Il mostro di Oslo

L’autore di tanto orrore in Norvegia a meno di cinquant’anni di età probabilmente sarà un cittadino come gli altri, in circolazione per le vie di Oslo.
di Antonio Carollo - martedì 26 luglio 2011 - 1868 letture

Una massima del principio di giustizia recita: la pena del reato va commisurata al danno causato. Secondo la legislazione norvegese, progressista e garantista fino all’estremo, l’essere fuori dall’umano (mi fa schifo trascrivere il suo nome) che ha fatto carneficina di novantatre persone rischia sedici anni di carcere. Sembra che il governo, il parlamento, la popolazione siano decisi a non toccare nemmeno una virgola del loro corpo normativo dei diritti e delle garanzie. Nonostante l’orrenda strage dell’altro ieri. Sono orgogliosi di aver creato un sistema di vita e di tutela degli individui e della società all’avanguardia, proiettato verso il futuro. Il primo ministro Jens Stoltenberg l’ha detto chiaro: nessuno pensi di stravolgere la nostra democrazia. Il confronto tra la fredda fermezza norvegese e la concitazione dell’Italia è improponibile. Qui ad ogni fatto eclatante nasce una nuova legge. La legislazione italiana per gran parte è dettata dall’emotività. Questo non significa che in Norvegia tutto sia perfetto e da noi tutto da rifare. Le orribili stragi di Oslo e dell’isola di Utoya, le possibili conseguenze giudiziarie a carico del colpevole calcolate da esperti di diritto penale norvegese, fanno risaltare le incongruenze e i limiti di un sistema troppo sbilanciato verso un garantismo a tutti i costi. L’autore di tanto orrore in Norvegia a meno di cinquant’anni di età probabilmente sarà un cittadino come gli altri, in circolazione per le vie di Oslo. Il diritto naturale, e con esso il principio di giustizia, che dovrebbero stare alla base del diritto positivo, ridotti in frantumi. L’evoluzione del diritto ha fatto negli ultimi secoli enormi passi avanti, le conquiste della civiltà giuridica hanno affiancato l’emancipazione dei popoli; questo non significa che non esistano principi immodificabili come quello dell’irrogazione della pena in proporzione al reato. Nel caso del mostro di Norvegia, novantatre vite annientate, anche l’ergastolo appare alla coscienza una pena assolutamente non proporzionata.


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Il mostro di Oslo
26 luglio 2011, di : Antonio Carollo

Se un norvegese leggesse il mio post sulla strage di Oslo e Utoya mi giudicherebbe un primitivo sanguinario, mi paragonerebbe proprio al loro mostro. Ma io sono uomo del Sud, della peggiore specie. I sudisti non sono tutti come me, ce ne sono tanti con la lacrimuccia pronta e il miele sulle labbra. Pensate un po’ alle infornate di assunzioni, Gesip, AMIA, Comune, eccetera, che esplosioni d’amore per il prossimo! Le donne lasciamole stare, sono un altro pianeta, affascinanti,aperte, pronte per ogni avventura nella modernità (pardon, postmodernità, se no saremmo nel Settecento), non sempre intelligibili; niente da invidiare alle nordiche. Direi che un filo segreto le collega tutte. Io invece sono un primitivo perché porto con me qualche frammento di un patrimonio antico. Questo è imperdonabile, lo so. Sono un residuato fossile? Oggi chi subisce un torto bisogna che scavalchi la staccionata e si precipiti in aiuto di chi ha avuto la sfortuna di vibrargli un colpo. Aristotele, Aristotele, con la tua etica in mano ...mettiti il cuore in pace.