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David Bowie & Sukita

Mostra fotografica a Palazzo Medici Riccardi di Firenze
di Piero Buscemi - mercoledì 5 giugno 2019 - 1836 letture

Si chiuderà il prossimo 28 giugno, salvo proroghe, la mostra fotografica sul Duca David Bowie a Firenze, presso il Palazzo Medici Riccardi, che ospita le foto scattate dal fotografo giapponese Masayoshi Sukita durante la carriera dell’istrionico pop singer britannico, durante le fasi della sua carriera artistica, dal lontano 1972.

Fotografare un personaggio come David Bowie rende il compito al fotografo particolarmente agevole e libero da troppi condizionamenti. Una rock-star, per certi versi molto distante dai canoni che hanno identificato un panorama vastissimo di icone che, con l’esplosione di questo genere di musica, cambiò anche l’approccio culturale della gente di fronte ai problemi del mondo.

Il volto, quasi teutonico, con lineamenti ben demarcati da farlo sembrare una scultura lignea di epoca antica, ancestrale se non addirittura, di origine metafisica, tra il tangibile e l’imponderabile che le varie espressioni d’arte nelle quali Bowie seppe rendersi protagonista.

Sarebbe bastata questa sua caratteristica fisica, associata poi ad un corpo magrissimo, per sbizzarrirsi nella composizione scenica di una foto, ma Sukita ha saputo far di meglio. Ha estratto il sentimento recondito di un uomo combattuto, per tutta la vita, nel seguire i tempi e le mode di quei decenni rivoluzionari che, partendo da l’esplosione giovanile del ’68, avrebbero sconvolto i sogni e le certezze delle nuove generazioni, e quel suo messaggio cosmopolita del mondo, al quale Bowie era consapevole di appartenere e del quale, non avrebbe mai rinunciato ad esserne testimone con la sua musica.

La mostra offre al visitatore un viaggio onirico sul personaggio Bowie, le sue potenzialità espressive anche in campo cinematografico, come in effetti dimostrò di possedere con il celeberrimo film Furyo del 1983 e del regista Nagisa Oshima, nel quale il rocksinger lasciò di stucco i più meticolosi critici della settima arte, con una magistrale interpretazione del Maggiore Jack "Strafer" Celliers.

Non possiamo di certo dimenticare che anche il grande regista statunitense, Martin Scorsese, si gratificò dell’indole recitativa del Duca Bianco, con il suo film scandalo L’Ultima tentazione di Cristo del 1988, nel quale gli affidò addirittura la figura di Ponzio Pilato. Una passione, quella cinematografica che Bowie si trascinò fino al 2008, anno di uscita del film August di Austin Chick.

Davvero singolare questa "tentazione" di scrivere di David Bowie sulla sua carriera cinematografica, piuttosto che della sua significativa ed incidente produzione musicale. Un personaggio anche nella vita, dove era fin troppo evidente la spontaneità nelle movenze e nelle interpretazioni sceniche delle canzoni. Un pregio che si è potuto ammirare in occasione dei suoi concerti. Un naturale carismatico artista, che ha saputo prestare le sue doti di padrone del palco e trascinatore, anche accettando di essere ospite in spettacoli dal vivo di altri artisti. Epica la sua apparizione alla Royal Albert Hall nel 2004, quando affiancò David Gilmour nell’esecuzione di Conformtably numb.

La mostra sarà l’occasione per provare a leggere l’immensa umanità di David Bowie, attraverso i suoi sguardi, a volte alienati nel suo mondo iperspaziale al quale, forse, sognò tutta la vita di ritornare. A volte, quasi inquisitorio, attraverso i suoi bizzarri personaggi che hanno avuto anche il compito di giudicare una generazione alienata, specialmente in quegli anni ’70, tra scontri sociali di classe e la voglia di lasciare ai posteri un’impronta fuori dai canoni tradizionali e, spesso, bigotti che l’immagine della Vecchia Inghilterra aveva, ed ha, consegnato al resto del mondo.

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