"Finché non saranno coscienti del loro potere non saranno mai capaci di ribellarsi e finché non si saranno liberati, non saranno mai coscienti del loro potere", (George Orwell, dal libro "1984").

"Beato il popolo che non ha bisogno di eroi" (Bertolt Brecht).

Credo che in queste due frasi sia sintetizzato tutto...

Ho letto il libro di Saviano, ma il libro, a mio avviso, non denuncia la codardia del popolo napoletano, quanto l’implicita accettazione della camorra nel nostro paese: chiunque si sia ribellato, chiunque abbia avuto questo coraggio, è sempre stato lasciato solo, da tutti noi; invece dobbiamo cercare di essere uniti, tentare di lottare, di essere uniti contro la camorra! Non è facile lo so, ma per il bene di Napoli, se noi amiamo il nostro paese, c’è bisogno di rischiare...

Non dobbiamo mollare, è il peggiore sbaglio che possiamo commettere!

    Lettera aperta a Roberto Saviano
    27 novembre 2006, di : rafael navio

    La ringrazio per la sua solidarietà. Ma il popolo Campano non va aiutato, ma educato. Prima al dovere e poi anche al diritto. Tutte le altre cose che sono state dette sono servite prima a raccoglere voti e adesso a far diventare un libro best. Cordialmente, Rafael Navio
Lettera aperta a Roberto Saviano
20 marzo 2007, di : andrea pinnacolo

"caro scrittore(vabbè si è capito che vuoi passare per scrittore) il tuo messaggio coglie perfettamente, dal mio punto di vista almeno. Capisco che la gelosia in questi campi a volte faccia male, pero’ credo che sei, come dire, piuttosto volgare. approfitti della tua condizione sociale, come se venissi da chissà quale situazione disastrata, una coscienza di classe da perfetta vittima, e ti parlo da figlio di operaio se proprio vuoi che scendiamo nel ridicolo; tutto questo lo fai per attaccare personalmente uno scrittore con le palle, forse rispetto a te, che di certo non ti ritrovi a vivere con una scorta a ventisette anni. Insomma, posso capire una critica costruttiva al libro, ma un attacco gratuito non lo accetto...una diffamazione proprio ridicola, non potevi scrivere peggio. pasolini era figlio di chi? Vai a vedere che adesso chi viene da un estrazione sociale differente non possa avere la capacità di osservare e di raccontare una certa realtà, una certa atrocità? Pasolini raccoglieva testimonianze su quelle classi disagiate di cui certo lui non faceva parte, e che ci sta di cosi’ scandaloso.! senti a me, vai anche tu per via mare, il marinaio, il pescatore, è molto più umile delle cazzate che scrivi. il legame del super santos poi, che mi significa. dove vuoi arrivare? "il popolo campano va educato", una frase da esecutore, educato da chi? da te? sei cosi’ "moralmente elevato" da poter dire chi deve essere educato? "dal dovere e dal diritto", frasi da becero qialunquismo che non tiene conto di niente, devo dire che malgrado i super santos che hai aggiustato nella cucina a gas di tuo padre, sei stato comunque forgiato da valori della nostra beneamata società postmoderna dai valori laici e democratici. complimenti. paradossalmente sei un borghese, ma di quelli peggiori, invidioso, se fossi rimasto analfabeta sarebbe stato molto meglio.Almeno tra il bianco, il nero edi il grigio, non scrivevi cazzate! cordialmente andrea"
Lettera aperta a Roberto Saviano
29 maggio 2007, di : Gianni |||||| Sito Web: NON HO PAURA

Meglio poveraccio e morto di fame con le toppe nel sedere, almeno sono consapevole che ho vissuto nella legalità, anzichè prostituire la mia vita a persone che non so nemmeno come sono fatte in volto.

NON HO PAURA !!!!

