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L’appartamento della Stidda ora un centro sociale

Settefarine si arricchisce di un nuovo centro sociale, si tratta di un immobile che in passato apparteneva alla criminalità organizzata. Un immobile che servì per organizzare le più cruente delle stragi mafiose degli anni 90...
di Bianca Scicolone - giovedì 4 gennaio 2007 - 4015 letture

Gela. Settefarine si arricchisce di un nuovo centro sociale, si tratta di un immobile che in passato apparteneva alla criminalità organizzata. Un immobile che servì per organizzare le più cruente delle stragi mafiose degli anni 90. Un covo che apparteneva alla Stidda a Crocifisso Lauretta ora in carcere. La casa che si trova in via Giacomo Amato 63, servì nel lontano 1990 ad organizzare l’agguato che il 27 novembre dello stesso anno causò otto morti e sette feriti. In città si tratta del primo bene confiscato alla criminalità.

La casa sarà utilizzata a centro sociale per i più giovani del quartiere periferico, una struttura che offrirà svaghi e servizi per tutta la zona, gestita da una cooperativa o da un’associazione. La confisca dei beni alla criminalità organizzata è una realtà in diverse città della Regione e del nord Italia. Occasioni di lavoro anche per i più giovani, in molti terreni che in passato appartenevano a mafiosi, ora si coltiva grano e vite, coltivazioni di frutta e legumi. Materie prime poi utilizzate per produrre pasta e confetture. Tutti prodotti che hanno un marchio particolare: quello dell’antimafia.

Nei giorni scorsi l’ufficio della prefettura della provincia ha comunicato al primo cittadino Rosario Crocetta la decisione della direzione generale dell’agenzia del demanio. Una raccomandata con l’oggetto: Gestione beni confiscati alle associazioni criminali.

“E’ una notizia positiva - ha dichiarato il sindaco Crocetta – gli effetti veri delle confische si noteranno, nei prossimi anni, quando si concluderanno i processi già avviati della DDa di Caltanissetta con diverse decine di migliaia di euro di patrimoni da confiscare. Tali patrimoni – conclude il primo cittadino - devono essere restituiti ai veri proprietari: i cittadini gelesi, per creare occasioni di lavoro per i giovani che vogliono costruire un percorso di occupazione e di vita nella legalità. Purtroppo la confisca avviene a processo concluso e i tempi della giustizia sono molto lunghi”.


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L’appartamento della Stidda ora un centro sociale
5 gennaio 2007

L’argomento su come debbono essere impiegati i ben confiscati alle organizzazioni criminali è un argomento fondamentale dell’antimafia.

Se questi beni venissero difatti destinati dalle amministrazioni locali ad attività che avvantaggiano esclusivamente lobby partitiche e/o di potere si verrebbe a determinare un effetto perverso per niente in linea con la logica della stessa antimafia.

Un plauso a tutte le iniziative che consentono di utilizzare questi beni in un ottica allargata di concreto ed effettivo vantaggio sociale.

Se la società ha subito l’intollerabile presenza del cancro rappresentato dalla criminalità organizzata, la cura non può che andare nella direzione di un risarcimento sociale, che mai cancellerà il dolore causato dal male, ma potrà alleviarlo, per il bene comune delle generazioni future.