L’appetito vien mangiando… E Angelucci ha molta fame

Rapporto sui giornalisti uccisi e incarcerati nel mondo – E in Italia qual è la situazione? – Il New York Times fa causa all’Intelligenza Artificiale – Il tedesco Bild licenzia giornalisti e usa Ia – I giornalisti italiani morti nel 2023

di Adriano Todaro - mercoledì 3 gennaio 2024 - 691 letture

I LUTTI DEL 2023 – Muore, il 19 luglio 2023, uno dei giornalisti-scavatori, quelli che non si arrendono e non si rassegnano alle verità ufficiali. Si tratta di Andrea Purgatori, nato a Roma nel 1953 e che non era soltanto un bravo giornalista. È stato anche sceneggiatore, organizzatore, scrittore, conduttore tv. Famoso per le inchieste sulla strage di Ustica (27 giugno 1980) era stato sceneggiatore del bel film sulla strage di Marco Risi, “Il muro di gomma” uscito nelle sale nel 1991. Il 9 ottobre muore, invece, un grande inviato, Ettore Mo. Nato nel 1932, è stato l’inviato in tutte le guerre, uno dei più famosi. Inviato speciale del Corriere della Sera, ha seguito tutte le crisi mondiali intervistando i protagonisti. Per Mo era importante raccontare ciò che vedeva, andare sul posto e raccontare in prima persona, ascoltare i testimoni diretti. Morto, a 84 anni, anche Maurizio Costanzo. Pochi giorni fa è morto anche Paolo Graldi, 81 anni, un altro importante giornalista. Ha diretto Il Mattino e Il Messaggero ma è stato anche in Tv collaborando con Sergio Zavoli ed Enzo Biagi. Nel 1975, Piero Ottone lo volle al Corriere dove ci restò per vent’anni seguendo la cronaca giudiziaria, poi inviato speciale (allora esistevano ancora) e responsabile della redazione romana del Corriere.

L’APPETITO VIEN MANGIANDO… –Questa “massima” di Francesco Rabelais, si adatta perfettamente al re delle cliniche ed editore Antonio Angelucci. Oltre a possedere numerose cliniche private, possiede anche i quotidiani Tempo, Libero e Giornale. Inoltre, come abbiamo raccontato qualche tempo fa, sta spingendo per acquistare dal gruppo Gedi Radio Capital. Ora ha messo un occhio su l’agenzia di stampa Agi, famosa agenzia fondata nel 1950 e di proprietà dell’Eni da quando Enrico Mattei l’acquisì nel 1956. Ma al parlamentare della Lega leader degli assenteisti in Parlamento, tutto ciò non basta e allora ha buttato un occhio anche su la Repubblica. Certamente un’impresa non facile e di lunga durata. Chissà mentre tratta con Elkann per Radio Capital…

CAUSA A OPENAI – Il New York Times ha promosso una causa nei confronti della società a cui fa capo ChatGPT per violazione del diritto d’autore. Il quotidiano statunitense ha spiegato «che milioni di suoi articoli sono stati usati per “nutrire” chatbot» (i software che simulano ed elaborano le conversazioni umane scritte o parlate). Dopo Google e Wikipedia, il New York Times è la terza fonte che è stata saccheggiata dall’intelligenza artificiale. OpenAI e i grandi modelli linguistici (LLM) di Microsoft, che alimentano ChatGPT e Copilot sono accusati anche di essere in grado di riassumere fedelmente e imitare lo stile espressivo degli articoli pubblicati dal New York Times. In termini pratici, vuole dire «perdita di abbonamenti, licenze, pubblicità ed entrate». Inoltre, i grandi modelli linguistici sono accusati di «minacciare il giornalismo di qualità». Per chiarire la questione, Repubblica cita un esempio avvenuto nel 2019. Il NYT pubblica un’inchiesta sui prestiti che decine di tassisti devono chiedere per comprare una licenza. Diciotto mesi di lavoro, che fruttano un Premio Pulitzer. I lettori devono abbonarsi a pagamento al sito del NYT per leggere le 5 puntate. Ma ChatGPT4 ne ripropone ampi stralci a chiunque lo chieda.

BILD: ABBASSO I GIORNALISTI, VIVA IA – Il vendutissimo tabloid tedesco Bild (5 milioni di copie al giorno) ha deciso di sostituire molti giornalisti con l’Intelligenza artificiale. Secondo l’editore Springer i costi, in questo modo, saranno ridotti di 100 milioni di euro. I posti di lavoro a rischio sono almeno 200, dai vertici della redazione ai correttori di bozze. Avevamo già scritto in questa rubrica che Springer, a Milano, aveva sostituito quattro giornalisti con IA.

