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"Siamir": Racconto sul tema della migrazione-integrazione


Francesco Munzi alla sua opera prima (selezionata nella finestra "Orizzonti" del Festival di Venezia) sceglie di raccontare la storia del difficile rapporto di un padre ed un figlio albanesi...
mercoledì 20 aprile 2005, di calogero - 1680 letture

Il giovanissimo cinema italiano (vedasi anche i recenti casi delle opere di registi come Vincenzo Marra o Daniele Gaglianone) sente l’assoluta necessità di raccontare il nostro incerto e "drammatico" quotidiano con una onestà di parole ed immagini che sottolineano la gravità di un presente per nulla rassicurante.

Ed allora se un regista di 34 anni come Francesco Munzi alla sua opera prima (selezionata nella finestra "Orizzonti" del Festival di Venezia) sceglie di raccontare la storia del difficile rapporto di un padre ed un figlio albanesi che in Italia vivono di illegittimi traffici di immigrati clandestini è evidente l’urgenza e necessità (anche storica!) del nostro cinema di volersi fare testimone e portavoce dei destini di un’umanità tagliata "fuori".

L’approccio "neorealistico" e severo, di fronte ad una drammaticità di eventi che oramai la stampa registra meccanicamente e stancamente, colpisce per la rigorosità di stile ed utilizzo "ragionato" del mezzo cinema che fanno di Francesco Munzi un regista da tenere d’occhio sin da questo suo film d’esordio.

"Saimir" diventa così (anche grazie all’intensa partecipazione di un attore non professionista come il giovane ragazzo di Tirana Mishel Manoku) l’algida fotografia di una realtà quotidianamente sotto gli occhi di tutti e che ci ricorda come si possa combattere e ribellarsi al destino di una vita che reclama a gran voce il diritto di una seconda opportunità.

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