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Taormina Film Festival 2013

CHA CHA CHA di Marco Risi. (Italia, 2013, drammatico, 90 min.)Con Luca Argentero, Eva Herzigova, Nino Frassica, Bebo Storti, Claudio Amendola.
di Orazio Leotta - mercoledì 19 giugno 2013 - 3280 letture

* Anteprima Internazionale al Taormina Film Fest

Marco Risi è particolarmente sensibile nel tratteggiare nei suoi lavori problematiche riguardanti ragazzi difficili. Anche stavolta in “Cha Cha Cha” è la morte di un ragazzo (Tommaso), Argentero, Herzigova, Risiavvenuta in circostanze poco chiare, che dà il la alla vicenda sottoforma di noir/thriller, presentato in anteprima da 01 e Rai Cinema al 59’ Taormina Film Fest. La trama: in un’atmosfera di notti romane decadenti e di forte perdizione che evocano “La Grande Bellezza” di Sorrentino, Corso (Luca Argentero), ex poliziotto, ora investigatore privato, riceve l’incarico da Michelle (Eva Herzigova) di tenere d’occhio il figlio Tommaso, sul quale ha sospetti di cattive frequentazioni.

Corso assiste impotente alla morte di Tommaso investito da un’automobile che viaggiava ad alta velocità; ma è soltanto un incidente? Naturalmente no e Corso continua da solo le indagini, nonostante l’ostilità dei suoi vecchi colleghi di lavoro, che lo porteranno a scoprire tutta la verità. Chiariamo subito che Risi può vantare nel suo palmares prodotti migliori; la storia si basa per lo più sulla recitazione di Eva Herzigova e Luca Argentero, non proprio in forma, e di conseguenza il quid qualitativo ideale viene a mancare.

Pur essendo un thriller, la storia manca del necessario pathos, emoziona poco, e nonostante l’evolversi delle indagini virino non tanto verso il paventato mondo della droga, ma verso problematiche famigliari tra il giovane e il nuovo compagno della madre, col contorno di Luca Argenterofiancheggiatori, intercettatori e fotografi, l’aspetto emotivo sembra non decollare mai. A poco vale un finale tragico che vagamente può ricordare gli “aggiustamenti” già visti nel finale di “E’ Stato il Figlio” di Ciprì, vissuto tuttavia quasi in surplace dai protagonisti. Fanno in definitiva migliore figura alcuni dei comprimari quali Claudio Amendola (l’ispettore capo, che ci tiene a sottolineare che lui incarna lo Stato) e Bebo Storti, capace anche di far sorridere.

Lodevoli invece le velate critiche che Risi riserva al mondo della stampa (i fotografi imperterriti continuano a scattare foto a una madre in lacrime che ha appena saputo di avere perso il figlio) e agli organi dello Stato, spesso conniventi con la malavita o poco inclini a spingersi oltre nelle indagini preferendo il quieto vivere. “Cha Cha Cha”, per la sua struttura e impostazione narrativa, riteniamo avrebbe potuto trovare migliore fortuna se proposto come fiction televisiva piuttosto che sul grande schermo.


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