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Wilde Salomè

Regia di Al Pacino.(Usa, 2010, drammatico, 95 min.) Con Al Pacino, Jessica Chastain, Kevin Anderson, Estelle Parsons

di Orazio Leotta - lunedì 5 settembre 2011 - 4600 letture

Al Pacino sbarca a Venezia per ritirare il premio alla carriera (Jaeger- LeCoultre Glory to the Filmmaker 2011) e nel contempo presenta agli spettatori, fuori concorso, il film sperimentale Wilde Salome. Un ossessionante viaggio cangiante, che a tratti si presenta a noi come road movie, a volte come documentario, ma può a buon diritto essere considerato un film sperimentale, una prova d’attore o un adattamento teatrale.

Al Pacino Al Pacino è affascinato dalla vita e dalle opere di Oscar Wilde e il ricorso alla figura di Salomè è presto fatto. Salomè a sua volta è ossessionata da Giovanni Battista (Jokanaan, in ebraico), rinchiuso da Erode in un pozzo al buio; è letteralmente affascinata dalle sue parole, vorrebbe baciarlo ma ne ottiene il rifiuto. Il cinema in fondo è ossessionato dal teatro e il teatro, dai tempi che furono, dal mito. Queste, a grandi linee, i piani su cui si muove il film. Riprese del film che avvengono negli stessi giorni in cui avvengono le riprese teatrali.

Pacino è auto-ironico, istrionico e ambienta il suo lavoro fra Los Angeles, ove si svolgono le riprese teatrali, ma anche a Dublino (Trinity College e National Gallery) e Londra, Jessica Chastain i luoghi di Wilde, puntando il dito verso la società vittoriana dell’epoca che perseguitò lo scrittore per i suoi gusti sessuali ma soprattutto per le sue idee politiche, per la schiettezza delle sue pungenti riflessioni sulla società britannica dell’epoca (come ci ricorda l’intervista nel film a Gore Vidal).

E poi la casa dove Wilde fu arrestato,la camera d’albergo dove morì ed anche la testimonianza di Bono Vox degli U2. Una narrazione della Salomè molto libera, fuori dai canonici schemi, con forti rimandi al mondo della danza e ad ambientazioni decadenti, ricordandoci fra l’altro di come a questa figura fu persino dedicata un’opera lirica, quella di Richard Strass. Un Al Pacino sontuoso, molto a suo agio, che esce sicuramente premiato e vittorioso da questo esperimento. Bellissima la rossa Jessica Chastain, già vista in “The Tree of Life” di Terrence Malick, assolutamente disinvolta davanti alla macchina da presa, durante la danza e nello spogliarsi. Siamo certi che corrisponde ai canoni della Salomè che Wilde aveva in mente quando s’ispirò a lei nella stesura della sua opera.


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