Lettera aperta a Roberto Saviano
12 agosto 2007, di : Frandalf

il padre di Saviano faceva l’infermiere sulle ambulanze (una volta picchiato a sangue per aver portato via un ferito di 18 anni senza aspettare che i killer venissero a finire il lavoro), a 12 anni l’ha portato a sparare per non essere da meno del cuginetto, magari lui avrebbe preferito giocare a pallone ma il pallone era bucato e c’era un idiota che non riusciva mai ad aggiustarlo...

ma leggilo il libro prima di parlare, non dà del codardo a nessuno, è solo uno che ha avuto un coraggio ai limiti della follia a dire quello che ha detto, e ha buonissime probabilità di non arrivare vivo a 30 anni, il suo libro ha invece aiutato a capire la realtà del "sistema" a capire che la gente campana è ostaggio dei clan e che non può far niente senza rischiare la vita. Si capisce finalmente cosa c’è dietro la "monnezza" e che i napoletani non sono dei pazzi a non volere le discariche. Non commento oltre, invece di aprire lettere apri i libri che vuoi criticare.

Lettera aperta a Roberto Saviano
20 agosto 2007, di : aldan

Non capisco come si riesca a non essere d’accordo con quanto Saviano illustra, scrive, prova, descrive, dipinge, fotografa della REALTA’ napoletana e campana, ovvero mondiale. Soprattutto non capisco come non si riesca ad aprire gli occhi di fronte alla realtà della società napoletana ormai oberata dalle pressioni malavitose tanto da non concepire più neanche a livello di sogno una vita diversa da quella subfeudale a cui è assoggettata. Non capisco, ma in fondo capisco. Oggi non ci possono essere vie di mezzo. ED E’ PROPRIO IL GRIGIO IL GROSSO PROBLEMA DI QUESTA SOCIETA’ E DEL TUO INTERVENTO: l’intellettualoide viziato pretende di prendere distanze da Saviano nel simbolo di un pallone arancione con il quale tutti abbiamo giocato non perchè fosse simbolo del proletariato di periferia ma perchè negli anni settanta c’era solo quello, costava poco, e quelli di finto cuoio facevano male! Concordo con il primo commento: o ci si è (e propendo per questa affermazione), o ci si fa e allora anche il nostro bravo scrittore è oggi a stipendio di qualche boss per parargli il culo anche sulla Rete. Come cazzo si fa, oggi, nella merda più puzzolente che affligge Napoli e la Campania, a trovare scuse per contestare Saviano, solo Dio lo sa o forse neanche lui, vista l’aberrazione della cosa. E’ questa la degenerazione della nostra società: la capacità di ignorare i valori anche quando sono evidenti, il desiderio egoistico di essere sempre contro gli gli altri, pur di veder rappresentato il proprio ego e la propria piccola ideina. Caro scrittore, ti auguro una pallottola da qualche parte, ma per sbaglio, a tre sponde, mentre passi per caso in qualche strada della tua periferia proletaria, così capisci cosa è la realtà e cosa è l’immaginazione romantica del Super Santos. Ed il fatto che tu abbia avuto un’infanzia non agiata non giustifica niente, ci mancherebbe ora che solo il subproletariato abbia diritto di parola e gli altri zitti ad ascoltare. Neanche nella DDR c’era tanta arroganza.

P.s.: se tuo padre non ha avuto le palle per prendere il culo ed andare a lavorare altrove, come il mio, come milioni di tuoi concittadini, facendoci lasciare la propria terra, i propri amici, anche più volte, non te la prendere con Roberto, è solo un vostro problema.

Livorno

Lettera aperta a Roberto Saviano
16 ottobre 2007, di : Raffaella

Salve a tutti, sono una del ’79 come Saviano, e come lui parte delle mie origini è in quell’angolo di terra che lo scrittore napoletano ha raccontato. Mio padre è di S. Cipriano d’Aversa, un piccolo paese consinante con Casal di Principe. Purtroppo non conosco molto bene la realtà di quella terra, non avendoci mai vissuto stabilmente.

Un paio di cose però le so: ha delle risorse incredibili. La gente, prima di tutto. Quell’odore di famiglia, di genuino che ho sempre faticato a trovare altrove. E so un’altra cosa, che qualcuno ha osato sbatterci in faccia una verità, un segreto. Un segreto di Pulcinella, sarebbe il caso di dire: tutti lo conoscono. Tutti sanno che la Campania, come molte altre parti d’Italia, è ormai terra di nessuno. In realtà è terra di poche persone senza scrupoli,che hanno distrutto ogni cosa e lasciato dietro di sè solo terra bruciata. Nient’altro.

