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"L’impero dei lupi": L’intricata rete della mafia turca per Jean Reno

Scarso convincimento degli interpreti e carenza di plausibilità di uno script che in un mal riuscito mix di realismo e fantascienza finisce per confondere ed annoiare...

di calogero - domenica 2 ottobre 2005 - 7382 letture

Era già successo con “I fiumi di porpora” (un vero blockbuster in Francia con i suoi quasi tre milioni di spettatori). Da un libro dello scrittore Jean-Christophe Grangè, una trama ingarbugliata ed arrovellata che si faceva seguire con estrema difficoltà per dare vita ad un thriller europeo - ma con una strizzatina d’occhio al mercato d’oltreoceano - roboante ed adrenalinico.

Identico impatto con il nuovo “L’impero dei lupi” che vede alla firma della sceneggiatura lo stesso scrittore Grangè, dietro la macchina da presa - perennemente in corsa e come colta da raptus - il regista pubblicitario Chris Nahon ed interprete principale anche qui il monolitico Jean Reno (un volto per tutte le espressioni).

Senza dilungarci sull’intricato e confuso plot - una donna soffre di terribili allucinazioni e di crisi di amnesia mentre un capitano della polizia indaga sulla morte di tre donne turche i cui corpi sono stati atrocemente mutilati - è con rammarico che segnaliamo la presenza della nostra sempre professionale Laura Morante nel ruolo della psicologa, “in parte” quando sta seduta dietro la scrivania ma in evidente “fuori posto” quando si ritrova suo malgrado coinvolta in qualche scena d’azione.

Sequenze che peraltro abbondano in un montaggio frenetico, accompagnate da una colonna sonora ad altissimo e fastidioso volume, onnipresente... forse a voler coprire e nascondere la povertà di dialoghi, lo scarso convincimento degli interpreti e la carenza di plausibilità di uno script che in un mal riuscito mix di realismo e fantascienza finisce per confondere ed annoiare anche lo spettatore più patito del genere.


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> "L’impero dei lupi": L’intricata rete della mafia turca per Jean Reno
5 ottobre 2005, di : TEX

Penso che questo articolo sia stato scritto da uno che il cinema l’ha visto solo sulle cartine della città perchè è un’assurda critica ad un film che invece è assolutamente intrigante e con un ritmo sempre all’altezza di un thriller!! Per non parlare della colonna sonora che è fantastica e l’audio elevato non fa che accentuare l’importanza delle scene e degli stati d’animo dei protagonisti. Quanto agli imperdonabili insulti a Jean Reno...non serve dire altro...uno che critica il grande Jean (che quì nella parte del buono/cattivo e con quel taglio di barba fenomenale è ancora più MITTTICO!!) non ha neanchè il diritto di scrivere articoli sul cinema!!! Datti all’ippica...tra ASINI e cavalli può esserci un certo feeling!!!