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Rumori reali e inventati nella Milano quasi post-pandemica

Il rientro in zona gialla significa un graduale ritorno alla normalità ma anche la ripresa di tante situazioni di intemperanza sospese durante la pandemia.

di Silvia Zambrini - mercoledì 28 aprile 2021 - 1178 letture

Quando si tratta di rumore è difficile stabilire quale disturbo e fino a che punto. Durante il periodo di lockdown e restrizioni spesso si è parlato di disagi indotti dal vicinato perché, stando a casa, la gente iniziava ad accorgersene. Ma il rumore dei vicini, o proveniente dalla strada, spesso viene confuso con un fatto di immagine più che di ascolto, ovvero con un falso rumore.

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Libreria vicino all’Università del Sacro Cuore, Milano

Come per altre situazioni legate all’apparenza, l’attività di un negozio facente parte di uno stabile può essere criticata dai condomini che la vedono in contrasto col carattere privato del palazzo. É il caso di una libreria milanese a pochi metri dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che già negli anni ’80, quando ancora non si usava, offriva servizio di Bar ed eventi culturali. Da allora, a seguito di citazioni intraprese dal condominio soprastante, una serie di sentenze giudiziarie si sono espresse contro i proprietari con l’accusa di rumore molesto anche se l’esercizio di sera non è operativo e di giorno si attiene ai regolamenti di cui alla normativa vigente sull’acustica.

Le proteste continuano per la presenza di studenti lungo il marciapiede durante i periodi di semi lockdown. Ma questo tipo di assembramento, di cui peraltro nessun gestore è responsabile, non costituisce un raduno mirato o un bivacco a cielo aperto: si tratta di giovani che chiacchierano attraverso la mascherina mentre attendono di entrare nella libreria che può accoglierne pochi alla volta per rispettarne il distanziamento fisico. Inoltre, il via vai di clienti in un quartiere già poco frequentato come quello di Sant’Ambrogio crea una sorta di controllo sociale altrimenti mancante: durante il periodo di totale lockdown alcuni abitanti non più giovani affermavano di sentirsi insicuri portando a spasso il cane, recandosi in farmacia ecc. Ancora una volta si confonde il rumore con situazioni di apparenza, o di concorrenza da parte di altre attività commerciali che non possono godere degli stessi privilegi di ubicazione come nel caso dell’attività in questione. Intanto i veri disagi urbano acustici, come quelli da traffico incontrollato, movide selvagge e concerti improvvisati proseguono, impedendo ad interi quartieri di dormire di notte, spesso in aree dove i residenti, pur riunendosi in comitato non riescono a farsi valere e, dall’alto, manca un controllo di ordine pubblico. Oppure dove l’assembramento riguarda strutture troppo potenti per essere contestate come la stessa Università Cattolica le cui feste di laurea si svolgono in strada, con tutti gli effetti di esaltazione e intralcio che ne conseguono.

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Milano - Quartiere Sant’Ambrogio

Il rientro in zona gialla significa un graduale ritorno alla normalità ma anche la ripresa di tante situazioni di intemperanza sospese durante la pandemia. Diversi fattori contraddistinguono l’effetto uditivo provocato da un suono o da un rumore: se viene avvertito di notte, se rappresenta un richiamo come nel caso delle infinite sonerie telefoniche, se corrisponde o meno a gusti e abitudini personali come trattandosi di musica. Questi e tanti altri casi sono materia di psicoacustica per cui, a parità di decibel, un impatto può risultare più invasivo rispetto a un altro. C’è inoltre l’insensibilità da parte di chi è affetto da ipoacusia o di chi, col tempo, si è assuefatto al bombardamento sonoro. A questa ambiguità di interpretazione per cui non tutti si sentono danneggiati da un reale frastuono, si aggiunge il malessere di quanti denunciano un rumore che di fatto non c’è: viene confuso con altri motivi di ostilità o usato come falso capro espiatorio. Ma allora, dove davvero sussiste il problema?

La quantificazione fonometrica attraverso una media ponderata che include a sé i valori minimi e massimi di esposizione al suono, in un determinato intervallo di tempo, rimane l’unico modo per controllare e moderare un impatto che non agisce su ognuno allo stesso modo. La libreria accanto all’Università Cattolica, oltre ad essere stata tra le prime a intraprendere nuove forme di accoglienza, lo sarà anche nell’adottare un sistema di monitoraggio acustico visibile a tutti i presenti. Poter dimostrare che il locale si attiene permanentemente alla soglia di non disturbo è un’opportunità per chiunque gestisce un ambiente di pubblica utilità. Se si continua a trattare il rumore sulla base di sensazioni personali, nonché pregiudizi e motivazioni sostanzialmente estranee ad esso, sarà ancora più difficile affrontarlo nella sua entità di fenomeno fisico, oggettivamente dannoso, scientificamente verificabile.


Questo articolo è stato pubblicato anche su: Fana.one



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