Ed è vero che è un segreto di Pulcinella! Ma una cosa è anche vera: non c’è miglior modo per educare qualcuno che parlare, che dire senza paura quello che succede. Non sono i nomi dei camorristi a fare grande il libro di Saviano. La grandezza deriva dal fatto di aver forse aperto gli occhi di tanti, che guardavano senza vedere, e di aver dato un segno: ci vuole coraggio per affrontare le realtà criminali, non solo in Campania, e riprenderci le nostre terre e tutto ciò che ci appartiene. Se anche solo pochi ragazzi avranno percepito questo messaggio, non potranno fare altro che diffonderlo, portarlo fuori ad altri ragazzi, che faranno lo stesso.

Forse qualcuno potrà essere educato...

Ma esiste un’altra verità: non basta il messaggio di un solo Saviano!

Lettera aperta a Roberto Saviano
17 ottobre 2007, di : Enrico77

A seguito di questa lettera aperta sono state scritte parole dettate da reazioni. Reazioni di vario tipo. La Rabbia ha partorito "Gomorra", che a sua volta è diventato padre di una Rivoluzione. Metaforicamente, la si potrebbe raccontare come la Rivoluzione Borghese del Super Santos (interpretando ciò che si è scritto); il pallone che più crea discordia, che ha reso tutti artigiani del rattoppo, chi più e chi meno. Anche perché l’impresa non era affatto scontata, e le eventualità di squarciare il piccolo foro, erano assai maggiori delle possibilità di successo ( come dire, la vita di un Borghese Super Santos era pur sempre in balia delle probabilità). Per completezza bisogna far cenno al pallone del Terzo Stato ( di chi non è, non ha e non conta...), il "Super Tele", che per cattiva sorte era irreparabile, ma per buona fortuna costava ancor meno del collega Borghese; anche se, ad onor del vero, ad ogni calcio non sapevi mai dove sarebbe andato a finire, rischiando di non ritrovarlo più. Talmente leggero che se lo portava il vento. E poi, c’era il Nobile "Tango" ,che, sebbene non fosse qualitativamente paragonabile al "Re, pallone di cuoio", era accessibile ai pochi, insomma, un signor pallone. E allora, la saga del pallone, del Borghese Super Santos, spiega la Rivoluzione che generano i quanti ne pretendono di appartenergli. Perché rotolando in certe strade, rimbalzando da una piazza all’altra ha raccolto la polvere, la tracotanza, gli sfoghi, la rabbia e magari, a volte, impasti di sangue e segatura. Così, si capisce che l’abilità nel rattopparlo, non migliora quando le mani tremano per il livore, ed affondargli la lama infuocata diviene l’ultimo gesto di appartenenza. Può essere compresa la reazione di ognuno, poiché, in quanto tale, è pur sempre una porzione dell’intera verità, che nessuno conosce e della quale può dirsi unico portatore. "Gomorra" ha raccontato ciò che l’autore ha raccolto dalle viscere del Suo Super Santos, quello che non ha saputo più riparare e che, Grazie al suo essere un "Fuoriclasse" , ha reso tutti partecipi di questa Rivoluzione...aggettivatela come volete, tanto ne farete parte comunque.

( E’ impossibile portare la fiaccola della verità in mezzo alla folla senza bruciare qua e là una barba o una parrucca. Georg Lichtenberg)

Lettera aperta a Roberto Saviano
24 ottobre 2007, di : Cinzy

Certo che ormai si fa presto a definirsi scrittori! Sono andata a leggere qualcuno dei tuoi articoli in rete e bhè... potresti almeno correggere gli errori ortografici... per non parlare poi dei contenuti piuttosto confusi, già ma dimentico che questa è l’epoca degli sms, dove l’italiano, la sintassi, la grammatica...tutta roba obsoleta! Comunque senza starsi troppo a ripetere io mi associo pienamente con quello che ti hanno risposto gli altri e posso solo aggiungere che sei piuttosto presuntuoso per essere un "signor nessuno" che scrive così male. Ci leggo anch’io nella tua lettera un bel po’ di invidia sociale, oltretutto ingiustificata visto che non mi pare tu sappia nulla dell’estrazione di Roberto e poi ti dirò, anche fosse l’uomo più ricco d’Italia, magari ce ne fossero, lucidi e intelligenti come lui, disposti a mettersi in prima linea per il proprio paese, li cambierei volentieri a quelli come te che se stanno seduti dietro un computer a sentenziare malamente!!! Saluti da Roma
Lettera aperta a Roberto Saviano
27 ottobre 2007, di : rafael navio

