La postura bergamasca

Risparmi in Vaticano – Male la pubblicità – Jena condannata – Il sottosegretario cui piace la carta stampata – Le nuove indicazioni di Grillo per ospiti Tv – Radiovisione in aumento
di Adriano Todaro - mercoledì 24 marzo 2021 - 615 letture

IL VATICANO RISPARMIA – Nel periodo 2015-2019, il Dicastero per la comunicazione del Vaticano, dove confluiscono le comunicazioni sociali, la Sala stampa, una parte del Servizio Internet Vaticano, la Radio Vaticana, il Centro televisivo vaticano e la Libreria editrice vaticana, ha risparmiato 16,6 milioni attuando una razionalizzazione dei propri servizi. Secondo quanto dichiarato da Paolo Ruffini (ex RaiTV), «L’apparato comunicativo vaticano è strutturalmente in deficit perché non segue logiche di mercato (in primis, la pubblicità, che è minima) ma obiettivi di evangelizzazione e diffusione delle parole e dell’attività del Papa e della Santa Sede in tutto il globo (i programmi di Radio vaticana sono diffusi in 41 lingue, il portale Vatican News ha 43 lingue). Il bilancio dei media vaticani rientra nel più complessivo bilancio della Santa Sede, un organismo che, a sua volta, non ha introiti fissi paragonabili alle imposte di uno Stato normale. Nei diversi uffici della comunicazione vaticana oggi siamo 565 persone. All’inizio della riforma eravamo 640».

MALE LA PUBBLICITÁ – Nel mese di gennaio gli investimenti pubblicitari sui vari mezzi si è ridotta del 10%. Il calo più significativo avviene per la radio (-34,5%), i periodici (-34,4%) e quotidiani (-14,9%). Secondo Italia Oggi anche la Tv, complessivamente, va male: - 2,8%. La7 -15,7%, Rai -3,8%, Mediaset -3,2%, Discovery +1,9%, Sky +4,7%. La raccolta pubblicitaria televisiva inizia in maniera discreta nel 2021, tenuto conto che gennaio si confronta con un primo mese del 2020 in cui l’emergenza sanitaria ancora non era arrivata in Italia.

CONDANNATO LA JENA - Guia Soncini ‒ giornalista e scrittrice – ha vinto la causa nei confronti di un inviato delle «Jene», Luigi Pelazza, perché non voleva essere intervistata e neppure ripresa. La vicenda ha inizio il 19 settembre 2015 quando la giornalista era imputata per le presunte “foto rubate” a Elisabetta Canalis e George Clooney nel 2010. Il giudice della VII sezione penale, Maria Angela Vita, ha ritenuto che Pelazza «frapponendo il piede tra il montante e il portone d’ingresso» del condominio della Soncini, mentre «continuava a porle domande e a farla riprendere dal cameraman, abbia impedito di fatto» alla persona inseguita «di chiudere la porta d’ingresso, frustrando in tal modo la sua libera determinazione di bloccare l’accesso al giornalista e al cameraman, non gradendo di essere né intervistata né ripresa dalle telecamere» e «frapponendosi con il proprio corpo tra la soglia e la porta dell’ascensore, ha impedito insistentemente alla donna di chiudere le porte dell’ascensore. Questo comportamento ha costituito un mezzo anomalo diretto a esercitare pressione sulla volontà altrui». Gli avvocati di Luigi Pelazza hanno invocato il diritto di cronaca, ma non c’è stato nulla da fare.

NOVITÁ MOLES – Giuseppe Moles, sottosegretario all’Editoria del governo di Santo Draghi Subito, ha rilasciato una intervista a Libero e così veniamo a sapere che, a lui, la carta stampata piace. Una cosa che non aveva mai detto nessuno. Subito dopo aggiunge: «Ma è necessario accompagnare l’editoria italiana nel processo di digitalizzazione». E chi è l’accompagnatore? Non è dato sapere. Per Moles «digitalizzare l’informazione non significa rinunciare definitivamente ai prodotti stampati ma i rapporti tra le aziende e i colossi di internet dovranno per forza essere rivisti». Questa, è la prima volta che la sento! «Così com’è il sistema è squilibrato – dice -. Il mutamento del sistema editoriale, della comunicazione e dell’informazione, è un processo irreversibile, ma necessita di una serie di regole. Non regole di tipo statalista, ma capaci, invece, di porre rimedio a storture e posizioni dominanti che alterano il sistema ed il mercato, tanto da determinare differenze eccessive anche tra diversi Paesi». Questa, la devo aver già sentita.

NUOVA COMUNICAZIONE PER GRILLO – Secondo Dagospia, Beppe Grillo ha cambiato comunicatore e ha indicato come dovrebbero operare le Tv nei confronti dei politici, almeno i suoi. Per il comunicatore si passa, sempre secondo Dagospia, da Rocco Casalino allo scrittore Stefano Benni e la cantautrice Nina Monti (figlia di Gianmaria, già paroliere di Patty Pravo). Per le Tv Grillo ritiene che non sia più «ammissibile che l’ospite in trasmissioni televisive (rappresentante politico, esperto, opinionista, ecc.) venga continuamente interrotto quando da altri ospiti, quando dal conduttore, quando dalla pubblicità, che determina il livello del programma fomentando la litigiosità ed immolando il rispetto della persona sull’altare dell’audience. Questo modo di fare televisione - aggiunge Grillo sul blog - non serve a informare, ma a propinare le posizioni degli editori o dei conduttori di turno e queste non interessano ai cittadini. Questa non è informazione, ma intrattenimento di bassa lega che sfocia in propaganda da quattro soldi». Chiede inoltre il diritto di replica e che i portavoce «siano inquadrati in modalità singola, senza stacchi sugli altri ospiti presenti o sulle calzature indossate, affinché l’attenzione possa giustamente focalizzarsi sui concetti da loro espressi».

RADIOVISIONE – Sono ben 19 milioni gli italiani che seguono le emittenti radio da uno schermo Tv, smartphone o Pc. Lo dice una ricerca del Censis la quale sottolinea come la radio sia «il mezzo di comunicazione di massa più antico che possediamo, le prime trasmissioni risalgono al 1924, ma ha mostrato una straordinaria capacità di risintonizzarsi sugli stili di vita degli italiani che nel frattempo sono molto cambiati».

LA POSTURA E GLI ULTIMI ‒ Voi di che postura siete? Non lo sapete? Peggio per voi. Santo Draghi, invece ‒ ci assicura il Corriere nell’edizione di Bergamo ‒ pur essendo «romano e romanista eppure, per postura, e a parte il capo dello Stato, è il personaggio pubblico più vicino all’indole bergamasca». L’americano Walter Veltroni, dall’alto della sua sapienza e capacità di gestire il partito, dà la linea che il Pd dovrebbe tenere: «Il Pd stia con Draghi e torni a pensare agli ultimi». Non sapevamo che i piddini fossero tutti strabici. E per postura saranno vicini all’indole bergamasca? Boh!


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