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Un mondo a parte

Regia di Riccardo Milani, un film con Antonio Albanese, Virginia Raffaele, Sergio Saltarelli, Alessandra Barbonetti. (Italia, 2024, durata 113 minuti).

di Piero Buscemi - mercoledì 17 aprile 2024 - 1055 letture

Siamo di nuovo a confrontarci con il livello recitativo raggiunto da Antonio Albanese. Lo avevamo fatto con Grazie ragazzi (Girodivite, 24 gennaio 2024), sapendo di aver "scoperto l’acqua calda" nel descrivere l’intensità interpretativa dell’attore, chiamato a scrollarsi di dosso un’etichetta da comico satirico che, negli ultimi tempi, gli stava davvero stretta.

Lo ritroviamo con Virginia Raffaele, piacevole sorpresa anche lei impegnata in un ruolo principale, non facile e votato al messaggio civile e quasi rivoluzionario che, durante l’intera proiezione, ce la fa scoprire nella sua intelligente bellezza e nella convincente recitazione di chi, pur attraverso dei ciak cinematografici, ha qualcosa da dirci e deve farlo nel migliore dei modi.

Si conferma il sodalizio artistico tra Albanese e Milani con la stessa devozione e intesa che lascia all’attore la libertà di calarsi nei personaggi creati dal regista nel modo più naturale che gli è da sempre congeniale e, dalla parte del regista, la consapevolezza che il carisma comunicativo, spesso solo mimico dell’attore, saprà trascinarsi l’intero cast in una storia, anche difficile da raccontare, ma necessaria nel suo insieme per essere convincente.

Albanese si ritrova ad essere un insegnante, un ruolo a lui molto congeniale come abbiamo visto anche nel già citato Grazie ragazzi. Stavolta è una aula di ragazzini, dapprima svogliati e minacciosi di una scuola romana intestata ad Alberto Moravia, grande scrittore del Novecento che, come sottolineerà il personaggio Michele Cortese, nessuno dei suoi allievi si sognerebbe mai di sapere chi è. Insegnante deluso da un mondo scolastico eccessivamente impregnato di interazione attraverso un cellulare e una nuova generazione che non ha nessuna voglia di scostarsi da una naturale ignoranza dalla quale, il compito principale di un maestro sin dalla tenera età dei suoi allievi, era proprio quello di indicare la strada per scrollarsi di dosso una ambigua normalità.

La scelta di vita del personaggio è un colpo di genio di Riccardo Milani, coadiuvato da Michele Astori alla sceneggiatura del film. Abbandonare Roma e le sue distrazioni culturali per raggiungere una scuola di sette bambini in località Rupe - nome di fantasia - nel mezzo del Parco Nazionale d’Abruzzo, sfruttando un’assurda e impensabile domanda di assegnazione inoltrata l’anno precedente e, incredibilmente, accettata dal Provveditorato.

Uno stile di vita diverso, un approccio alla vita più realistico, un obbligo morale di attaccarsi alla propria attività di precettore. Questo è quello che affronterà il maestro Michele, accompagnato in questa sua nuova avventura da Agnese, la collega locale di questa scuola intitolata a Cesidio Gentile, poeta e pastore abruzzese, conosciuto con il nomignolo di Jurico.

Il regista ha la grande capacità di mettere lo spettatore davanti alla contraddizione dei luoghi comuni, che vanno dalla semplicità del vivere di un piccolo borgo, spesso etichettata come arretratezza e ignoranza. I sette bambini di quella scuola, profondi conoscitori della vita di quel poeta, a molti sconosciuto, dimostrando come un insegnante deve sempre essere disposto anche ad imparare qualcosa da quella nuova generazione.

La fotografia, affidata a Saverio Guarna, è quanto di meglio si possa aspettare nell’immergersi nel paesaggio tipico abruzzese, quello che ha conquistato il mondo di turisti che si riversano su queste montagne, sia in inverno che in estate, per tornarsene a casa a mostrare gli scatti fotografici del paesaggio attraverso un freddo schermo del cellulare, per dimenticare con la stessa freddezza, le condizioni di vita, difficile e rurale, degli abitanti stanziali da novembre al successivo giugno.

La fierezza dei lupi, più volte inquadrati nelle varie sequenze del film, il volo regale dell’aquila, le colline innevate e i laghi sullo sfondo, creano la migliore cartolina descrittiva di un mondo magico, ma sotto certi aspetti, crudele.

Una cruda realtà che Riccardo Milani ci racconta attraverso gli occhi dei bambini. uniti in un unico destino con altri figli della guerra, ucraini e nord-africani, ma che sarebbero potuti essere di un qualsiasi angolo del mondo al quale la società degli adulti non ha trovato di meglio che negare loro un futuro e un sogno da fare avvicinare ad una possibile realtà.

La scuola è il tema trainante di tutta la storia raccontata nel film. I rapporti che si creano, che si coltivano e, in alcuni casi, che cambiano davvero il mondo, oltre noi stessi. La chiusura di una scuola è la morte di un paese. Ce lo dicono i dolcissimi occhi di Virginia Raffaele, nella sua eccezionale interpretazione di insegnante agguerrita, decisa fino allo spasimo a mantenere in vita la speranza di quelle menti innocenti alle quali, per assurdo, affidiamo la salvezza del mondo che abbiamo contribuito a distruggere.

L’omaggio finale a Ivan Graziani, sicuramente doveroso e intuitivo dallo stesso nome del personaggio interpretato da Virginia Raffaele (Agnese), una delle più belle canzoni d’amore mai scritte, diventa la colonna sonora di un viaggio introspettivo su quanto la società di oggi si sta perdendo, dietro un arrogante e stupido convincimento di poterne davvero fare a meno.


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