Come darvi torto? Dopo il libro Gomorra in Campania si vive una meraviglia. Evviva! Con un libro è sparita tutta la delinquenza. Ah, poveri boccaloni.....

Rafael navio

Lettera aperta a Roberto Saviano
8 novembre 2007, di : Raffaella

Caro scrittore ho cercato nel mio primo intervento di essere abbastanza “polite” come direbbero gli inglesi, ma se lei ci dà dei boccaloni è chiaro che non ha inteso una sola parola di quello che è stato scritto, o che, il che sarebbe anche peggio, si arrocca in una posizione da protagonista, uno contro tutti, affascinante essere al centro della scena. La domanda a questo punto è: Ma lei ci è o ci fa? Se ci fa, il consiglio sarebbe di smettere, ma non la conosco e pertanto non sono affatto nella posizione di darle consigli. E per la cronaca, nessuno si aspetta che un libro cambi all’improvviso la situazione...non crediamo alle favole e non siamo degli ingenui. Ma forse è proprio il silenzio(-assenso) di tanti che ha fatto degenerare la situazione. E allora forse è arrivato il momento di fare un pò di rumore. Ovvio che lei è libero di continuare a stare zitto, ma per favore non ci dia dei “boccaloni” se ancora speriamo che da qualche parte si possa ricominciare, è un nostro diritto.
Lettera aperta a Roberto Saviano
20 novembre 2007

Sei una BELLA e BRAVA PERSONA ti auguro tutto il BENE POSSIBILE CIAO GIANCARLO di TREVISO
Lettera aperta a Roberto Saviano
21 novembre 2007, di : petrosino raffaele

C’è un fiume nel salernitano che lo chiamano Sarno. E’ il più inquinato del mondo. Chi ci vive intorno muore di tumore. Attenzione, questo non è stato provato, molti comnciano a pensare che sia il fiume, ma nessuno fa niente. ragazze di trent’anni che vanno via proprio come le acque di quel fiume. Secondo c’è bisogno di una rivoluzione.
Se mi lasci sto male: Francesco Cagno come Roberto Saviano?
19 dicembre 2007, di : Luigi68

...un altro inquietante episodio di intimidazione della criminalità organizzata ai danni di uno scrittore esordiente... Ancora un napoletano nel mirino! A dimostrazione che non solo solo il potere e i soldi a portare alle minacce: leggete qui (cercate Saviano)
Lettera aperta a Roberto Saviano
6 gennaio 2008, di : giorgio

Salve a tutti, sono Giorgio, 28 anni, irpino. Non ho inteso il libro come una "sciacallata" ai danni dei poveri cittadini che subiscono la camorra, bensì come un "j’accuse" contro chi fa del potere malavitoso una morsa che stritola al suo interno tutti: buoni e non, oppositori e fiancheggiatori. Persone che patiranno del loro stesso male senza però curarsene. E’ vero Rafael, non cambierà nulla dopo questo libro, ma Saviano è stato tra i pochi a raccontere il sistema che impedisce lo sviluppo delle nostre terre. Qui al nord passiamo semplicemente come terroni che non hanno regole, come persone a cui piace lanciare il sacco di rifiuti dalla finestra. Nessuno sa ciò che c’è dietro, la televisione e la stampa non fanno nulla per raccontare la verità, sono in gioco interessi troppo grandi per essere smossi. Vengo da una terra aperta e sventrata dal terremoto, 20 anni ho vissuto nell’amianto dei prefabbricati, le fondamenta delle case sono state riempite con tutto ciò che poteva starci. Si muore di cancro come se fosse la cosa più normale del mondo. Al mio paese non ci sono clan, ma la loro ombra si estende comunque, la suddidanza nei confronti di losche figure si percepisce ogni qualvolta si deve affrontare un lavoro pubblico, una strada da asfaltare, una casa da costruire. Le persone accettano, subiscono... Saviano denuncia.
Lettera aperta a Roberto Saviano
28 luglio 2008, di : fenice

