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Grande Mazzinga (PARTE QUARTA)

PAROLA A MAZZINGA. Come entrai a far parte della bella vita Salernitana...
di rafael navio - domenica 29 aprile 2007 - 4935 letture

PAROLA A MAZZINGA.

Come entrai a far parte della bella vita Salernitana.

Pressione alta: 150 massima, 95 minima. Peso 115 kg (pensandoci bene Lorena mi stava bene, equilibrata alla mia persona). L’ansia dei viaggi con la droga mi aveva fatto mettere peso eccessivo. Anche se devo ammettere che fino a questo momento ( pressione alta) lavoricchiavo con qualche professionista di Nocera che avevo conosciuto grazie al business delle assicurazioni. Voglio intendere che ancora non ero entrato nel vivo dell’alto business…. Comunque…a noi…. Mi reco in farmacia.

“ Dottore, ho la testa che mi scoppia “. “ Un attimo che le mando un collega! Si accomodi nella stanza a fianco e si rilassi….. misuriamo la pressione e facciamo qualche controllo.” ( PAUSA CON IL RACCONTO: Mazzinga: togli le virgolette finali nel discorso così facciamo prima. Io, scrittore: okay ……) Entrai nella piccola stanza ed aspettai che il collega del dottore arrivasse. Arrivò. Sembrava,…. sicuramente era gay. Da come si muoveva e da come atteggiava le mani. Mi strinse il bracciolo intorno al braccio ed aspettò i risultati della macchina. “ 150/100 è alta. Dovrebbe farsi controllare da un cardiologo. Se presa in tempo è una sciocchezza, altrimenti….. “ Altrimenti? – chiesi come una zucchina appassita. “ Altrimenti le può scoppiare il cuore….. M’era salita ancora di più la pressione, forse al limite massimo consentito dal mio organismo. Ma mi comportai molto educatamente perché noi campani abbassiamo la testa di fronte al potere della sanità. Certo è così, è un insegnamento che viene inculcato nella testa dei bambini già in tenera età: - meglio tenerselo amico un dottore, non si sa mai quello che può succederti nella vita - , così ci dicono e così ci comportiamo. Andai via e la giornata così si concluse!

Un giorno come un altro. Ma mal di testa da comprimere il cervello. “ Sarà la cervicale, evidentemente non avrò asciugati per bene i capelli ieri sera prima di andare a letto. Scoppia. La testa scoppia. “ Mamma, vado in farmacia a comprare Mesulid per il mal di testa. “ Non prenderne a – carretta – fanno male allo stomaco. Riprese dalla cucina sempre con l’attenzione che solo una mamma può avere del proprio figlio. Se il mondo mi avesse concesso un centesimo dell’amore che mi ha dato mia madre, evidentemente non sarei mai diventato Mazzinga.

La verità era che il viaggio aveva un doppio fine: mesulid e –tranquirit- . Un calmante che usavo per bagnare, diluito con acqua e sale, l’hashish; un tentativo che feci e che ebbe ottimi risultati. Spiegai ai miei clienti che la roba che offrivo loro era di eccezionale tranquillità, ottenuta dalle migliori e salutari misture di laboratorio: gradirono, una volta fumata. Questa particolarità mi permise di vedere una canna 5 volte di più di un normale spacciatore, quindi potevo assorbire benissimo le spese di corruzioni del tragitto Torre-Nocera, e poi tutti i vizi di Lorena, che come socia pretendeva, ma devo dire che dava molto alla società con le sue prestazioni e con i suoi atteggiamenti di classe. Già. Sembra strano, ma quello che dico è pura verità: con il tempo, ed i soldi che facevamo, da qualche mese frequentava istituti di bellezza e la scuola di modelle di Mercato S. Severino. Certo che quando la videro sorrisero, ma lei confessò subito che non era una fissata della televisione, invece si era recata da loro perché voleva diventare semplicemente più aggraziata. Con il tempo, i miei soldi e tanta buona volontà, dicevo prima, devo ammettere che i risultati erano più che soddisfacenti.