GIORNALISTI COLPITI. VA UN PO’ MEGLIO – Il rapporto annuale di Reporter Senza Frontiere sulla condizione del giornalismo del mondo è sempre confortante anche se si intravvede un miglioramento. Nel 2023 sono stati uccisi 45 giornalisti, 54 sono in ostaggio, 84 non si hanno più notizie e 521 si trovano attualmente in carcere. Si tratta di numeri in costante calo rispetto ai massimi raggiunti nel 2012 a causa delle guerre in Iraq e Siria, ma restano ugualmente preoccupanti, veri buchi neri per l’informazione. In generale il calo delle violenze contro i giornalisti, per RSF, è dovuto in parte ai miglioramenti della sicurezza nelle zone di guerra e dalla fine dei picchi delle uccisioni in Iraq e Siria. E in parte, nei luoghi di pace, a misure più forti per proteggere il lavoro giornalistico, migliori strumenti legislativi e meccanismi per combattere l’impunità. Per la prima volta in cinque anni, nel 2023 sono stati uccisi più giornalisti in zone di guerra che in quelle di pace (23 e 22). Tra i 45 giornalisti uccisi quest’anno (16 in meno rispetto al 2022) 17 hanno perso la vita nella guerra tra Israele e Hamas. Altre uccisioni si sono verificate in Camerun, Mali, Sudan, Siria e Ucraina. A Gaza sono morti in 13, in Israele uno e in Libano tre. Fino al 1° dicembre, in questo conflitto, hanno perso la vita complessivamente 63 giornalisti (di cui 56 a Gaza) se si include anche chi è stato ucciso in circostanze non strettamente collegate al proprio lavoro. Il Messico ha il record mondiale di giornalisti uccisi negli ultimi cinque anni. Nel 2023 ne sono morti quattro, indagavano tutti sulla criminalità organizzata. Critica anche la situazione in Bangladesh. I giornalisti assassinati nel 2023 sono stati tre. La Cina è ancora una volta il più grande carceriere di giornalisti al mondo, con 121 professionisti dei media rinchiusi, di cui 12 a Hong Kong e 42 nello Xinjiang, cioè una regione autonoma dove il governo cinese ha condotto una violenta campagna di repressione contro gli uiguri, una minoranza etnica turca a maggioranza musulmana. I giornalisti uiguri rappresentano il 64% (77) di tutti i giornalisti imprigionati in Cina. Dopo la Cina, hanno il maggior numero di giornalisti incarcerati il Myanmar e la Bielorussia. Il paese di Alexander Lukashenko, con le sue politiche sempre più repressive, tiene in carcere 39 giornalisti (sette in più rispetto al 2022). Il Paese è al 157° posto su 180 paesi nell’indice mondiale della libertà di stampa di RSF. Dei 54 i giornalisti tenuti in ostaggio in tutto il mondo, sette sono stati rapiti quest’anno. In ultimo, tra gli 84 giornalisti che risultano scomparsi, più di un terzo sono messicani. Tra i restanti, due sono palestinesi, scomparsi il primo giorno di guerra tra Israele e Hamas, e una è la russa Victoria Roshchyna, giornalista freelance di 26 anni scomparsa il 3 agosto 2023 mentre lavorava a un reportage dai territori occupati illegalmente in Ucraina. Secondo il Servizio di sicurezza ucraino è stata catturata dalle forze di occupazione russe.

E IN ITALIA? – Secondo Ossigeno per l’informazione, da gennaio a dicembre di quest’anno sono stati rilevati 185 episodi di intimidazioni e minacce nei confronti di 500 operatori dei media (giornalisti, blogger, video-operatori), di cui il 24% è costituito da donne, colpite per il 10% da minacce di genere. Rispetto al 2022, Ossigeno ha censito meno minacciati: erano state 721 l’anno scorso. Non significa che la situazione è migliorata, perché come già rilevato nel rapporto del primo semestre di quest’anno, nel 2023 l’Osservatorio ha operato con meno risorse e quindi mettendo al lavoro meno osservatori. La maggior parte delle minacce è di origine sociale, privati cittadini soprattutto (37%); gli esponenti pubblici sono coloro che nel 29% dei casi rivolge minacce ai cronisti. In particolare, oltre la metà degli episodi di abuso di denunce e azioni legali proviene da amministratori locali o esponenti politici nazionali. La matrice mafiosa o di altri ambienti criminali corrisponde al 13% dei casi. Seguono, la provenienza sconosciuta nell’11% dei casi, come nel caso delle lettere intimidatorie, e le minacce dal mondo imprenditoriale al 7%. Infine, si attestano al 3% le minacce che derivano dal mondo editoriale e mediatico. La Regione dove sono avvenute più minacce è il Lazio.


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