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Nelle terre del "Nuovo Cinema Paradiso"

Una visita sui luoghi di un film entrato già nel mito, tra la storica piazza di Palazzo Adriano e il lago di Piana degli Albanesi. Ed un piatto di cous cous a San Vito.
di Piero Buscemi - mercoledì 23 settembre 2015 - 3837 letture

Se certe canzoni hanno un ritornello, oggi chiamato tormentone, che ci ritmano nella mente senza un particolare perché, ci sono delle battute di alcuni film che ci ritroviamo a reinterpretare, facendole diventare nostre. "Alfredo...Alfredo..." è una di queste. Quell’Alfredo, pronunciato dalla voce infantile di Totò Cascio, attore bambino che ha conquistato il mondo, con quella "d" che esce come un suono molto simile alla "t", tipico del dialetto siciliano che causa molti errori di trascrizione e che possiamo ammirare sugli slogan improvvisati dei mercati, scritti e in bella mostra sui sacchetti di carta della spesa.

Era la battuta simbolo di quel film che il bambino Totò Di Vita (alias Totò Cascio) ripeteva nel film continuamente, come una tarantella che accompagnasse le varie sequenze, quando richiamava l’attenzione di Alfredo, appunto, il personaggio interpretato dallo scomparso Philippe Noiret. Restaurato di recente, il film continua a conquistare successi e riconoscimenti, specie negli Stati Uniti, oltre che al Giappone, confermando l’attenzione che la critica statunitense ha rivolto verso questa favola in celluloide, tanto da riconoscerle il Premio Oscar nel 1990.

Siamo andati a ripercorrere quelle emozioni che ci portiamo dietro da oltre venticinque anni, provando a vivere di persona quei luoghi che hanno partorito le immagini e i dialoghi di questo film. Attratti dalla pubblicità di un bed & breakfast sulla quale faceva bella mostra il nome di Totò Cascio, spulciando tra le foto presenti su internet, abbiamo deciso di andare a trascorrere qualche giorno in quella struttura, auspicando in un incontro con il protagonista, diventato ormai adulto.

Il paese che ospita il b&b è Chiusa Sclafani, situato nella provincia di Palermo, a metà strada tra il capoluogo e l’agrigentino. Siamo, per essere più chiari, a ridosso della zona del Belice. Paesi come Santa Margherita, Poggioreale o Gibellina distano a non più di una cinquantina di chilometri. E’ anche zona di grandi vitigni e aziende del settore: Salaparuta, Contessa Entellina e Sambuca di Sicilia fanno parte del comprensorio.

La nota dolente di questi territori è lo stato approssimativo delle condizioni stradali che collegano i vari centri. Tralasciando una segnaletica, appena sufficiente, la strada principale di collegamento è la SS 118 che, dopo aver lasciato l’uscita dell’autostrada Villabate sulla Palermo-Messina, essere giunti al bivio di Bolognetta, aver superato Ficuzza, Corleone e Prizzi, va ad incrociarsi con la SS 188 che porta a Chiusa. Il livello di sicurezza è davvero basso, considerando avvallamenti irregolari sulla carreggiata e spesso, ancora più pericoloso, delle profonde lacerazioni del manto stradale da costringere ad un guida prudente e attenta a non eccedere nella velocità.

Quello che cercavamo, però, era il gusto di assaporare i dettagli di quella storia nei luoghi e nei modi che, seppur enfatizzati dall’arte del regista Tornatore, ci riportassero ad un contatto diretto con i particolari che hanno ispirato il film. Il b&b, pur mantenendo una grossa scritta che richiamava l’oscar e le indicazioni incontrate per strada, che riportavano il nome di Totò Cascio, abbiamo constatato non sia più in gestione all’attore. Con rammarico anche la sala ristorante, famosa per il soffitto arredato con una riproduzione di alcuni fotogrammi del film, non è in questo periodo usufruibile.

Abbiamo, quindi, spostato le nostre ricerche nel paese d’origine di Totò Cascio, nonché il palcoscenico principale delle riprese, con la sua tipica piazza e le sue chiese. Una gentilissima impiegata del comune di Palazzo Adriano ci ha accolto e delucidato sui retroscena del film, ricostruito in parte con un museo dedicato e ospitato in una sala a piano terra del Municipio. Alcune poltroncine, la bicicletta utilizzata da Totò adolescente nella scena del trasferimento delle "pizze" del primo e secondo tempo tra un cinema e l’altro e le diverse immagini fotografiche appese ai muri, ci hanno fatto fare il salto nella magia del cinema, che andavamo cercando.

Da Palazzo Adriano ci siamo spostati a Piana degli Albanesi, cercando un filo unico che legasse l’arte cinematografica, il paesaggio selvaggio di questi luoghi e le sue cime glabre che sembrano uscire direttamente dal centro della Terra, e il collegamento storico tra le vicende del film che, nella narrazione iniziale, si incrocia con gli eventi tragici di Portella della Ginestra.

La gita ha trovato la sua naturale e inevitabile conclusione, qualche chilometro più nord-ovest. La sabbia impalpabile della spiaggia di San Vito Lo Capo ci ha accolto con le sue migliaia di turisti, convogliati anche quest’anno per un’edizione speciale del Cous Cous Fest. Giunto ormai al suo diciottesimo anno, quasi a voler premiare una sorta di maturazione, l’organizzazione ha pensato bene di prolungare il periodo del festival che, inaugurato il 18 settembre, proseguirà fino al 27.

Quest’anno è stato anche modificato, in parte, il programma degli spettacoli dal vivo, caratteristici e accattivanti dell’intera manifestazione. Alternare la musica con grossi nomi quali Caparezza, che ha seguito la scaletta degli artisti nella seconda serata, Elio e le storie tese, i Tamuna della serata d’esordio, ma anche i Marracash e Vinicio Capossela, che lasceranno lo spazio a cabarettisti del calibro di Giobbe Covatta e Giovanni Cacioppo, è stata sicuramente un’idea innovativa e da ripetere nelle successive edizioni.

La gara, come abbiamo constatato nelle varie edizioni, è e rimarrà sempre il pretesto ludico per mettere a contatto culture e popoli diversi, spesso purtroppo, coinvolte in faide decennali alle quali non c’è la volontà internazionale di dare soluzione. I colori, non solo dei variegati piatti presentati e offerti al pubblico presente, dominano da diciotto anni il messaggio di globalizzazione di un’umanità che si ostina a rivendicare esclusività, annullate e derise da un passato storico di intrecci di razze.

Chiusa dalla rete Giuliana Panorama Museo del Cinema - Plastico Museo del Cinema Museo del Cinema2 Palazzo Adriano - Chiesa Maria SS del Carmelo Palazzo Adriano - Chiesa Maria S. del Lume Palazzo Adriano - Piazza Panoramica sul lago di Piana Portella Monte Monaco Cous Cous Fest 1 Cous Cous Fest 2 Cous Cous Fest 3 Cous Cous Fest 4 Cous Cous Fest 5 Via Savoia


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