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Tortino di spatola all’arancia

Un pesce molto diffuso nei mari siciliani. Di origine povere, sapientemente cucinato, offre una vasta scelta di succulente ricette.

di Piero Buscemi - domenica 30 marzo 2014 - 5180 letture

I paesini della riviera jonica messinese sono tipicamente caratterizzati da una morfologia del territorio che potremmo definire a "strisce" visto che partendo dal mare, dopo aver attraversato la spiaggia si raggiungono le case e subito alle spalle le campagne e le zone collinari. Chi vive qui, da sempre, eredita inevitabilmente l’arte del mare e dei giardini di agrumi. Sin da bambini, inizialmente limitandosi a guardare gli anziani intenti all’antica arte della pesca, si attende trepidanti il momento dello svezzamento del mare, che attraverso le varie tecniche di pesca, con il passare degli anni, crea il bagaglio personale dei pescatori locali.

Non tutti sviluppano poi l’attività preminente per il proprio sostentamento, spesso rimane un’attività da mettere in pratica durante il tempo libero e nelle giornate estive. Questa passione per il mare, si alterna a quella delle campagne, anche se la globalizzazione e le regole del mercato europeo hanno trasformato anche questo antico mestiere siciliano in un altro passatempo.

Un traguardo sublime si raggiunge mescolando le conoscenze e l’esperienze delle due arti appena accennate. E attraverso queste che proviamo a consigliare ai nostri lettori una ricetta della tradizione siciliana che vede come protagonista un frutto del mare: la spatola.

La spatola è un pesce che la maggior parte degli italiani conosce con il nome di pesce sciabola, la sua forma allungata e schiacciata, il suo colore argento vivo e la forma della testa appuntita ricordano effettivamente una sciabola. In Sicilia è conosciuta con il nome di spatola, così come in molte parte del Sud Italia. In Campania è chiamata cinta.

Accennando appena alle leggende e i miti collegati alla sua cattura, possiamo dire che l’approccio del pescatore neofita con questo pesce è nello tempo, affascinante e vissuto con una certa apprensione. Le dimensioni che possono raggiungere anche i 2 metri e il peso di 10 chili, la colloca tra i medi predatori. La bocca dotata di denti molto robusti la fa apparire come un mostro degli abissi, pronto ad attaccare l’uomo. I pescatori durante il recupero del pesce, usano l’accortezza di munirsi di un guanto o di uno straccio per afferrarlo, sostenendo che il bordo sia particolarmente affilato come una vera sciabola. Caratteristica che perderebbe subito dopo la morte.

Tortino di spatola

Ma passiamo alla nostra ricetta e agli ingredienti necessari per realizzarla. Ecco l’elenco:

- 200 grammi di pangrattato;
- 50 grammi di uvetta sultanina;
- 2 grosse noci;
- erba cipollina;
- olio extra-vergine;
- vino bianco;
- sale e pepe nero;
- una grossa arancia.

Procedimento:

Versare il pangrattato in una ciotola capiente, aggiungere un pizzico di sale, il pepe nero, le due noci tagliuzzate a pezzetti e l’erba cipollina. Per amalgamare il tutto, versare l’olio e il vino bianco fino ad ottenere un impasto morbido che non sia né troppo liquido né troppo asciutto.

Tagliare la spatola a filetti (l’ideale è farseli preparare dal pescivendolo chiedendo espressamente di preparare il pesce per fare gli involtini), versare un po’ d’olio e il vino bianco su una teglia di vetro (durante la cottura ha il pregio di non asciugare troppo il tortino), una spolverata di pangrattato sulla quale verranno disposti i filetti, alternandoli con il ripieno preparato. Una volta realizzato il piatto a strati, versare il succo di una arancia spremuta, un pizzico di pepe nero e infornare a 180° per 30 minuti.

Accompagnare il piatto con Eloro Rosato Doc delle Cantine Rudinì.


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