Caro scrittore, ho letto con estremo ritardo il suo intervento su ciò che ha scritto Roberto Saviano e, dopo aver letto il libro e visto il film, sento il bisogno ed il dovere di commentare ciò che ha scritto (attenzione: commentare, non giudicare). Appartengo a quella generazione di giovani che ora si trovano a non avere un lavoro fisso, a dover sperare e tenere duro per costruirsi un futuro e che vengono talvolta maltrattati, chiamati "bamboccioni", accusati di essersi arresi, di bere, di drogarsi, di disinteressarsi di politica e di subire passivamente tutta la realtà che li circonda. Ebbene, io voglio pensare che "Gomorra" e Roberto Saviano rappresentino la volontà di farsi sentire di una generazione intera, di dimostrare che ci siamo e che teniamo duro, che serviamo anche noi. Io ammiro il coraggio di Saviano, ammetto anche che non credo di possederne tanto ma non posso non riconoscerlo in lui, non posso non esserne fiera e dirlo a tutte le persone con cui affronto l’argomento. Attraverso "Gomorra" ho capito che è impossibile chiamarsi fuori da qualsiasi meccanismo mafioso, non basta abitare al Nord per sentirsi lontani dalla terra di qualsiasi mafia, non basta avere tutta la buona volontà del mondo e pagare la tasse per non avere contatti con la mafia: è sufficiente comperare, mangiare, viaggiare, insomma, vivere, per rientrare nel sistema mafioso. Probabilmente le sto dicendo cose che già sa, povera sciocca ragazzina che sono, eppure questo è stato l’effetto che il libro di Saviano ha provocato in me e su quale vorrei che riflettesse; io appoggio Roberto Saviano e-datemi dell’esagerata- lo considero un eroe perchè ha scelto di correre un pericolo di vita (ogni giorno temo di sentire il suo assassinio in televisione) per mettere a nudo una verità. Io ho bisogno di credere in qualche eroe come lui per pensare che le cose possano cambiare. La vita non le ha sorriso finchè era bambino quanto potrebbe aver sorriso a Saviano ma ciò non può precludergli la possibilità di scrivere quello che tutti leggiamo nel suo libro; la saluto, augurandomi che "Gomorra" continui ad aiutare tutti a prendere coscienza e che non diventi mai un fenomeno letterario da leggere in aereo o in treno o-peggio- sotto l’ombrellone come un romanzo harmony: "Gomorra" non è un libro ma una verità.
Lettera aperta a Roberto Saviano
1 agosto 2008, di : tenente colombo

Caro Rafael Navio. Dì la verità, ne scrivi di cazzate.
Carissimi voi tutti
8 settembre 2008, di : elena, da pavia, ora a roma.

Carissimi, leggendo voi tutti i miei sentimenti altalenano tra ammirazione, assenso, dissenso, tristezza, sconforto.. speranza... Quando ho letto gomorra ho pensato "E ora CHE FACCIO!?". Dopo... dopo ho faticato tanto, per tanti giorni, a vedere speranza. Pochi spiragli. E guardo lui sotto scorta. E guardo il TG e spero che stavolta.. E poi.. quando compro, quando pago, quando leggo.. mi chiedo: cosa sto alimentando? e non posso non ringraziare un libro che mi ha resa più consapevole. La riflessione è che la consapevolezza è ancora poca. troppo poca. E lo confermo nel vedere me stessa, e nel leggere che ci arrabbiamo! non è la chiave, non è la via questa. Rafael mi ha dato un altro schiaffo. e’ stato innegabilmente un altro contributo. Grazie a lui, anche, so più cose. Anche Rafael dovrebbe scrivere, palare, dire, dire, dire. E’ così evidente che il senso è sempre lo stesso: voi non sapete. E’ vero. E’ vero ciò che dice. Non a Saviano, a noi!! Non ha senso la contrapposizione. Nè la sua verso Saviano, né le altre verso lui. Ci distraiamo, ci distraiamo continuamente. Restiamo presenti! Vi prego, proviamoci. Ci siamo resi conto fin troppo bene di quanto poco sappiamo, di quanto governino il nostro mercato, le nostre informazioni, le nostre scelte, ALTRI. La sensibilità ed il sostegno verso chi ha coraggio devono produrre altro coraggio, altra forza, altra capacità di visione. Spero continuamente che Saviano mi dica di più, ancora di più, ma forse l’altra mia speranza è più importante: che lo facciano anche altri. Per essere più forti. Questo è l’obiettivo, vero? vi ringrazio moltissimo.
Lettera aperta a Roberto Saviano
9 settembre 2008, di : luther

