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La strage silenziosa di asbestosi in Sicilia

È una strage consumata nel silenzio, quella provocata dall’amianto. Anche in Sicilia. L’omertà sul lavoro che uccide e il falso progresso voluto dallo sfruttamento industriale.

di Sergej - domenica 28 aprile 2024 - 877 letture

È una strage consumata nel silenzio, quella provocata dall’amianto.

Secondo l’Ona, l’Osservatorio nazionale amianto, soltanto in Sicilia per quanto riguarda i mesoteliomi, ossia i tumori legati all’esposizione al materiale - si parla di circa 1.850 casi dal 1998 ad oggi.

E, considerando una mortalità del 93% nei primi cinque anni, si calcolano circa 1.720 decessi, cui se ne aggiungono circa 3.500 per tumore del polmone e ulteriori mille per le altre malattie asbesto correlate. Totale: oltre 6.200 morti. Sono numeri drammatici, e che sembrano ripetersi di anno in anno, senza che si riesca a far fronte al problema [1].

Nato per usi militari, poi nella cantieristica navale, nell’industria dell’elettronica, nell’edilizia prima militare e poi civile, dell’amianto a un certo punto sembrava non se ne potesse fare a meno in nessun settore della vita d’ogni giorno.

Come si può leggere, l’amianto è stato utilizzato fino agli anni ottanta per la coibentazione di edifici, tetti, navi, ad esempio le portaerei classe Clemenceau, treni; come materiale da costruzione per l’edilizia sotto forma di composito fibro-cementizio, noto anche con il nome commerciale Eternit, utilizzato per fabbricare tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie, e inoltre nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (vernici, parti meccaniche, materiali d’attrito per freni e frizioni di veicoli, guarnizioni) e anche per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni. Inoltre la polvere di amianto è stata largamente utilizzata come coadiuvante nella filtrazione dei vini. Altro uso diffuso era come componente dei ripiani di fondo dei forni per la panificazione.

Il primo paese al mondo a usare cautele contro la natura cancerogena dell’amianto tramite condotti di ventilazione e canali di sfogo fu il Regno Unito nel 1930 a seguito di pionieristici studi medici che dimostrarono il rapporto diretto tra utilizzo di amianto e tumori. Nel 1943 la Germania fu il primo paese a riconoscere il cancro al polmone e il mesotelioma come conseguenza dell’inalazione di amianto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori colpiti. Il primo Stato a bandire l’amianto fu l’Islanda nel 1983 e attualmente 67 paesi nel mondo hanno bandito l’amianto [2].

In Sicilia i siti attualmente censiti come contenenti amianto ammontano a poco meno di ventimila, praticamente un quinto di quelli attualmente censiti a livello nazionale che sono 108 mila secondo la mappatura amianto 2021 del ministero. È una mappatura parziale e i dati sono sottostimati. In realtà basta andare in giro in ogni città siciliana e vedere ovunque amianto: dall’eternit usato come coperture ondulate e vasche e serbatoio per l’acqua, a cielo aperto - oltre all’utilizzo strutturale all’interno delle case di abitazione, negli ospedali, nelle scuole.

A Targia (Siracusa), nella linea di impianti che congiunge Siracusa a Priolo, lì dove sorgono gli impianti di raffinazione del petrolio - Le città di Melilli, Augusta, Priolo hanno tra gli indici più alti di morti per tumore in Europa - sorgeva dal 1955 l’Eternit, fabbrica di produzione di manufatti in amianto per uso civile [3]. Lo stabilimento fu chiuso solo nel 1993. La gente in Sicilia continua a morire di asbestosi [4].


Leggi anche: 60mila morti in 10 anni, 2000 morti nel 2023....


[1] Vedi: ANSA.

[2] Vedi: Wikipedia.

[3] Vedi: Wikipedia.

[4] Vedi: Live Sicilia. - Su ToDay un articolo del 2013...


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