“ Hai ragione – mi disse – il prete era troppo limitativo. Bisogna pensare a fare le cose in grande. Diavolo detto da lei, la cosa era più che preoccupante. Comunque, torniamo alla nostra storia. Mal di testa allucinante. Entro in farmacia. “ Dottore, mi scoppia la testa. “ Un attimo, faccia la fila. Diavolo, la feci, ma la testa mi scoppiava. “ Dottore…. Sbuffò, e mandò un suo collaboratore ad aiutarmi. “ Ci sono io. In cosa posso esserle d’aiuto? “ Ho un terribile mal di testa e vorrei….. “ Misuriamo la pressione! “ No veramente, volevo solo delle mesulid, è cervicale…. “ Ne è sicuro? Misuriamo la pressione. Lei è recidivo, mi ricordo l’altra volta…. Aveva mani da donna, proprio come la prima volta. Leggere e ben curate. Fece in un attimo.

“ Come sospettavo: 145/95 un pò alta. Dovrebbe mangiare di meno. Mi toccò la pancia, come se fossimo sempre stati amici. Poi mi diede del tu, automaticamente. “ Ti vedo spesso in farmacia, compri un sacco di tranquillanti. Sei molto nervoso? Dovresti divertirti di più…..

Confidenza assoluta…..che mi diede anche abbastanza fastidio. “ Diciamo che il posto dove viviamo non offre molti svaghi. Gli risposi. “ D’accordo, sono pienamente d’accordo con te. Per questa ragione che io bazzico per Salerno insieme ad un gruppo di amici del posto. Sai, nella città la mia condizione è meno grave che in periferia. Era gay,proprio come la prima volta che lo incontrai, ma io avevo fatto finta di non accorgermene. Pure la seconda volta. “ Quale condizione ? – chiesi con aria da tonto, allora. “ Come, non si vede? Ho le gambe storte ! Rimasi di merda, perché di merda aveva voluto che rimanessi. Poi lui sorrise, e mi diede una pacca sulla spalla e io visti i risultati dell’esame decisi di andare e salutare.

Un’altra mattina mi recai in farmacia anche se non avevo bisogno, guardai l’amico dottore dietro il bancone dei farmaci, lui mi fissò e sorrise. Poi uscì e mi fece cenno di seguirlo dietro, dove c’era la macchina per misurare la pressione.

Come vi ho raccontato prima m’ero recato varie volte negli ultimi tempi in farmacia, ma quella mattina non c’era l’urgenza, lo feci solo per tentare un contatto, una ripresa del discorso precedente che era stato concluso per un mio forte imbarazzo. Ora dovevo andare giù duro, e scoprire che tipo fosse il farmacista, perché sentivo puzzo d’affare. Ci accomodammo, è in pochi secondi avevo il bracciolo con lo stetoscopio infilato al braccio. "Allora come va? La pressione fa ancora i capricci? Ti vedo più magro; va va bene se ci diamo del tu, no? "Come no, che problema c’è! Anzi sono felicissimo è un piacere e poi ne abbiamo parlato già la volta precedente. La pressione era nei limiti, accettabili. Dovevo dire qualcosa, ma non mi veniva in mente niente; avevo capito che a quello gli piaceva vivere, e alla grande: Salerno, Napoli il giro era buono, quello delle città insomma. In verità anche a Nocera Inferiore c’era un bel giro, ma per gli estranei, quando sei del posto è sempre più difficile. Comunque balbettai, persi tempo, e non accozzai due parole sensate consecutive. “ Senti, riguarda ai discorsi di qualche giorno fa …… anche a me la periferia va stretta. Il bisbiglio delle chiacchiere d’invidia, io ne ho piene le tasche, ho le palle che toccano il pavimento. Voglio divertirmi fare divertire. Sono una persona di compagnia. Di grande compagnia. Lui mi guardò strano ed anche un poco incuriosito. Voleva dire qualcosa di diretto, ma prese un’altra strada, lanciando l’esca senza sporgersi troppo.

"Non capisco, cosa tu voglia dirmi, poi spiegarti meglio? Apriti con calma non c’è problema, oramai ci siamo detti le cose più importanti quindi tutto il resto sono sciocchezze.

