Overdose da telegiornali?

Servizio pubblico , dovere, libertà, sprizzano da tutti i pori delle emittenti.
di Antonio Carollo - venerdì 23 maggio 2014 - 1976 letture

Telegiornali nei periodi di campagna elettorale. Trasmettono, battuta per battuta, tutto ciò che esce dalle bocche infuocate dei leader politici. E’ dovere imprescindibile far vedere volti infiammati, folle plaudenti, contestazioni, selve di bandiere; informare di urli, insulti, fiumi di accuse, di risentimenti, denunce di colpi di stato; trionfali annunci di processi popolari, gigantesche riforme, rivoluzioni a trecentosessanta gradi; filosofiche dissertazioni su sviluppo, economia, riduzione di tasse; benefici per famiglie, lavoratori e imprese, scuola, giovani; violente filippiche contro euro, Ue, Merkel, affamatori di Bruxelles, eccetera eccetera. In fondo a tutte queste importanti notizie, trenta secondi di Ucraina. Poi pubblicità e maree di talk show di politica politicante. Le povere emittenti che possono fare di più? Sono al servizio dei telespettatori, no, dei partiti, scusate, telespettatori; ma che differenza c’è: loro sono al servizio della nazione, svolgono un servizio pubblico. I cervelloni, che stanno dietro agli schermi, ne sono profondamente convinti, e, nel profondo della propria coscienza, felicemente compiaciuti. In tanto tripudio non poteva mancare la stonatura: c’è chi pazzescamente sbraita, promette e favoleggia di "via i partiti dalla Rai". Non si parla delle altre testate; sono private, la proprietà privata, oltre che sacra, è presidio di libertà, compresa quella di creare effetti OGM nei cervelli dei telespettatori.


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