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Il governo delle polveri

Il Conte primo ministro incaricato riuscirà ad assolvere il suo dovere o la sua politica di rimediazione è condannata al fallimento, e finirà scaricato prima ancora che il Parlamento si pronunci?
di Massimo Stefano Russo - sabato 31 agosto 2019 - 581 letture

Non sono i popoli a dover avere paura dei propri governi, ma i governi che devono avere paura dei propri popoli. (T. Jefferson)


Viviamo in un mondo politico rovesciato che si presenta realmente come uno Spettacolo.

L’Arconte Giuseppe ha tutti i titoli per giocare il ruolo di giudice e controllore del nuovo governo!? Gode di una fama crescente e gli è riconosciuta la legittimità del potere politico internazionale, per non dire mondiale. Il professore ha assimilato il linguaggio politico nel linguaggio commerciale e pubblicitario, capace persino di arringare le folle contro il Sistema, senza alcun problema a presentarsi anche come un rappresentante del Sistema stesso.

Un uomo del marketing politico o un infiltrato dei poteri forti? La “quinta colonna”? Nulla di sovversivo e radicale, né di rivoluzionario c’è in lui. Si indigna e protesta sapendo di non dover dare forma compiuta alla rabbia altrui. E’ un prodotto di consumo in un’epoca in cui anche le rivoluzioni si consumano ed è possibile venderle (R. A. Ventura, 2019).

Si prenderà le sue responsabilità nel fare un lavoro preciso e scrupoloso? Saprà realizzare, in una rigenerazione collettiva, l’utopia del suo programma, più unico che raro?

O discuteranno su tutto e non saranno d’accordo su nulla?

Da parte sua è capace di contenere i conflitti ed evitare lo scontro diretto. La strategia dell’esercizio del potere per lui consiste nel lasciar fare: una forma di governamentalità.

Saprà dire di sì, circoscrivere, neutralizzare e valorizzare i rischi, perché le tensioni sociali vanno incanalate, lasciandole sfogare e prevenendone il contagio. Metterle in fuga, occupandosene con diligenza? Lui è un avvocato, ma anche un professore e sa come guidare un’organizzazione. Ma dove va davvero?

Ridurre le tasse è compatibile con il mantenimento dello stato sociale? La situazione intellettuale e politica del tempo ci pone delle questioni di senso. Quali idee dominanti dominano in Italia?

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La torre di Babele in un dipinto di Pieter Bruegel del 1563

L’Italia è il Paese del melodramma (”La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria” ebbe a dire Ennio Flaiano) dove non a caso proprio un comico da “Jolly Dance”- “mattettu u l’è musciu” - (bambino smorfioso e schizzinoso) acido e puntuto (saranno stati i troppi yogurt che dall’86 ingozza?) è riuscito a dare vita a un movimento per poi sconvolgere il sistema politico. B. G. prima, tra “triccheballacche e cammellate” ha ben pensato alle palanche, gli sghei, poi è sceso in politica. Chi gliel’ha fatto fare: sempre le palanche? E se non ci fosse stato Pippo Baudo? Che Paese saremmo? Il partito di B. G. che all’inizio in pochi prendevano sul serio, è nato come una provocazione. Il Vaffa Day dell’8 maggio 2007, in una visione post-ideologica del potere e del contropotere, fu un grande assembramento (smarrimento) popolare per esprimere lo scontento di una parte della popolazione italiana. Il burlone di prim’ordine ancora oggi se la ride di brutto, con un senso macabro dell’umorismo.

Gigin della Balla, faccia di barra, bardasciu si è messo a barbiggiare e da falsario tutto azzimato, ma con la faccetta indisponente si prepara a spararle grosse. Quante ancora dobbiamo sentirne? Vuol diventare anche lui un inimitabile (irritabile) comico, esperto in pacchi? Ma in questo ce ne vuole: gli olandesi sono imbattibili, nel Seicento riuscirono a far costare i tulipani come i diamanti).

Da ex studente di ingegneria idraulica Gigin della Balla, “inventerato goliarda” sostiene: “Chiù longa è a pinsata chiu grossa è a minchiata”.

Dopo aver dato fuoco alle polveri facilmente si adombra quando gli dicono di aver fatto un inutile botto. Crede di poter spegnere fuoco e fiamme con i suoi magici flussi basilari, facendo un uso sapiente di rubinetti, valvole e tubi di scarico, mentre invoca la “piattaforma Rousseau”.

Onorato di complimenti di cui va fiero, il suo sogno sarebbe di distillare grappe e saggezza, ma alla fine della decantazione gli riesce solo dell’aceto balsamico. Buon per lui.

I suoi comunicati stampa, in cui si presenta a orari prefissati, con la voce comparsata come fosse il politico più influente d’Italia, sono un avanspettacolo da cabaret in cui, rivolto a infami spie interne ed esterne, si insinuano frasi programmatiche e proclami intimidatori. Ma non sono tutte veline? Perché sorprendersi di un comportamento di tanto in tanto anomalo? Suvvia si tratta di estemporanei, gesti sconsiderati.

Vedremo quando farà il test dell’”Ultimo Samurai”. E twitterà: “TE LO DO IO IL GOVERNO”!

L’Italia è un Paese trasformista a cui è sempre mancata una destra adeguata e al passo coi tempi. Basta leggere e ascoltare in questi giorni gli analisti, i commentatori, i politici che fanno riferimento a questa area politica. Un insieme di conservatori, nazionalisti, reazionari, tradizionalisti tutti accomunati dall’essere o voler essere patrioti, o meglio ancora salvatori della patria. Quanti galli nel pollaio! Rimasti allo spettro che si aggira per l’Europa, continuano a essere anticomunisti, anche quando il comunismo non c’è più.

Tra di loro non manca chi con la pretesa dell’intellettuale, si presenta da accademico e si esalta nel dichiararsi liberale, arriva a citare pensatori e ideologie che spesso ha solo orecchiato, travisandone il pensiero e dandone una visione distorta, per portare come si suole dire l’acqua al proprio mulino. Sono tutti segnali di uno stato di agitazione, se non di confusione?

La borghesia in Italia non ha mai acquistato una sua autonomia politica. Nell’illusione di poter costituire una conoscenza nazionale e razionale ha sempre guardato dall’alto la realtà politica, salvo mescolarsi se necessario per riuscire a mantenere il proprio potere economico-finanziario.

C’è una specificità dell’Italia contemporanea? Quali sono i suoi problemi peculiari?

Il populismo giudiziario, mentre l’ipocrisia continua a essere la grammatica della politica in Italia rischia di appaltare la sicurezza pubblica alla giustizia privata. E rimane il problema di come regolare i rapporti tra i poteri pubblici e gli interessi privati.

Nell’ultimo ventennio sono state abbozzate delle riforme, poi fallite a un passo dal traguardo.

Ci riuscirà il “Governo della Fionda” nel tentativo di rilegittimare la rappresentatività sotto il segno dell’ingegneria costituzionale?

La democrazia elettorale è un bene politico universale. Dal punto di vista normativo è considerata il regime politico migliore possibile. Il voto è un rituale comune che produce e rafforza un senso di solidarietà civica. Quando votiamo ci sentiamo parte di una comunità. L’atto di votare trasmette un certo potere psicologico, nell’avere voce in capitolo nella scelta dei governanti e anche per questo si custodisce gelosamente il diritto al voto. Un senso di autorità che si può estendere ad altre aree della vita sociale.

Il Conte primo ministro incaricato riuscirà ad assolvere il suo dovere o la sua politica di rimediazione è condannata al fallimento, e finirà scaricato prima ancora che il Parlamento si pronunci?


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