Restai impalato come un tronco di legno, e non riuscì a fare intendere quello che mi passava in testa. Cosa dovevo dirgli? Una frase del genere: << ti andrebbe d’ inserirmi nella tua comitiva? >> Se avesse frainteso! Insomma se avesse capito che io volevo portarmelo letto. Che razza di situazione, non c’era che dire, mi trovavo proprio in una situazione del cazzo. Ero andato fino in farmacia per provarci, perché volevo arrivare ad un colloquio molto informale, ma non avevo il coraggio di fare il passo. Ora vi chiederete come sia possibile che una faccia di bronzo come la mia, non aveva il coraggio di fare un semplice passo d’adescamento. Okay la vostra domanda è comprensibile, ma ci sono situazioni nella vita in cui non riesci a muovere la lingua come vorresti. Il cervello si sconnette, e le mani che diventano fredde come un pezzo di ghiaccio.

Diavolo, avrei voluto dire: “ che ne diresti, se io ti facessi compagnia qualche sera? Vorrei conoscere gente nuova, brillante, giovane, gradevole”.

Niente, non mi uscì un accidente, rimasi impalato con il braccio infilato alla macchina della pressione, come un blocco di marmo. Già, non ero altro che un brocco, ma il farmacista capì tutto, intuì il mio desiderio e si fece avanti lui, lasciando ogni imbarazzo alle spalle.

"Senti, ora che mi fai ricordare, che ne diresti se qualche sera mi facessi compagnia, ti presenterei a dei miei amici, e un po’ a tutte quelle persone che hanno la puzza sotto al naso. Partiamo da qui e andiamo in città, nella grande città dove tutto è divertimento, dove tutto è grande, ci lasciamo alle spalle questi vecchi decrepiti e ci divertiamo come pazzi. Ti piacerebbe l’idea? Certo che ti piace: lo leggo negli occhi! Hai le palle piene di questa polvere, questa razza di polvere che ci portiamo addosso tutto il giorno, come se fosse una maledizione.

“ Diavolo, sì, sono stanco, hai ragione; non ne posso più, non resisto oltre in questa gabbia, voglio uscire per prendere il volo. Ma ho bisogno della compagnia giusta, quindi se tu m’inviti, io sono ben disposto ad accettare. Non lo so, però, dimmi dove quando si potrebbe fare, quando si potrebbe organizzare una bella serata.

"Quando vuoi non c’è problema; esco quasi tutte le sere, a Salerno c’è sempre qualcosa da fare, si potrebbe fare anche domani sera. È il compleanno di un di una mia amica, Marianna, e si va tutti a mangiare una pizza in un ristorante della città. Mi sembra l’occasione ideale per le presentazioni, ti farai un’idea dell’ambiente e del pensiero di quella gente. Ma non ti preoccupare si sta benissimo, sono tutti socievoli e amano la compagnia. Certo domani è solo una cena, ma poi si organizzano feste e situazione molto divertenti.

Diavolo, avevo gli occhi lucidi, cioè in poche parole ero contentissimo, era quello che volevo, avevo raggiunto il risultato; finalmente frequentavo posti d’alto livello, o perlomeno era quello che speravo. C’era anche la possibilità che quel coglione del farmacista dicesse un sacco di cazzate. Già, nella vita, se avevo imparato dalla strada, era che non bisognava mai fidarsi delle chiacchiere e tastare con mano tutte le situazioni. Quindi ero felice, ma non perso di felicità, perchè fra qualche ora avrei saputo se si trattava solo di cazzate. In sostanza ero un poco come San Tommaso, non credevo se non vedevo.

Me ne andai e diedi una stretta di mano energica al dottore, mi fece l’occhiolino, dopo che lo ringraziai per tutta la sua disponibilità.

"Ti ringrazio,..... Ora che ci penso ci conosciamo da qualche giorno, ma ancora non sono il tuo nome! Come diavolo ti chiami?

“ Hai ragione, ancora non ci siamo presentati! Io mi chiamo Giovanni, anche se avrei preferito chiamarmi Giovanna, tu mi capisci vero?

"Certo, certo ho capito benissimo la tua condizione, cosa credi? Ma ora non pensarci più e godiamoci la vita, allora domani a sera.

“ Oh, a domani sera, ma tu come ti chiami?

"Gli amici mi chiamano Mazzinga, e va bene se mi chiami così: Mazzinga, con due zeta.


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