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Un volo con Federico Fellini

Visita a Rimini del Museo dedicato a Fellini

di Piero Buscemi - giovedì 8 settembre 2022 - 3380 letture

E poi potresti salire sull’altalena come un bambino mai cresciuto e senza alcuna voglia di farlo. O adagiarti con rispettoso silenzio accanto ad Anita Ekberg, addormentandoti con la sua voce che con cadenza sincopata continua a chiamare "Marcelo, come here". Volendo, anche sederti e alienarti con le note del maestro Nino Rota a regalarti la colonna sonora di una vita, che potrebbe essere anche la tua.

Tutto questo non basta per descrivere il viaggio emozionale che si percorre entrando dall’ingresso principale del Castello Sismondo di Rimini e ritrovarsi una riproduzione gigantesca di Alberto Sordi e del suo personaggio "Lo sceicco bianco" (1952) che sembra ancora dondolare in alto sbeffeggiando la paura di sognare che caratterizza i nostri tempi.

La visita del Fellini Museum sembra in alcuni attimi adombrare la maestosità del castello, impadronendosi della scena a discapito di una testimonianza della Storia quasi fuori luogo, se ci si vuole illudere che la produzione cinematografica non sia poi un’altra forma di storia alla quale rivolgersi per cercare noi stessi nei suoi bizzarri personaggi e nelle sue trame che tanto hanno attinto dalla vita reale.

Ci sono dei momenti, percorrendo le sale espositive imponenti del museo, che sale una voglia irrefrenabile di osare. Di andare oltre degli inutili dogmi educativi e di rispetto. Vestirsi da Fellini e trasgredire all’inverosimile, provando per una volta a mettere in pratica la frasi preconfenzionate e inflazionate che inneggiano a vite vissute in pieno, ma in definitiva mai con il coraggio giusto per farlo.

Viene la voglia di sedersi sulla sedia del maestro, rivolta verso uno schermo gigante sul quale scivolano le immagini di una Rimini e del suo mare nel quale trovò tanta ispirazione il maestro per regalare agli spettatori di tutto il mondo la sua indole creativa e in molte scene, nostalgica, di un raccontatore di favole che intuì già precocemente la trasformazione di un mondo che dalla fantasia avrebbe portato l’umanità alla virtuale schiavitù di oggetti in grado di leggere i pensieri e imporre delle scelte.

Ci si può perdere in quei tre piani espositivi, a volte anche di intimità e affetti personali del regista. Ci si deve perdere, come un dovere reverenziale e di rispetto verso Fellini, per ripagarlo del suo continuo sforzo ad aprirci la mente e a vivere i sogni a occhi aperti, più di una frase di circostanza che, nei nostri giorni, è più uno slogan da social network che un reale stile di vita.

Saremmo rimasti volentieri per un periodo imprecisato, fino ad addormentarci al suono del pianoforte del già citato Nino Rota, in un angolo di un qualsiasi salone. Davanti lo sguardo dolce di Giulietta Masina che sembra volerci dire che il sogno non è mai finito. E poi il sorriso sornione e irrispettoso di Marcello Mastroianni che nel silenzio dei suoi occhi, ci mostra le stranezze e le contraddizioni della vita, nonostante le nostre stupide illusioni che possa essere anche normale. Dall’alto, il cappello nero del regista, abbassato leggermente sugli occhi a proteggerci dalla crudeltà del mondo, delle quali rimaniamo i principali artefici.

Segnaliamo la mostra "Fellini Forbidden" al Palazzo del Fulgor in via Giuseppe Verdi, visitabile fino al prossimo 9 novembre, un’esposizione 42 disegni da Federico Fellini durante la preparazione del film Il Casanova (1976), alcuni a tema erotico. La mostra è allestita in una sala buia, accessibile con l’ausilio della torcia del cellulare e, per le immagini riprodotte, non consigliabile ai bambini. È in corso, inoltre, una programmazione cinematografica, nello stesso Palazzo del Fulgor, che dopo aver proiettato Roma il 6 settembre, prevede La dolce vita il 13, Fellini degli spiriti il 20 e I vitelloni il 27.

Ci sembra doveroso chiudere con una piccola polemica. Se vi aspettate di arrivare a Rimini e respirare sin dai primi passi percorsi nel suo centro storico l’atmosfera felliniana e l’ingombrante figura artistica del regista, scordatevelo. Abbiamo dovuto constatare di persona che, per raggiungere il castello che ospita la mostra, non esistono indicazioni turistiche dettagliate che guidino il visitatore fino alla mostra. Non troverete gigantografie o locandine informative che vi facciano quanto meno convincere che siete sulla strada giusta.

Possiamo dire, con la voglia forte di essere smentiti, che se non si è dotati di un cellulare ultima generazione, con l’applicazione map aperta, si rischia di vagare per il centro storico senza meta. Sono presenti alcune mappe affisse in alcune piazze prima di raggiungere Piazza Malatesta che ospita il castello e con una buona dose di orientamento, si riesce ad arrivare alla meta. Certo, rimane anche l’opportunità di sfruttare la cortesia dei riminesi nel fornire le indicazioni richieste, e questo può essere anche un’occasione di socializzazione. Resta il fatto che l’auspicata presenza del regista, testimoniata in qualsiasi angolo della sua città natale, che ci possa guidare verso il tempio della sua creatività e dei suoi ricordi, rimane un’illusione personale.

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Lo sceicco bianco
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Le sedie
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Anita
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I disegni
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La musica di Nino Rota
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Il castello
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Giulietta


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