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La Passeggiata («Прогулка») di Aleksej Ucitel

Con Irina Pegova, Pavel Barshak, Evghenij Tsyganov (Russia, 2005, commedia, 90 min.)
di Orazio Leotta - domenica 23 giugno 2013 - 3534 letture

* Sezione Focus Russia, Taormina Film Fest 2013.

Olga è una bella ragazza bionda, generosa nelle forme, un viso vispo baciami-baciami. Alijosha la nota per le vie di Leningrado (o San Pietroburgo, come si chiama adesso), ed è più forte di lui, vuole conoscerla a tutti i costi. E dai e dai, la prorompente Olga accetta la compagnia dello sfrontato ragazzo e inizia così la “passeggiata” che dà origine al titolo del film. Irina Pegova.jpg Ispirato a un racconto di Puskin, i due giovani danno vita nel loro incedere, nei loro dialoghi e nelle continue sorprese che affascinano lo spettatore a uno slancio vitale con pochi eguali, come se stessero vivendo l’ultimo giorno della loro vita, con un continuo scambio di ruoli, metafore e rimandi sempre attinenti al tema dell’amore e di una solitudine da evitare.

Quasi tutte le sequenze sono girate con la camera a mano, in presa diretta e ciò apporta un senso di immediatezza alla storia e un quid di estremo realismo alle scene. I serrati dialoghi a due, diventeranno a tre da metà film in avanti per l’ingresso di Piotr, il miglior amico di Alijosha; anche lui rimarrà affascinato da Olga. Ne emergono le differenze tra i due uomini, le reazioni di fronte a fatti nuovi non previsti che le circostanze stanno loro proponendo. Anche la ragazza è sensibile a entrambi, in ognuno dei due trova qualcosa di speciale, insieme si completano. Il colpo di scena finale lo riserviamo a quanti intendono fruire della visione del film, a metà fra l’onirico e l’indagine psicologica dell’essere umano.

Ne emerge la necessità di non restare mai soli, dell’amore come cibo quotidiano. Poi ci leggiamo il recondito sogno di ogni ragazza di arrivare al matrimonio, malgrado venga ostentato il contrario (i due giovani salgono le scale esprimendo il desiderio di andare a Mosca; le stesse scale vengono percorse in discesa da una giovane coppia di sposi coi biglietti in mano per la capitale…) e una neanche tanto velata ironia nei confronti del genere maschile (….siete pronti a credere a qualunque cosa, pur di non pensare….) oltre all’ormai assodato refrain che in un solo uomo non possono trovarsi contemporaneamente tutte le componenti necessarie a far felice una donna. sequenza del film Il film è anche un valido documento turistico/geografico, perché con il pretesto della passeggiata si costeggia la Neva, vediamo l’Ermitage, la Prospettiva Newskij, palazzi nobiliari, strade, ponti, canali, come se ci trovassimo a Venezia e grandi piazze con monumenti al centro con pubblicità che ci avvisa di un imminente concerto di Geri Halliweel che sembra quasi di stare a Londra. Lo spettatore, parte integrante delle vicende del film, finisce anche per confluire nel fiume di tifosi dello Zenit che stanno recandosi allo stadio.

In una definizione, il film è una piece teatrale itinerante per le vie di Leningrado che ci conduce a fare una particolare riflessione: ciò che veramente cerchiamo e di cui abbiamo bisogno è l’amore; se non c’è, si mettono in moto tutta una serie di meccanismi di difesa che sfociano nei vari tic, pretenziosità, alterazioni varie e via dicendo. L’amore è la diritta via in questa terra e in questa società; è come il sentiero maestro che devi percorrere, se ti allontani dalla strada principale rischi di perdere la bussola e diventa più complicato discernere i valori veri della vita .


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