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Fino a quando la mia stella brillerà

Un libro di Liliana Segre, Daniela Palumbo (Rizzoli, 2023), Collana BUR Ragazzi Verdi, Tascabile, Pagine 174 p., Brossura EAN: 9788817179287

di Piero Buscemi - mercoledì 10 aprile 2024 - 363 letture

Il titolo è una promessa, in parte mantenuta, quanto meno se la si considera come scelta personale della protagonista e autrice di questo libro per ragazzi. L’argomento non ha bisogno di particolari premesse: è sufficiente il nome dell’autrice. Non perché Liliana Segre non sia in grado di discutere e affrontare altri argomenti, ma perché vivere l’esperienza della privazione della propria libertà e l’annullamento della propria identità umana, monopolizza il resto della vita.

Liliana Segre non nasconde questa considerazione, la ripete costantemente tra le righe del libro, quasi un’ossessione che, però, non nasconde una malcelata patologia psicologica, piuttosto è strumento di ribellione, di attaccamento alla vita, di impersonificazione di testimonianza da non disperdere nella distrazione e indifferenza del mondo.

Chi ha avuto modo di sentirla di presenza, durante i suoi innumerevoli incontri pubblici, tra scuole, programmi tv ed ogni occasione che le è stata offerta, sin dal 1990, quando ha deciso che lei, sopravvissuta di una follia che, in parte, si è ripetuta negli anni a seguire, era arrivato il momento che la verità storica sull’olocausto e la morte nei campi di sterminio fosse raccontata dalla voce diretta di chi, in quei luoghi di aberrazione umana, ha trovato le motivazioni per continuare a vivere.

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Fino a quando la mia stella brillerà

Il linguaggio è diretto, scritto con la collaborazione di Daniela Palumbo, tratta un argomento di una natura violenta oltre misura e lontana da qualsiasi immaginazione senza averla vissuta di persona, con la consapevolezza di dover toccare la sensibilità di una generazione all’oscuro di quella che fu uno dei tanti esempi, purtroppo, della divagazione orrenda della natura umana. Liliana Segre lo fa con il linguaggio e i ricordi di una bambina di 13 anni che si ritrova davanti alla non-scelta di diventare adulta prima del tempo.

La stessa condizione, osiamo aggiungere noi, vissuta sin dalla nascita da quei milioni di bambini sparsi nel mondo, nati sotto una guerra infinita, dal sapore di ipocrisia democratica e la consapevolezza che, ogni giorno, ogni singolo giorno, in qualsiasi momento, quello potrebbe diventare l’ultimo giorno.

C’è tatto particolare nella narrazione di questo libro, una delicatezza e un’umiltà che conquista un pubblico variegato, anche adulto. Quel pubblico che, forse più degli altri, si ritrova a celebrare una Shoah che, come già accennato, negli anni ha solo cambiato nome e personaggi, consegnandoci altre occasioni per celebrazioni e disagi etici dai quali, davvero difficile eludere un accostamento alla capacità dell’essere umano di ritrovarsi ad agire con la stessa crudeltà che, illusoriamente, pensavamo di avere archiviato nei libri di scuola.

Un libro che ci sentiamo di consigliare alle nostre "buone" scuole, con un costante confronto attualizzato con quanto stiamo vivendo ai giorni nostri, in un contesto di costanti e interminabili conflitti che, allora come adesso, continuano a seminare morte. Continuano a distruggere speranze e progetti per il futuro che, una qualsiasi Liliana Segre tredicenne in troppi angoli del mondo è costretta a seppellire. Forse per sempre...

Beyond the horizon of the place we lived when we were young
 In a world of magnets and miracles
 Our thoughts strayed constantly and without boundary
 The ringing of the division bell had begun...

(High Hopes, Pink Floyd, 1994)


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