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Hollywood ricorda Fernanda Pivano

La regista Teresa Marchesi le ha voluto dedicare un affettuoso affresco, arricchito dalle testimonianze di chi l’ha conosciuta.
di Orazio Leotta - giovedì 9 febbraio 2012 - 3617 letture

Venerdì 24 Febbraio al Chinese 6 Theatre a Hollywood, nell’ambito del VII Los Angeles Italia-Film Fashion and Art Fest, all’immediata vigilia degli Oscar, saranno proiettati due documentari recentemente apprezzati alla 68° Mostra Internazionale di Venezia: “Questa Storia Qua” sulla vita artistica e non di Vasco Rossi, neo sessantenne e “Pivano Blues-Sulla Strada di Nanda”, di Teresa Marchesi, omaggio a colei che fece conoscere in Italia la grande letteratura americana del ‘900, Fernanda Pivano.

Fernanda Pivano“Nanda”, come la chiamavano tutti, nell’Italia del dopoguerra, fu decisiva nel divulgare in Italia le opere di Hemingway, Kerouac, Gregory Corso, Ginsberg etcc.., i poeti e gli scrittori della beat generation. La regista Teresa Marchesi le ha voluto dedicare un affettuoso affresco, arricchito dalle testimonianze di chi l’ha conosciuta. Si alternano nel docu-film i ricordi di Patti Smith, Ligabue, Lou Reed, lo stesso Vasco Rossi, Guccini, Franz Di Cioccio, De Andrè e i tanti amici di Nanda, uniti a quella vitalità umana, creativa e culturale - ancor prima delle qualità professionali di ottima interprete - che emerge dalle chiacchierate raccolte a casa Pivano, dissertando sugli anni ’50 e ’60, sulle lotte per l’emancipazione femminile, per la pace, per la diffusione della cultura, per le libertà in genere.

Un documentario la cui forza si basa sull’entusiasmo incrollabile che Nanda, traduttrice e poetessa al contempo, ha avuto nella divulgazione di quei testi che ella stessa amava profondamente e che voleva renderli partecipi alle future generazioni, soprattutto negli ambienti studenteschi; l’amore per l’arte, per la musica, per la letteratura come grimaldello per giungere a un mondo migliore e senza pregiudizi.

In apertura di documentario, tra l’altro, Patti SmithPatti Smith ricorda il suo spirito contestatrice e quel sano fanatismo che la spinse a portare al collo fino all’ultimo il simbolo della pace. Per non parlare delle lotte che la Pivano dovette sostenere con la censura, espressione di una mentalità ancora bigotta e provinciale del nostro paese, che necessitarono di ben sei anni di tempo affinché venissero pubblicati capolavori come “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters o “L’Urlo” di Ginsberg. E poi qualche curiosità: Francesco Guccini, lo dice e non lo dice, ma si capisce che l’incipit del suo “Dio è Morto” si rifà all’”urlo” ginsberghiano.

Sessantacinque minuti di materiale di repertorio, grazie a questa atipica giornalista cinematografica qual è Teresa Marchesi, nati dall’esigenza di consegnare alla memoria collettiva e all’immaginario quei grandi personaggi che sono stati nel cuore di Nanda, nel cuore di chi ha avuto la sensibilità per capirli e la professionalità di offrirli alle future generazioni. La visibile commozione di Patti Smith e di Piero Pelù, presenti in Sala Darsena alla Mostra del Cinema di Venezia, al termine della rappresentazione nell’ambito della Sezione Controcampo Italiano, dice molto di più, non solo ammirazione e malinconia, dice che a Nanda, questo “Pivano Blues” sarebbe senz’altro molto piaciuto.


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