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Buon nuovo anno scolastico

Addio compagno di banco
di Sergej - lunedì 14 settembre 2020 - 612 letture

Addio compagno di banco. I banchi “collegati” avevano un senso anche educativo. Permettevano di non essere relegati all’individualità, alla singolarità e alla solitudine. Imponevano la necessità di essere “collegati”. Collegati a qualcun altro, dover fare i conti con l’alterità dell’altro e dover scendere a compromessi con l’altro. La socialità passava attraverso quell’interiazione imposta con l’altro. Se il compagno era troppo invadente o ci si litigava, si stabilivano confini tra la parte di uno e quella dell’altro: si tirava una linea immaginaria, travalicando la quale esplodeva il conflitto - prima verbale, poi via via a livello sempre più alto se necessario. Avere un compagno di classe, condividere con qualcun altro aveva un significato ben preciso. È vero, si era allenati a collaborare - a dover fare le cose tenendo presente che accanto c’era qualcun altro. Si formavano collaborazioni: a partire dal compagnuccio di banco; se non era possibile, con quello che stava davanti o quello che stava dietro. Immersi nella socialità, nella non-distanza della stessa classe, si era tutti nella stessa barca: a cominciare dal vicino di banco.

Nella pedagogia "riformatrice" degli anni Settanta del Novecento si immaginava un mondo senza banchi scolastici, in cui si faceva lezione all’aperto, tra la natura. Oppure ci si sedeva tutti in circolo, per dire che nessuno doveva avere il privilegio di essere "davanti" agli altri (i privilegiati dei primi banchi). Molta acqua è passata sotto i ponti della storia, senza colpo ferire si è passati a una nuova pedagogia supinamente accettata e indiscussa. Segni (foschi) dei tempi.

Cosa significa, nella “moderna” pedagogia essere relegati nello spazio ristretto, confinati nel proprio micro-banco? Quali conseguenze psicologiche ne deriveranno, quale concezione del mondo significa questa forma di reclusione nella propria individualità?

Agli studenti e alle studenti del 2020 i nostri auguri per una crescita e una consapevolezza del mondo non individualizzata né sempre più ristretta al proprio singolo (e misero) io.

E tu, come ti trovavi con il tuo compagnetto/a di banco? Che ricordi hai?


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