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Viaggio nella canapa

Presentazione del nuovo libro di Lester Grinspoon "Viaggio nella canapa". Ospiti membri di associazioni come pazienti impazienti e il presidente del forum sulle droghe, Franco Corleone a discutere dell’uso terapeutico della cannabis.
di Paolo Marelli - mercoledì 21 novembre 2007 - 6731 letture

RIMINI. Scoprire le proprietà lenitive e gli aspetti positivi della cannabis. Con questo intento lunedì sera nella sala degli Archi, nel pieno centro di Rimini, in piazza Cavour, è stato presentato “Viaggio nella canapa”, il nuovo libro dello studioso americano Lester Grinspoon.

Il dibattito, organizzato dall’associazione Carlo Giuliani e dal laboratorio Paz, ha ospitato il presidente del forum droghe, Franco Corleone; il consigliere regionale Emilia-Romagna, Gianluca Borghi; Alessandra Viazzi e Alberto Sciolari dell’associazione Pazienti impazienti cannabis.

Lester Grinspoon - psichiatra statunitense e studioso di droghe che partì da posizioni proibizioniste volendo dimostrarne la tossicità della cannabis- nel corso dei suoi studi cambiò idea e il suo primo libro Marijuana reconsidered, pubblicato dalla casa editoriale dell’Università di Harvard, riconsiderava il ruolo e la posizione farmaceutica della sostanza: «Sulla base delle mie ricerche, ho scoperto che la cannabis è una sostanza notevolmente sicura. Sebbene non innocua, è sicuramente meno tossica della maggior parte delle medicine convenzionali, che potrebbe sostituire se fosse disponibile legalmente».

Nel suo ultimo libro, l’autore, denuncia i falsi miti sociali sull’uso di tale sostanza, elenca la tipologia di uso terapeutico che se ne può fare e si oppone tenacemente alla riproduzione farmaceutica e sintetica della sostanza, perché diventerebbe solo un affare per l’industria.

L’editore del libro, e presidente del Forum droghe, Franco Corleone apre i discorsi spiegando alcuni punti fondamentali del testo: «l’autore combatte la divisione che si dà dell’uso terapeutico e ludico della cannabis», il confine, infatti è molto labile, «è la legge che lo stabilisce» ma teoricamente già chi ne faccia uso ludico, ne fa anche un uso terapeutico.

Nel libro vengono smontanti «scientificamente» alcuni dei falsi miti associati all’uso della canapa, «impotenza, schizofrenia» non sarebbero provocate da essa. Corleone ricorda come la situazione dal punto di vista legale «non» sia «migliorata negli utlimi dieci anni». Il rischio, se la situazione rimane stabile è la «radicalizzazione sociale del nemico cannabinoide».

La strada da seguire è quella di «muoverci direttamente e in prima persona come cittadini e richiedere la sostanza a fini terapeutici». Come ricorda Alessandra Viazzi, infatti, «noi pazienti non possiamo aspettare che la legge verifichi e renda legale qualcosa che a noi serve subito. Conosciamo bene gli effetti terapeutici che ci da, non abbiamo bisogno di uno studio compiuto in grande stile dall’industria farmaceutica». La sua proposta è «la coltivazione in farmacia e la vendita regolarizzata e immediata. Ci rivolgeremo direttamente al governo per ottenere la regolarizzazione terapeutica- assicura - appoggiandoci alle leggi internazionali vigenti in materia».

Alberto Sciolari ricorda come la criminalizzazione della canapa sia nata negli anni ’30 negli Stati Uniti, responsabili della «prima globalizzazione di una proibizione che prima di allora non c’era in tutto il mondo». Eppure sempre negli Stati Uniti alcuni stati federali «discostandosi dalla legge centrale, sperimentano l’uso distribuendo la sostanza ai malati. Il fatto poi di non legalizzare la sostanza per quello che è in natura - aggiunge - è dovuto all’interesse economico della case farmaceutiche che la riproducono sinteticamente».

Chi in effetti sarebbe disposto a comprare sottoforma di pillola ciò che già può coltivare?

Viene ricordato come in Italia la situazione sia grave dal punto di vista legale. Si vivono, infatti, le prime «disastrose conseguenze» della legge Fini-Giovanardi. «Pochi giorno fa u ragazzo di 20 anni è stato arrestato per il possesso di 1grammo di Hashish» ricorda Corleone. Poi un omaggio doveroso va alla memoria di una persona, vittima anch’essa di una «legge stupida e ignorante» che sta causando più danni e morti di quanto tute le droghe possano provocare.

Il nome in questione è: Aldo Bianzino, ucciso nel carcere di Perugia il 15 Ottobre, dove era finito perché stava coltivando della marijuana per uso personale. Assurdo finire in carcere per coltivare una sostanza naturale. Ancora più assurdo è trovare la morte in circostanze simili. Ma ancora più inquietante è il silenzio su questo fatto, prova evidente della criminalizzazione mediatica su chi fa uso della cannabis. Forse una studentessa inglese ammazzata crudelmente a Perugia fa più notizia. Un tifoso ucciso da un poliziotto in una maniera barbara fa sicuramente più notizia e blocca un paese intero. Senza voler addossare nessuna colpa a loro, al quale rivolgo una mia pur inutile solidarietà, come è possibile questo silenzio sulla omicidio di una persona?

(http://www.google.it/search?hl=it&q=aldo+Bianzino&meta=)


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Viaggio nella canapa
22 agosto 2008

Viviamo in una Società di Ipocrita, dove i soldi vengono prima della giustizia VERA!!!! L’OLANDA è un esempio da seguire!!! Contrasta la criminalità!!! Noi la favoriamo!!!

Sono solidale con te!!!