Che divertimento, mai trovato tante cazzate scritte tutte insieme. Stu Rafael Navio e’ proprio nu’scrittore a’munnezza!!!
Lettera aperta a Roberto Saviano
15 aprile 2009, di : Ciro |||||| Sito Web: http://www.thespacebetween.it

dal mio blog www.thespacebetween.it

Se Roberto Saviano fosse vissuto in un paese anglosassone si sarebbe utilizzato l’appellativo public hero. Perdonatemi ma aborro ogni qual volta si usa questa bizzarra e sconsiderata combinazione di vocaboli. Non nutro una passione viscerale verso la figura dell’eroe che troppo spesso risulta essere o uno stupido integralista invasato da manipolare o, ancor peggio, un furbo ciarlatano illusionista agitatore di folle. Il lemma public, poi, per strane e personali associazioni mentali diviene sinonimo di mediatico, di costruito. Fortunatamente in terronia si è così assuefatti a repentini cambi di mano ed al più dinamico degli immobilismi da non credere a definizioni così nette. Nel rassegnato pragmatismo di queste zone è più frequente sentire appellativi come ”o’ scrittore” , “o’ giornalista” , o con materno affetto “chillu buon guaglione”. Qui fa troppo caldo, anche per gli eroi.

Lungi dall’affermare che Roberto Saviano sia un pataccaro non riesco, però, ad unirmi al coro osannante che lo accompagna da ormai due anni.

Leggendo Gomorra non ho sentito le soavi voci dei cherubini che, dai tempi di Isaia, accompagnano le parole dei profeti; è un caso editoriale strano che coniuga in modo goffo giornalismo e narrativa. Un giornalista sciorina fatti e, se è di quelli bravi, ne raccoglie di nuovi scavando a mani nude tra i calcinacci della realtà in cui vive. Lo scrittore non ha bisogno della verità dei fatti per raccontare la verità della società, è piuttosto un diavolo che ne ruba l’anima con la menzogna e la fantasia della narrazione. Spesso (quasi sempre) si arriva al paradosso e le notizie vere(?) dei giornali rendono la realtà peggio delle pagine uscite dalla penna di un bravo romanziere. Gomorra non è un’inchiesta, mancano troppi elementi per definirla tale. Il libro è privo d’indagine se per indagine si intende una ricerca tesa a far emergere elementi nuovi. Saviano arraffa delle storie, non le prende dalla strada, bensì dagli archivi delle procure; parla di sentenze, molte delle quali passate in giudicato, di cose pubbliche; nella sua inchiesta non c’è un solo fatto che sia inedito. Eppure, considerando i numerosi consigli comunali sciolti per infiltrazione camorristica negli anni successivi all’uscita del libro, ci sarebbe stato materiale nuovo su cui scavare. A voler essere buoni si potrebbe pensare che questa raccolta di citazioni serva a dare vigore ed autorevolezza alle parti romanzate con cui si dovrebbe descrivere l’impatto che la criminalità organizzata ha sul tessuto sociale, purtroppo non è così. Danzando tra i due generi letterari come un elefante in una cristalliera Saviano si fa demiurgo di una rappresentazione macchiettistica del drammatico. Non mi aspettavo di leggere pagine uscite dalla penna di Sciascia o Tomasi di Lampedusa e non credevo di trovarmi difronte ad un nuovo Giancarlo Siani ma, da un napoletano, mi aspettavo meno pressapochismo. Se ragionassi da editore, però, sarei in brodo di giuggiole, libri come gomorra incidono chirurgicamente la sfera emotiva delle persone; le pagine aggrediscono , il susseguirsi di scene pulp costruiscono a posticcio un sentimento di rabbia mista a sconforto. Scosse che scuotono senza crepare, vibrazioni che si smorzano riportando tutto all’equilibrio di sempre. Siamo difronte all’ennesimo cortocircuito mediatico?

