Quando la presunzione e l’ignoranza diventano informazione politica

di Gaetano Sgalambro - giovedì 8 agosto 2019 - 832 letture

Spiace vedere, ancora una volta, un giornalista italiano, nella fattispecie Francesco Specchia, opinionista televisivo di punta del quotidiano Il Giornale, ospite assieme ad altri di RAI3/Notte di alcune sere fa (15 luglio u.s.), assumere posizioni di merito basate su dati scientemente inventati.

Ancora di più spiace vedere i suoi interlocutori, colleghi di altre testate e di altro indirizzo di pensiero, contestarlo real time nel merito solo in linea di principio: senza saperlo (o volerlo?) dovutamente tecnicamente smentire in modo puntuale e preciso.

Per non dire, infine, del silenzio apparentemente neutrale, ma sotto sotto orientato (come vedremo), del conduttore di RAI3/Notte. Atteggiamento ambiguo, questo, comune alla quasi totalità dei conduttori televisivi, i quali, quando sono bravi, si limitano a dirigere, alla guisa di solerti vigili del traffico urbano, i diversi interventi impettiti dei loro ospiti per non farli sovrapporre. Mai nulla sapendo apportare di proprio sia in ordine ai dati dirimenti e sostanziali dei temi dibattuti, sia in ordine a spunti di analisi critica e corretta degli stessi. Evviva la competenza e l’obiettività professionali! E’ questo il quadro paradigmatico che, senza alcuna eccezione, presenta il sistema informativo politico dei media nel nostro paese: parlare solo per parlare (ovviamente ognuno tirando per la propria parte), senza mai sfrondare il tema dibattuto di ogni dato fasullo, al fine di farlo apparire chiaro ai cittadini (come deontologia comanderebbe).

Nel caso in oggetto il tema era l’opportunità istituzionale dell’incontro tenuto da Salvini, autonomamente e presso il ministero degli interni, con le quarantatré sigle sindacali per iniziare a discutere la prossima piattaforma economica.

Il suddetto giornalista ne sosteneva la totale legittimità in base a due indiscutibili (invero personalissimi, come si vedrà!) elementi di fatto: la facoltà conferitegli dall’articolo 82 della Costituzione Italiana e l’autorità derivategli dall’essere il vicepresidente del consiglio dei ministri!

Magnanimamente si può ritenere che la citazione dell’articolo 82 della Costituzione sia stata dovuta ad un lapsus, in quanto questa attiene solo alla facoltà delle Camere di disporre delle inchieste.

E’ grave però che nessuno degli astanti abbia saputo (o voluto?) correggergli il lapsus, ma, ancora peggio è che nessuno abbia saputo (o voluto?) dirgli che la Costituzione Italiana non prevede affatto il ruolo di vicepresidente del Consiglio, per cui l’affermata “piena autonomia politica funzionale” di Salvini discende solo da certe consuetudini casarecce! Comunque non può essere riconosciuta neanche a un super ministro che si vuole che stazzi il 40% dei consensi elettorali (a proposito: il Renzi post-europeo docet o no?).

Parabola significa che con il sottile ruolo integrato, giuocato dai tre personaggi suddetti - l’affermatore, accreditato opinionista politico, distrattamente disinformato; il suo naturale contraddittore, che non lo smentisce puntualmente; il moderatore ad hoc taciturno -, sia possibile trasmettere all’opinione pubblica informazioni oggettivamente infondate, le quali per il fatto di non essere mai (né durante né dopo) pubblicamente smentite da alcuno, finiscono (inevitabilmente) per essere percepite dai cittadini come sacrosante verità.

P:S:. Voglio escludere espressamente dalla lista dei conduttori televisivi "ambigui" Enrico Mentana, per non incorrere in una sua fulminante querela.



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