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Marcia per la Pace

Partecipata manifestazione a Roma per ribadire il NO a tutte le guerre.

di Piero Buscemi - domenica 10 marzo 2024 - 770 letture

Servono ancora le marce per la pace? Sono mai servite realmente per cambiare il corso della Storia? Sono altre domande che non avranno mai le risposte, come tanti quesiti che ci poniamo di fronte, realistici o mistici a seconda delle preferenze, per dare un senso a tutto e a noi stessi.

Guerra e Marce per la Pace, a voler fare un accostamento letterario disturbando Tolstoj, sono andate sempre di pari passo. Da una parte coloro che hanno sempre considerato la guerra un fenomeno umano del quale non poter fare a meno, dall’altra coloro che credono ancora che il mondo possa davvero trovare quel compromesso internazionale di ideale e cultura dell’altruismo che porterebbe l’umanità intera in un stato di convivenza globalizzata, senza interessi e motivi di scontri che degenerano nelle guerre.

Purtroppo la Storia ci ha anche insegnato che, tra i tanti pretesti, inventati o reali, per scatenare un conflitto, spesso ci sta proprio quel credo religioso che arroga la pretesa di stare sempre nella parte del giusto e, cosa ancora più assurda, con il beneficio dell’approvazione della divinità scelta per dare un senso alla propria esistenza.

Che davanti a un’ennesima guerra i torti e le ragioni vanno a braccetto, forse è una considerazione alla quale siamo arrivati tutti. Forse anche la consapevolezza che il mondo non sia cambiato molto da quella prima marcia organizzata quel lontano 24 settembre 1961 e, ormai, consuetudine italiana di fine settembre. Se lo ha fatto, intendiamo "cambiare", è sicuramente in peggio.

Le associazioni del dissenso, molte si sono ritrovate ieri a Roma ancora una volta, sono aumentate a dismisura nel corso dei decenni. Questo a dimostrazione che i motivi della manifestazione non hanno fatto un passo indietro e mai lo faranno nel futuro. Può sembrare una presunzione della realtà, preferiamo chiamarla semplice constatazione che, nonostante tutto, ci auguriamo che una generazione futura possa finalmente smentire.

Per ora non rimane che fare i conti con una realtà molto più drammatica e, quanto meno consolarci, con la nostra presenza in un corteo a favore della Pace che rappresenta, innanzitutto, il nostro bisogno di non volerci stare passivamente senza almeno esporci personalmente in questa forma di dissenso ideologico e democratico.

Ci teniamo però a sottolineare, di questo non ci esimeremo mai dal farlo, la strumentalizzazione e l’incoerenza che anche una riunione di ideali quale possa essere considerata una marcia per la pace, mette sempre in conto come presenze imprescindibili, due elementi che la politica nazionale ci ha sempre ricordato l’esistenza e ne ha dato prove tangibili.

Raccogliamo così il suggerimento di riflessione che il nostro redattore Adriano Todaro ha sviluppato per dovere di cronaca sull’evento di ieri. Riportiamo integralmente il suo punto di vista proprio sull’incoerenza di certi personaggi politici in circostanze del genere:

"Alla manifestazione per la pace di sabato 9 marzo, ha partecipato anche Massimo D’Alema. È cosa buona e giusta che l’abbia fatto. Chi manifesta per la pace è nostro amico. D’Alema ha testualmente dichiarato a proposito di Gaza: «Il governo italiano ha votato contro il cessate il fuoco, astenendosi alle Nazioni Unite. È una cosa che nessun governo italiano del passato avrebbe mai potuto fare. Quindi è una posizione che mi sembra renda piuttosto difficile la condivisione». Bene, bravo, bis. Parole sante. Pur tuttavia mi ricordo che nel marzo del 1999 il governo, retto da Massimo D’Alema e con vice presidente Sergio Mattarella, diede disponibilità alla Nato di usare le basi italiane per bombardare e attaccare un Paese sovrano. Non solo. Fu proprio l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a comunicarlo al Senato: «Onorevoli senatori, come le agenzie hanno informato, alle ore 18,45 sono iniziate le operazioni della Nato». In pratica il Parlamento sa del bombardamento dopo che le agenzie di stampa hanno “lanciato” la notizia. Per bombardare, furono utilizzati anche Amx e Tornado tricolori dell’aeronautica militare italiana. I bombardamenti, in violazione dell’articolo 11, 78 e 87 della Costituzione italiana, non erano autorizzati dalle Nazioni Unite".

Foto a cura del nostro inviato Pasquale Maiorino

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