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Cani e libertà

Una volta qui era tutta campagna. E mare. E una lunghissima spiaggia da calpestare a piedi, magari scalzi.
di Piero Buscemi - mercoledì 25 settembre 2019 - 665 letture

"Una volta...". Iniziano con queste semplici parole i racconti dei nostri ascendenti. Di solito è un diretto confronto con quanto è stato vissuto nel passato e quello che un mondo visto da "vecchi", appare agli occhi di questi nostalgici personaggi della nostra vita. Il raffronto pende sempre a favore degli anni che non torneranno più, perché la nostalgia ha la capacità di coprire in un attimo qualsiasi particolare positivo che il mondo attuale possa offrire.

Una trappola nella quale nessuno, prima o poi, può sottrarsi dal cadere. Ognuno a modo suo, in base alla personale sensibilità verso certi argomenti piuttosto che altri. Ma su qualsiasi ricordo si decide di concentrare la capacità del paragone, questa necessità di confronto prevale sulla rassegnazione, unico consolatorio sentimento rivolto a qualcosa di immodificabile. Il tempo che passa.

Qualcosa però fa sorgere la domanda spontanea, quella che chiunque si ripete nella propria mente e poi finisce per riporla in qualche polveroso cassetto. Troppo complicato perderci il tempo per trovare una risposta plausibile. Vicina ad una possibile verità. Unica certezza è la domanda: quante volte realmente le abitudini, le attenzioni, le sensibilità nei confronti di un rispetto, di una condivisione, sono dettate da una spontanea consapevolezza del giusto, della necessità di vivere nello spirito dei principi e delle regole di una società civile?

Anni fa - si, torniamo anche noi al passato - si passeggiava sulle strade, in Sicilia spesso sterrate e polverose, a piedi o in sella alle vecchie "grazielle", tra odori di natura salmastra e campestre, su quei litorali dove il mare rispettava il verde di quelle campagne che si mischiavano agli arenili, senza una linea netta di demarcazione che identificasse una separazione. Su quelle strade ci passavo tutti. Uomini e animali. Tra quest’ultimi, molti cani randagi e liberi che lasciavano le loro tracce lungo i sentieri senza che alcuno pensasse che tutto questo fosse sbagliato o incivile.

Litorale sulla costa jonica messinese

La civiltà è arrivata, però. Senza preavviso. Intorno agli anni ’70. L’armageddon della speculazione edilizia. Sulla riviera jonica messinese lo abbiamo vissuto da protagonisti. L’asfalto dei lungomari ha coperto lo sterro bagnato dalle gocce saline che il vento di scirocco trasportava fino a lambire le case. E abbiamo visto dimezzare gli spazi. Abbiamo visto le case trasformarsi in palazzi. Due piani, tre piani, cinque piani. Una gara a chi osava di più. In brevissimo tempo, qualche anno, meno di un decennio, ci siamo accorti sempre più soventemente della merda dei cani e sempre meno dei nostri paesi che inesorabilmente venivano modificati. I nostri paesaggi sono stati violentati da un modernismo che abbiamo chiamato civiltà, per renderlo più accettabile. E questo saccheggio, col tempo, è diventato motivo di vanto da contrapporre alle nostalgie degli anziani.

Siamo passati in pochissimi anni a pretendere le regole del vivere civile, come antitesi di un vivere del passato, selvaggio ed incivile, del quale arrivare a vergognarsene. I cartelli, i sacchetti a seguito, le museruole. Accessori di "rispetto" dei quali non poterne fare più a meno. Segnali di un’etica della condivisione. Degli spazi, dei confini, delle correttezze. E mentre i cani si sono vestiti con cappottini sgargianti, frenati da una pettorina meno crudele di un guinzaglio, e mentre i padroni si sono armati di raccogli escrementi per opporsi alle vignette sarcastiche distribuite nelle vie a giocare con l’attributo "animale" da accostare a bipedi incivili, abbiamo visto il mare aggredire gli abusi edilizi, gli obbrobri architettonici, la fantasia perversa di costruttori votati al "diverso", donandoci case differenti nei colori, nelle forme, nelle altezze.

L'avanzare del mare durante la stagione invernale

A quel punto si è superato ogni limite di logica nel vivere le conseguenze di quelle scelte scellerate. Per proteggerci dall’avanzare del mare è diventato necessario trovare dei rimedi che ostacolassero le onde, molto copiose e violente in questi luoghi durante le frequenti mareggiate invernali. Miliardi di lire, in tempi più recenti milioni di euro. In alcuni paesi della zona sono stati costruiti due lungomari paralleli, cercando di contenere la furia del mare in tempesta. In altri si aspetta che le acque si ritirino, una sorta di tsumani senza terremoto, per convogliare addetti al ripristino della circolazione alla pulizia dei lungomari invasi dalle pietruzze dell’arenile, al ripristino del manto stradale con rattoppi provvisori, in attesa della successiva mareggiata. Ma tutto questo non è bastato a farci prendere coscienza dello scempio.

Abbiamo chiuso gli accessi al mare, rivendicando proprietà acquisite in personali usucapioni. Cancelli improvvisati nella notte, muri di un concetto privato del bene pubblico. In mancanza d’altro, anche catene e catenacci di antiche usanze, in questi casi utili da rispolverare dal passato. Un abuso di libertà di decidere per se stessi e per il futuro degli altri concittadini, snobbando le conseguenze.

Una libertà, quella osannata e da difendere, che ha conquistato un moderno modo di concepire il rapporto con gli altri. La stessa che i potenti, da sempre, ci riconoscono e si riprendono con gli interessi. Anche la sensibilità, o meglio chiamarlo fastidio, che l’educazione civile ci ha imposto come regola, in presenza di residui organici di indegni cani al guinzaglio di indegni padroni, riflettendoci un po’, si percepisce una falsa volontà espressa di condivisione dei luoghi pubblici. C’è da chiedersi, realmente, se questa pretesa di correttezza da parte dei cinofili, sarebbe mai nata se qualcuno non ce l’avesse indotta distraendoci da altre "regole" di vita.

L'erosione del mare ha ridotto l'ampiezza delle spiagge

Negli ultimi anni i marciapiedi, che hanno sostituito le strade sterrate, sono più attenzionate sulla minaccia dei "ricordini" degli amici a quattro zampe. Adesso anche i padroni hanno capito l’importanza di non seminare residui organici indesiderati. Lo hanno capito tra uno slalom di auto in seconda fila, uno scooter da deviare sul marciapiede, un suv parcheggiato sulle strisce pedonali o sulla discesa dedicata ai disabili. Lo hanno capito passeggiando accanto all’ultimo parto architettonico, in doveroso "contrasto" con il resto delle case già costruite sulla stessa strada. Lo hanno capito per quel grande senso del vivere civile che non possiamo non considerare un obiettivo civile.

Anche chi detiene il potere e ci ha fatto in questi anni assaporare il gusto e il privilegio del rispetto tra persone civili, è rimasto contento di questa evoluzione nei rapporti umani. Ha avuto il riscontro di indirizzare i pensieri, di evidenziare problemi nel passato sottovalutati, di suggerire il giusto e lo sbagliato in ogni situazione della vita quotidiana. Ne è rimasto così appagato che, forse un giorno, ci eliminerà il disagio di sentire il bisogno di ricercare la nostra libertà di scandalizzarci.

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