Si pensa che frasi del tipo <> siano le più pericolose. Eppure, a ben pensarci, palesano tutta la ferocia e la potenza della struttura criminale. La negazione non è solo un atto di violenta manifestazione, ma soprattutto di spavaldo dominio su cose e persone. Non è necessario fare nomi e cognomi per avvertire il peso del piede che ti schiaccia. Pur non conoscendo il nome del tuo aguzzino(o forse non si può dire) conosci la pelle callosa delle mani che ti strangolano, ne senti l’odore senza conoscere i lineamente del volto a cui appartengono . Saviano( ma non è il solo) ribalta l’ottica, fa i nomi, i cognomi e soprattutto i sopranomi; è veramente cambiato qualcosa?è veramente il segno tangibile di un mondo che si sveglia?Non credo. Possibile che un business così grande possa essere descritto come una questione di famiglie? La malavita contro cui nessuno stato ha potuto nulla (ma dubito fortemente che ci sia stato un vero e proprio antagonismo) è veramente gestita da famiglie di rozzi fattori? Possibile che in un mondo in cui le piccole e medie imprese stentano l’unica attività a conduzione familiare che prospera è la malavita ( e qualche agriturismo). L’ottica di Saviano mostra un sistema di famiglie in lotta per il controllo del territorio, di cinici affaristi. Ma cosa c’è dietro? Chi permette che intere province siano sottratte allo stato (o forse sarebbe meglio dire che interi territori siano gestiti con connivenza da uno stato un pò diverso)? Il lavoro di Saviano non solo non da risposte a questi quesiti ma sposta l’attenzione verso aspetti più marginali e folkloristici. Si definisce sistema qualcosa di più simile alla luogotenenza; ma è veramente questo a tenere sotto scacco l’intero meridione (e non solo)?

Qualcuno potrebbe obiettare che libri come questi fanno informazione, muovono le coscienze, creano una nuova sensibilità. Purtroppo per formazione personale non riesco a credere ad una visione del mondo così oniricamente pressappochista. I libri sono strumenti (vorrei dire sono strumentali ma diventerei polemico) funzionali ad un organico sistema educativo (o di propaganda). Sfortunatamente la gente è meno ignorante di quanto possa sembrare e percepisce il proprio territorio, sa che tutto cambierà per non cambiere niente. Chi abita certe zone sa che può solo adeguarsi, fuggire o, nella migliore delle ipotesi, costruirsi nicchie di instabile serenità. I ben pensanti potranno chiamarla connivenza della società civile; io la chiamo sopravvivenza.

Forse qualcuno potrà spiegarmi il significato del suo intervento a che tempo che fa; credetemi, l’ho visto più volte, stento a capirlo, a trovarci un senso se non quello di far incazzare la gente. In tanti lo fanno, Saviano, Grillo, Stella… se sono questi i nostri public hero invidio i popoli che non hanno bisogno di eroi. Qual è l’obiettivo? creare rabbia? A favore di chi? Chi canalizzerà l’incazzatura?per quali fini? Non ho risposte ma so che più cresce la rabbia e lo sgomento più ci saranno bacini di consenso da conquistare (=manipolare) .

Alla fine a pagare sarà la gente comune, sempre più emarginata e ghettizzata. Non meravigliatevi se andando all’estero e confessando di vivere a Napoli ( o nelle vicinanze) qualcuno vi chiederà <>…può succedere davvero.

P.S. E quando succede (ed a me è successo) vorresti avere Saviano davanti…..che figur ‘e merd!

Lettera aperta a Roberto Saviano
25 aprile 2009, di : graziano

walter siti ha proclamato roberto Saviano erede di Pasoli. Ma Saviano scrive reportage, cosa centra con la letteratura e l’arte?