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68° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

Considerazioni conclusive. Buon livello dei film proposti in tutte le sezioni. Una mostra all’insegna di temi quali l’immigrazione, la terza età e i disagi esistenziali.
di Orazio Leotta - domenica 11 settembre 2011 - 3121 letture

Vince Sokurov col suo “Faust”, dunque vince (finalmente) il cinema per palati fini, dove il sogno si mischia con l’abilità registica, la sceneggiatura con i rimandi all’arte in tutte le sue forme e Goethe sembra rivivere e diventare attuale. Consegnare il premio principale ad altri, senza nulla togliere a una vasta gamma di buonissimi prodotti, avrebbe potuto davvero insinuare seri dubbi sulla competenza dei giurati.

Invece scampato pericolo! Il cinema è ancora vivo e credibile. All’unanimità (sette su sette) ha trionfato il film russo, che “Archibald” è stata più svelta delle altre nell’assicurarsi la distribuzione in Italia. Sicuramente infondate sembrano a questo punto le voci che Aronofsky e Haynes, i due giurati americani, avrebbero messo il veto sulla vittoria del “ricercato” Polanski e di rimando creato un contro-veto sulla vittoria finale di un americano (leggi Clooney) o quanto meno tali rumors sono diventati questioni di secondo piano.

E’ andata bene la tanto amata Cina del direttore Muller: Leone d’Argento al film-sorpresa “People Mountain, People Sea” di Cai Shaangjun, la cui proiezione a Venezia è stata a dir poco problematica (proiettore che si guasta, visto sulla censura che tarda ad arrivare….) e best actress a Deanie Yip protagonista di Tao Jie (A Simple Life) di Ann Hui. Michael Fassbender come da pronostico si aggiudica l’Osella per il miglior attore per Shame (concorreva anche per il ruolo di protagonista in “A Dangerous Method” nei panni del dottor Jung). Medaglia di bronzo all’Italia con “Terraferma” (Premio Speciale della Giuria) di Emanuele Crialese, già presente in zona premio nel 2006 col suo “Nuovomondo”.

Il tema dell’immigrazione così ben portato sullo schermo in Terraferma (ambientato in un’isola siciliana di cui non si fa mai espressamente il nome) è stato principalmente e ampiamente trattato anche con “La-Bas” di Guido Lombardi, presentato alla Settimana della Critica e premiato col Leone del Futuro-Opera Prima “Luigi De Laurentiis”, un thriller camorristico ambientato a Castelvolturno, denso di humour e buoni sentimenti; con “Il Villaggio di Cartone” di Olmi, un monito alla Chiesa ad essere più vicino ai diseredati; il corto “A Chjana” dell’italoamericano Jonas Carpignano premiato nella sezione corti di Controcampo Italiano.

“Io Sono Li” di Andrea Segre, una poetica storia romantica fra una cinese e un anziano di Chioggia, le cui rispettive comunità hanno difficoltà ad accettare. E poi gli anziani e il loro mondo: l’”aperitivo”ce lo offre Armando Lostaglio, vicepresidente nazionale del CINIT-Cineforum Italiano che negli spazi di Cinecittà Luce presenta “Albe dentro l’imbrunire” mutuandone il titolo dal contenuto di un celebre pezzo di Franco Battiato: viene data voce agli ospiti della casa di riposo Virgo Carmeli di Rionero in Vulture e ne nasce un commovente ritratto di una generazione che meriterebbe più rispetto, dignità e considerazione a tutti i livelli, grazie alla quale possiamo vantare un ragguardevole tenore di vita, la libertà e quell’istruzione, a loro negata, ma che si son battuti affinché le generazioni future potessero beneficiarne.

An Hui, ci ha regalato il commovente e poetico “A Simple Life”, ove la governante Ah Tao, da cinque generazioni servitrice di una benestante famiglia di Hong Kong, rianima con la sua bontà ed il suo ottimismo la casa di riposo dove trascorrerà il resto dei suoi giorni; Mathieu Amalric in “Poulet aux Prunes” vive gli ultimi giorni nel costante ricordo di una donna e di un violino spezzato non più rimpiazzato da un altro all’altezza; “Alpis” in cui i componenti di una mini società di quattro persone si mettono a disposizione delle persone che hanno sopportato un lutto per cercare di lenirne i dolori rimembrandone gusti, atteggiamenti, movimenti, tic e quant’altro possa tornare utile a far sentire ancora vicina la persona amata.

Altro tema dominante il disagio esistenziale, di tipo sessuale in “Shame”, post terremoto o calamità naturali in “Himizu” o “Caldo Grigio, Caldo Nero”, disagio nei confronti di una maternità difficile da affrontare come in “Quando la Notte” della Comencini, disagio di stampo razzista come in “Cose dell’altro Mondo”, da sindrome di Peter Pan come nel film di Solondz “Dark Horse, o verso una città che si stenta a riconoscere come in “Andata e Ritorno” docu-film di Donatella Finocchiaro. Per non parlare dei disagi di chi ha ricominciato il suo percorso politico e di volontariato dopo le percosse e le torture subite dai poliziotti alla scuola Diaz e nella caserma Bolzaneto di Genova nei giorni del G8 nel 2001.


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