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Massimo Ranieri al Teatro Vittorio Emanuele di Messina

L’istrione partenopeo si è esibito il 27 a Messina, si replica il 28 a Catania.

di Piero Buscemi - giovedì 28 marzo 2024 - 927 letture

Chi va ad un concerto di Massimo Ranieri sa già cosa si aspetterà di vedere e ascoltare. Un guaglione settantenne, con la voglia ancora di riproporre il suo repertorio che porta in giro da oltre cinquanta anni e quella frenesia trascinante che lo vede protagonista su quelle "tavole di legno", come goliardicamente ha voluto definire il palco.

L’artista non si tira mai indietro ed offre al pubblico, in ogni sua esibizione, il "massimo" che si sente di donare. Cattura l’attenzione con i pezzi più classici della sua carriera e, sfidando le nuove mode del mondo della musica, intervalla le canzoni che fanno parte del suo ultimo album Tutti i sogni ancora in volo, pubblicato nel 2022.

Un album che lo ha visto collaborare con Gino Vannelli, che ne ha curato gli arrangiamenti. Una collaborazione che ha fatto emergere la versatilità di Massimo Ranieri ad interpretare nuove canzoni, spaziando tra il più netto classicismo del suo tradizionale repertorio a divagazioni jazz che nobilitano ancor di più, se ce ne fosse bisogno, le sue esibizioni.

Per farlo si avvale di un amalgamato gruppo di musicisti e coriste di altissimo livello. Al pianoforte Seby Burgio, alle tastiere e voce Giovanna Perna, al basso Pierpaolo Ranieri, alla batteria Luca Trolli, percussioni di Arnaldo Vacca, alle chitarre Andrea Pistilli e Tony Puja, violino e voce Valentina Pinto e ai fiati il sax di Max Filosi e la voce e il sax di Cristiana Polegri.

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Massimo Ranieri

Due ore di concerto che è valsa, e varrà la pena anche nelle prossime date, di non perdersi. Il coinvolgimento del pubblico durante le interpretazioni delle canzoni, è il suo cavallo di battaglia da sempre. Frequenti intermezzi di dialogo, durante i quali l’artista coinvolge i presenti negli accenni della sua infanzia napoletana e i sacrifici fatti per raggiungere la notorietà.

Non disdegna di dialogare con gli astanti di temi di attualità, attraverso i testi delle canzoni, ma ancor di più con l’interpretazione recitativa, frutto di anni scuola di teatro alla corte di Giorgio Strehler che ha voluto ricordare con nostalgia e affetto.

In anni in cui la musica italiana si è uniformata a esternazioni linguistiche e d’immagine, con canzoni sempre più "parlate" che cantate, la voce ancora cristallina di un settantenne dimostra come per essere artista non basta il proprio nome a caratteri cubitali, annunciato dalla bocca del presentatore di turno.

La coerenza del suo stile e dell’artista, alter ego di un modo di essere spontaneo e naturale, riesce a raggiungere l’emotività del pubblico e rilanciare ancora una voglia di sognare che, come più volte ribadito dall’artista durante le due ore di concerto, è lo sprono costante e quotidiano per continuare a fare ciò in cui si crede. E tutto questo non è poco...


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